«Cerchi di non fallire.» Sandecker guardò Levant con fermezza. «Gunn porta con sé informazioni che hanno un’importanza decisiva per la sopravvivenza di tutti noi.»
Bock aveva un’espressione scettica mentre soppesava quelle parole. Poi i suoi occhi si indurirono. «Un avvertimento necessario, ammiraglio. Anche se questa missione è approvata dal segretario generale dell’ONU, se una dozzina dei miei uomini morirà per salvare uno dei suoi, è meglio che mi fornisca spiegazioni convincenti… o, per Dio, qualcuno dovrà vedersela con me.»
Sandecker comprese benissimo l’allusione ma non batté ciglio. Aveva sfruttato un debito di gratitudine di un vecchio amico di un servizio segreto che gli aveva passato copie della documentazione relativa all’UNICRATT. I suoi componenti erano chiamati «unimatti» dalle altre forze speciali: erano uomini duri che vivevano e si battevano con il massimo impegno. Non avevano paura di morire, erano intrepidi in combattimento e del tutto spietati: pochi erano più esperti di loro nell’arte di uccidere. E ognuno fungeva da agente della propria nazione, e inoltrava normalmente informazioni sulle attività clandestine dell’ONU. Sandecker aveva letto il profilo psicologico del generale Bock e sapeva con chi aveva a che fare.
L’ammiraglio si tese e fissò Bock con due occhi che parevano sprizzare scintille come coltelli sulla mola di un arrotino. «Adesso stia bene a sentire, grossa testa di Luger. Non m’interessa quanti uomini perderà per portar via Gunn dal Mali. Basta che lo porti via. Se fallisce la missione, la farò a pezzi.»
Bock non lo prese a pugni. Rimase immobile a fissarlo sotto le folte sopracciglia grigie; l’espressione che aveva negli occhi era quella di un orso grizzly che si mette il tovagliolo prima di divorare un vitello d’allevamento. L’ammiraglio era la metà di Bock, e lo scontro si sarebbe concluso in un batter d’occhio. Poi il tedesco si rilassò con una risata.
«Ora che ci siamo intesi, perché non proseguiamo e non prepariamo un piano a prova di bomba?»
Sandecker sorrise e si rilassò a sua volta. Offrì a Bock uno dei suoi sigari giganteschi. «È un piacere trattare gli affari con lei, generale. Speriamo che la collaborazione si riveli fruttuosa.»
Hala Kamil era sui gradini del Waldorf Astoria Hotel in attesa della sua macchina, dopo aver lasciato una cena ufficiale offerta in suo onore dall’ambasciatore indiano all’ONU. Cadeva una pioggerella leggera e l’asfalto bagnato rispecchiava le luci della città. Quando la lunga Lincoln nera si fermò accanto al marciapiedi, Hala s’infilò sotto l’ombrello sorretto da un portiere, sollevò la lunga gonna a pieghe e prese posto sul sedile posteriore.
A bordo c’era già Ismail Yerli. Le prese la mano e la baciò. «Mi dispiace che dobbiamo incontrarci così», disse in tono di scusa. «Ma è troppo rischioso farci vedere insieme.»
«È passato molto tempo, Ismail», replicò Hala, con un’espressione radiosa negli occhi. «Mi hai evitata.»
Yerli lanciò un’occhiata all’autista per assicurarsi che il vetro divisorio fosse alzato. «Ho pensato che per te sarebbe stato meglio se mi fossi dileguato. Hai fatto troppa strada e hai lavorato troppo per correre il rischio di perdere tutto a causa di uno scandalo.»
«Avremmo potuto comportarci con discrezione», disse Hala a voce bassa.
Yerli scosse la testa. «Gli amori degli uomini potenti vengono generalmente ignorati. Ma una donna nella tua posizione… I mass media e i pettegoli di tutte le nazioni del mondo ti farebbero a pezzi.»
«Ho sempre un grande affetto per te, Ismail.»
Yerli le prese la mano. «Anch’io per te, ma tu sei quanto di meglio poteva capitare all’ONU, e non voglio essere la causa della tua rovina.»
«Perciò te ne sei andato», concluse Hala mentre un’ombra di tristezza le oscurava il volto. «Sei stato molto generoso.»
