Era ancora arrabbiata con lui perché l’aveva sculacciata? Non poteva fargli del male col Potere, naturalmente, perfino senza il suo medaglione, dal momento che le Aes Sedai giuravano di non usare il Potere per uccidere tranne in casi molto specifici.
Ma lui non era uno sciocco. Aveva notato che quei loro giuramenti non dicevano nulla sull’uso dei coltelli.
Le due assieme a Joline erano Edesina dell’Ajah Gialla, e Teslyn, della Rossa, Edesina era piuttosto piacevole da guardare, tranne per il volto senza età , ma Teslyn era allettante quasi quanto un bastone.
La donna illianese era ossuta e litigiosa, con un volto affilato, come un gatto anziano lasciato troppo tempo per conto suo. Ma pareva avere una buona testa sulle spalle, da quello che aveva visto Mat, e aveva notato che lo trattava con un certo rispetto, a volte. Rispetto da una Rossa. Chi se lo sarebbe immaginato.
Tuttavia, dal modo in cui ciascuna di quelle Aes Sedai guardò Mat a turno quando raggiunsero il davanti della colonna, nessuno avrebbe mai detto che gli dovevano le loro vite. Le donne erano così. Se salvavi loro la vita, quelle inevitabilmente affermavano che erano state sul punto di scappare da sole, perciò non ti dovevano nulla. E certe volte ti rimproveravano per aver rovinato i loro presunti piani.
Perche gliene importava? Uno di questi giorni, che fosse folgorato, si sarebbe fatto furbo e avrebbe lasciato le prossime a piangere nelle loro catene.
«Che succede?» domandò Joline a Vanin. «Sei riuscito finalmente a stabilire dove ci troviamo?»
«Puoi dannatamente scommetterci» disse Vanin, poi si grattò senza vergogna. Brav’uomo, Vanin. Mat sorrise. Trattava tutte le persone allo stesso modo. Aes Sedai e no.
Joline fissò Vanin dritto negli occhi, incombendo come un doccione in cima al palazzo di qualche nobile. Vanin si fece davvero più piccolo, poi trasalì, infine abbassò lo sguardo, imbarazzato. «Voglio dire, certo che sì, Joline Sedai.»
Mat sentì il proprio sorriso svanire. Maledizione, Vanin!
«Eccellente» disse Joline. «E ho sentito che c’è un villaggio più avanti, vero? Forse finalmente troveremo una locanda decente. Gradirei davvero qualcosa di diverso dalle provviste’ che questi furfanti di Cauthon chiamano cibo.»
«Ehi,» disse Mat «questo non…»
«Quanto siamo lontani da Caemlyn, mastro Cauthon?» si intromise Teslyn. Faceva del suo meglio per ignorare Joline. Quelle due di recente parevano l’una alla gola dell’altra… nei modi più composti ed esteriormente amichevoli, naturalmente. Le Aes Sedai non bisticciavano. Una volta aveva ricevuto una ramanzina per aver chiamato ‘bisticci’ le loro ‘discussioni’. Anche se Mat aveva delle sorelle e sapeva come riconoscere un bisticcio, quando ne sentiva uno.
«Cos’hai detto prima, Vanin?» chiese Mat guardandolo. «Che siamo a circa duecento leghe da Caemlyn?»
Vanin annuì. il piano era di dirigersi prima a Caemlyn, dal momento che lui doveva incontrarsi con Estean e Daerid e ottenere informazioni e provviste necessarie. Dopodiche, avrebbe potuto onorare la sua promessa a Thom. La Torre di Ghenjei avrebbe dovuto aspettare qualche altra settimana.
«Duecento leghe» disse Teslyn. «In quanto tempo arriveremo, allora?»
«Be’, suppongo che dipenda» rispose Vanin. «Io probabilmente potrei percorrere duecento leghe in poco più di una settimana, se andassi da solo, con un paio di buoni cavalli da usare a turno, e se stessi attraversando un territorio familiare. Ma l’intero esercito, che deve passare tra queste colline usando una strada dissestata? Venti giorni, direi. Forse piu’.»
