«So che sta diventando rapidamente la fonte d’energia più economica del mondo», rispose Pitt. «A quanto mi risulta è una tecnologia che converte direttamente l’energia solare in energia elettrica.»
«Appunto», annuì Massarde. «Quando la luce del sole, chiamata dagli scienziati energia fotonica solare, colpisce la superficie di queste cellule, dopo un viaggio di centocinquanta milioni di chilometri nel cosmo, produce un flusso di elettricità sufficiente per far funzionare un complesso anche tre volte più grande di questo, se volessimo espanderci.» S’interruppe e indicò una struttura accanto ai moduli. «Questa costruzione ospita i generatori alimentati dall’energia convertita dal campo modulare, nonché il sottosistema di batterie dove l’energia viene immagazzinata per essere usata di notte o nei giorni in cui non splende il sole, piuttosto rari in questa parte del Sahara.»
«Molto efficiente», disse Pitt. «Una centrale elettrica veramente all’avanguardia. Ma i concentratori solari non funzionano con lo stesso grado di efficienza?»
Massarde lo guardò con aria pensierosa e si chiese perché sembrava saperne più di lui. Indicò un campo accanto alle cellule solari: lì c’erano i collettori solari parabolici che Pitt aveva osservato il giorno prima.
«Infatti», rispose in tono gelido. «La mia tecnologia eliotermica per la distruzione dei rifiuti tossici è il programma più avanzato che esista. Il campo dei superconcentratori fornisce concentrazioni d’energia solare superiori, rispetto alla luce normale, di ottantamila soli. L’energia fotonica viene poi convogliata nel primo di due reattori al quarzo.» Massarde s’interruppe per indicare un edificio in miniatura. «Il primo riduce i rifiuti tossici a sostanze chimiche innocue a una temperatura di 950 gradi centigradi. Il secondo reattore, a una temperatura di circa 1200 gradi, incenerisce ogni residuo, per microscopico che sia. La distruzione di ogni sostanza chimica nota all’uomo è totale e completa.»
Pitt lo guardò con un rispetto misto a dubbio. «Mi sembra molto funzionale. Ma se questo impianto è un prodigio della moderna tecnologia, perché nascondete sottoterra milioni di tonnellate di rifiuti?»
«Pochissimi sanno quanto siano numerose le sostanze chimiche diffuse in tutto il mondo. Esistono più di sette milioni di composti artificiali conosciuti. E ogni settimana i chimici ne creano altri diecimila. Con il ritmo attuale, ogni anno si accumulano nel mondo due miliardi di tonnellate di rifiuti. Trecento milioni soltanto negli Stati Uniti, il doppio in Europa e in Russia. Più del doppio, poi, se calcola l’America del Sud, l’Africa, il Giappone e la Cina. Una parte è bruciata negli inceneritori; la quantità maggiore viene buttata in discariche illegali o nell’acqua. Non può finire da nessuna parte. Qui nel Sahara, lontano dalle città affollate e dai terreni coltivati, ho creato un posto sicuro dove le industrie internazionali possono spedire i loro rifiuti tossici. Al momento Fort Foureau può distruggere più di quattrocento milioni di tonnellate di rifiuti tossici ogni anno. Ma non posso distruggerli tutti, fino a quando i miei complessi eliotermici di smaltimento dei rifiuti tossici nel deserto del Gobi e in Australia non saranno stati ultimati e non saranno in grado di distruggere i rifiuti della Cina e delle nazioni dell’Estremo Oriente. E, se le interessa, ho un complesso che fra due settimane entrerà in funzione negli Stati Uniti.»
«Ammirevole. Ma questo non giustifica il fatto che seppellisce ciò che non può distruggere e si fa pagare comunque.»
Massarde annuì. «È questione di costi, signor Pitt. Nascondere i rifiuti tossici costa meno che distruggerli.»
«E segue la stessa logica anche per le scorie nucleari», ribatté Pitt in tono d’accusa.
