Выбрать главу

Naturalmente, adesso anche Mat era un nobile. Non pensarci, si disse. Talmanes aveva passato alcuni giorni a chiamare Mat ‘Vostra Altezzà finche Mat non aveva perso la pazienza e gli aveva urlato contro… i Cairhienesi potevano essere molto insistenti sul rango.

Non appena Mat aveva capito cosa comportava il suo matrimonio con Tuon, aveva riso, ma era stata una risata di dolore incredulo. E gli uomini lo chiamavano fortunato. Be’, perché la sua fortuna non l’aveva aiutato a evitare questo destino? Dannato Principe dei Corvi? Cosa voleva dire?

Be’, in questo momento aveva i suoi uomini di cui preoccuparsi. Si guardò sopra la spalla, esaminando le file di cavalieri, con dietro i balestrieri in sella. C’erano migliaia di soldati, anche se Mat aveva ordinato di mettere via i loro stendardi. Era improbabile che molti viaggiatori percorressero questo sentiero fuori mano, ma se qualcuno li avesse visti, non voleva che agitasse la lingua.

I Seanchan gli avrebbero dato la caccia? Lui e Tuon sapevano entrambi di appartenere a fazioni contrapposte ora, e lei aveva visto quello che il suo esercito era in grado di fare.

Lei lo amava? Mat era sposato con lei, ma i Seanchan non pensavano come la gente normale. Tuon era rimasta in suo possesso, sopportando la prigionia, non provando mai a fuggire. Ma Mat non aveva dubbi che avrebbe mosso contro di lui se avesse pensato che era nel miglior interesse dell’impero.

Sì, gli aveva mandato uomini alle calcagna, anche se un potenziale inseguimento non lo turbava quanto la preoccupazione che lei potesse non arrivare sana e salva a Ebou Dar. Qualcuno aveva offerto una grossa pila d’oro per la testa di Tuon. Quel traditore Seanchan, il capo dell’esercito che Mat aveva distrutto. Aveva lavorato da solo? C’erano altri? Mat aveva lasciato andare Tuon… ma in che situazione?

Quelle domande lo ossessionavano. «Pensi che abbia fatto bene a lasciarla andare?» si ritrovò a chiedere.

Talmanes scrollò le spalle. «Hai dato la tua parola, Mat, e penso che quel Seanchan piuttosto corpulento con occhi determinati e armatura nera non avrebbe reagito bene se tu avessi cercato di trattenerla.»

«Potrebbe essere ancora in pericolo» disse Mat quasi fra se, ancora guardando all’indietro.

«Non avrei dovuto lasciare che si allontanasse dalla mia vista. Sciocca donna.»

«Mat» disse Talmanes, puntando di nuovo la pipa verso di lui. «Mi sorprendi. Insomma, stai iniziando a parlare proprio come un maritino.»

Questo fece sussultare Mat. Si agitò sulla sella di Pips. «Cosa? Che vuoi dire?»

«Nulla, Mat» si affrettò a rispondere Talmanes. «Solo che, dal modo in cui ti stai struggendo per lei, io…»

«Non mi sto struggendo» esclamò Mat, tirando giù la tesa del suo cappello, poi aggiustandosi la sciarpa. Il suo medaglione era un peso confortevole attorno al collo. «Sono solo preoccupato. Tutto qui. Lei sa molto sulla Banda e potrebbe rivelare i nostri punti di forza.»

Talmanes scrollò le spalle, soffiando dalla sua pipa. Cavalcarono per un po’ in silenzio. Gli aghi di pino sussurravano al vento, e Mat di tanto in tanto sentiva risate di donne da dietro, dove le Aes Sedai cavalcavano in un piccolo capannello. Nonostante non si piacessero, di solito andavano piuttosto d’accordo quando gli altri potevano vederle. Ma, come aveva detto a Talmanes, le donne erano nemiche fra loro solo fino a che non trovavano un uomo contro cui coalizzarsi.

Il sole era indicato da un punto in cui le nubi erano arrossate; Mat non vedeva vera luce solare da giorni. Pira parecchio che non vedeva nemmeno Tuon. Le due cose sembravano accoppiate nella sua testa. C’era forse una connessione?

Dannato sciocco, pensò. Ora inizierai a pensare come lei, leggendo portenti in ogni piccola cosa, cercando simboli e significati ogni volta che un coniglio ti attraversa la strada o un cavallo scoreggia.

Quel genere di predizione erano tutte sciocchezze. Anche se doveva ammettere che ora sussultava ogni volta che sentiva un gufo fischiare due volte.

«Hai mai amato una donna, Talmanes?» si ritrovò a chiedere Mat.

«Diverse» rispose l’uomo basso, cavalcando col fumo della pipa che si arricciava dietro di lui.

«E hai mai pensato di sposarne una?»

«No, grazie alla Luce» rispose Talmanes. Poi, apparentemente, ripensò a quello che aveva appena detto. «Voglio dire, non era la cosa giusta per me in quel momento, Mat. Ma sono certo che per te andrà bene.»

