Выбрать главу

Il sole era sceso oltre l’orizzonte e il crepuscolo rischiarava ancora il cielo. Con l’avvicinarsi della sera l’aria ridiventò respiràbile. Kid impastoiò Mr Periwinkle, che incominciò a brucare allegramente l’erba ispida su una piccola duna; poi aggiunse l’acqua allo spezzatino concentrato e, con grande sollievo di Pitt, lo fece cuocere su un fornelletto Coleman assieme alle gallette. Se Kazim avesse mandato un aereo a cercarli di notte, un fuoco acceso, per quanto piccolo e per quanto riparato dalle pareti della gola, li avrebbe traditi. Il vecchio cercatore mise a disposizione anche i piatti di latta e le posate.

Pitt finì lo spezzatino aiutandosi con una galletta e dichiarò che era il pasto più meraviglioso che avesse mai consumato. Era straordinario come un po’ di cibo potesse far rinascere l’ottimismo. Quando ebbero terminato, Kid tirò fuori una bottiglia semipiena di whisky Old Overholt e la porse agli ospiti.

«Be’, adesso, se non vi dispiace, perché non mi spiegate come mai state girando nella parte peggiore del Sahara con una macchina che deve essere vecchia quanto me?»

«Stiamo cercando la fonte di una contaminazione tossica che inquina il Niger e arriva fino al mare», rispose francamente Pitt.

«Questa è nuova. E da dove arriverebbe la robaccia?»

«Da uno stabilimento chimico, oppure da un impianto per lo smaltimento dei rifiuti.»

Kid scosse la testa. «Da queste parti non c’è niente del genere.»

«C’è qualche grosso complesso in questa zona del Sahara?» chiese Giordino.

«Non me ne viene in mente nessuno, tranne Fort Foureau, a nord-ovest.»

«L’impianto per lo smaltimento dei rifiuti tossici gestito dai francesi?»

Kid annuì. «Quello è molto grande. Io e Mr Periwinkle ci siamo passati circa sei mesi fa. Ci hanno cacciati via. Ci sono guardie dappertutto. Come se stessero costruendo in segreto le bombe nucleari.»

Pitt bevve un sorso di whishy che gli scese nello stomaco con un piacevole bruciore. Passò la bottiglia a Giordino. «Fort Foureau è troppo lontano dal Niger per inquinarne l’acqua.»

Kid rimase per un momento in silenzio. Alla fine fissò Pitt con una strana luce negli occhi. «Invece è possibile, se il complesso si trova sopra l’Oued Zarit.»

Pitt si tese verso di lui. «L’Oued Zarit?»

«Un fiume leggendario che attraversava il Mali fino a centotrent’anni fa. Poi è sparito nella sabbia. I nomadi della zona, me compreso, credono che lo Zarit scorra sotto terra ancora adesso e si getti nel Niger.»

«Come una falda acquifera.»

«Che cos’è?»

«Uno strato geologico che permette all’acqua di penetrare attraverso le crepe del suolo poroso», rispose Pitt. «Di solito la ghiaia o le caverne calcaree.»

«Io so soltanto che se si scava abbastanza in profondità, si trova l’acqua nel vecchio canale del fiume.»

«Non ho mai saputo che un fiume possa sparire e continuare a scorrere sotto terra», disse Giordino.

«Non è per niente strano», spiegò Kid. «Quasi tutto il corso del fiume Mojave passa sotto il deserto di Mojave in California, prima di gettarsi in un lago. Sembra che un cercatore avesse trovato una grotta che scendeva per decine e decine di metri sino al fiume sotterraneo. E raccontava che, lungo il corso d’acqua, aveva trovato tonnellate e tonnellate d’oro.»

Pitt si voltò a guardare Giordino. «Cosa ne pensi?»

«Penso che Fort Foureau potrebbe essere l’unica possibilità», rispose l’altro.

«Non è molto probabile. Però un fiume sotterraneo che va dall’impianto dei rifiuti tossici fino al Niger potrebbe trasportare il materiale contaminante.»

Kid indicò con un cenno la parte alta della gola. «Voi ragazzi sapete, immagino, che questo canalone finisce nel vecchio letto del fiume.»

