«Non è un clima salubre per gli stranieri mal disposti a collaborare, ve lo assicuro», disse Massarde.
«Finiscila d’imbrogliarlo», intervenne Pitt rivolgendosi a Giordino. «Digli la verità.»
Giordino si voltò a fissarlo, sbalordito. «Sei diventato matto?»
«Forse tu puoi sopportare la tortura. Io no. Il pensiero della sofferenza mi fa star male. Se non dici al generale Kazim quel che vuole sapere, glielo dico io.»
«Il tuo amico è un uomo di buon senso», osservò Kazim. «Faresti meglio ad ascoltarlo.»
Per un momento l’espressione impassibile di Giordino svanì. Poi fu sostituita dalla furia. «Sporco mascalzone, traditore…»
In quel momento Kazim lo colpì alla faccia con la pistola e gli aprì uno squarcio sanguinante sul mento. Giordino barcollò, indietreggiò di due passi, poi si avventò alla carica come un toro imbizzarrito. Kazim alzò la pistola automatica e gliela puntò in mezzo agli occhi.
Ci siamo, pensò freddamente Pitt, sconcertato dallo scatto dell’amico. Si buttò davanti a Kazim, afferrò Giordino per le braccia e gliele bloccò dietro la schiena. «Fermo, per amor di Dio!»
Con un movimento che gli altri non notarono, Massarde premette un pulsante su una piccola console accanto al divano. Prima che qualcuno potesse parlare o fare altre mosse, una schiera di membri dell’equipaggio piombò nella sala e, con un’azione di forza, gettò sul pavimento Pitt e Giordino, bloccandoli. Pitt ebbe una visione fuggevole della valanga che gli piombava addosso e si tese. Cadde sul pavimento senza reagire, sapendo che era inutile; aveva deciso di risparmiare le forze. Ma Giordino continuò a lottare come un pazzo e a urlare imprecazioni.
«Quello riportatelo nella sentina», gridò Massarde che si era alzato in piedi e puntava l’indice contro Giordino.
Pitt sentì la pressione allentarsi di colpo mentre le guardie si accanivano contro il suo amico. Uno degli uomini sferrò un colpo con un peso fissato all’estremità d’un cavo flessibile e colpì Giordino al collo, sotto l’orecchio. Con un gemito di dolore, Giordino si accasciò, e gli uomini di Massarde lo afferrarono per le spalle e lo trascinarono fuori.
Kazim puntò la pistola automatica contro Pitt, che era ancora steso sul pavimento. «Dunque, dato che preferisci una conversazione cordiale alla tortura, perché non incominci con il dirmi il tuo nome esatto?»
Pitt si girò sul fianco e si sollevò a sedere. «Pitt. Dirk Pitt.»
«Devo crederti?»
«È un nome che vale quanto un altro.»
Kazim si rivolse a Massarde. «Li avevi fatti perquisire?»
Massarde annuì. «Non avevano credenziali né documenti di nessun genere.»
Kazim fissò Pitt con un’espressione di ripugnanza. «Puoi spiegarmi perché siete entrati nel Mali senza passaporto?»
«È molto semplice, generale», rispose precipitosamente Pitt. «Il mio amico e io siamo archeologi. Una fondazione francese ci ha fatto un contratto perché cercassimo relitti di antichi naufragi nel fiume Niger. I nostri passaporti sono andati distrutti quando una delle vostre motovedette ha sparato contro la nostra barca e l’ha fatta saltare.»
«Due veri archeologi implorerebbero come bambini dopo essere stati incatenati per due ore in una sentina bollente. Voi due siete troppo arroganti e temerari per non essere agenti nemici…»
«Quale fondazione?» intervenne Massarde.
«La Società francese per le esplorazioni storiche», rispose Pitt.
«Mai sentita nominare.»
Pitt fece un gesto rassegnato. «Che cosa posso dire?»
«Da quando gli archeologi vanno in cerca di relitti a bordo di un super-yacht dotato di lanciamissili e armi automatiche?» chiese Kazim in tono sarcastico.
«È sempre meglio essere preparati per difendersi dai pirati e dai terroristi», rispose Pitt con un sorriso stupido.
In quel momento si sentì bussare alla porta. Uno degli uomini di Massarde entrò e gli consegnò un messaggio. «C’è risposta, signore?»
