«Per lei è facile dirlo», esclamò Pitt con un’espressione di disprezzo. «Ma l’infiltrazione è in atto oggi, e i nomadi del deserto stanno morendo già in questo momento. E non dimentichiamo che ciò che ha perpetrato qui potrebbe influire su tutti gli esseri viventi della terra.»
L’allusione al pericolo di annientare gli abitanti del mondo non fece la minima impressione su Massarde, tuttavia l’accenno ai nomadi fece scattare qualcosa nella mente del francese. «Allora collabora con il dottor Frank Hopper e il team dell’Organizzazione Mondiale della Sanità?»
«No, Giordino e io operiamo per conto nostro.»
«Ma sapete cosa stanno facendo.»
Pitt annuì. «Conosco la specialista di biochimica, se questo può farla contento.»
«La dottoressa Eva Rojas», disse Massarde lentamente, per osservare la reazione del suo interlocutore.
Pitt si accorse della trappola, ma non aveva nulla da perdere e quindi non esitò. «Ha indovinato.»
Massarde non aveva fatto certamente fortuna vincendo alla lotteria. Era un maestro dell’intrigo e dell’inganno, ma la sua dote maggiore era l’intuito. «Allora posso indovinare un’altra cosa. È stato lei a salvarla dai sicari del generale Kazim nei pressi del Cairo.»
«Mi trovavo nei dintorni, sicuro. Ha sbagliato mestiere, Massarde. Doveva fare il chiaroveggente.»
L’interesse per il confronto insolito stava scemando, per Massarde. Non era abituato a sentirsi trattare in quel modo. Per un uomo che controllava un immenso impero finanziario, perdere tempo con due intrusi sgraditi era un fastidio da scaricare sui subordinati.
Fece un cenno a Verenne. «Il colloquio è finito. Provveda perché il generale Kazim prenda in custodia questi due uomini.»
La faccia impassibile di Verenne si chiuse in un sogghigno degno d’un pitone. «Con piacere.»
Il capitano Brunone non era della stessa stoffa di Massarde e Verenne. Era legato alle tradizioni militari francesi e, sebbene avesse dato le dimissioni per una paga triplicata, conservava un certo senso dell’onore. «Mi scusi, signor Massarde, ma io non consegnerei neppure un cane idrofobo al generale Kazim. Questi uomini si sono introdotti qui illegalmente, ma non per questo meritano di essere torturati a morte da barbari ignoranti.»
Massarde rifletté per un momento. «Giusto, giusto», concluse in tono stranamente arrendevole. «Non possiamo abbassarci al livello del generale e dei suoi macellai.» Un lampo gli passò negli occhi mentre guardava Pitt e Giordino. «Li faccia portare nelle miniere d’oro di Tebezza. Lui e la dottoressa Rojas potranno farsi compagnia mentre scavano.»
«E Kazim?» chiese Verenne. «Gli dispiacerà non poter far pagare a questi due la distruzione della sua macchina.»
«Non ha importanza», concluse Massarde con assoluta indifferenza. «Quando scoprirà dove sono finiti, saranno già morti.»
35.
Nella Sala Ovale, il presidente guardò Sandecker che stava davanti alla scrivania. «Perché non sono stato informato prima?»
«Mi era stato detto che si trattava di una questione non prioritaria e che quindi non valeva la pena di scombinare l’agenda dei suoi appuntamenti.»
Il presidente girò lo sguardo verso il capo dello staff della Casa Bianca, Earl Willover. «È vero?»
Willover, un uomo sulla cinquantina occhialuto e quasi calvo ma con un paio di vistosi baffi rossi, si agitò sulla sedia, si tese in avanti e guardò Sandecker con aria truce. «Ho fatto studiare la teoria della marea rossa alla nostra commissione scientifica nazionale. Non hanno ritenuto che fosse una minaccia su scala mondiale.»
«Allora come spiegano l’incredibile estensione che si sta sviluppando nell’Atlantico centrale?»
Willover rimase impassibile. «Gli specialisti più stimati pensano che l’espansione sia temporanea e che presto la marea comincerà a dissiparsi come è sempre avvenuto in passato.»
