Выбрать главу

«Okay, sono d’accordo», borbottò Giordino. «Ma rispondi a una domanda. Se la Calliope è tanto appetibile, perché gli scagnozzi del Niger non se ne sono impadroniti mentre facevamo rifornimento a Niamey?»

«Provo a indovinare? Bene, qualcuno ha concluso un accordo.»

«Chi?»

«Non lo so.»

«Perché?»

«Non sono in grado di dirlo.»

«E allora, quando sferreranno il colpo?»

«Ci hanno lasciato proseguire; perciò la risposta deve essere: nel Mali.»

Giordino fissò Pitt. «Quindi non torneremo indietro lungo lo stesso percorso.»

«Quando abbiamo annientato la Marina del Benin abbiamo preso un biglietto di sola andata.»

«Sono fermamente convinto che arrivare a destinazione sia metà del divertimento.»

«Il divertimento è finito, se hai una mentalità tanto morbosa da chiamarlo così.» Pitt scrutò le sponde del fiume. La vegetazione verde aveva lasciato il posto a un paesaggio brullo di cespugli bassi, ghiaia e terra giallastra. «A giudicare dal terreno, forse dovremo scambiare la barca con qualche dromedario, se vogliamo avere qualche speranza di tornare a casa.»

«Oh, Dio!» gemette Giordino. «Immagini me in groppa a uno scherzo della natura? Io sono un uomo ragionevole, convinto che Dio ha creato i cavalli solo perché fanno bella figura nei film western.»

«Sopravvivremo», disse Pitt. «L’ammiraglio smuoverà cielo, terra e inferno per tirarci fuori di qui non appena avremo scoperto da dove arriva la brodaglia velenosa.»

Giordino si voltò a guardare il Niger con aria mesta. «Dunque è questo», mormorò.

«Che cosa?»

«Il fiume leggendario che secondo il proverbio la gente risale per ritrovarsi poi bloccata perché perde il remo.»

Pitt aggricciò le labbra in un sorriso sarcastico. «Se siamo arrivati a questo, allora ammainiamo il tricolore francese e, per Dio, issiamo la nostra bandiera.»

«Abbiamo l’ordine di nascondere la nostra nazionalità», protestò Giordino. «Non possiamo agire alla chetichella sbandierando stelle e strisce.»

«E chi ha parlato di stelle e strisce?»

Giordino lo guardò, frastornato. «D’accordo. Posso chiedere che razza di bandiera intendi battere?»

«Questa.» Pitt frugò in un cassetto del banco e gli buttò un vessillo nero ripiegato. «L’ho presa in prestito a una festa mascherata, un paio di mesi fa.»

Con un’espressione scandalizzata, Giordino guardò il teschio ghignante al centro del drappo rettangolare. «Il Jolly Roger? Hai intenzione di alzare il vessillo pirata?»

«Perché no?» La sorpresa di Pitt sembrava sincera di fronte allo sgomento dell’amico. «Mi sembra giusto fare una buona impressione con la bandiera appropriata.»

14.

«Siamo davvero un bell’assortimento di investigatori internazionali in caccia delle cause di un’epidemia», sospirò Hopper mentre guardava il sole che tramontava sui laghi e gli acquitrini dell’alto corso del Niger. «Abbiamo scoperto soltanto la tipica indifferenza del Terzo Mondo nei confronti degli impianti igienici.»

Eva era seduta su uno sgabello davanti alla stufetta a petrolio che aveva il compito di scacciare il freddo della sera. «Ho controllato quasi tutte le tossine conosciute e non sono riuscita a trovare una sola traccia. Quale che sia la nostra malattia fantasma, è molto sfuggente.»

Accanto a lei era seduto un uomo più anziano, alto e massiccio, con i capelli grigioferro, gli occhi celesti e l’aria saggia e pensosa. Il dottor Warren Grimes, neozelandese, era il più noto epidemiologo del progetto. In quel momento stava contemplando un bicchiere di club soda. «Nemmeno io ho scoperto nulla. Tutte le colture che ho ottenuto entro un raggio di cinquecento chilometri erano libere da microrganismi associabili ai fenomeni patologici.»

