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Il generale Dugvai arringò la giovane tenente con parole infuocate. Dugvai era un imprudente. Chiunque al suo posto si sarebbe gettato al riparo; quello sembrava un raid nemico per decapitare il comando dell’Alleanza… ma perché non avevano cominciato a sparare? Elno Codaven girò intorno alla scrivania e allungò una mano verso un cassetto nascosto. Belga si spostò fra lui e gli intrusi per coprirlo, e disse: — Lei è la figlia di Smait.

La tenente la salutò. — Sì, signora. Victreia Laigtil, e questa è la mia squadra. Su ordine del generale eseguiamo ispezioni a nostra discrezione, senza limiti di accesso. Vi chiedo scusa, signori, ma è per questo che siamo qui.

La Tenente Laigtil passò davanti al generale Dugvai, muto per la rabbia. Alle spalle di Belga e riparato dal suo corpo, Elno Codaven stava battendo codici d’emergenza su una consolle.

La Tenente intuì quel che l’altro stava facendo. — La prego di scostarsi da quella tastiera, generale Codaven. — Il grosso caporale puntò minacciosamente il fucile da assalto, e Belga riconobbe anche lui. Il figlio ritardato della Smait. Dannazione.

Elno Codaven si allontanò dalla consolle e alzò le mani, riconoscendo che quella era tutt’altro che una semplice ispezione. I due tecnici più vicini all’uscita ne approfittarono per scivolare verso la porta, ma gli intrusi erano molto veloci. Tre di loro bloccarono i tecnici e li spinsero di nuovo ai loro posti. I battenti della porta corazzata si chiusero lentamente.

Codaven fece un ultimo fragile tentativo. — Tenente, voi arrivate proprio mentre è in atto una massiccia infiltrazione di dati falsi via satellite. Per la nostra stessa sicurezza dobbiamo staccarci subito dalla rete.

Victreia Laigtil si avvicinò agli schermi. Su quello televisivo giungevano ancora immagini dal Parlamento di Meridionalia, ma dietro la telecamera non c’era nessuno. L’inquadratura s’era fermata di traverso, sul soffitto. Sugli altri schermi c’erano richieste urgentissime di dati al CCC, in risposta allo stato di Massimo Allarme, e annunci di altri missili lanciati da basi delle Forze Missilistiche Reali di Attacco. La fine del mondo era cominciata.

— Lo so, signore — rispose Victreia Laigtil. — Noi siamo qui appunto per impedirvi di fare ciò che lei ha appena detto. — La sua squadra s’era sparsa per la sala operativa, e tutti i tecnici e gli ufficiali erano tenuti sotto mira. Il grosso caporale apri un paniere e ne tirò fuori delle apparecchiature e una specie di casco video.

Finalmente Dugvai ritrovò la voce: — Noi sospettavamo una talpa, e abbiamo pensato a Rachner Thract. Che ingenui… mai avremo supposto che fossero proprio Victreia Smait e la sua famiglia a lavorare per la Pedure e i Kindred.

Una traditrice al vertice dell’Alleanza. Questo avrebbe spiegato molte cose, ma… ma non tutto. Belga guardò gli schermi strategici su cui fioccavano segnalazioni di missili in volo in tutte le direzioni. — Cosa è vero e cosa è falso, tenente? È tutto una simulazione, a cominciare dall’attacco alla Terra Meridionale?

Per un momento Belga pensò che Laigtil non avrebbe risposto. I puntini luminosi diretti a Meridionalia raggiunsero il bersaglio. La telecamera puntata verso il soffitto dell’aula del Parlamento durò un secondo di più, poi lei ebbe l’impressione che un polverone scaturisse verso il basso, seguito da una grande luce… e lo schermo si riempì di scariche. Victreia Laigtil vacillò a quella vista, e quando aprì bocca la sua voce era rauca. — No. Questo attacco è fin troppo reale.

50

— Sei sicuro che possa vedermi?

Marli alzò lo sguardo dai suoi strumenti. — Sì, signore. Ho appena avuto la risposta dal suo visore.

Sei in onda, caponave. La migliore commedia della tua vita. — Qiwi! Ci sei?

— Sì, ti vedo. Io… — Nau sentì la ragazza ansimare. Forte. Non la riceveva in video, e che la situazione fosse grave non era una bugia. — Padre!