Joline lanciò un’occhiata a Mat.
«Noi non lasceremo indietro la Banda» affermò Mat. «Non è un’opzione, Joline.» Lei distolse lo sguardo con espressione insoddisfatta.
«Sei libera di andare per conto tuo» disse Mat. «Questo vale per chiunque di voi. Voi Aes Sedai non siete mie prigioniere: potete andarvene quando volete, sempre che vi dirigiate a nord. Non rischierò che torniate indietro solo per essere catturate dai Seanchan.»
Come sarebbe stato viaggiare di nuovo solo con la Banda, senza nessuna Aes Sedai in vista? Ah, magari.
Teslyn parve pensierosa. Joline le lanciò un’occhiata, ma la Rossa non diede alcuna indicazione se fosse intenzionata ad andarsene o no. Edesina, però, esitò, poi annuì a Joline. Lei era disposta.
«Molto bene» disse Joline a Mat con aria altezzosa. «Non vedo l’ora di essere lontana dalla tua rozzezza, Cauthon. Preparaci… diciamo… venti cavalcature e ce ne andremo.»
«Venti?» chiese Mat.
«Sì» rispose Joline. «Il tuo uomo qui ha menzionato che gli servirebbero due cavalli per compiere il viaggio in un tempo ragionevole, in modo da poter cambiare destriero, presumibilmente, quando una delle bestie si stancasse.»
«Io conto due di voi» disse Mat, la rabbia che gli montava dentro. «Questo significa quattro cavalli. Immaginavo che fossi abbastanza intelligente per fare quel conto, Joline.» E poi, più piano, aggiunse: «Anche se di poco.»
Joline strabuzzò gli occhi e l’espressione di Edesina mostrò sconcerto. Teslyn gli rivolse un’occhiata sbigottita, all’apparenza delusa. Da un lato, Talmanes si limitò ad abbassare la pipa e fischiò piano.
«Quel tuo medaglione ti rende impudente, Matrim Cauthon» disse Joline in tono freddo.
«La mia bocca mi rende impudente, Joline» replicò Mat con un sospiro, tastando il medaglione nascosto sotto la camicia allacciata lenta. «Il medaglione si limita a rendermi sincero. Credo che fossi sul punto di spiegarmi perché vi servono venti dei miei cavalli quando già così ne ho a malapena a sufficienza per i miei uomini.»
«Due ciascuno per Edesina e me» disse Joline in tono rigido. «Due ciascuno per le ex sul’dam. Non crederai che abbia intenzione di lasciarle indietro per essere corrotte dalla tua piccola banda qui?»
«Due sul’dam» disse Mat, ignorando la frecciatina. «Fa otto cavalli.»
«Due per Setalle. Presumo che vorrà andarsene con noi da tutto questo.»
«Dieci.»
«Altri due per Teslyn» proseguì Joline. «Di sicuro vorrà venire con noi, anche se al momento non ha nulla da dire sulla faccenda. E ci serviranno circa quattro animali da soma per poter portare le nostre cose. Anch’essi dovranno scambiarsi il carico, perciò altri quattro per questo. Venti.»
«Che nutrirete come?» chiese Mat «Se cavalcherete così rapidamente, non avrete tempo per far brucare i vostri cavalli. E comunque di questi tempi c’è a stento qualcosa da mangiare per loro.» Quello si era rivelato un grosso problema: l’erba primaverile non stava spuntando. I prati che avevano superato erano bruni per le foglie cadute, con l’erba morta per l’inverno appiattita dalla neve, erbe o erbacce germogliavano a stento. I cavalli potevano nutrirsi di foglie morte ed erba invernale, certo, ma i cervi selvatici e altri animali si erano dati da fare, mangiando tutto quello che riuscivano a trovare.
Se la terra non avesse deciso di cominciare a germogliare presto… be’, avrebbero avuto un’estate difficile. Ma quello era un problema completamente diverso.