Il presidente scambiò un’occhiata confusa con Willover. «Non ne ho idea.»
«Neppure io», disse Willover.
«La risposta è questa: gli oceani saranno coperti per metà fra novantanove settimane, e allora resterà una sola settimana per agire.»
Il presidente prese atto della tremenda possibilità con rinnovato rispetto. «Credo di capire, ammiraglio.»
«La marea rossa non dà segno di estinguersi», continuò Sandecker. «Ora ne conosciamo la causa, ed è un passo nella direzione giusta. La prossima mossa consiste nello stroncare la contaminazione alla fonte, e quindi cercare un altro composto che arresti la crescita o almeno la ostacoli.»
«Mi scusi, signor presidente, ma dobbiamo chiudere questo colloquio. Lei deve partecipare al pranzo con i leader della maggioranza e della minoranza del Senato.»
«Li lasci aspettare», sbottò irritato il presidente. «Sappiamo da dove viene quella robaccia, ammiraglio?»
Sandecker scosse la testa. «Non ancora. Ma sospettiamo che arrivi attraverso un fiume sotterraneo, affluente del Niger, e che provenga dall’impianto francese di eliminazione dei rifiuti tossici nel Sahara.»
«Come possiamo averne la certezza?»
«In questo momento il mio direttore dei Progetti Speciali e il suo braccio destro si trovano all’interno di Fort Foureau.»
«È in contatto con loro?»
Sandecker esitò. «No, non esattamente.»
«Allora come sa tutte queste cose?» insistette Willover.
«Le foto trasmesse dai satelliti li hanno identificati mentre penetravano nel complesso a bordo di un treno carico di materiale tossico.»
«Il direttore dei Progetti Speciali sarebbe Dirk Pitt?» chiese il presidente.
«Sì, e con lui c’è Al Giordino.»
Il presidente guardò nel vuoto per un momento e sorrise. «È stato Pitt a salvarci dal pericolo della bomba nucleare di Kaiten.»
«Appunto.»
«Per caso è stato lui a distruggere metà Marina del Benin sul fiume Niger?» chiese Willover.
«Sì, ma la colpa è mia», disse Sandecker. «Siccome i miei avvertimenti restavano inascoltati e non riuscivo a ottenere la collaborazione del suo staff e del Pentagono, ho mandato Pitt e due dei migliori uomini della NUMA sul Niger a scoprire la provenienza della sostanza inquinante.»
«Ha ordinato un’operazione non autorizzata in un Paese straniero?» esplose Willover.
«E ho anche convinto Hala Kamil a prestarmi una squadra tattica dell’ONU che è andata nel Mali e ha portato fuori del Paese il mio vice e i dati da lui scoperti.»
«Poteva mettere in pericolo la nostra politica africana!»
«Non sapevo che ne aveste una», ribatté Sandecker con un lampo di animosità negli occhi.
«Ha oltrepassato i limiti della sua competenza, ammiraglio. E questo può avere gravi conseguenze per la sua carriera.»
Sandecker non era il tipo da tirarsi indietro. «Io ho doveri precisi verso Dio, il mio Paese e il mio presidente, Willover. Lei e la mia carriera vengono all’ottantaseiesimo posto in ordine d’importanza.»
«Signori, signori!» intervenne il presidente. Il suo cipiglio era solo apparente: in realtà, si divertiva ad assistere agli scontri verbali tra i suoi collaboratori. «Non voglio altri attriti fra voi. Sono convinto che ci troviamo di fronte a un rischio gravissimo ed è meglio che collaboriamo per trovare una soluzione.»
Willover sospirò, esasperato. «Naturalmente seguirò le sue istruzioni.»
«Purché non sia più costretto a urlare per farmi sentire», puntualizzò Sandecker, «e possa ottenere l’appoggio necessario per fermare il disastro, non le causerò problemi.»
«Cosa ci consiglia di fare?» chiese il presidente.
«I miei scienziati stanno già lavorando senza sosta per trovare una sostanza chimica capace di neutralizzare o di sterminare la marea rossa senza sconvolgere l’equilibrio dell’ecologia marina. Se Pitt proverà che la contaminazione ha effettivamente origine a Fort Foureau, toccherà a lei, signor presidente, usare i mezzi in suo potere per chiudere l’impianto.»
