Non ci fu il tempo di evitare l’attacco iniziale, ma solo quello di reagire. Pitt, colto alla sprovvista, si chinò istintivamente e con lo stesso movimento girò di scatto la ruota per sfuggire al fuoco micidiale. La Calliope obbedì e per qualche momento si mise fuori portata, sino a quando gli artiglieri corressero il tiro e la centrarono di nuovo: i lampi abbaglianti saettarono attraverso il fiume e la ritrovarono, crivellando lo scafo d’acciaio e la sovrastruttura in fibra di vetro. I tonfi degli impatti avevano il suono dei pneumatici di una macchina in corsa che sobbalzano sulla linea centrale dei catarifrangenti di una autostrada.
Fumo e fiamme eruttarono dagli squarci che si erano aperti nel castello di prua, dove i proiettili traccianti avevano incendiato i rotoli di corda. Il quadro degli strumenti esplose intorno a Pitt. Miracolosamente non fu colpito dal proiettile, ma sentì qualcosa di liquido che gli scorreva sulla guancia. Era stato uno stupido, si disse, a credere che maliani non avrebbero distrutto la Calliope. Era pentito di aver detto a Giordino di togliere i missili dai lanciamissili e di fissarli intorno ai serbatoi del carburante. Sarebbe bastato che un proiettile penetrasse nella sala macchine perché finissero tutti in pasto ai pesci, ridotti a brandelli irriconoscibili.
Ormai era così vicino alla cannoniera che avrebbe potuto leggere il quadrante del suo vecchio orologio subacqueo Doxa alla luce dei lampi degli spari.
Girò furiosamente la ruota e fece deviare lo yacht intorno alla prua della cannoniera quando ormai era distante meno di due metri. Poi passò oltre, e la valanga d’acqua causata dal movimento dello yacht fece ondeggiare la nave nemica e alterò la mira degli artiglieri. I proiettili si persero sibilando nella notte.
E all’improvviso il rombo ossessivo della mitragliera cessò. Pitt non stette a chiedersi la ragione di quella tregua. Mantenne una rotta zigzagante fino a lasciarsi indietro il nemico; solo quando fu certo di essere fuori tiro e il radar, che funzionava ancora, mostrò che nessun aereo stava per attaccarlo, si rilassò e trasse un respiro di sollievo.
Giordino apparve al suo fianco con un’espressione preoccupata. «Tutto bene?»
«Sono furioso perché ho fatto la figura del fesso. E tu e Rudi?»
«Qualche livido perché siamo stati sbatacchiati di qua e di là dal tuo modo schifoso di pilotare. Rudi si è buscato un bernoccolo in testa quando è finito lungo disteso durante una sterzata, ma ha continuato a lottare contro l’incendio a prua.»
«È un tipo duro.»
Giordino alzò la torcia elettrica e la puntò contro il viso di Pitt. «Sai, hai un pezzo di vetro che spunta da quel brutto muso.»
Pitt staccò la mano dalla ruota del timone e toccò cautamente un frammento del vetro di un contatore che gli si era piantato nella guancia. «Tu lo vedi meglio di me. Toglilo.»
Giordino strinse fra i denti la lampada tascabile, puntò il fascio di luce sulla ferita e afferrò la scheggia di vetro fra pollice e indice. L’estrasse con un movimento secco. «È più grossa di quel che pensavo», commentò con noncuranza. Gettò il vetro in acqua e prese la cassetta del pronto soccorso da un armadietto. Dopo aver applicato tre punti di sutura e una benda mentre Pitt continuava a tener d’occhio gli strumenti e il fiume, Giordino si scostò per ammirare il risultato della sua opera. «Ecco fatto. Un’altra brillante operazione nell’interminabile saga del dottor Albert Giordino, chirurgo del deserto.»
«Qual è la tua prossima grande impresa nel campo della medicina?» chiese Pitt mentre avvistava la fioca luce gialla di una lanterna e faceva deviare la Calliope in un ampio arco per evitare un pinnace che navigava nel buio.
«La presentazione del conto, naturalmente.»
«Ti spedirò un assegno.»
Gunn salì dalla sottocoperta. Si premeva un cubetto di ghiaccio contro un bernoccolo all’occipite. «L’ammiraglio morirà di dolore quando saprà cosa abbiamo fatto alla sua barca.»
«Io sono convinto che non sperasse certo di rivederla», commentò Giordino.
«L’incendio è spento?» chiese Pitt a Gunn.
«Sta ancora fumando, ma darò un’altra ripassata con l’estintore dopo aver respirato abbastanza per liberarmi i polmoni dal fumo.»
«C’è qualche falla?»
Gunn scosse la testa. «Quasi tutti i colpi ci hanno beccati nelle sovrastrutture. Nessuno è arrivato sotto la linea di galleggiamento. La sentina è asciutta.»
«Gli aerei sono ancora nei dintorni? Il radar ne mostra uno solo.»
Giordino alzò gli occhi al cielo. «È quello grosso, e continua a tenerci d’occhio», confermò. «È troppo buio per scorgere i caccia, e non li sento. Ma sento nelle ossa che non hanno smesso di ronzarci intorno.»
«Siamo molto lontani da Gao?» chiese Gunn.
«Settanta od ottanta chilometri», calcolò Pitt. «Anche a questa velocità non vedremo le luci della città almeno per un’altra ora o più.»
«Purché quei signori lassù ci lascino in pace», disse Giordino, alzando la voce di due ottave per farsi sentire nonostante il vento e il rombo delle macchine.
Gunn indicò la radio portatile che stava su un ripiano. «Potrebbe essere utile farci vivi.»
Pitt sorrise nell’oscurità. «Sì, credo che sia ora di fare qualche chiamata.»
«Perché no?» Giordino decise di stare al gioco. «Sono curioso di sentire cos’hanno da dirci.»
«Parlare con loro potrebbe servire a guadagnare il tempo necessario per raggiungere Gao», opinò Gunn. «Abbiamo ancora parecchia strada da fare.»
Pitt lasciò il timone a Giordino, alzò il volume dell’altoparlante perché tutti potessero sentire, e parlò nel microfono. «Buonasera», esordì gentilmente. «In che cosa posso esservi utile?»
Vi fu un breve silenzio. Poi una voce rispose in francese.
«Non mi piace», mormorò Giordino.
Pitt alzò lo sguardo verso l’aereo e disse: «Non parley vous français».
Gunn aggrottò la fronte. «Sai che cos’hai detto, più o meno?»
Pitt si voltò a guardarlo con aria innocente. «L’ho avvertito che non parlo francese.»
«Vous significa voi», spiegò Gunn. «Gli hai appena detto che lui non sa parlare il francese.»
«Comunque, capirà.»
La voce tornò a crepitare attraverso l’altoparlante. «Capisco l’inglese.»
«Molto bene», rispose Pitt. «Prosegua.»
«Si identifichi.»
«Prima lo faccia lei.»
«D’accordo. Sono il generale Zateb Kazim, capo del supremo consiglio militare del Mali.»
Pitt si voltò a guardare Giordino e Gunn. «È l’alto papavero in persona.»
«Ho sempre sognato di venire riconosciuto da una celebrità», disse Giordino in tono sarcastico. «Ma non immaginavo che sarebbe successo in mezzo al deserto.»
«Si identifichi», ripeté Kazim. «È il comandante di un vascello americano?»
«Edward Teach, capitano della Queen Anne’s Revenge.»
«Ho studiato all’università di Princeton», ribatté Kazim in tono asciutto. «E so benissimo chi era il pirata Barbanera. La smetta di fare lo spiritoso e consegni la nave.»
«E se avessi altri progetti?»