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Pitt si arrampicò subito per la scaletta che portava a uno dei laboratori marini del Sounder. Passò in mezzo ai banchi ingombri di apparecchiature chimiche ed entrò in un locale per le conferenze, arredato in modo gradevole come la sala d’un consiglio d’amministrazione, con un lungo tavolo di mogano e comode sedie imbottite.

Davanti a un grande schermo da proiezione stava in piedi un uomo di colore che voltava le spalle a Pitt e sembrava assorto nell’osservazione di un grafico. Aveva almeno vent’anni più di Pitt, ed era molto più alto: superava di poco i due metri e aveva i movimenti sciolti di un ex giocatore di pallacanestro.

Tuttavia ad attirare l’attenzione di Pitt e dei suoi due amici non furono il grafico colorato sullo schermo e lo sconosciuto altissimo, bensì l’altro uomo che si trovava nella sala. Piccolo di statura, elegante e imperioso, si appoggiava con una mano al tavolo e con l’altra teneva un enorme sigaro spento. Il viso scarno, gli occhi azzurri freddi e autoritari, i capelli rossi un po’ ingrigiti e la barba tagliata con cura gli davano l’aspetto dell’ammiraglio in pensione… e in effetti lo era, come indicavano il blazer blu con le ancore dorate sul taschino.

L’ammiraglio James Sandecker, la forza motrice della NUMA, si raddrizzò, sfoggiò l’abituale sorriso da barracuda e andò incontro ai visitatori tendendo la mano.

«Dirk! Al!» Sembrava sorpreso dalla loro comparsa inaspettata. «Congratulazioni per la scoperta della nave funeraria del faraone. Ottimo lavoro. Bravi.» Notò Gunn e lo salutò con un cenno. «Rudi, vedo che li ha rastrellati senza incidenti.»

«Come agnellini al macello», disse Gunn con un sorriso piuttosto cupo.

Pitt gli lanciò un’occhiata brusca, quindi si rivolse all’ammiraglio. «Ci ha richiamati dal Nilo con una fretta diabolica. Possiamo sapere perché?»

Sandecker assunse un’espressione offesa. «Non mi salutate, non mi dite che siete contenti di vedermi? Neppure una parola gentile per il vostro povero, vecchio capo che ha dovuto annullare una cena con un’incantevole e ricca signora di Washington e fare un volo di diecimila chilometri solo per complimentarsi con voi per la vostra impresa?»

«Chissà perché, le sue parole non presagiscono niente di buono.»

Giordino, scuro in volto, si lasciò cadere su una sedia. «Se siamo stati tanto bravi, perché non ci concede un bell’aumento, una gratifica e due settimane di vacanze pagate?»

Sandecker assunse un tono tollerante. «La parata trionfale a Broadway verrà poi. Dopo che avrete fatto una piacevole crociera risalendo il Niger.»

«Il Niger?» borbottò Giordino. «Non ci manderà a cercare altri relitti?»

«Niente relitti.»

«Quando?» chiese Pitt.

«Partirete alle prime luci», rispose Sandecker.

«Cosa vuole che facciamo, esattamente?»

Sandecker si girò verso l’uomo altissimo che stava davanti allo schermo. «Prima le cose più importanti. Vi presento il dottor Darcy Chapman, capo del settore di tossicologia marina al Goodwin Marine Science Lab di Laguna Beach.»

«Signori», disse Chapman con una voce così profonda che sembrava uscire da un pozzo, «è un vero piacere conoscervi. L’ammiraglio Sandecker mi ha informato delle vostre imprese. Sono molto colpito.»

«Lei giocava con i Denver Nuggets», mormorò Gunn, inclinando la testa all’indietro per guardarlo negli occhi.

«Fino a quando le ginocchia non mi hanno tradito», rispose Chapman con un sorriso. «Poi sono tornato a studiare e ho preso la libera docenza in biologia.»

Pitt e Gunn gli strinsero la mano, mentre Giordino si limitava a salutarlo con un gesto stanco, senza alzarsi. Sandecker prese il telefono e chiamò la cambusa per ordinare la colazione.

«Tanto vale metterci comodi», disse. «Dobbiamo discutere di molte cose prima dello spuntar del giorno.»

«Ha un compito rognoso da affibbiarci», commentò Pitt.

