«Purtroppo ci sono complicazioni», lo avvertì Pitt. «La cannoniera non è l’unico segugio sulle nostre tracce.»
«Perché, c’è qualche altro amico?»
«I militari maliani hanno tirato fuori lo stuoino metallico di benvenuto.» Pitt si girò a guardare il cielo azzurro sgombro di nubi. «C’è una squadriglia di caccia a reazione del Mali che vola in cerchio a est.»
Giordino li avvistò subito. Il sole brillava sugli abitacoli. «Sono Mirage francesi del nuovo modello modificato, mi pare. Sei… no, sette… a meno di sei chilometri.»
Pitt si girò di nuovo e indicò verso ovest, al di là del fiume. «E poi c’è quella nube di polvere oltre le colline che fiancheggiano la riva. È un convoglio di mezzi blindati.»
«Quanti sono?» chiese Giordino mentre faceva mentalmente l’inventario dei missili che gli restavano.
«Ne ho contati quattro quando hanno attraversato un punto di terreno scoperto.»
«Niente carri armati?»
«Andiamo a trenta nodi. Nessun carro armato potrebbe starci dietro.»
«Questa volta non avremo il vantaggio della sorpresa», commentò Giordino. «La notizia del nostro scherzetto ci ha preceduti.»
«È una deduzione logica, a giudicare dalla loro riluttanza a portarsi a tiro.»
«Mi sto chiedendo quando il vecchio… come si chiama?»
«Zateb Kazim?»
«Quello che è.» Giordino alzò le spalle. «Quando suonerà la carica?»
«Se è più sveglio di quell’ammiraglio da fumetti della Marina del Benin e se vuole confiscare la Calliope per suo uso personale, non deve far altro che aspettare. Prima o poi il fiume finirà.»
«E anche il carburante.»
«Appunto.»
Pitt tacque e scrutò il Niger che, ampio e pigro, si snodava sulla pianura sabbiosa. Il sole dorato scendeva verso l’orizzonte e le cicogne blu e bianche volavano nell’aria calda del pomeriggio o passeggiavano nell’acqua bassa sulle zampe lunghe ed esili. Un branco di persici del Nilo schizzò nell’aria, con un brillio degno d’un fuoco d’artificio in miniatura mentre la Calliope l’inseguiva sull’acqua tranquilla. Un pinnace scendeva lentamente verso valle, con lo scafo dipinto di nero ma ornato da fregi a colori vivaci a poppa e a prua, e la vela appena tesa dal vento leggero. Alcuni membri dell’equipaggio dormivano sui sacchi di riso ammucchiati sotto un tendone logoro, mentre altri spingevano le pertiche sul fondo per aumentare la velocità. Era una scena tranquilla e pittoresca, e per Pitt era difficile credere che la morte e la distruzione seguissero la loro rotta lungo il fiume.
Giordino interruppe i suoi pensieri. «Quella donna che hai conosciuto in Egitto… non avevi detto che partiva per il Mali?»
Pitt annuì. «È una biologa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il suo team doveva venire nel Mali per indagare su una strana epidemia scoppiata fra gli abitanti del deserto.»
«Peccato che tu non possa darle un appuntamento», disse Giordino con un sorriso. «Potresti sedere sotto la luna del deserto cingendole le spalle con un braccio, bisbigliarle all’orecchio le tue imprese e setacciare la sabbia.»
«Se questa è la tua idea delle avventure amorose, non mi meraviglia che non combini mai niente.»
«E come puoi fare, se no, a ingraziarti una geologa?»
«Ho detto biologa», lo corresse Pitt.
Giordino diventò serio di colpo. «Non hai pensato che lei e i suoi colleghi potrebbero dare la caccia alla tossina che stiamo cercando anche noi?»
«Sì, ci ho pensato.»
In quel momento Rudy Gunn salì dal laboratorio, con un gran sorriso sulle labbra. «Fatto», annunciò in tono trionfante.
Giordino lo guardò senza capire.
«Fatto che cosa?»
Gunn non rispose. Continuò a sorridere.
Pitt intuì il motivo di quella soddisfazione. «L’hai trovato?»
«La schifezza che provoca le maree rosse?» borbottò Giordino.
