Gunn guardò dal finestrino. «Stavo pensando ai miei due compagni che sono rimasti qui.»
«Pitt e Giordino. Sono suoi amici?»
«Da molti anni.»
«Perché non sono venuti con lei?» chiese Levant.
«Avevano un lavoro da portare a termine.»
Levant scosse la testa. «Sono molto coraggiosi e molto stupidi.»
«Non sono stupidi», ribatté Gunn. «Non lo sono affatto.»
«Finiranno sicuramente all’inferno.»
«Lei non li conosce.» Gunn sorrise con un certo sforzo. «Se c’è qualcuno che può scendere all’inferno e uscirne con un bicchiere di tequila ghiacciata fra le mani», disse con rinnovata sicurezza, «quello è Dirk Pitt.»
27.
Sei uomini della guardia del corpo personale del generale Kazim scattarono sull’attenti quando Massarde scese dalla lancia e mise piede sul molo. Un maggiore gli andò incontro e salutò militarmente.
«Che cosa c’è?»
«Il generale Kazim mi ha ordinato di accompagnarla immediatamente da lui.»
«Sa che la mia presenza è richiesta a Fort Foureau e che non mi piace cambiare programma?»
Ilmaggiore s’inchinò. «Credo che la richiesta d’un colloquio con lei sia molto urgente.»
Massarde scrollò le spalle e indicò al maggiore di precederlo. «Dopo di lei.»
Il maggiore diede un ordine secco a un sergente. Poi si avviò sul molo traballante verso un grosso magazzino. Massarde lo seguì, circondato dalle guardie.
«Da questa parte, prego», disse il maggiore. Indicò oltre l’angolo del magazzino ed entrò in un vicolo.
Circondato da guardie armate, c’era un grosso camion Mercedes-Benz che il generale Kazim usava come posto di comando mobile e alloggio. Massarde salì i gradini e varcò una portiera che subito si chiuse dietro di lui.
«Il generale Kazim è nel suo ufficio», annunciò il maggiore. Aprì un’altra porta e si tirò in disparte. Dopo il caldo del deserto, l’atmosfera dell’ufficio sembrava quella della banchisa artica: Kazim doveva tenere al massimo l’aria condizionata. Le tende coprivano i vetri antiproiettile e Massarde si fermò per un momento, in attesa che i suoi occhi si abituassero alla relativa oscurità dopo la luce cruda del sole.
«Vieni, Yves, accomodati», disse Kazim dalla scrivania mentre posava il ricevitore d’uno dei quattro telefoni.
Massarde sorrise ma rimase in piedi. «Perché tutte quelle guardie? Prevedi un attentato?»
Kazim sorrise a sua volta. «Considerati gli avvenimenti delle ultime ore, potenziare la sicurezza mi è parsa una precauzione ragionevole.»
«Avete trovato il mio elicottero?» chiese Massarde.
«Non ancora.»
«Come si può perdere un elicottero nel deserto? Aveva carburante per mezz’ora di volo, non di più.»
«A quanto pare i due americani che hai lasciato scappare…»
«La mia houseboat non è attrezzata per custodire prigionieri», l’interruppe Massarde. «Avresti dovuto togliermeli dalle mani quando ne avevi la possibilità.»
Kazim lo guardò dritto negli occhi. «Comunque sia, amico mio, sono stati commessi degli errori. Dopo che gli agenti della NUMA hanno rubato il tuo elicottero, hanno raggiunto Bourem dove ho motivo di credere che l’abbiano affondato nel fiume. Poi hanno raggiunto il villaggio e rubato la mia macchina.»
«La tua vecchia Voisin?»
«Sì», rispose Kazim a denti stretti. «Quei porci americani hanno rubato la mia bella macchina d’epoca.»
«E non li avete ancora trovati? Non li avete presi?»
«No.»
Massarde sedette. La rabbia per la perdita dell’elicottero si mescolò alla soddisfazione divertita di scoprire che a Kazim era stata rubata la preziosa automobile. «E il rendez-vous con un elicottero a sud di Gao?»
«Purtroppo ho creduto alla loro menzogna. Il contingente che avevo piazzato in un’imboscata venti chilometri a sud ha atteso invano, e le mie unità radar non hanno avvistato nessun mezzo aereo. Invece sono atterrati all’aeroporto di Gao con un airbus commerciale.»