«Naturalmente, è un lavoro rognoso», annui Sandecker. Fece un cenno al dottor Chapman che premette un pulsante del telecomando. Sullo schermo apparve una carta geografica colorata che mostrava il corso tortuoso di un fiume. «Il Niger. È il terzo fiume dell’Africa dopo il Nilo e il Congo. Stranamente, nasce in Guinea a soli trecento chilometri dal mare, ma scorre verso nord-est e poi verso sud per quattromiladuecento chilometri prima di gettarsi nell’Atlantico, e il suo delta è sulla costa della Nigeria. E in qualche tratto del suo corso — chissà dove — un veleno potentissimo entra nella corrente e viene trascinato fino all’oceano. Qui crea sovvertimenti catastrofici che… ecco, che possono causare la fine per tutta l’umanità.»

11.

Pitt fissò Sandecker. Non era sicuro di aver capito bene. «Per tutta l’umanità? Ammiraglio, ha detto proprio così?»

«Non sto parlando a casaccio», ribatté Sandecker. «Al largo dell’Africa occidentale il mare sta morendo e il contagio si diffonde a causa di una sostanza contaminante sconosciuta. La situazione progredisce rapidamente in una reazione a catena che potrebbe arrivare a distruggere ogni specie della fauna marina.»

«E questo porterebbe a un cambiamento permanente del clima terrestre», osservò Gunn.

«È ancora il meno», replicò Sandecker. «Il risultato finale sarebbe l’estinzione di tutti gli esseri viventi sulla terraferma, noi inclusi.»

Gunn assunse un tono di rimprovero. «Non le sembra di esagerare un po’…»

«Esagerare un po’?» l’interruppe acido l’ammiraglio. «Sono le precise parole che hanno detto quei cretini del Congresso quando li ho messi al corrente e ho chiesto appoggi e collaborazione per isolare e risolvere il problema. Loro si preoccupano soprattutto di mantenere il potere e prometterebbero anche la luna pur di farsi rieleggere. Sono stufo, stufo e nauseato delle stupide, interminabili udienze delle commissioni, stufo della vigliaccheria con cui rifiutano di affrontare le questioni impopolari mentre continuano a spendere tanto da portare il Paese alla bancarotta. Il sistema bipartitico è diventato una palude di frodi e di promesse criminali. Come il comunismo, anche il grande esperimento della democrazia sta morendo di corruzione. Chi se ne frega se gli oceani agonizzano? Be’, per Dio, a me sta a cuore. E sono disposto a tutto per salvarli.»

Gli occhi di Sandecker lanciavano lampi di rabbia, le labbra erano contratte in una smorfia. Pitt era sbalordito da quella carica emotiva, decisamente insolita per l’uomo.

«I rifiuti tossici vengono scaricati in quasi tutti i fiumi del mondo», disse Pitt a voce bassa per tornare in argomento. «Che cos’ha di particolare l’inquinamento del Niger?»

«Ecco che cos’ha di particolare: sta creando un fenomeno conosciuto comunemente come marea rossa, che si riproduce e si diffonde con un ritmo spaventoso.»

«’L’acqua incantata bruciava d’un rosso spaventoso’?» chiese Pitt, citando la ballata di Coleridge.

Sandecker lanciò un’occhiata a Gunn, poi fissò Pitt. «Ha ricevuto il messaggio.»

«Sì, ma non ho capito il nesso», ammise Pitt.

«Siete tutti sommozzatori», intervenne Chapman. «Quindi probabilmente sapete che la marea rossa è causata da esseri microscopici chiamati dinoflagellati, organismi minuscoli contenenti un pigmento rosso che dà all’acqua una colorazione bruno-rossiccia, quando proliferano e galleggiano in massa.»

Chapman premette un pulsante del telecomando e continuò a spiegare mentre sullo schermo appariva l’immagine di un organismo dall’aspetto bizzarro. «Le maree rosse sono documentate fin dai tempi più antichi. Si racconta che Mosè avrebbe trasformato in sangue le acque del Nilo. Anche Omero e Cicerone parlano di una colorazione rossa del mare, come ha fatto anche Darwin durante il viaggio del Beagle. In tempi moderni si sono avuti casi ricorrenti in tutto il mondo. Il più recente è avvenuto al largo della costa occidentale del Messico, dopo che l’acqua era diventata viscida e schifosa. La marea rossa che seguì causò la morte di miliardi di pesci, molluschi e tartarughe. Furono spazzati via persino i cirripedi. Le spiagge furono chiuse per oltre trecento chilometri e centinaia di indigeni e di turisti morirono per aver mangiato pesci contaminati da una specie tossica e letale di dinoflagellati.»