«Lei e i suoi saranno annientati dai cacciabombardieri dell’Aeronautica del Mali.»
«Se non sparano meglio delle vostre cannoniere», commentò Pitt, «non abbiamo nessun motivo di preoccuparci.»
«Non mi prenda in giro», ribatté Kazim, inviperito. «Chi siete e che cosa fate nel mio Paese?»
«Si potrebbe dire che siamo venuti a pescare.»
«Si fermi e consegni immediatamente lo yacht!» sibilò irritato Kazim.
«No, non credo che lo farò», rispose sfrontatamente Pitt.
«Se non lo farà, lei e i suoi moriranno di sicuro.»
«E lei perderà una barca che non ha eguali al mondo. Unica nel suo genere. Immagino che ormai si sarà fatto un’idea di quel che può fare.»
Vi fu un lungo silenzio. Pitt comprese di aver colpito nel segno.
«Ho letto i rapporti sulla vostra piccola discussione con il mio compianto amico, l’ammiraglio Matabu, e conosco la potenza di fuoco del suo yacht.»
«Allora sa che avremmo potuto spedire in fondo al fiume la sua cannoniera.»
«Mi rincresce che vi abbiano sparato: avevo dato ordini alquanto diversi.»
«E siamo anche in grado di impallinare il suo aereo», bluffò Pitt.
Kazim non era uno stupido, e aveva già preso in considerazione quella possibilità. «Allora io morirei e lei morirebbe. Che cosa ci sarebbe da guadagnare?»
«Mi lasci un po’ di tempo per pensarci; diciamo fino a quando arriveremo a Gao.»
«Io sono generoso», disse Kazim con una pazienza per lui inconsueta. «Ma a Gao interromperà la corsa e affiancherà lo yacht al molo del traghetto. Se si ostinerà in questo sciocco tentativo di fuga, i miei aerei vi spediranno tutti nell’inferno degli infedeli.»
«Ho capito, generale. Ha chiarito benissimo le possibilità di scelta.» Pitt spense la ricetrasmittente con un sorriso che andava da un orecchio all’altro. «Sono sempre felice quando posso concludere un accordo conveniente.»
Le luci di Gao spuntarono nell’oscurità a meno di cinque chilometri di distanza. Pitt sostituì Giordino al timone e fece un cenno a Gunn. «Preparati a tuffarti, Rudi.»
Gunn scrutò con aria esitante l’acqua bianca che vorticava a poco meno di settantacinque nodi. «Non posso, a questa velocità.»
«Non preoccuparti», lo tranquillizzò Pitt. «La ridurrò bruscamente a dieci nodi e tu ti calerai in acqua sul lato opposto all’aereo. Appena ti sarai allontanato, tornerò ad accelerare.» Poi si rivolse a Giordino. «Parla con Kazim. Tienilo occupato.»
Giordino prese la radio e parlò a voce bassa. «Può ripetere le sue condizioni, generale?»
«Interrompete questo insensato tentativo di fuga, consegnate lo yacht a Gao e resterete vivi. Le condizioni sono queste.»
Mentre Kazim parlava, Pitt accostò un po’ di più la Calliope alla riva dove sorgeva la città. La tensione e l’ansia crebbero. Secondo Pitt, Gunn doveva tuffarsi prima che le luci di Gao rivelassero la sua presenza nell’acqua nera. E aveva motivi validi per stare in ansia. Lo scopo del gioco consisteva nell’evitare che i maliani si insospettissero per la sua manovra. L’ecoscandaglio rivelava che il fondo saliva rapidamente. Tirò indietro le leve, e la prua della Calliope si abbassò nell’acqua. La velocità si ridusse così all’improvviso da scagliarlo contro il banco.
«Vai!» gridò a Gunn. «Vai e buona fortuna.»
Senza una parola di commiato, lo scienziato della NUMA strinse energicamente le cinghie dello zaino, scavalcò il parapetto e sparì. Quasi nello stesso istante, Pitt spinse di nuovo le leve al massimo.
Giordino stava guardando da poppa, ma Gunn era invisibile nel fiume nero. Quando fu certo che stava attraversando a nuoto i cinquanta metri che separavano lo yacht dalla riva, si girò e continuò con calma il dialogo con il generale Kazim.
