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Pitt si guardò intorno. «Tutti voi fate scoppiare le cariche e portate via il minerale?»

«I prigionieri politici, noi inclusi», rispose Grimes, «scavano e caricano il minerale che le esplosioni staccano dalla roccia. I criminali comuni lavorano ai livelli dei frantoi e del recupero. Inoltre formano le squadre addette alle esplosioni. Poveri diavoli, nessuno di loro vive a lungo. Se non rimangono uccisi negli scoppi, muoiono avvelenati dal mercurio e dal cianuro usati per amalgamare e raffinare l’oro.»

«Quanti stranieri ci sono?»

«Noi eravamo sei, ma siamo rimasti in cinque. Una è stata uccisa da Melika. L’ha ammazzata di botte.»

«Una donna?»

Hopper annuì. «La dottoressa Marie Victor, una donna energica e uno dei migliori fisiologi d’Europa.» L’espressione gioviale di Hopper era sparita. «È stata la terza a morire, dopo il nostro arrivo. Melika ha assassinato anche le mogli di due degli ingegneri francesi di Fort Foureau.» S’interruppe e guardò mestamente la bambina stesa sulla branda. «I loro figli sono quelli che soffrono di più, e non possiamo far niente.»

Fairweather indicò un gruppo di persone raccolte intorno a tre letti a castello. C’erano quattro donne e otto uomini. Una delle donne teneva stretto a sé un bambino sui tre anni.

«Mio Dio!» mormorò Pitt. «Ma certo, è logico! Massarde non poteva permettere che gli ingegneri che hanno costruito il complesso tornassero in Francia e rivelassero la verità.»

«Quante donne e quanti bambini in tutto ci sono qui?» chiese Giordino con un’espressione di collera sul volto.

«Al momento, nove donne e quattro bambini», rispose Fairweather.

«Non capisci?» disse Eva a voce bassa. «Prima fuggirete e cercherete aiuto, e più gente salverete.»

Pitt non aveva bisogno di altri argomenti. Si rivolse a Hopper e Fairweather. «D’accordo, sentiamo il vostro piano.»

38.

Era un piano lacunoso, ideato da uomini disperati, quasi del tutto privi di risorse, incredibilmente semplificato, ma abbastanza assurdo per poter funzionare.

Un’ora dopo, Melika e le sue guardie attraversarono la caverna e costrinsero i prigionieri a radunarsi nella camera principale, dove furono divisi in squadre di lavoro prima di andare nelle miniere. Pitt aveva la sensazione che la donna si divertisse a colpire a destra e a sinistra con la cinghia quel mare di carne umana indifesa, a imprecare e a picchiare uomini e donne che sembravano più morti che vivi.

«La strega non si stanca mai di aggiungere cicatrici a quei poveretti», sibilò Hopper.

«Melika vuol dire regina, il nome che si è scelto», spiegò Grimes a Pitt e Giordino. «Ma noi la chiamiamo la Strega dell’Ovest perché era la capoguardiana in un carcere femminile negli Stati Uniti.»

«Se pensate che sia feroce adesso», mormorò Pitt, «aspettate che trovi i carrelli truccati riempiti da me e da Al.»

Giordino e Hopper rimasero accanto a Pitt mentre quest’ultimo cingeva con un braccio Eva conducendola fuori. Melika lo vide, si avvicinò, si fermò e fissò minacciosamente Eva. Sogghignò: aveva capito che poteva esasperarlo picchiando la donna anziché lui.

Alzò la cinghia per colpire, ma Giordino si mise in mezzo. La cinghia produsse un rumore secco quando rimbalzò sul bicipite flesso.

A parte il vistoso segno rosso che si formò e cominciò a stillare sangue, Giordino non mostrò di risentire minimamente di un colpo che avrebbe spinto un uomo normale a stringersi il braccio gemendo di dolore. Giordino la fissò freddamente e chiese: «È tutto quello che sai fare?»

Tutti ammutolirono, si fermarono e trattennero il respiro in attesa della tempesta. Trascorsero cinque lunghissimi secondi: sembrava che il tempo si fosse arrestato. Melika era stordita dall’inaspettata dimostrazione di audacia. Poi avvampò di rabbia. Reagì come se non fosse in grado di sopportare il ridicolo. Ringhiò come un orso ferito e sferrò un altro colpo con la cinghia.