Vi fu un momento di silenzio. Poi Willover disse: «Nonostante le prospettive tremende, sempre ammettendo che l’ammiraglio abbia ragione, non sarà semplice chiudere unilateralmente un’installazione da molti milioni di dollari di proprietà francese e in uno Stato come il Mali».
«Dovremo dare molte spiegazioni», ammise il presidente, «se io ordinassi alla forze aeree di radere al suolo il complesso.»
«È meglio essere cauti, signor presidente», consigliò Willover. «Non vedo altro che sabbie mobili, in questa faccenda, per la sua amministrazione.»
Il presidente si rivolse a Sandecker. «E gli scienziati degli altri Paesi? Sono al corrente del problema?»
«Non lo conoscono in tutta la sua estensione», rispose l’ammiraglio. «Almeno per ora.»
«Che cosa vi ha messi sulla pista giusta?»
«Appena dodici giorni fa uno dei nostri esperti di correnti oceaniche ha notato l’area abnorme della marea rossa nelle foto scattate dal SeaSat e ha cominciato a calcolarne la crescita. È rimasto sbalordito dalla rapidità incredibile con cui si moltiplicava e me l’ha segnalata. Dopo un attento studio ho deciso di non dare la notizia al pubblico fino a quando avremo riportato sotto controllo la situazione.»
«Non aveva il diritto di arrogarsi questa responsabilità», scattò Willover.
Sandecker alzò le spalle. «Gli ambienti ufficiali di Washington non hanno ascoltato i miei avvertimenti. Non mi restava altro che agire di mia iniziativa.»
«Quali misure propone per un’azione immediata?» chiese il presidente.
«Per il momento possiamo far poco, se non continuare a raccogliere dati. Hala Kamil, il segretario generale dell’ONU, ha acconsentito a indire una conferenza dei massimi oceanografi del mondo nel Palazzo di Vetro. Mi ha invitato perché io illustri la situazione e istituisca un comitato internazionale di scienziati marini che coordinino gli sforzi e mettano in comune i dati alla ricerca della soluzione.»
«Le do carta bianca, ammiraglio. La prego di aggiornarmi sui nuovi sviluppi, a qualunque ora del giorno e della notte.» Poi il presidente si rivolse a Willover. «Avverta Doug Oates del Dipartimento di Stato e il mio Ente per la Sicurezza Nazionale. Se il responsabile è Fort Foureau e se le nazioni interessate non faranno nulla, dovremo intervenire e cancellarlo noi stessi dalla faccia della terra.»
Willover si alzò. «Signor presidente, consiglio di dar prova della massima prudenza. Sono convinto che questo inquinamento marino, o comunque lo si voglia chiamare, finirà per esaurirsi, come pensano gli scienziati per me più attendibili.»
«Io mi fido del parere dell’ammiraglio Sandecker», affermò il presidente fissando Willover. «Sono a Washington da molti anni, e non l’ho mai sentito lanciare allarmi a vuoto.»
«La ringrazio, signor presidente», disse Sandecker. «C’è un’altra cosa che richiede la nostra attenzione.»
«Sì?»
«Come ho detto, Pitt e il suo braccio destro, Al Giordino, sono entrati a Fort Foureau. Se venissero catturati dai maliani o dai servizi di sicurezza francesi, sarebbe indispensabile portarli in salvo per essere informati su quanto hanno scoperto.»
«La prego, signor presidente», insistette Willover. «Potrebbero esserci ripercussioni politiche molto sgradevoli se mandassimo le forze speciali o una squadra Delta nel deserto in una missione di salvataggio, e se fallisse e i mass media ne venissero a conoscenza…»
Il presidente annuì pensosamente. «In questo sono d’accordo con Earl. Mi rincresce, ammiraglio, ma per salvare i suoi dovrà trovare un’altra soluzione.»
«Ha detto che una squadra dell’ONU ha portato in salvo il suo vice che aveva raccolto i dati sulla contaminazione del fiume Niger?» chiese Willover.