«Se ci promette che potremo lasciare indisturbati il Paese, la barca è sua… o almeno, quello che ne resta dopo che la sua cannoniera l’ha rovinata.»
Kazim non sembrava insospettito dal breve rallentamento della Calliope. «Accetto», mormorò. La sua risposta non ingannò nessuno.
«Non vogliamo morire sotto una grandinata di raffiche in un fiume inquinato.»
«È una scelta molto saggia», rispose Kazim. Le parole erano formali e garbate, ma il tono tradiva l’ostilità e il trionfo. «Non potete fare altro, per la verità.»
Pitt provò la deprimente sensazione di aver esagerato. Non dubitava, come non dubitava Giordino, che Kazim intendesse ucciderli e gettare i loro cadaveri agli avvoltoi. Avevano un’unica possibilità per distogliere da Gunn l’attenzione dei maliani, un’unica possibilità di restare vivi… ma le probabilità erano così basse che nessuno scommettitore degno di rispetto sarebbe stato disposto a puntare su di loro.
Il suo piano, se era possibile chiamarlo così, avrebbe fatto guadagnare qualche ora, nulla di più. Incominciò a imprecare tra sé: era stato pazzo a pensare di potersela cavare.
Ma dopo un momento apparve nella notte la salvezza, inattesa e imprevedibile.
20.
Giordino batté la mano sulla spalla di Pitt e indicò verso valle. «Quelle luci di prua, a babordo… è l’houseboat di gran lusso che ti ho descritto. L’abbiamo incrociata all’andata. Sembra uno yacht per miliardari, con tanto di elicottero e una quantità di belle donne.»
«Credi che possa avere un sistema di comunicazioni via satellite che ci permetterebbe di contattare Washington?»
«Non mi sorprenderei affatto se avesse il telex.»
Pitt si voltò e sorrise. «Dato che non abbiamo impegni urgenti, perché non gli facciamo una visitina?»
Giordino rise e gli diede una pacca sulla schiena. «Regolo il detonatore.»
«Trenta secondi dovrebbero bastare.»
«D’accordo.»
Giordino gli restituì la radio e scese in fretta la scala a pioli che portava in sala macchine. Ricomparve quasi immediatamente, e trovò Pitt che programmava la rotta sul computer e inseriva il pilota automatico. Per fortuna il fiume era ampio e diritto, e avrebbe permesso alla Calliope di proseguire da sola per una distanza considerevole dopo che l’avessero abbandonata.
Pitt fece un cenno a Giordino. «Pronto?»
«Basta la parola.»
«A proposito di parole.» Pitt si accostò alle labbra la radio portatile. «Generale Kazim?»
«Sì?»
«Ho cambiato idea. Non avrà la barca. Buona giornata.»
Giordino sogghignò. «Mi piace il tuo stile.»
Pitt gettò in acqua la radio con un movimento noncurante e si tenne pronto fino a quando la Calliope giunse all’altezza dell’houseboat. Poi tirò all’indietro le leve.
Appena la velocità si ridusse a venti nodi, gridò: «Via!»
Giordino non ebbe bisogno di sollecitazioni. Attraversò correndo il ponte di poppa e si tuffò. Piombò in acqua al centro della scia e lo spruzzo si perse nel turbinio della spuma. Pitt indugiò solo il tempo necessario per bloccare le leve prima di lanciarsi dalla fiancata raggomitolandosi come una palla. L’impatto quasi gli mozzò il respiro. Per fortuna l’acqua era tiepida e l’avvolse come una coltre soffice. Comunque evitò d’inghiottirla. Era già in una situazione abbastanza preoccupante, anche senza il rischio di ammalarsi inguaribilmente.
Si girò sul dorso in tempo per vedere la Calliope che filava nell’oscurità rombando come un treno espresso: era uno yacht abbandonato che aveva pochi minuti da vivere. Rimase a galleggiare, immobile, in attesa che i missili e i serbatoi del carburante esplodessero. Non aspettò a lungo. Anche a una distanza superiore al chilometro, la deflagrazione fu assordante, e l’onda d’urto che si propagò attraverso l’acqua lo investì come un colpo sferrato da un maglio invisibile. Le fiamme eruppero nella tenebra in un’enorme sfera color arancio, mentre la fedele Calliope volava in mille frammenti. Dopo mezzo minuto le fiamme erano inghiottite dalla notte e non rimase la minima traccia dello splendido yacht.