«Dev’essere il proprietario di questa reggia galleggiante», commentò Giordino.
Pitt non rispose. Aprì la porta. Qualunque dirigente delle maggiori aziende del mondo occidentale sarebbe diventato verde per l’invidia nel vedere l’ufficio a bordo dell’houseboat ancorata in mezzo al deserto. Il pezzo centrale era un antico tavolo spagnolo con dieci sedie imbottite e rivestite di stoffe di lana create dai maestri della riserva navajo. Per quanto fosse incredibile, l’arredamento e gli oggetti appesi alle pareti e in mostra sui piedistalli erano tipici del Sud-ovest americano. Le sculture degli hopi kachina, realizzate con le enormi radici dei pioppi neri americani, spiccavano nelle grandi nicchie inserite nelle paratie. Il soffitto era coperto da latillas, i rametti posati sulle vigas, i pali che servivano da supporto al tetto; le finestre erano protette da imposte di salici intrecciati. Per un momento, Pitt dimenticò d’essere a bordo di un battello.
C’erano collezioni di splendido vasellame cerimoniale e di cesti sistemate sui lunghi ripiani dietro la gigantesca scrivania di legno pregiato. Un completo sistema di comunicazioni era montato in un trastero ottocentesco.
Non c’era nessuno, e Pitt non perse tempo. Raggiunse in fretta la console del telefono, sedette e studiò il complesso di tasti e manopole per qualche istante. Poi cominciò a comporre il numero privato di Sandecker e si appoggiò alla spalliera. L’altoparlante della console emetteva una serie di clic e di clac. Poi vennero dieci secondi di silenzio assoluto e finalmente il trillo caratteristico di un telefono americano.
Dopo dieci squilli, non ci fu risposta. «In nome di Dio, perché non si fa vivo?» esclamò esasperato Pitt.
«Washington è cinque ore più indietro del Mali. Là è mezzanotte, e probabilmente lui è a letto.»
Pitt scosse la testa. «Chi, Sandecker? Non dorme mai durante una crisi.»
«Sarà meglio che si sbrighi a rispondere», mormorò Giordino. «La muta dei cacciatori sta seguendo nel corridoio le nostre impronte bagnate.»
«Tienili a bada», disse Pitt.
«E se sono armati?»
«Puoi preoccupartene quando verrà il momento.»
Giordino girò gli occhi sulle opere dell’artigianato indiano. «Tienili a bada, dice lui», borbottò. «Mi sembra di essere Custer che se la spassa nel Montana.»
Finalmente una voce femminile risuonò attraverso l’altoparlante. «Qui ufficio dell’ammiraglio Sandecker.»
Pitt afferrò il ricevitore. «Julie?»
La segretaria privata di Sandecker, Julie Wolff, trattenne il respiro. «Oh, signor Pitt, è lei?»
«Sì. Non pensavo che fosse in ufficio a quest’ora di notte.»
«Nessuno ha più dormito dopo che le comunicazioni con voi si sono interrotte. Grazie a Dio, è vivo. Alla NUMA sono tutti tremendamente preoccupati. E il signor Gunn e il signor Giordino?»
«Stanno bene. C’è l’ammiraglio?»
«È in conferenza con un team tattico dell’ONU per decidere sul modo di portarvi via dal Mali. Lo chiamo subito.»
Dopo meno di un minuto risuonò la voce di Sandecker, mentre qualcuno bussava con violenza alla porta. «Dirk?»
«Non ho tempo per un rapporto dettagliato, ammiraglio. Metta in funzione il registratore.»
«È in funzione.»
«Rudi ha isolato il fattore chimico. Ha con sé i dati ed è diretto all’aeroporto di Gao, dove spera di nascondersi su un volo in partenza per l’estero. Abbiamo localizzato il punto in cui la sostanza entra nel Niger. La posizione esatta figura nei dati di Rudi. Il problema è che la sorgente si trova nel deserto, in un posto sconosciuto a nord. Al e io siamo rimasti per tentare di scoprirlo. A proposito, abbiamo distrutto la Calliope.»