Willover dirigeva il settore esecutivo con lo stesso spirito di Orazio che difendeva il ponte Sublicio contro l’intero esercito etrusco. Erano pochi quelli che riuscivano ad arrivare alla Sala Ovale, e pochissimi sfuggivano alle ire di Willover se si permettevano di trattenersi troppo a lungo o se avevano l’audacia di dichiararsi in disaccordo con il presidente e di discutere le sue scelte. Naturalmente quasi tutti i membri del Congresso lo detestavano dal profondo del cuore.
Il presidente guardò le foto dell’Atlantico riprese dal satellite e sparse sulla scrivania. «Mi sembra evidente che sia un fenomeno da non ignorare.»
«Lasciata a se stessa, in condizioni normali la marea rossa si disperderebbe», spiegò Sandecker. «Ma sulla costa dell’Africa occidentale viene nutrita da un aminoacido sintetico e dal cobalto che ne stimolano la crescita in proporzioni incredibili.»
Il presidente, che era un ex senatore del Montana, aveva l’aria di trovarsi più a suo agio in sella che dietro la scrivania. Era alto e magro, e parlava con voce un po’ strascicata e aveva due fulgidi occhi azzurri. Ogni volta che riusciva a scappare da Washington si rifugiava nel suo ranch, situato poco lontano dal campo di battaglia di Custer, sul fiume Yellowstone. «Se il guaio è serio come lei dice, è in pericolo il mondo intero.»
«È addirittura probabile che abbiamo sottovalutato il rischio», incalzò Sandecker. «I nostri esperti hanno ricalcolato il ritmo dell’espansione. Se non arrestiamo questa marea rossa, tutte le forme viventi della terra si estingueranno per la mancanza di ossigeno nell’atmosfera entro la fine del prossimo anno o anche prima. Entro la primavera, gli oceani moriranno.»
«È ridicolo», sbuffò Willover. «Mi scusi, ammiraglio, ma lei sta raccontando che il cielo ci cade sulla testa.»
Sandecker gli lanciò un’occhiata folgorante.
«Non è una favola, e il pericolo è reale. Non stiamo parlando dei rischi potenziali del buco nell’ozono e dei casi di cancro della pelle che potrebbero verificarsi fra due secoli, o di un sovvertimento geologico, di un’epidemia sconosciuta, di una catastrofe nucleare seguita dalla tenebra, di una meteora che piomba sul nostro pianeta. Se non la si arresta in fretta, la marea rossa succhierà l’ossigeno dell’atmosfera e causerà la fine di tutti gli esseri viventi.»
«È un quadro molto tetro, signore», disse il presidente. «Mi è quasi impossibile immaginarlo.»
«Mi consenta di esprimermi così, signor presidente. Se lei sarà rieletto, molto probabilmente non sarà vivo al termine del mandato. E non avrà un successore perché non resterà nessuno che potrà votarlo.»
Willover era incredulo. «Andiamo, ammiraglio, perché non si avvolge in un lenzuolo e non va in giro con un cartello per annunciare che il mondo finirà a mezzanotte? È un’esagerazione pensare che assisteremo all’estinzione totale dell’umanità entro un anno a causa della riproduzione frenetica di organismi microscopici.»
«I fatti parlano da soli», obiettò pazientemente Sandecker.
«I tempi da lei indicati non sono altro che mosse tattiche per incutere paura», disse Willover. «Anche se avesse ragione, i nostri scienziati avrebbero tutto il tempo per inventare una soluzione.»
«Non abbiamo tempo. Mi permetta di darle un esempio in parole povere. Immagini che la marea rossa possa raddoppiare in estensione ogni settimana. Se lasciamo che si diffonda indisturbata, in cento settimane coprirà ogni chilometro quadrato degli oceani. Se le cose andranno come sono sempre andate, i governi del mondo decideranno di accantonare il problema fino a quando gli oceani saranno invasi per metà. Allora istituiranno un programma urgente per eliminare la marea rossa. Ed ecco una domanda per lei, signor presidente, e anche per lei, signor Willover: in quale settimana gli oceani saranno coperti dalla marea, e quanto tempo resterà per scongiurare il disastro?»