«Lo sappiamo», rispose Pitt. «L’abbiamo seguito, partendo dalla riva del Niger, per quasi tutta la notte. Ci siamo rintanati qui nella gola durante le ore più calde per sfuggire ai maliani che ci cercano.»

«A quanto pare, sinora li avete fatti fessi.»

«E lei che cosa fa da queste parti?» chiese Giordino a Kid rendendogli la bottiglia. «Cerca l’oro?»

Kid studiò per un momento la bottiglia come se tentasse di decidere se era il caso di rivelare il motivo della sua presenza. Poi alzò le spalle e scrollò la testa. «Sì, cerco l’oro. Ma non è una prospezione, la mia. Credo che non ci sia niente di male a raccontarvelo, ragazzi. Sto cercando una nave naufragata.»

Pitt lo squadrò, insospettito. «Una nave naufragata… Qui? In mezzo al Sahara?»

«Per la precisione, una corazzata dei confederati.»

Pitt e Giordino rimasero allibiti. Poi cominciarono a rimpiangere di non avere una camicia di forza nel baule della Voisin. Fissarono Kid in modo strano. Ormai era quasi buio, ma riuscirono a scorgere l’espressione seria e convinta dei suoi occhi.

«Non vorrei sembrarle stupido», chiese Pitt in tono scettico, «ma le dispiacerebbe spiegarci come è arrivata qui una corazzata della guerra di secessione?»

Kid bevve una lunga sorsata di whisky e si asciugò la bocca. Poi srotolò una coperta sulla sabbia, si sdraiò e intrecciò le mani sotto la testa. «Successe nell’aprile del 1865, la settimana prima che Lee si arrendesse a Grant. Poche miglia a valle di Richmond, in Virginia, sulla corazzata confederata Texas furono caricati gli archivi della confederazione agonizzante. Almeno, dicevano che erano documenti… In realtà era oro.»

«È sicuro che non sia un mito come tante altre storie di tesori?» chiese Pitt.

«Prima di morire lo stesso presidente Jefferson Davis dichiarò che l’oro degli Stati Confederati era stato stivato nel cuore della notte a bordo della Texas. Lui e i suoi ministri speravano di riuscire a farlo passare oltre il blocco della Marina unionista e di portarlo in un altro Paese, per poter costituire un governo in esilio e continuare a combattere.»

«Ma Davis fu catturato e tenuto prigioniero», obiettò Pitt.

Kid annuì. «E la Confederazione morì e non rinacque mai più.»

«E la Texas

«Sostenne una battaglia terribile mentre scendeva il fiume James passando in mezzo a una metà della Marina unionista e ai forti di Hampton Roads, prima di raggiungere la baia di Chesapeake e di fuggire nell’Atlantico. L’ultima volta che la nave fu vista dall’altra parte dell’oceano fu quando scomparve in un banco di nebbia.»

«E lei pensa che la Texas abbia attraversato l’Atlantico e risalito il Niger?» chiese Pitt.

«Sì», rispose Kid con fermezza. «Ho rintracciato notizie degli avvistamenti contemporanei da parte di coloni francesi e di indigeni, che parlavano del mostro senza vele passato davanti ai loro villaggi lungo il fiume. La descrizione della nave e le date in cui fu vista mi assicurano che si trattava della Texas.»

«Com’è possibile che una corazzata di quella stazza sia riuscita a spingersi fino in questa parte del Sahara senza arenarsi?» chiese Giordino.

«A quel tempo non era ancora iniziato il periodo di siccità. Allora pioveva, in questa parte del deserto, e il Niger era molto più profondo di adesso. Uno dei suoi affluenti era l’Oued Zarit che nasceva dai monti dell’Ahaggar a nord-est di qui e, dopo seicento miglia, si gettava nel Niger. I diari degli esploratori francesi e di varie spedizioni militari dicono che era abbastanza profondo per permettere il transito di grosse imbarcazioni. Secondo me, la Texas lasciò il Niger e risalì l’Oued Zarit, quindi si arenò e rimase intrappolata quando il livello dell’acqua incominciò ad abbassarsi con l’arrivo dell’estate.»

«Anche se l’acqua era piuttosto profonda, mi sembra impossibile che una nave pesante come una corazzata potesse arrivare fin qui dal mare.»