«I rifiuti sono rifiuti. Per quanto riguarda gli esseri umani, l’unica differenza fondamentale fra nucleare e tossico sta nel fatto che uno uccide con la radioattività, l’altro con il veleno.»
«Quindi tanto vale buttarli da una parte e non pensarci più. E al diavolo le conseguenze.»
Massarde scrollò le spalle con indifferenza. «Devono pur finire in qualche posto. Il mio Paese ha il più grande programma nucleare del mondo dopo quello degli Stati Uniti, considerando il numero dei reattori in funzione per la produzione di elettricità. Due depositi di scorie radioattive sono già in attività: uno a Soulaines, l’altro a La Manche. Purtroppo nessuno dei due è stato progettato per quelle scorie nucleari dotate di un periodo di dimezzamento di ventiquattromila anni. Ci sono altri nuclidi radioattivi che hanno periodi cento volte più lunghi. Nessun sistema di contenimento può durare più di dieci o vent’anni. Come ha scoperto nella ispezione abusiva nel nostro magazzino, qui riceviamo e smaltiamo i rifiuti ad alto livello.»
«Allora, nonostante il suo bel discorso sul modo di eliminare i rifiuti pericolosi, il progetto di eliminazione dei rifiuti tossici è una facciata.»
Massarde sorrise a denti stretti. «In un certo senso, sì. Ma come ho spiegato, ne distruggiamo una grande quantità.»
«Per salvare le apparenze», disse Pitt con voce gelida. «Devo riconoscere che è stato abile, Massarde, a costruire questo finto complesso senza che i servizi segreti internazionali se ne siano accorti. Com’è riuscito a imbrogliare i satelliti-spia mentre scavava le grotte-magazzini?»
«È stato semplice», rispose Massarde in tono arrogante. «Dopo la costruzione della ferrovia per portare gli operai e il materiale, gli scavi sono iniziati sotto il primo edificio. La terra è stata rimossa di nascosto e caricata nei container vuoti che tornavano in Mauritania, dove è stata usata per la realizzazione del porto, un’operazione che, devo aggiungere, è molto redditizia.»
«Davvero furbo. Si fa pagare per i rifiuti che arrivano e per la sabbia e le pietre che partono.»
«Non mi accontento mai di un vantaggio minimo», commentò filosoficamente Massarde.
«Nessuno sa nulla e nessuno si lamenta», disse Pitt. «Nessun organo per la protezione dell’ambiente minaccia di farla chiudere, nessuno protesta perché inquina i corsi d’acqua sotterranei. Nessuno mette in discussione i suoi metodi, soprattutto le aziende che producono i rifiuti e che sono ben contente di pagare per sbarazzarsene.»
Verenne fissò Pitt con il suo sguardo inespressivo. «Ci sono ben pochi santi che mettono in pratica quel che predicano, quando si tratta di salvare l’ambiente», disse. «Tutti sono colpevoli, signor Pitt. Tutti coloro che godono dei benefici delle sostanze chimiche, dalla benzina alla plastica, dai prodotti per la purificazione dell’acqua ai conservanti per gli alimenti. In questo caso, la giuria è segretamente d’accordo con il colpevole. Nessun uomo, nessuna organizzazione possono controllare e distruggere il mostro. È un Frankenstein che si autoriproduce ed è troppo tardi per ucciderlo.»
«Quindi voi peggiorate la situazione sfruttandolo in nome del profitto. Invece di una soluzione, avete creato una truffa.»
«Una truffa?»
«Sì, evitando la spesa per costruire contenitori a lunga durata per i rifiuti e scavare depositi sotterranei alla profondità di diversi chilometri, in formazioni rocciose geologicamente stabili al di sotto delle falde acquifere.» Pitt si girò verso Massarde. «Lei non è altro che un appaltatore disonesto che fa pagare prezzi esorbitanti e costruisce edifici scadenti e pericolosi per le vite umane.»
Massarde arrossì. Ma era un maestro, quando si trattava di dominare la collera. «La minaccia di un’infiltrazione dei rifiuti che fra cinquanta o cento anni potrebbe uccidere qualche nomade del deserto non è molto importante.»