«Quindi che possibilità abbiamo?»
«Andiamo avanti.»
«Fin dove?»
«Fino a quando troveremo ciò che stiamo cercando, anche se per farlo dovremo poi tornare indietro.»
«E lasceremo le nostre ossa nel deserto, in un caso come nell’altro.»
«Almeno faremo qualcosa di utile eliminando questo settore del deserto quale possibile fonte della contaminazione.» La voce di Pitt era ferma e l’uomo fissava la sabbia ai suoi piedi come se cercasse di evocare una visione.
Giordino lo guardò. «In tutti questi anni ne abbiamo passate tante insieme. Sarebbe una vergogna crepare in questo remoto angolo del mondo.»
Pitt sorrise ironicamente. «Il vecchio con la falce non è ancora comparso.»
«Sarà una faccenda molto imbarazzante quando finiremo nei necrologi», insistette Giordino in tono pessimistico.
«Perché?»
«Due esponenti della NUMA dispersi e dati per morti in mezzo al Sahara… Chi lo crederebbe?… Ehi, hai sentito?»
Pitt si alzò in piedi. «Sì.»
«Una voce che cantava in inglese. Dio, forse siamo già morti.»
Rimasero a fianco a fianco mentre il sole cominciava a sparire dietro l’orizzonte, e udirono una voce che intonava una vecchia canzone dei pionieri: My darling Clementine. Le parole divennero più nitide quando la voce stonata si fece vicinissima.
«Sei perduta ormai per sempre, infelice Clementine…»
«Sta risalendo la gola», mormorò Giordino, e impugnò una chiave inglese.
Pitt raccolse un mucchio di sassi per usarli come armi. Senza far rumore si appostarono alle due estremità della macchina coperta di sabbia e si acquattarono, pronti ad attaccare, in attesa che lo sconosciuto apparisse alla curva della gola.
«Nella grotta o dentro un canyon, a scavare una miniera…» La figura di un uomo, ombreggiata dalla parete della gola, apparve all’improvviso. Conduceva un animale per le briglie. «… stava un vecchio minatore con la figlia Clementine…»
La voce si smorzò quando l’uomo vide la macchina ammantata di sabbia. Si fermò e studiò il veicolo mimetizzato con aria più incuriosita che sorpresa. Si avvicinò di più, tirando per le briglie l’animale riottoso. Poi si fermò accanto alla macchina, allungò una mano e fece cadere la sabbia sul tettuccio.
Pitt e Giordino si alzarono in piedi lentamente e fronteggiarono lo sconosciuto come se fosse un alieno sbarcato da un altro pianeta. Non era un tuareg che conduceva un dromedario attraverso il deserto natio. Era un’apparizione del tutto incoerente con il Sahara; era nel luogo e nel tempo sbagliati.
«Forse adesso non porta più la falce», borbottò Giordino.
L’uomo era vestito come un vecchio cercatore d’oro del deserto occidentale americano: uno Stetson malridotto sulla testa, pantaloni di denim sostenuti dalle bretelle e rimboccati negli scarponi di cuoio stinto. Un fazzoletto rosso, annodato intorno al collo, gli copriva la metà inferiore del volto e gli dava l’aspetto di un bandito.
L’animale che lo seguiva non era un dromedario ma un asino carico di una soma enorme, oggetti di ogni sorta e provviste, inclusi diverse borracce d’acqua, coperte, scatolette di viveri, un piccone e un badile e un fucile Winchester a leva.
«Lo sapevo», mormorò Giordino in tono di sgomento. «Siamo morti e siamo finiti a Disneyland.»
Lo sconosciuto abbassò il fazzolettone e scoprì la barba e i baffi bianchi. Gli occhi erano verdi, quasi come quelli di Pitt. Le sopracciglia avevano lo stesso colore della barba, ma i capelli che spuntavano dallo Stetson erano ancora grigi, striati di bruno. Era alto, quasi quanto Pitt, ma più pesante. Schiuse le labbra in un sorriso amichevole.
«Spero proprio che parliate la mia lingua», disse calorosamente. «Mi farebbe piacere un po’ di compagnia.»