Mat si accigliò. Se Tuon aveva avuto intenzione di decidere infine di completare il matrimonio, non avrebbe potuto scegliere un momento in cui gli altri non potevano sentire?

Ma no. Aveva preso e parlato di fronte a tutti quanti, incluse le Aes Sedai. Questo voleva dire che Mat era condannato. Le Aes Sedai erano bravissime a mantenere i segreti, a meno che tali segreti potessero in qualche modo imbarazzare o creare problemi a Matrim Cauthon. Allora si poteva star certi che la notizia si sarebbe diffusa per l’intero accampamento entro un giorno e probabilmente anche per i tre villaggi successivi lungo la strada. La sua stessa maledetta madre — lontana leghe e leghe — probabilmente aveva sentito la notizia a quest’ora.

«Non ho intenzione di smettere di giocare d’azzardo» borbottò Mat. «O di bere.»

«Così mi hai detto» ribatte Talmanes. «Tre o quattro volte finora. Credo che, se sbirciassi dentro la tua tenda di notte, ti troverei a borbottare nel sonno: ‘Ho intenzione di continuare a giocare d’azzardo, maledizione. A bere e a giocare, maledizione! Dov’è il mio dannato vino? Qualcuno vuole giocarselo a dadi?’» Lo disse col volto perfettamente impassibile, ma, ancora un volta, nei suoi occhi c’era una traccia di sorriso, se si sapeva dove guardare.

«Voglio solo essere sicuro che tutti lo sappiano» disse Mat.

«Non voglio che nessuno inizi a pensare che mi sto rammollendo solo perché… lo sai.» Talmanes gli scoccò un’occhiata consolatoria. «Non ti rammollirai solo perché ti sei sposato, Mat. Insomma, alcuni dei grandi capitani in persona sono sposati, ritengo. Davram Bashere lo è di certo, e così Rodel Ituralde. No, non ti rammollirai solo per esserti sposato.»

Mat annuì bruscamente. Era un bene che la questione fosse sistemata.

«Potresti diventare noioso, però» fece notare Talmanes.

«D’accordo, basta» dichiarò Mat. «Al prossimo villaggio che troviamo, andremo a giocare a dadi alla taverna, tu e io.»

Talmanes fece una smorfia. «Col tipo di vino di terz’ordine che hanno in questi villaggetti montani? Per favore, Mat. La prossima cosa che vorrai sarà farmi bere birra.»

«Niente discussioni.» Mat si guardò sopra la spalla quando udì delle voci familiari. Olver — con le orecchie che gli spuntavano dai lati e il volto minuto più brutto che Mat avesse mai visto — sedeva in sella a Vento, chiacchierando con Noal, il quale procedeva accanto a lui in sella a un ossuto castrone. Il vecchio nodoso stava annuendo in segno di approvazione a quello che Olver stava dicendo. Il piccolo ragazzo pareva formidabilmente solenne, e senza dubbio stava spiegando un’altra delle sue teorie sul modo migliore per intrufolarsi nella Torre di Ghenjei.

«Ehi, guarda» disse Talmanes. «Ecco Vanin.»

Mat si voltò e vide un cavaliere che si avvicinava lungo il sentiero roccioso più avanti. Vanin pareva sempre così ridicolo, appollaiato come un melone in sella al suo cavallo, con i piedi che spuntavano dai lati. Ma l’uomo sapeva cavalcare, su quello non c’era dubbio.

«E davvero il monte Sardlen» annunciò Vanin nell’avvicinarsi a loro, asciugandosi la fronte sudata che mostrava un’incipiente calvizie. «Il villaggio è poco più avanti. Sulla mappa è chiamato Hinderstap. Queste sono mappe dannatamente buone» aggiunse di malavoglia. Mat tirò un sospiro di sollievo. Aveva iniziato a pensare che sarebbero finiti a vagare per queste montagne finche l’Ultima Battaglia non fosse giunta e terminala. «Grandioso,» esordì «possiamo…»

«Un villaggio?» domandò una brusca voce femminile.

Mat si voltò con un sospiro mentre tre figure a cavallo si facevano strada fino alla testa della colonna. Talmanes alzò con riluttanza una mano verso i soldati lì dietro, arrestando la marcia mentre le Aes Sedai calavano sul povero Vanin. L’uomo rotondo si acquattò sulla sua sella, con tutta l’aria che avrebbe preferito essere stato scoperto a rubare cavalli — ed essere quindi in procinto di venire giustiziato — che dover star lì a farsi interrogare da delle Aes Sedai. Joline guidava il branco. Una volta, Mat avrebbe potuto descriverla come una ragazza graziosa, con la sua figura snella e occhi castani grandi e invitanti. Ma ora quel volto senza età da Aes Sedai per lui era un immediato avvertimento. No, non avrebbe osato pensare alla Verde come ‘graziosa’, ora. Se iniziavi a pensare alle Aes Sedai in quei termini, in due schiocchi della lingua ti saresti ritrovato soggiogato e pronto a scattare al loro ordine. Insomma, Joline aveva già lasciato intendere che le sarebbe piaciuto avere Mat come Custode!