«Ferma!» ordinò una voce imperiosa.

Melika si girò di scatto. Selig O’Bannion era appena oltre la porta della segreta, e torreggiava in tutta la sua statura. La donna tenne la cinghia sollevata in aria per qualche istante prima di riabbassarla. Fissò O’Bannion con gli occhi accesi di risentimento come il bullo del quartiere umiliato davanti alle sue vittime dal poliziotto di ronda.

«Non toccare Pitt e Giordino», ordinò O’Bannion. «Voglio che vivano più a lungo di tutti per portare gli altri nel sepolcro.»

«E dove sarebbe il divertimento?» chiese Pitt.

O’Bannion rise e fece un cenno a Melika. «Distruggere fisicamente Pitt non sarebbe un grande piacere. Ma distruggere la sua mente sarà per entrambi un’esperienza alquanto piacevole. Dagli un carico di lavoro leggero per i prossimi dieci turni.»

Melika chinò la testa in segno di assenso mentre O’Bannion saliva su una motrice per fare un giro d’ispezione. «Fuori, fetenti», ringhiò Melika, roteando la cinghia macchiata di sangue sopra la testa grottesca.

Eva barcollò, incapace di reggersi, e Pitt l’aiutò a raggiungere il punto dove si radunavano gli schiavi. «Al e io ce la faremo», le promise. «Ma tu devi resistere fino a quando torneremo con un contingente armato per salvarvi tutti.»

«Ora ho una ragione per vivere», mormorò Eva. «Ti aspetterò.»

Pitt le baciò delicatamente le labbra e i lividi sul volto. Poi si rivolse a Hopper, Grimes e Fairweather, che stavano intorno a loro per proteggerli. «Abbiate cura di lei.»

«Promesso.» Hopper annuì.

«Vorrei che non vi scostaste dal nostro piano», disse Fairweather. «Nascondervi in uno dei carrelli che vanno al frantoio è più sicuro della vostra idea.»

Pitt scosse la testa. «Dovremmo attraversare il livello dei frantoi, e passare dai reparti di raffinazione e recupero senza farci scoprire prima di raggiungere la superficie. Non avremmo molte probabilità. È meglio salire direttamente con l’ascensore dei dirigenti e passare dagli uffici.»

«Se si può scegliere fra l’uscita dalla porta di servizio e quella dell’ingresso principale», dichiarò Giordino in tono di protesta, «lui preferisce fare le cose alla grande.»

«Ha un’idea di quante sono le guardie armate?» Pitt si rivolse a Fairweather che si trovava nelle miniere da più tempo di Hopper e dei suoi compagni.

«Un’idea?» Fairweather rifletté un momento. «Fra venti e venticinque. Anche gli ingegneri sono armati. Ne ho contati sei, oltre a O’Bannion.»

Grimes passò due piccole taniche a Giordino che le nascose sotto la camicia lacera. «È tutta l’acqua che abbiamo messo da parte. Ognuno ha contribuito con una parte della sua razione. È un po’ meno di due litri. Purtroppo non c’è altro.»

Giordino gli posò le mani sulle spalle, visibilmente commosso da quel sacrificio. «So quanto vi è costato. Grazie.»

«La dinamite?» chiese Pitt a Fairweather.

«L’ho io», rispose Hopper, e consegnò a Pitt un candelotto di esplosivo con il detonatore. «Uno della squadra addetta alle cariche l’ha portato fuori nascondendolo in una scarpa.»

«Ancora due cose», disse Fairweather. «Una lima per tagliare le catene. Grimes l’ha rubata nella cassetta degli utensili di una motrice. E un diagramma dei pozzi, che mostra anche le telecamere della sorveglianza. Dietro ho disegnato una mappa approssimativa del territorio che dovrete attraversare prima di arrivare alla pista Transahariana.»

«Ian conosce il deserto», precisò Hopper.

«Grazie», disse Pitt. Aveva gli occhi pieni di lacrime. «Faremo del nostro meglio per portarvi aiuto.»

Hopper gli passò un braccio intorno alle spalle. «Le nostre preghiere e i nostri cuori vi accompagnano.»

Fairweather strinse la mano a Pitt. «Ricordate di aggirare le dune. Non attraversatele. Restereste bloccati e morireste.»