«Io ho fatto diverse immersioni nelle maree rosse», disse Pitt, «e non ho subito conseguenze spiacevoli.»
«Per sua fortuna le ha fatte in una delle varietà più comuni e innocue», spiegò Chapman. «Ma c’è una specie mutante, scoperta da poco, che produce le tossine biologiche più letali mai conosciute. Nessun esemplare della fauna marina sopravvive dopo esserne entrato in contatto. Basterebbero pochi grammi, distribuiti equamente, per uccidere tutti gli esseri umani della terra.»
«È così potente?»
Chapman annuì. «Sì, lo è.»
«E come se la tossina non bastasse», soggiunse Sandecker, «quegli esserini si divorano fra loro in un’orgia di cannibalismo marino che riduce in modo drastico l’ossigeno contenuto nell’acqua e causa l’asfissia dei pesci e delle alghe superstiti.»
«E la situazione peggiora», continuò Chapman. «Il settanta per cento dell’ossigeno nuovo è fornito dalle diatomee, le piccolissime piante che vivono nel mare. Il resto è prodotto dalla vegetazione della terraferma. Non credo sia necessario fare un lungo discorso per spiegare in che modo le diatomee nell’acqua e gli alberi nella giungla producono l’ossigeno per fotosintesi. L’avete studiato alle elementari. La tossicità soffocante dei dinoflagellati, quando formano le maree rosse, uccide le diatomee. Se non ci sono le diatomee, non si produce ossigeno. La tragedia è che noi diamo l’ossigeno per scontato, e non pensiamo mai che un minimo squilibrio tra il quantitativo liberato dalle piante e quello che bruciano trasformandolo in anidride carbonica potrebbe segnare la fine per tutti noi.»
«C’è la possibilità che i dinoflagellati si annientino divorandosi fra loro?» chiese Giordino.
Chapman scosse la testa. «Rimediano alle perdite con una proporzione di dieci nascite per ogni morte.»
«Ma alla fine le maree non si disperdono?» chiese Gunn. «O non si estinguono completamente quando entrano in contatto con correnti d’acqua più fredde?»
Sandecker annuì. «Purtroppo non ci troviamo di fronte a condizioni normali. I microrganismi mutanti con cui abbiamo a che fare sembrano immuni ai cambiamenti della temperatura dell’acqua.»
«Dunque sta dicendo che non ci sono speranze che la marea rossa al largo dell’Africa diminuisca e scompaia?»
«No, se verrà lasciata a se stessa», rispose Chapman. «Come miliardi di Frankenstein clonati, i dinoflagellati si riproducono a un ritmo vertiginoso. Anziché essere diverse migliaia per cinque litri d’acqua, sono arrivati a circa un miliardo. Un incremento mai registrato prima d’ora. In questo momento sono inarrestabili.»
«C’è qualche teoria sull’origine della marea rossa mutante?» chiese Pitt.
«L’agente che produce questa nuova varietà prolifica di dinoflagellati è sconosciuto. Tuttavia crediamo che una sostanza contaminante si riversi dal fiume Niger, muti i dinoflagellati presenti nell’acqua marina e acceleri il loro ciclo riproduttivo.»
«Come un atleta che prende gli steroidi», commentò Giordino in tono asciutto.
«Oppure afrodisiaci», disse Gunn con un sogghigno.
«O droghe della fertilità», soggiunse Pitt.
«Se la marea rossa resterà incontrollata e si diffonderà negli oceani e coprirà la superficie con una coltre massiccia di dinoflagellati», spiegò Chapman, «la riserva mondiale d’ossigeno scenderà a un livello troppo basso per sostentare la vita.»
Gunn disse: «Sta dipingendo un quadro molto fosco, dottor Chapman».
«Sarebbe più esatto parlare di storia dell’orrore», commentò Pitt a voce bassa.
«Non è possibile distruggerli con sistemi chimici?» domandò Giordino.
«Un pesticida?» disse Chapman. «È possibile, ma potrebbe anche peggiorare le cose. La soluzione migliore sarebbe stroncarli all’origine.»
