Il punto conclusivo dell’ordine del giorno prevedeva la costituzione di commissioni e gruppi di ricerca che avrebbero messo in comune le loro risorse e le informazioni, allo scopo di scongiurare l’estinzione della specie umana.
Sebbene sapesse che era inutile, Hala Kamil riprese la parola e implorò gli scienziati di non parlare con i media fino a che la situazione non fosse apparsa almeno in parte sotto controllo. L’ultima cosa che voleva, spiegò, era un mondo in preda al panico.
Hala concluse la riunione preannunciando una nuova conferenza per rendere note le informazioni scoperte nel frattempo e riferire sui progressi in vista di una soluzione. Quando finì di parlare, non vi furono neppure applausi di circostanza. Gli scienziati si avviarono in gruppi, parlando a voce bassa e gesticolando mentre si scambiavano punti di vista sui rispettivi campi di competenza.
Sandecker si lasciò cadere su una sedia del podio. Il viso era stanco e tirato ma conservava un’espressione ferma e volitiva. Si rendeva conto di avere finalmente superato una svolta e di non essere più costretto a perorare la causa di fronte ad ascoltatori sordi e ostili.
«Ha fatto un’esposizione magnifica», disse Hala Kamil.
Sandecker accennò ad alzarsi dalla sedia quando lei gli sedette accanto. «Spero di essere stato convincente.»
Hal annuì con un sorriso. «Ha ispirato i migliori intelletti delle scienze oceaniche e ambientaliste a scoprire una soluzione prima che sia troppo tardi.»
«Li ho informati, sì. Ma non li ho ispirati.»
Il segretario generale dell’ONU scosse la testa. «No, ammiraglio. Tutti si sono resi conto dell’urgenza. Avevano scritto in faccia la smania di affrontare il pericolo.»
«Tutto questo non sarebbe accaduto se non ci fosse stata lei. C’è voluta l’intuizione di una donna per comprendere la gravità della minaccia.»
«Quello che a me sembrava ovvio, ad altri appariva assurdo», disse Hala a voce bassa.
«Mi sento meglio, adesso che il dibattito è concluso e possiamo impegnarci per scongiurare il disastro.»
«Ora il nostro problema è mantenere il segreto. Sicuramente la cosa sarà di dominio pubblico entro quarantotto ore.»
«È quasi inevitabile l’invasione di un esercito di giornalisti», convenne Sandecker. «Gli scienziati non hanno certo fama di tenere la bocca chiusa.»
Hala girò lo sguardo sulla sala vuota. Lo spirito di collaborazione che aveva avuto modo di osservare per l’occasione era molto superiore a quello che si riscontrava di solito all’Assemblea Generale. Forse, dopotutto, c’era ancora speranza per un mondo diviso da tante culture e da tante lingue diverse.
«E ora quali sono i suoi piani?»
Sandecker alzò le spalle. «Far uscire Pitt e Giordino dal Mali.»
«Quanto tempo è passato da quando li hanno arrestati nell’impianto per lo smaltimento dei rifiuti tossici?»
«Quattro giorni.»
«Si sa qualcosa di loro?»
«No, purtroppo. I nostri servizi segreti non sono presenti in forza in quella parte del mondo e non sappiamo dove li abbiamo portati.»
«Se sono caduti nelle mani di Kazim, temo il peggio.»
Sandecker non riusciva a rassegnarsi all’idea di perdere Pitt e Giordino. Cambiò argomento. «Gli investigatori hanno trovato prove che sia stata compiuta un’azione criminosa riguardo alla morte degli scienziati dell’OMS?»
«Stanno ancora esaminando i rottami dell’aereo», disse Hala. «Ma secondo i rapporti preliminari nulla prova che l’incidente sia stato causato da una bomba. Finora è un mistero.»
«Non c’erano superstiti?»
«No. Il dottor Hopper e tutti i colleghi sono morti assieme all’equipaggio.»
«È difficile credere che non ci sia sotto Kazim.»
«È un uomo malvagio», confermò Hala rabbuiandosi. «Anch’io lo ritengo responsabile. Il dottor Hopper doveva aver scoperto qualcosa sull’epidemia che ha colpito il Mali, qualcosa che Kazim non poteva lasciar trapelare. Sarebbe stato imbarazzante soprattutto rispetto ai governi stranieri che gli forniscono gli aiuti.»