«È possibile che abbiamo trascurato qualcosa?» chiese Hopper mentre si lasciava cadere su una sedia pieghevole con i cuscini imbottiti.

Grimes alzò le spalle. «Senza le vittime, non posso fare domande né autopsie e tantomeno procurarmi campioni di tessuti né analizzare i risultati. Ho bisogno di dati di questo tipo per comparare i sintomi ed effettuare uno studio di controllo.»

«Se c’è qualcuno che muore per contaminazione tossica», disse Eva, «non si trova certo da queste parti.»

Hopper distolse lo sguardo dalla luce arancio che svaniva all’orizzonte, prese un pentolino dalla stufa e si versò un po’ di tè. «È possibile che i dati fossero falsi o esagerati?»

«La nostra sede centrale ha ricevuto soltanto segnalazioni molto vaghe», gli rammentò Grimes.

«Non avevamo dati concreti né ubicazioni esatte… A quanto pare abbiamo agito troppo precipitosamente.»

«Secondo me, è un insabbiamento», disse all’improvviso Eva.

Vi fu un attimo di silenzio. Hopper la fissò, poi guardò Grimes.

«Se lo è, bisogna ammettere che è molto efficace», mormorò il neozelandese.

«Non me la sento di escluderlo a priori», disse Hopper, incuriosito. «Anche i team che operano nel Niger, nel Ciad e nel Sudan riferiscono di non aver trovato nulla.»

«E tutto questo indica che la contaminazione è nel Mali, non nelle altre nazioni.»

«Si possono seppellire le vittime», osservò Grimes. «Ma non si possono nascondere le tracce della contaminazione. Se fosse qui, l’avremmo trovata. La mia opinione personale è che stiamo andando a caccia di un asino che vola.»

Eva lo guardò con fermezza. I suoi occhi azzurri sembravano più grandi nel riflesso della fiamma della stufetta da campo. «Se nascondono le vittime possono anche manomettere e alterare i rapporti.»

«Ah!» Hopper annuì. «Eva non ha torto. Non mi fido di Kazim e del suo branco di serpenti. Non mi hanno ispirato fiducia fin dal primo momento. E se alterassero i rapporti per buttarci fuori del campo di gioco? E se la contaminazione non fosse dove ci hanno fatto credere?»

«È una possibilità che vale la pena di approfondire», ammise Grimes. «Abbiamo concentrato l’attenzione sulle regioni più umide e popolose del Paese perché sarebbe logico che proprio lì ci fosse la massima incidenza dell’epidemia.»

«E da qui dove dovremmo andare?» chiese Eva.

«Dobbiamo tornare a Timbuctu», rispose Hopper con fermezza. «Avete notato l’espressione della gente che abbiamo interrogato prima di dirigerci verso sud? Erano tutti nervosi e preoccupati. Ce l’avevano scritto in faccia. È possibile che li avessero spaventati per costringerli a tacere.»

«Soprattutto i tuareg venuti dal deserto», disse Grimes.

«E in particolare le donne e i bambini», soggiunse Eva. «Hanno rifiutato di farsi visitare.»

Hopper scosse la testa. «È colpa mia. Sono stato io a decidere di voltare le spalle al deserto. È stato un errore. Adesso me ne rendo conto.»

«Sei uno scienziato, non uno psicologo», lo consolò Grimes.

«Sì», ammise Hopper. «Sono uno scienziato. Ma non sopporto che mi si prenda in giro.»

«L’indizio che è sfuggito a tutti noi», intervenne Eva, «è stato l’atteggiamento disponibile del capitano Batutta.»

Grimes la fissò. «È vero. Hai fatto di nuovo centro, ragazza mia. Adesso che mi ci fai pensare… Batutta è stato addirittura servile nei nostri confronti.»

«È vero.» Hopper annuì. «Si è fatto in quattro per spianarci la strada quando sapeva benissimo che eravamo a centinaia di chilometri dalla vera pista.»

Grimes finì di bere il club soda. «Sarà interessante vedere la sua faccia quando gli dirai che torniamo nel deserto e ripartiamo dal principio.»