Il generale Hugo Bock era un uomo lungimirante, un esperto ideatore di piani. Possedeva una straordinaria quantità di doti, ed era un killer nato. Era il comandante di un organo di sicurezza poco noto chiamato UNICRATT, una sigla che indicava il team tattico di reazione alle crisi dell’ONU. Il team era composto da combattenti perfettamente addestrati ed efficientissimi, che appartenevano a nove Paesi e compivano missioni clandestine per conto delle Nazioni Unite… Missioni che non venivano mai pubblicizzate. Bock aveva fatto una carriera di tutto rispetto nell’esercito tedesco e si era spostato di continuo per fungere da consigliere dei Paesi del Terzo Mondo i cui governi richiedevano la sua collaborazione durante le guerre rivoluzionarie o i conflitti per le dispute di confine.
Il suo vice era il colonnello Marcel Levant, un pluridecorato veterano della Legione Straniera francese, con l’aria di un vero nobile. Diplomato a Saint-Cyr, il più illustre collegio militare della Francia, aveva prestato servizio in tutto il mondo ed era stato uno degli eroi della breve guerra contro l’Iraq del 1991. Aveva un volto intelligente e quasi bello. Sebbene avesse già trentasei anni, la figura snella, i lunghi capelli bruni, i baffi vistosi ma ben curati e i grandi occhi grigi gli davano l’aspetto di uno studente reduce dalla cerimonia per la consegna delle lauree.
«Conosce la loro posizione?» chiese Levant a Sandecker.
«Sì», rispose l’ammiraglio. «Uno di loro sta cercando di salire clandestinamente a bordo di un aereo a Gao. Gli altri due si trovano sul fiume Niger, e più esattamente su una houseboat appartenente a Yves Massarde.»
Nel sentire il nome, Levant sgranò gli occhi.
«Ah, sì. Lo Scorpione.»
«Lo conosce?» chiese Bock.
«Soltanto di fama. Yves Massarde è un imprenditore internazionale che ha accumulato un patrimonio valutato sui due miliardi di dollari americani. Lo chiamano Scorpione perché molti dei suoi concorrenti e dei suoi soci in affari sono spariti in modo misterioso, lasciandolo unico proprietario di compagnie solide e molto redditizie. Ha la reputazione di essere spietato, e fra l’altro è motivo d’imbarazzo per il governo francese. I suoi amici non potevano scegliere una compagnia peggiore.»
«Svolge attività criminose?» chiese Sandecker.
«Senza il minimo dubbio, ma non lascia mai tracce che potrebbero farlo condannare da un tribunale. I miei amici dell’Interpol mi hanno detto che sul suo conto esiste un dossier alto un metro.»
«Fra tutta la gente che si può incontrare nel Sahara», mormorò Bock, «come hanno fatto i suoi a imbattersi proprio in quel Massarde?»
Sandecker scrollò stancamente le spalle. «Se conoscesse Dirk Pitt e Al Giordino lo capirebbe.»
«Ma ancora non capisco perché il segretario generale Hala Kamil ha approvato un’operazione per portare clandestinamente fuori del Mali quelli della NUMA», commentò Bock. «Le nostre missioni dell’UNICRATT di solito vengono compiute nella massima segretezza, in occasione di crisi internazionali. Non riesco a capire perché sia tanto importante salvare la vita di tre ricercatori.»
Sandecker lo guardò negli occhi: «Mi creda, generale: non le toccherà mai una missione più importante di questa. I dati scientifici raccolti nell’Africa occidentale da quegli uomini devono arrivare al più presto possibile ai nostri laboratori di Washington. Il nostro governo, per qualche ragione idiota che solo Dio conosce, rifiuta di lasciarsi coinvolgere. Ma, grazie al cielo, Hala Kamil si è resa conto dell’urgenza della situazione e ha approvato la missione».
«Posso chiedere di quali dati si tratta?» chiese Levant a Sandecker.
L’ammiraglio scosse la testa. «Non posso dirglielo.»
«È un segreto che riguarda esclusivamente gli Stati Uniti?»
«No. Riguarda tutti quanti, uomini, donne e bambini che vivono sulla terra.»
Bock e Levant si scambiarono un’occhiata sorpresa.