Nau teneva fra le braccia Ali Lin, che aveva il volto tumefatto e gli occhi chiusi. Le ferite del focalizzato stavano perdendo molto sangue, attraverso le bende improvvisate. Diavolo, spero che l’idiota non sia morto. Ma la scena doveva risultare realistica, perciò Marli aveva fatto del suo meglio.

Quel dannato Vinh, Qiwi. Lui e Trinli ci sono saltati addosso. Hanno tagliato la gola a Kal Omo. Avrebbero ucciso anche Ali, se… se io non li avessi lasciati andare via. — Le parole gli fiottavano di bocca distorte dalla paura e dalla rabbia per necessità tattica, ma non era difficile fingere mentre raccontava il selvaggio attacco di quei traditori, calcolato proprio nel momento critico in cui l’intera nobile civiltà dei Ragni era in pericolo. La distrazione del Braccio Nord. — Ho visto la tua povera gattina affogare, Qiwi. Mi spiace. Non eravamo abbastanza vicini per salvarla… — La sua voce s’indebolì ad arte.

Dall’altro capo della linea sentiva gemiti soffocati, quelli che Qiwi emetteva nei momenti di orrore assoluto. Dannazione, questo poteva provocarle un ritorno di ricordi cancellati. Nau controllò la paura e disse: — Qiwi, abbiamo ancora una possibilità. I traditori si sono fatti vedere lì al bar di Benny? — Sapete qualcosa di Pham Nuwen?

— No, ma abbiamo capito che sono successe cose terribili. Abbiamo perso il contatto col Braccio Nord, e ora sembra che su Arachna sia scoppiata una guerra atomica. Io sono su una linea ottica, ma tutti mi hanno visto uscire da Benny.

— D’accordo, ho capito. È meglio così, Qiwi. Chiunque siano i complici di Vinh e di Trinli, forse sono ancora tagliati fuori. Noi due abbiamo una possibilità, solo tu e io…

— Ma certo possiamo fidarci di… — cominciò a protestare Qiwi, poi tacque. Bene. Come ogni volta, a così breve distanza da uno dei soliti lavaggi di memoria, Qiwi era un po’ confusa. — D’accordo, Tomas. Io posso aiutarvi. Dove siete nascosti? In un corridoio di servizio?

— Sì, giusto dietro il portello esterno. Siamo bloccati qui. Ma se potessimo uscire, avrei ancora il modo di salvare la situazione. L1 ha…

— Quale corridoio?

— Uh, — Nau guardò il portello. La lampada di Marli illuminava un numero. — Sette… quattro, cinque. Credo che sia…

— So dov’è. Sarò lì fra duecento secondi. Non preoccuparti, Tomas.

Perdio. Qiwi aveva fatto presto a ritrovare la calma. Nau diede uno sguardo interrogativo a Marli.

— La fibra ottica è libera, signore.

— Bene. Cerca un contatto. Vedi se puoi mettermi in linea con Ritser Brughel. — Quella poteva essere l’ultima possibilità di controllare come andavano le operazioni sul pianeta prima che la guerra si concludesse.

La Mano Invisibile era già passata oltre l’orizzonte della Terra Meridionale quando i missili arrivarono là. Tuttavia sullo schermo di Jau si videro i lampi, riflessi nell’alta atmosfera. E il loro satellite più vicino sgranò i dati dell’analisi della distruzione. Tutte e tre le testate atomiche erano esplose sul bersaglio.

Ma questo non bastò a soddisfare Brughel — Il tempo di lancio non è stato ben sincronizzato. Non abbiamo avuto la penetrazione ottimale.

Sul canale comune di plancia giunse la risposta di Phuong. — Questo non dipende da noi. signore. Il calcolo avrebbe dovuto pervenirci da L1, e poiché là hanno…

— D’accordo, d’accordo. Faremo da soli. Signor Xin.

— Sì, signore?

— I suoi sono pronti a colpire le difese antimissile?

— Sì, signore. La deviazione appena effettuata ci porterà vicino ai bersagli. Potremo eliminare i tre quarti delle difese dell’Alleanza.

— Direttore di pilotaggio, voglio che lei personalmente… — Una nota musicale della sua consolle lo interruppe. Non c’era video, ma il vice caponave ascoltò qualcosa nell’auricolare. Poi disse: — Sì, signore. Possiamo effettuare l’attacco senza difficoltà. Qual è la vostra situazione?