«Possiamo sperare che Pitt e Giordino abbiano trovato una spiegazione.»
Hala guardò Sandecker con un’espressione di simpatia negli occhi. «Deve rendersene conto: è possibile che siano già morti, uccisi per ordine di Kazim.»
L’espressione esausta abbandonò di colpo Sandecker e un sorriso tenace gli sfiorò le labbra. «No», disse. «Non accetterò mai l’idea che Pitt sia morto se prima non avrò identificato personalmente il suo cadavere. Non sarebbe certo la prima volta che riappare sano e salvo dopo che l’avevano dato per morto. Anzi, è una sorpresa che ci ha fatto spesso.»
Hala gli prese le mani. «Preghiamo perché possa farcela anche ora.»
Félix Verenne era in attesa all’aeroporto di Gao quando Ismail Yerli scese la scaletta. «Bentornato nel Mali», disse tendendogli la mano. «Ho saputo che era già stato qui qualche anno fa.»
Yerli non sorrise mentre ricambiava il saluto. «Mi dispiace arrivare in ritardo ma l’aereo della Massarde Entreprises che ha mandato a prendermi a Parigi ha avuto problemi meccanici.»
«L’ho saputo. Avrei mandato un altro aereo, ma lei era già partito con un volo dell’Air Afrique.»
«Avevo l’impressione che il signor Massarde mi volesse qui al più presto possibile.»
Verenne annuì. «Bordeaux l’ha informata del suo incarico?»
«Sono al corrente delle sfortunate indagini dell’ONU e della NUMA, è ovvio, ma Bordeaux mi ha lasciato capire soltanto che il mio compito sarà quello di stabilire buoni rapporti con il generale Kazim e impedirgli di interferire nelle attività del signor Massarde.»
«L’idiota ha combinato un guaio tremendo con la storia dell’ispezione sul contagio. È un miracolo che i media internazionali non l’abbiamo ancora scoperto.»
«Hopper e i suoi colleghi sono morti?»
«È come se lo fossero. Lavorano come schiavi in un miniera d’oro segreta del signor Massarde nell’interno del Sahara.»
«E gli intrusi della NUMA?»
«Anche loro sono stati catturati e mandati alle miniere.»
«Allora lei e il signor Massarde tenete la situazione sotto controllo.»
«Perciò il signor Massarde l’ha fatta chiamare. Per evitare altri fiaschi dovuti a Kazim.»
«Dove debbo andare?» chiese Yerli.
«A Fourt Foureau, con istruzioni personali di Massarde. Le farà conoscere Kazim e a lui parlerà molto bene dei risultati che lei ha ottenuto nel campo dei servizi segreti. Kazim adora i romanzi di spionaggio, e sarà felice di contare sulla sua collaborazione senza sapere che lei riferirà al signor Massarde tutto ciò che farà.»
«Fort Foureau è molto lontano?»
«Due ore d’elicottero. Venga, ritiriamo il suo bagaglio. Ripartiremo subito dopo.»
Come i giapponesi che facevano affari senza acquistare i prodotti delle nazioni loro clienti, Massarde assumeva soltanto ingegneri e operai francesi, e si serviva esclusivamente di equipaggiamento e di mezzi di trasporto fabbricati in Francia. L’elicottero era un Ecureuil, come quello che Pitt aveva fatto affondare nel Niger. Verenne incaricò il secondo pilota di ritirare i bagagli di Yerli e caricarli a bordo.
Mentre prendeva posto su una comoda poltroncina di pelle a fianco dell’impassibile turco, uno steward venne a servire hors d’œuvre e champagne.
«Che lusso», commentò Yerli. «Stendete sempre il tappeto rosso per i comuni visitatori?»
«Ordini del signor Massarde», rispose Verenne. «Detesta l’abitudine americana di offrire bibite analcoliche, birra e noccioline. Sostiene che noi francesi dobbiamo dimostrare di possedere un gusto raffinato, in armonia con la nostra cultura, indipendentemente dall’importanza degli ospiti.»