Dopo un momento il generale tornò a rivolgersi a Sandecker. «Ha detto che i suoi uomini si sono separati. Questo fattore rende molto difficile la riuscita dell’operazione. Sarà un rischio altissimo dividere il nostro contingente e cercare di prendere tre piccioni con una fava.»
«Mi sta dicendo che non ce la farà a portar via dal Mali tutti i miei uomini?» chiese Sandecker in tono incredulo.
«No, affatto», rispose Bock.
«Il generale Bock», spiegò Levant, «sta dicendo che raddoppieremo il rischio tentando due missioni simultaneamente. Il fattore sorpresa si riduce a metà. Per esempio, avremo maggiori possibilità di successo concentrando le nostre forze nell’azione per portar via i due uomini dall’houseboat di Massarde, perché prevediamo che non sarà protetta da una guardia armata di militari. Inoltre, possiamo accertarne l’ubicazione esatta. L’aeroporto è tutta un’altra faccenda. Non abbiamo idea di dove si nasconda il suo uomo…»
«Rudi Gunn», precisò Sandecker. «Si chiama Rudi Gunn.»
«Bene, dove si nasconda Gunn», continuò Levant. «La nostra squadra dovrebbe sprecare tempo prezioso per cercarlo. Inoltre, l’aeroporto viene utilizzato dall’Aeronautica militare maliana, oltre che dalle compagnie commerciali. C’è un servizio di sicurezza militare ventiquattr’ore su ventiquattro. Chiunque tentasse di fuggire dal Paese passando per l’aeroporto di Gao dovrebbe avere una fortuna straordinaria per andarsene tutto intero.»
«Mi chiede di fare una scelta?»
«In considerazione delle difficoltà e degli imprevisti», disse Levant, «dobbiamo stabilire quale delle due missioni ha la precedenza assoluta e quale è secondaria.»
Bock guardò Sandecker. «Sta a lei decidere, ammiraglio.»
Sandecker scrutò la carta del Mali stesa sul tavolo e fissò lo sguardo sulla linea rossa tracciata nel fiume Niger, che segnava il percorso della Calliope. Non aveva dubbi per quanto riguardava la decisione. La cosa più importante era l’analisi chimica. Ricordava le ultime parole di Pitt, quando aveva detto che sarebbe rimasto e avrebbe continuato la ricerca dell’origine del contagio. Prese dall’astuccio di cuoio uno dei sigari confezionati su ordinazione e l’accese. Per un lungo attimo tenne lo sguardo sul segno che indicava Gao, poi lo alzò verso Bock e Levant.
«Il salvataggio di Gunn deve avere la precedenza», disse in tono asciutto.
Bock annuì. «D’accordo.»
«Ma come possiamo avere la certezza che Gunn non sia già riuscito a imbarcarsi su un aereo in partenza dal Paese?»
Levant scrollò le spalle con aria saputa. «I miei collaboratori hanno già controllato gli orari dei voli. Il prossimo volo dell’Air Mali, o per meglio dire di qualunque altra compagnia, in partenza da Gao con destinazione all’estero sarà fra quattro giorni, purché non venga annullato… il che è un avvenimento tutt’altro che raro.»
«Quattro giorni», ripeté Sandecker, allarmato e depresso. «È impossibile che Gunn riesca a rimanere nascosto per quattro giorni. Per ventiquattr’ore, può darsi. Ma poi i servizi di sicurezza maliani lo staneranno sicuramente.»
«A meno che parli l’arabo o il francese e possa spacciarsi per un indigeno», osservò Levant.
«Impossibile», disse Sandecker.
Bock batté l’indice sulla carta geografica del Mali. «Il colonnello Levant e una squadra tattica di quaranta uomini possono atterrare a Gao entro dodici ore.»
«Sì, potremmo, ma non lo faremo», dichiarò Levant. «Se arrivassimo fra dodici ore, secondo il fuso orario maliano, sarebbe pieno pomeriggio.»
«Mi sono sbagliato», si corresse Bock. «Non possiamo far correre rischi al nostro contingente durante le ore di luce.»
«Ma più aspettiamo», ribatté Sandecker in tono acido, «e più è probabile che Gunn venga catturato e ucciso.»
«Le assicuro che i miei uomini e io faremo il possibile per portar via il suo collaboratore», promise Levant in tono solenne. «Ma non al prezzo di rischi gravissimi per altri.»