«Gli indigeni stanno perdendo la pazienza», gridò Giordino, che premeva con tutte le sue forze contro la porta mentre qualcuno la prendeva a calci dall’altra parte.
«Dove siete?» chiese Sandecker.
«Ha mai sentito parlare di un riccone, un certo Massarde?»
«Yves Massarde, il magnate francese. Sì, l’ho sentito nominare.»
Prima che Pitt potesse rispondere, la porta esplose intorno a Giordino e sei robusti marinai lo assalirono come gli attaccanti d’una squadra di rugby. Giordino stese i primi tre, poi fu sepolto sotto un mucchio di aggressori.
«Siamo ospiti non invitati a bordo dell’houseboat di Massarde», spiegò precipitosamente Pitt. «Mi scusi, ammiraglio, ora devo andare.» Posò con calma il ricevitore, si girò sulla poltroncina e guardò l’uomo che era entrato in quel momento nell’ufficio.
Yves Massarde era vestito con perfetta eleganza: portava uno smoking bianco con una rosa gialla all’occhiello. Teneva una mano in tasca, con il gomito piegato verso l’esterno, impassibile, girò intorno agli uomini pesti e sanguinanti che cercavano di bloccare Giordino. Poi si soffermò a guardare la scena attraverso il fumo azzurrognolo di una Gauloise Bleu che gli pendeva da un angolo della bocca. Vide un individuo dagli occhi gelidi seduto alla sua scrivania, con le braccia conserte in un atteggiamento indifferente e un sorriso interessato e divertito. Massarde sapeva giudicare gli uomini, e intuì subito che quello che gli stava di fronte era astuto e pericoloso.
«Buonasera», disse educatamente Pitt.
«Americano o inglese?» chiese Massarde.
«Americano.»
«Cosa fa a bordo della mia barca?»
Le labbra di Pitt s’incurvarono in un sorriso ironico. «Dovevo assolutamente usare il suo telefono. Spero che il mio amico e io non l’abbiamo mandata in rovina; sarò ben felice di rimborsarle la telefonata e i danni alla porta.»
«Avreste potuto chiedere di salire a bordo e di usare il telefono, come fanno i gentiluomini.» Il tono di Massarde indicava chiaramente che li giudicava alla stregua di due cowboy primitivi.
«Visto il modo in cui siamo conciati, lei avrebbe invitato nel suo ufficio privato due sconosciuti apparsi all’improvviso nella notte?»
Massarde rifletté, poi sorrise pensosamente. «No, non credo. Ha ragione.»
Pitt prese una penna da un calamaio antico e scribacchiò su un blocco, poi strappò il foglio, girò intorno alla scrivania e lo porse a Massarde. «Può mandare il conto a questo indirizzo. È stato un piacere parlare con lei, ma ora dobbiamo andare.»
Massarde tolse la mano dalla tasca della giacca, e puntò contro Pitt una piccola pistola automatica, mirando alla fronte. «Devo insistere perché rimanga e approfitti della mia ospitalità fino a quando non la consegnerò alle forze della sicurezza del Mali.»
Gli uomini dell’equipaggio rimisero bruscamente in piedi Giordino, che aveva già un occhio gonfio e un filo di sangue che gli colava da una narice. «Ha intenzione di metterci ai ferri?» chiese a Massarde.
Il francese squadrò Giordino come se fosse un orso dello zoo. «Sì, credo che sia necessario.»
Giordino si voltò verso Pitt. «Visto?» borbottò. «Te l’avevo detto.»
21.
Sandecker tornò nella sala per le conferenze della NUMA e sedette con un’aria ottimista che non aveva dieci minuti prima. «Sono vivi», annunciò laconicamente.
C’erano due uomini seduti al tavolo coperto da una grande carta del Sahara occidentale e dai rapporti dei servizi segreti sulle forze militari e poliziesche del Mali. Entrambi fissarono Sandecker e annuirono.
«Allora proseguiremo l’operazione di recupero secondo i piani», disse il più anziano dei due, che aveva i capelli grigi pettinati all’indietro. Due occhi duri e lucenti come topazi azzurri brillavano nella faccia rotonda.