«Perché non sei stato avvertito?»
«Non sembrava un problema di sicurezza», rispose Kazim. «Un’ora prima del levar del sole i funzionali dell’Air Afrique di Gao sono stati informati che uno dei loro aerei avrebbe fatto uno scalo fuori programma perché una comitiva di turisti potesse visitare la città e fare una breve crociera sul fiume.»
«E i funzionari della linea aerea l’hanno creduto?» domandò sbalordito Massarde.
«E perché no? Hanno chiesto la conferma alla sede centrale della compagnia aerea ad Algeri e l’hanno ricevuta.»
«Poi cos’è successo?»
«Secondo il controllore di volo dell’aeroporto e gli inservienti a terra, l’aereo che portava le insegne dell’Air Afrique ha dato l’identificazione prima di atterrare. Ma quando è sceso e si è accostato al terminal, un contingente di militari e un veicolo armato sono scesi a terra e hanno falciato le guardie in servizio sul lato dell’aeroporto riservato ai militari prima che potessero opporre resistenza. Poi il veicolo armato ha distrutto una squadriglia di otto caccia a reazione.»
«Sì, le esplosioni hanno svegliato tutti a bordo dell’houseboat», confermò Massarde. «Abbiamo visto il fumo che saliva dalla direzione dell’aeroporto e abbiamo pensato che fosse precipitato un aereo.»
Kazim grugnì. «Era ben diverso.»
«Gli inservienti a terra e il controllore di volo hanno identificato il contingente degli aggressori?»
«Portavano uniformi sconosciute, senza distintivi o mostrine.»
«Quanti dei tuoi sono stati uccisi?»
«Solo due guardie della Sicurezza, per fortuna. Il resto del personale della base, gli addetti alla manutenzione e i piloti erano in licenza per una festa religiosa.»
Massarde si oscurò. «Questa non è una semplice intrusione per scoprire l’inquinamento. Mi sembra piuttosto una scorreria di ribelli: evidentemente l’opposizione è più evidente e organizzata di quanto tu creda.»
Kazim agitò una mano con aria indifferente. «Pochi dissidenti tuareg che combattono con le spade a dorso di dromedario. Non direi che sono forze speciali dotate di armi moderne.»
«Forse hanno assoldato truppe mercenarie.»
«Con quali fondi?» Kazim scosse la testa. «No, era un piano ben ideato e messo in atto da professionisti. La distruzione dei caccia aveva lo scopo di eliminare i mezzi per un contrattacco o un’intercettazione durante la fuga, dopo che avevano preso a bordo uno degli agenti della NUMA.»
Massarde gli lanciò un’occhiata rabbiosa. «Avevi dimenticato di riferirmi questo piccolo particolare, eh?»
«Gli inservienti a terra hanno raccontato che il comandante della squadra ha chiamato con l’altoparlante un certo Gunn, e che questi è arrivato dal deserto dove s’era nascosto. Quando Gunn è salito a bordo sono ripartiti su una rotta verso nord-ovest, puntando verso l’Algeria.»
«Mi sembra la trama di un filmaccio di serie B.»
«Non scherzare.» Il tono di Kazim era calmo ma aveva una sfumatura tagliente. «Tutto indica una cospirazione che va ben oltre le ricerche petrolifere. Sono convinto che i nostri interessi siano minacciati da forze esterne.»
Massarde esitava ad accettare completamente la teoria di Kazim. La scarsa fiducia che esisteva fra loro si basava sul rispetto di ognuno per l’astuzia dell’altro, e sulla paura dei rispettivi poteri. Massarde diffidava del gioco di Kazim, un gioco che poteva finire solo con un guadagno da parte del generale. Ora guardava negli occhi d’uno sciacallo, mentre Kazim guardava negli occhi di una volpe.
«Che cosa ti ha condotto a questa conclusione?» chiese Massarde in tono sarcastico.
«Adesso sappiamo che c’erano tre uomini a bordo dello yacht esploso sul fiume. Sospetto che l’abbiano fatto saltare per creare una diversione. Due sono saliti a bordo della tua houseboat mentre il terzo, evidentemente quel Gunn, ha raggiunto a nuoto la riva e si è diretto all’aeroporto.»