«In quanto tempo si compirebbe questo disastro?» chiese Pitt.
«Se l’afflusso delle sostanze contaminanti al mare non verrà fermato completamente entro i prossimi quattro mesi, sarà troppo tardi. La diffusione sarà ormai enorme: incontrollabile, a essere precisi. E sarà anche autosufficiente: si nutrirà di se stessa, e trasmetterà alla prole il veleno chimico assorbito tramite il Niger.» Chapman s’interruppe per azionare il telecomando, e un grafico colorato apparve sullo schermo. «Le proiezioni del computer indicano che milioni di persone incominceranno a morire lentamente per soffocamento entro otto mesi, dieci al massimo. I primi a morire saranno i bambini, che hanno una capacità polmonare minore; la scarsità d’aria gli impedirà di piangere, e diventeranno cianotici piombando in un coma irreversibile. Non sarà uno spettacolo piacevole per coloro che moriranno per ultimi.»
Giordino lo guardava con aria incredula. «È quasi impossibile pensare a un mondo morto per mancanza d’ossigeno.»
Pitt si alzò e si avvicinò allo schermo. Studiò i numeri che indicavano il tempo rimasto all’umanità. Poi si voltò verso Sandecker. «Quindi lei vuole che io, Al e Rudi risaliamo il fiume con un vascello da ricerca e analizziamo campioni d’acqua fino a quando troveremo la fonte dell’inquinamento che sta causando la marea rossa. E poi dovremo trovare il modo di chiudere il rubinetto.»
Sandecker annuì. «Nel frattempo noi, qui alla NUMA, lavoreremo per mettere a punto una sostanza capace di neutralizzare le maree rosse.»
Pitt si diresse verso una mappa del fiume Niger appesa a una parete. «E se non scoprissimo l’origine in Nigeria?» chiese, esaminando la carta.
«Continuerete a risalire il fiume sino a quando la troverete.»
«Attraverso la parte centrale della Nigeria, poi verso nord-est fino al tratto dove il fiume separa il Benin e il Niger e quindi nel Mali?»
«Sì, se sarà necessario», disse Sandecker.
«Com’è la situazione politica in questi Paesi?» chiese Pitt.
«Devo ammettere che è leggermente instabile.»
«E, secondo lei, cosa significa leggermente instabile’?» insistette Pitt in tono scettico.
«La Nigeria», spiegò Sandecker. «È la nazione più popolosa dell’Africa, con centoventi milioni di abitanti, ed è in piena sovversione. Il nuovo governo cosiddetto democratico è stato estromesso il mese scorso dai militari: l’ottavo colpo di Stato in vent’anni appena, senza contare quelli che sono falliti. Le zone interne sono dilaniate dalle solite guerre razziali e dal cattivo sangue esistente fra musulmani e cristiani. L’opposizione sta massacrando i dipendenti governativi accusati di corruzione e di malversazione.»
«Dev’essere un posticino divertente», borbottò Giordino. «Non vedo l’ora di sentir l’odore della polvere da sparo.»
Sandecker non gli badò. «La repubblica popolare del Benin è una feroce dittatura. Il presidente Ahmed Tougouri governa con il terrore. Dall’altra parte del fiume, nel Niger, il capo di Stato è sostenuto dalla Libia di Gheddafi, che vuole mettere le mani sulle miniere di uranio del Paese. C’è una situazione di crisi permanente. Ci sono guerriglieri ribelli dappertutto. Vi consiglio di tenervi al centro del fiume, quando passerete in mezzo.»
«E poi c’è il Mali», disse Pitt.
«Il presidente Tahir è un uomo a posto, ma è legato al generale Zateb Kazim, capo di un supremo consiglio militare che sta dissanguando il Paese. Kazim è un gran brutto tipo, oltre a essere un personaggio fuori del comune: virtualmente è un dittatore che agisce dietro la facciata d’un governo onesto.»
Pitt e Giordino si scambiarono sorrisi cinici e scossero la testa.