Massarde diede un’occhiata al foglio e annuì. «Riferisci i miei complimenti e digli di continuare le indagini.»
Appena l’uomo fu uscito, Kazim domandò: «Buone notizie?»
«Molto illuminanti», rispose Massarde in tono soddisfatto. «È il mio agente presso le Nazioni Unite. Sembra che questi uomini appartengano alla NUMA di Washington. Avevano il compito di scoprire la fonte di una contaminazione chimica che ha origine nel Niger e causa un rapido aumento delle maree rosse dopo aver raggiunto il mare.»
«Una semplice copertura», commentò Kazim con una smorfia. «Niente di più. Stavano cercando qualcosa di molto più importante dell’inquinamento. Secondo me, cercavano il petrolio.»
«È esattamente ciò che pensa il mio agente di New York. Ha detto che potrebbe essere una copertura, tuttavia la fonte d’informazioni non lo crede.»
Kazim guardò Massarde con aria insospettita. «Non ci sarà stata una soffiata da Fort Foureau, spero.»
«No, affatto», rispose Massarde senza esitare. «È troppo distante per causare effetti nel Niger. No, può essere soltanto un’altra delle tue numerose iniziative clandestine che non hai ritenuto opportuno rivelare.»
Il viso di Kazim s’irrigidì. «Se qualcuno è responsabile della contaminazione nel Mali, amico mio, devi essere tu.»
«Impossibile», ribatté Massarde in tono secco. E fissò Pitt. «Trova interessante questa conversazione, signor Pitt?»
«Non so di cosa stia parlando.»
«Lei e il suo collega devono essere personaggi molto preziosi.»
«Non direi. In questo momento siamo soltanto suoi prigionieri.»
«Perché dici che sono preziosi?» volle sapere Kazim.
«Il mio agente riferisce che l’ONU sta mandando una squadra tattica speciale per salvarli.»
Per un attimo Kazim rimase allibito. Poi si riprese prontamente. «Sta arrivando qui una squadra speciale?»
«Probabilmente è già in viaggio, dato che il signor Pitt è riuscito a contattare il suo superiore.» Massarde diede un’altra occhiata al messaggio. «Secondo il mio agente, questo capo è l’ammiraglio James Sandecker.»
«A quanto pare, è impossibile ingannarvi.» L’elegante sala a bordo dell’houseboat era rinfrescata dall’aria condizionata e Pitt era scosso da brividi irrefrenabili dopo aver sofferto il caldo soffocante della sentina; ma il senso di gelo che lo attanagliava era diverso. Cercava di immaginare chi potesse averli traditi, ma non gli veniva in mente neppure un nome.
«Bene, bene, bene, siamo molto meno strafottenti, adesso che la copertura è saltata, no, amico mio?» Kazim si versò un altro bicchiere dell’ottimo champagne di Massarde. Poi alzò lo sguardo di colpo. «Dove contavate di incontrarvi con il contingente dell’ONU, eh?»
Pitt stava cercando di dare l’impressione di essere in preda all’amnesia. Era in un vicolo cieco. L’aeroporto di Gao era una località troppo ovvia; non poteva correre il rischio di compromettere Gunn, ma decise di tentare nella speranza che Kazim fosse stupido quanto sembrava.
«L’aeroporto di Gao. Arriveranno all’alba. Dovevamo attendere all’estremità occidentale della pista.»
Kazim lo fissò per un istante. Poi lo colpì di scatto alla fronte con il calcio della Beretta. «Bugiardo!» sibilò.
Pitt chinò la testa e si nascose il volto con le braccia. «È la verità! Lo giuro.»
«Bugiardo», ripeté Kazim. «La pista di Gao va da nord a est. Non c’è un’estremità occidentale.»
Pitt esalò il fiato in un lungo sospiro silenzioso e scosse lentamente la testa. «Credo che sia inutile continuare a nasconderlo. Prima o poi riusciresti a farmelo dire.»
«Purtroppo per te, dispongo dei metodi necessari.»
«Sta bene», disse Pitt. «Gli ordini dell’ammiraglio Sandecker prevedevano che, dopo aver distrutto lo yacht, ci dirigessimo a sud di Gao per una ventina di chilometri fino a una gola ampia e poco profonda. Un elicottero arriverà dal Niger.»