«Sì», rispose lui senza esitare. «Per evitare titoli di questo genere: ‘Il segretario generale dell’ONU è l’amante di un agente dei servizi segreti francesi che lavora in incognito nell’Organizzazione Mondiale della Sanità’. E i miei superiori della Seconda Divisione dello stato maggiore della Difesa non sarebbero felici se venissi smascherato.»
«Abbiamo tenuto segreta la nostra relazione fino a ora», protestò Hala. «Perché non continuare?»
«Sarebbe impossibile.»
«Tutti sanno che sei di nazionalità turca. Chi potrebbe scoprire che i francesi ti avevano reclutato già quando studiavi all’università di Istanbul?»
«Se qualcuno scava abbastanza a fondo, può scoprire il segreto. La prima regola di un buon agente è agire nell’ombra senza essere né troppo visibile né troppo furtivo. Ho compromesso la mia copertura presso l’ONU quando mi sono innamorato di te. Se i servizi segreti britannici, russi o americani avessero sentore della nostra relazione, non si fermerebbero prima di aver riempito un dossier di dettagli sordidi che poi userebbero per estorcerti favori.»
«Per ora non l’hanno fatto», obiettò Hala in tono speranzoso.
«No, e non lo faranno», rispose Yerli con fermezza. «Perciò non dobbiamo vederci fuori del Palazzo di Vetro.»
Hala girò la testa verso il finestrino striato di pioggia. «Allora perché sei qui?»
Yerli trasse un respiro profondo. «Ho bisogno del tuo aiuto.»
«È una cosa che riguarda l’ONU oppure i tuoi superiori francesi?»
«L’uno e l’altro.»
Hala si oscurò. «Tu ti servi di me, Ismail. Giochi con i miei sentimenti per i tuoi interessi spionistici. Sei un mascalzone senza scrupoli.»
Yerli non disse nulla.
Hala cedette, esattamente come lei aveva temuto. «Che cosa vuoi che faccia?»
«C’è un team di epidemiologi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità», disse lui, assumendo un tono sbrigativo. «Stanno indagando sulle segnalazioni di strani casi di malattia nel deserto del Mali.»
«Ricordo il progetto. Se ne è parlato qualche giorno fa durante il mio briefing quotidiano. La ricerca è diretta dal dottor Frank Hopper.»
«Appunto.»
Hala annuì. «Hopper è uno scienziato noto e stimato. Cosa c’entri con la sua missione?»
«Ho il compito di coordinare il viaggio e di occuparmi della logistica, il rifornimento dei viveri, i mezzi di trasporto, il materiale di laboratorio e cose del genere.»
«Non mi hai ancora detto cosa vuoi da me.»
«Vorrei che richiamassi immediatamente il dottor Hopper e i suoi collaboratori.»
Hala si girò di scatto e lo fissò, sorpresa. «Perché me lo chiedi?»
«Perché stanno correndo un pericolo gravissimo. So da fonte attendibile che stanno per essere assassinati da terroristi dell’Africa occidentale.»
«Non ti credo.»
«Invece è vero», ribatté Yerli. «Metteranno sul loro aereo una bomba regolata per esplodere durante il volo sul deserto.»
«Per che razza di mostri lavori?» scattò Hala, inorridita. «Perché ti rivolgi a me? Perché non hai messo in guardia il dottor Hopper?»
«Ho cercato di avvertirlo, ma ha ignorato tutte le comunicazioni.»
«Non puoi convincere le autorità maliane a riferire la minaccia e a offrire la loro protezione?»
Yerli alzò le spalle. «Il generale Kazim li considera intrusi e se ne infischia della loro sicurezza.»
«Sarei una stupida se non sospettassi che c’è sotto ben altro intrigo che la minaccia di una bomba.»
Yerli la guardò diritto negli occhi. «Fidati di me, Hala. Il mio unico pensiero è salvare il dottor Hopper e i suoi collaboratori.»
Hala desiderava disperatamente credergli ma sentiva, in fondo al cuore, che stava mentendo. «A quanto sembra, in questi giorni tutti stanno cercando le prove di una contaminazione in atto nel Mali. E tutti chiedono con la massima urgenza interventi di salvataggio.»