29.
Pitt e Giordino si guardarono senza capire, poi squadrarono di nuovo il vecchio. Erano certi che doveva trattarsi di un’allucinazione.
«Lei da dove arriva?» chiese Giordino.
«Potrei farvi la stessa domanda», rispose lo sconosciuto. Adocchiò la sabbia che copriva la Voisin. «Siete voi i tipi che l’aereo sta cercando?»
«Perché vuol saperlo?» chiese Pitt.
«Se avete voglia di giocare a domande e risposte, io vado.»
Lo sconosciuto non aveva affatto l’aria del nomade, e dato che sembrava in tutto e per tutto un compatriota, Pitt decise di fidarsi. «Io mi chiamo Dirk Pitt e il mio amico è Al Giordino. Sì, i maliani ci stanno cercando.»
Il vecchio alzò le spalle. «Non mi sorprende. Qui non hanno simpatia per i forestieri.» Guardò la Voisin con aria meravigliata. «Come diavolo avete fatto ad arrivare fin qui in macchina se non ci sono strade?»
«Non è stato facile, signor…»
Lo sconosciuto si avvicinò e tese la mano callosa. «Tutti mi chiamano Kid.»
Pitt sorrise e gli strinse la mano. «Come mai chiamano Kid un uomo della sua età?»
«Molto tempo fa, quando rientravo da un giro di prospezione, andavo sempre al mio bar preferito a Jerome, in Arizona. Mi avvicinavo al banco e i miei amici dicevano: ‘Ehi, il Kid è tornato’. Il nome mi è rimasto appiccicato addosso.»
Giordino non staccava gli occhi dal compagno di Kid. «Un mulo mi sembra così fuori posto in questa parte del mondo. Non sarebbe più utile un dromedario?»
«Tanto per cominciare», disse Kid con un certo risentimento, «Mr Periwinkle non è un mulo, è un asino. È un tipo duro. I dromedari possono resistere di più senz’acqua, ma anche questo asino è cresciuto nel deserto. L’ho trovato otto anni fa, mentre vagava allo stato brado nel Nevada. L’ho domato, e quando sono venuto nel Sahara l’ho spedito qui. È molto meno carogna d’un dromedario, mangia meno e porta lo stesso peso. E poi, siccome è molto più basso, per me è più facile caricargli la roba addosso.»
«Un animale straordinario», commentò Giordino.
«Mi sembra che stiate per ripartire. Speravo che potessimo metterci tranquilli a chiacchierare per un po’. Non ho incontrato anima viva, tranne un arabo che portava due dromedari a Timbuctu, per venderli. È stato tre settimane fa. Non avrei mai pensato di trovare altri americani proprio qui.»
Giordino guardò Pitt. «Potrebbe essere una buona idea fermarci e farci dare informazioni da qualcuno che conosce il territorio.»
Pitt annuì, aprì la portiera posteriore della Voisin e invitò l’uomo a salire. «Le andrebbe di riposare un po’?»
Kid guardò i sedili di pelle come se fossero d’oro. «Non ricordo quand’è stata l’ultima volta che mi sono seduto su una poltrona. Molto obbligato.» Salì in macchina, sedette e sospirò di piacere.
«Abbiamo solo una scatola di sardine, ma saremo felici di spartirla con lei», disse Giordino con una generosità che Pitt aveva avuto raramente modo di osservare.
«No, offro io. Ho una quantità di viveri e sarà una gioia darvene un po’. Va bene lo spezzatino di carne?»
Pitt sorrise. «Non immagina quanto ci faccia piacere accettare l’invito. Le sardine non sono esattamente il nostro pasto ideale nel deserto.»
«E possiamo accompagnare lo spezzatino con le nostre bibite analcoliche», propose Giordino.
«Ne avete? E come state ad acqua?»
«Ne abbiamo abbastanza per qualche giorno», rispose Giordino.
«Se siete a corto, posso indicarvi un pozzo una quindicina di chilometri più a nord.»
«Le siamo grati dell’aiuto», disse Pitt.
«Non immagina neanche quanto», soggiunse Giordino.