Gunn annuì. «Ho avuto un colpo di fortuna.»
Pitt gli strinse calorosamente la mano. «Le mie congratulazioni, Rudi.»
«Stavo per rinunciare», spiegò Gunn. «Ma poi la mia negligenza ha aperto la porta alla rivelazione. Avevo passato al gascromatografo centinaia di campioni d’acqua, e non avevo controllato il funzionamento con la frequenza dovuta. Quando finalmente ho dato un’occhiata ai risultati, ho trovato uno stratc di cobalto all’interno della colonna dello strumento. Mi è sembrato incredibile che un metallo venisse estratto assieme agli inquinanti organici sintetici e arrivasse nel gascromatografo. Dopo ore e ore di esperimenti, modifiche e analisi, ho identificato un composto organometallico, una combinazione di un aminoacido sintetico alterato e di cobalto.»
«Non ci capisco un’acca», commentò Giordino scrollando le spalle. «Cos’è un aminoacido?»
«La sostanza che forma le proteine.»
«E come arriva nel fiume?» chiese Pitt.
«Questo non lo so», rispose Gunn. «Secondo me l’aminoacido sintetico proviene da un laboratorio biotecnologico d’ingegneria genetica, i cui rifiuti vengono scaricati assieme a quelli chimici e nucleari nell’area della fonte della contaminazione. Mi sembra poco probabile che si mescoli naturalmente formando l’inquinante che causa le maree rosse dopo aver raggiunto il mare. Si forma in una stessa località.»
«Potrebbe essere una discarica di scorie nucleari?»
Gunn annuì. «Ho osservato livelli piuttosto alti di radiazione nell’acqua. È solo una parte dell’inquinamento complessivo e non ha relazioni con le caratteristiche nella nostra sostanza contaminante, ma esiste un nesso evidente.»
Pitt non rispose. Guardò di nuovo sullo schermo radar l’immagine della cannoniera che li seguiva tenendosi fuori vista. Se mai, era ancora più distanziata. Si voltò a scrutare il cielo in cerca dei caccia a reazione. Continuavano a volare pigramente e a risparmiare il carburante mentre sorvegliavano da lontano la Calliope. Il fiume era largo alcuni chilometri, in quel tratto, e le autoblinde non si vedevano.
«Il nostro lavoro è compiuto a metà», disse. «Ora dobbiamo scoprire il punto in cui la tossina entra nel Niger. Sembra che i maliani non abbiano fretta di attaccarci; quindi continueremo l’esplorazione verso monte e cercheremo di concludere la missione prima che ci sbattano la porta in faccia.»
«Il nostro sistema per la trasmissione dei dati è kaputt», disse Giordino. «Come faremo a comunicare i risultati a Chapman e Sandecker?»
«Qualcosa mi verrà in mente.»
Gunn non manifestò la minima perplessità. Annuì in silenzio e ridiscese in laboratorio.
Pitt affidò il timone a Giordino e si sdraiò su una stuoia sotto il tendone per rifarsi del sonno perduto.
Quando si svegliò, la grande sfera color arancio del sole era calata per un terzo dietro l’orizzonte, ma l’aria era più calda. Un rapido controllo al radar gli mostrò che la cannoniera continuava a seguirli. I caccia a reazione tornavano alla base per fare rifornimento di carburante. Stanno diventando spavaldi, pensò Pitt. I maliani dovevano essere convinti di avere ormai la selvaggina nel carniere. Altrimenti, perché i caccia si sarebbero allontanati senza che altri fossero venuti a dargli il cambio? Quando Pitt si alzò e si stirò, Giordino gli porse una tazza di caffè.
«Ecco, questo servirà a svegliarti. Buon caffè egiziano con abbondanza di fondi.»
«Per quanto sono rimasto nel mondo dei sogni?»
«Poco più di due ore.»
«Abbiamo superato Gao?»
«Sì, una cinquantina di chilometri fa. Ti sei perso lo spettacolo d’una villa galleggiante con una nidiata di bellezze in bikini che mi gettavano baci.»
«Vuoi prendermi in giro?»
Giordino alzò tre dita. «Lo giuro sul mio onore di boy scout. Era l’houseboat più lussuosa che abbia mai visto.»