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«Avremo bisogno che tu ci dia il foraggio, ovviamente» disse Joline. «E dei soldi per le locande…»

«E chi si prenderà cura di tutti quei cavalli? Li striglierete ogni sera, controllerete i loro zoccoli, vi assicurerete che il foraggio sia adeguatamente dosato?»

«Suppongo che dovremmo prendere una manciata dei tuoi soldati con noi» disse Joline con tono insoddisfatto. «Un fastidio necessario.»

«L’unica cosa necessaria» disse Mat in tono piatto «è che i miei uomini restino dove sono desiderati, non dove sono un fastidio. No, loro rimangono… e voi non avrete un soldo da me. Se volete andare, potete prendere un cavallo ciascuna e un’unica bestia da soma per trasportare le vostre cose. Vi darò un po’ di foraggio per le povere bestie, e già darvi questo è generoso.»

«Ma con solo un cavallo per ciascuno, saremo a malapena più veloci dell’esercito!» disse Joline.

«Ma tu guarda» disse Mat. Le voltò le spalle. «Vanin, va’ da Mandevwin e digli di passare parola. Ci accamperemo presto. So che è a malapena pomeriggio, ma voglio che la Banda sia abbastanza lontana da quel villaggio da non apparire minacciosa, ma abbastanza vicina che pochi di noi possano andare a saggiare la situazione.»

«D’accordo» disse Vanin, senza nulla del rispetto che aveva mostrato verso le dannate Aes Sedai. Voltò il suo cavallo e si avviò lungo la colonna.

«E, Vanin» lo chiamò Mat. «Assicurati che Mandevwin sia consapevole che, quando dico che ‘pochi di noì andranno, intendo un gruppo molto ristretto, guidato da me e da Talmanes. Non permetterò che quel villaggio sia invaso da settemila soldati in cerca di divertimento! Comprerò un carretto e la birra che riesco a trovare, poi manderò tutto agli uomini. Dev’esserci un rigido ordine nell’accampamento, senza nessuno che vagabondi accidentalmente per fare una visita. Capito?»

Vanin annuì, ma aveva un’espressione torva. Non era mai divertente essere quello incaricato di informare gli uomini che non avrebbero avuto una licenza. Mat si voltò di nuovo verso le Aes Sedai. «Ebbene?» chiese. «Accettate la mia offerta o no?»

Joline si limitò a tirare su col naso, poi fece trottare il suo cavallo di nuovo lungo la colonna, ovviamente rifiutando l’opportunità di andare da sola. Un vero peccato. Pensarci lo avrebbe fatto sorridere a ogni passo. Anche se probabilmente Joline avrebbe impiegato non più di tre giorni a trovare in un villaggio da qualche parte un citrullo che le desse i suoi cavalli in modo che lei e la sua cricca potessero viaggiare più veloci.

Edesina cavalcò via e Teslyn la seguì, squadrando Mat con un’espressione curiosa. Pareva ancora delusa anche di lui.

Mat distolse lo sguardo, poi provò irritazione verso se stesso. Cosa gli importava di quello che pensava Teslyn?

Talmanes lo stava guardando. «È stato insolito da parte tua, Mat» disse l’uomo.

«Cosa?» domandò Mat. «Le restrizioni per gli uomini? È una brava combriccola, la Banda, ma non ho mai conosciuto un gruppo di soldati che non si mettesse nei guai ogni tanto, in particolare quando si può trovare della birra.»

«Non stavo parlando degli uomini, Mat» disse Talmanes, piegandosi per picchiettare la pipa contro una staffa, e i residui di tabacco svolazzavano giù verso la strada di roccia accanto al suo cavallo. «Sto parlando di come hai trattato le Aes Sedai. Luce, Mat, ci saremmo potuti sbarazzare di loro! Venti cavalli e qualche moneta per liberarsi di due Aes Sedai lo considererei un affare.»

«Non mi farò mettere i piedi in testa» disse Mat in tono ostinato, facendo cenno alla Banda di ricomincia re la marcia. «Nemmeno per liberarmi di Joline. Se vuole qualcosa da me, che lo chieda con un briciolo di cortesia, piuttosto che cercare di intimidirmi perché le dia tutto quello che vuole. Non sono il suo cagnolino.» Dannazione, non lo era! E non si comportava nemmeno come un maritino, qualunque cosa volesse dire.

«Lei ti manca davvero» disse Talmanes, suonando un po’ sorpreso mentre i loro cavalli procedevano affiancati.

«Cosa stai blaterando ora?»

«Mat, tu non sei sempre il più raffinato degli uomini, lo ammetto. A volte il tuo umorismo è davvero un po’ rozzo e il tuo tono tende al brusco. Ma di rado sei proprio maleducato, ne insulti mai di proposito. Sei davvero sulle spine, vero?»

Mat non disse nulla, ma si limitò ad abbassare di nuovo la tesa del suo cappello.

«Sono sicuro che lei sta bene, Mat» disse Talmanes in tono più gentile. «È di famiglia reale. Quelli sanno come prendersi cura di se stessi. E ha quei soldati che la sorvegliano. Per non parlare degli Ogier. Ogier guerrieri! Chi avrebbe mai pensato una cosa del genere? Starà bene.»

«Questa conversazione è finita» disse Mat, spostando la sua lancia per tenerla dritta, con la lama ricurva verso il sole invisibile sopra di loro e l’altra estremità nell’apposita cinghia sul lato della sella.

«Stavo solo…»

«Finita» ripete Mat. «Non ti rimane altro di quel tabacco, vero?»

Talmanes sospirò. «Era l’ultimo pizzico. Buon tabacco… dei Fiumi Gemelli. L’unico sacchetto che vedo da parecchio tempo. È stato un dono di re Roedran, assieme alla pipa.»

«Deve averti tenuto in gran considerazione.»

«Era un lavoro buono e onesto» disse Talmanes. «E terribilmente noioso. Non come cavalcare con te, Mat. È bello riaverti con noi, faccia tosta e tutto il resto. Ma quello che hai detto alle Aes Sedai sul foraggio mi ha fatto preoccupare.»

Mat annuì. «Come stiamo a razioni?»

«Scarseggiano» rispose Talmanes.

«Compreremo quello che possiamo al villaggio» disse Mat. «Abbiamo monete che ci escono dalle orecchie, dopo quello che Roedran ti ha dato.»

Era improbabile che un piccolo villaggio avesse abbastanza da rifornire l’intero esercito. Ma, stando alle mappe, presto sarebbero entrati in terre più popolate. Avrebbero superato un villaggio o due ogni giorno in quelle zone, viaggiando con una forza rapida come la Banda. Per rimanere a galla, bisognava rimediare e comprare tutto il possibile a ogni villaggio lungo il tragitto. Un carro qui, un carretto lì, un secchio o due di mele da una fattoria di strada. Settemila uomini erano tantissimi da nutrire, ma un buon comandante sapeva di non dover rifiutare nemmeno una manciata di grano. Tutto contribuiva.

«Sì, ma i paesani venderanno?» chiese Talmanes. «Quando siamo venuti a incontrarti, abbiamo avuto difficoltà a convincere chiunque a venderci cibo. Pare che non se ne trovi molto, questi giorni. Il cibo è sempre più scarso non importa dove vai e quanto denaro hai.» Dannatamente perfetto. Mat digrignò i denti, poi si irritò con se stesso per averlo fatto. Be’, forse era davvero un po’ sulle spine. Non per via di Tuon, però.

A ogni modo, aveva bisogno di rilassarsi. E quel villaggio lì vicino… come l’aveva chiamato Vanin? Hinderstap? «Quanti soldi hai con te?»

Talmanes si accigliò. «Un paio di marchi d’oro, un borsello pieno di corone d’argento. Perche?»

«Non abbastanza» disse Mat sfregandosi il mento. «Dovremo recuperare qualcosa dal mio forziere personale, prima. Forse portarlo tutto quanto.» Fece voltare Pips. «Andiamo.»

«Aspetta, Mat» disse Talmanes, trattenendo il cavallo con le briglie e seguendolo. «Cosa stiamo facendo?»

«Stai gentilmente accettando la mia offerta di andare a divertirci alla taverna» disse Mat.

«E, già che ci siamo, provvederemo a fare rifornimenti. Se la mia fortuna è con me, lo faremo gratis.»

Se Egwene o Nynaeve fossero state lì, gli avrebbero dato uno scapaccione e gli avrebbero detto che non avrebbe fatto nulla del genere. Tuon probabilmente l’avrebbe guardato incuriosita e poi avrebbe detto qualcosa che lo avrebbe fatto vergognate fino alla punta degli stivali.

La cosa buona su Talmanes, però, era che si limitò a spronare il suo cavallo in avanti, l’espressione stoica, gli occhi che tradivano solo un accenno di divertimento. «Bene, questo devo proprio vederlo, allora!»

21

Braci e ceneri

Perrin aprì gli occhi e si ritrovò sospeso in aria.