Il Mulo mio caro Meirus, ha cambiato tutto questo.
Ha allargato il campo del sapere, che prima era riservato alla Fondazione a meta della Galassia e il loro monopolio scientifico e ora scomparso per sempre.
Siamo in grado di combattere ad armi pari.
– E la Seconda Fondazione? – disse Meirus.
– La Seconda Fondazione? – ripete Stettin. – Conoscete le sue intenzioni? Ha impiegato dieci anni per fermare il Mulo, sempre che sia stata lei a fermarlo, cosa di cui dubito.
Sapete che un gran numero di psicologi e sociologi della Fondazione sono convinti che il Progetto Seldon sia stato completamente distrutto dopo l'avvento del Mulo? Se il Progetto non esiste piu allora c'e un vuoto che io posso colmare.
– Conosciamo troppo poco quest'argomento per poter rischiare.
– Noi, forse, ne sappiamo poco, ma sul pianeta e arrivato un uomo della Fondazione.
Lo sapete? Un certo Homir Munn, che a quanto pare ha scritto una serie di articoli sul Mulo, e che ha espresso l'opinione che il Progetto Seldon non esiste piu.
Il Primo Ministro annui. – Si, ho sentito parlare di costui, o perlomeno dei suoi scritti.
Che cosa vuole qui? – Ha chiesto il permesso di entrare nel palazzo del Mulo.
– Davvero? Sarebbe saggio rifiutare.
Non conviene rimuovere una superstizione nella quale il pianeta crede.
– Ci pensero e ne riparleremo.
Meirus si inchino e usci.
Callia tratteneva a stento le lacrime. – Sei arrabbiato con me, Puccino? Stenin si volto verso di lei adirato. – Quante volte ti ho detto di non chiamarmi Puccino in presenza di altri! – Un tempo ti faceva piacere.
– E ora non mi piace piu, e bada che non succeda una seconda volta.
La guardo scuro in faccia.
Gli sembrava impossibile riuscire ancora a sopportarla in quei giorni.
Era proprio un'oca, per quanto dolce e piacevole, e qualche volta, dopo una giornata di duro lavoro, non gli dispiaceva vedersela intorno.
Ma faceva perdere la pazienza! Sognava sempre di sposarsi e di diventare moglie del Signore di Kalgan.
Ridicolo! Andava bene quando lui era un semplice ammiraglio, ma ora come Primo Cittadino e futuro conquistatore, aveva bisogno di qualcosa di piu.
Aveva bisogno di eredi capaci di tenere uniti i suoi futuri domini, qualcosa che il Mulo non aveva mai potuto avere, ed era questa la ragione per la quale il suo Impero non era sopravvissuto dopo la sua morte.
Lui, Stettin, aveva bisogno di qualcuno che provenisse da una delle grandi famiglie della Fondazione con la quale avrebbe potuto fondare una dinastia.
Si chiese come mai non si fosse ancora liberato di Callia.
Non sarebbe stato troppo difficile.
Lei avrebbe piagnucolato un poco come al solito…
Scaccio l'idea.
Quella donna aveva anche delle "qualita" da non disprezzare.
Callia stava riacquistando il suo buon umore.
Barbagrigia se n'era andato e Puccino non la guardava piu con gli occhi cattivi.
– E adesso mi vuoi rimproverare? – No – rispose lui accarezzandola con aria assente. – Ora stai seduta tranquilla per un momento.
Voglio pensare.
– All'uomo della Fondazione? – Si.
– Puccino? – Che c'e? – Puccino, hai detto che l'uomo ha con se una bambina.
Ricordi? Posso vederla quando viene? Non ho…
– Ma perche dovrei fargli portare la bambina? Il mio palazzo non e mica un giardino d'infanzia! Smettila con le tue sciocchezze, Callia.
– Ma mi occupero di lei, Puccino.
Non ti preoccupare.
Ma il fatto e che non vedo quasi mai bambini, e tu sai quanto mi piacciono.
Lui la guardo con un sorriso ironico.
Anche quello era uno dei suoi soliti tentativi.
Amava i bambini; i suoi futuri bambini, i suoi futuri figli legittimi, in parole povere voleva sposarlo.
Scoppio a ridere.
– E poi vedi – disse lui, – questa non e affatto una bambina, ha quattordici anni o quindici.
E magari e alta come te.
Callia sembrava contrariata. – Ebbene, potrei vederla ugualmente? Potrei farmi raccontare dalla Fondazione.
Ho sempre voluto andarci.
E poi lo sai, mio nonno era della Fondazione.
Mi porterai un giorno laggiu, Puccino? Stettin sorrise al pensiero.
Un giorno forse si, da conquistatore.
Fu preso da buon umore. – D'accordo – disse – d'accordo.
Potrai vedere la ragazzina e parlare insieme a lei della Fondazione.
Ma mi raccomando, portala nelle tue stanze e non farti vedere da me.
– Prometto che non ti daro fastidio.
Ci chiuderemo nei miei appartamenti. – Era di nuovo felice.
Era difficile che lui gliela desse vinta da un po di tempo a questa parte.
Gli mise le braccia intorno a collo e dopo un po d'esitazione senti che lui le appoggiava la testa sulla spalla.
13. Signora
Arcadia riusciva a stento a contenere la sua felicita.
Com'era cambiata la sua vita dal giorno in cui Pelleas Anthor era apparso alla finestra, e tutto perche aveva avuto il coraggio di fare cio che bisognava fare.
Ora si trovava su Kalgan.
Era stata al Teatro Centrale, il piu grande della Galassia, e aveva visto di persona alcune dive della canzone famose persino sul suo lontano pianeta.
Era andata a far compere nel Sentiero Fiorito, la strada piu elegante del piu allegro pianeta dello spazio.
Aveva scelto da sola i suoi vestiti perche Homir non se ne intendeva.
La commessa del negozio aveva approvato la scelta del vestito translucido con quelle strisce verticali che la facevano sembrare piu alta.
Con i soldi della Fondazione riusciva a comperare parecchie cose.
Homir le aveva dato dieci crediti e quando li aveva cambiati in moneta kalganiana le avevano dato un bel mucchio di banconote.
Era andata persino dal parrucchiere a farsi accorciare i capelli.
Con uno speciale trattamento erano diventati piu biondi che mai.
Si trovava proprio bellissima.
Questa era l'avvenimento piu importante della sua vita.
A dire il vero, il palazzo di Stettin non era cosi grandioso e ricco come i teatri del pianeta, ne misterioso e storico come il vecchio palazzo del Mulo, del quale purtroppo erano riusciti a vedere solamente la torre, ma cio che piu l'impressionava era l'entrata nel palazzo di un vero Signore.
Era tutta agitata.
Non solo, ma avrebbe avuto un'udienza privata con la sua amante.
Questa parola eccitava la sua fantasia, perche sapeva il ruolo che certe donne hanno avuto nella storia, conosceva il loro fascino e la loro potenza.
Molto spesso si era immaginata nei panni di queste creature, ma sulla Fondazione le amanti non erano di moda, a parte il fatto che suo padre non le avrebbe permesso certamente una cosa del genere.
Com'era naturale, Callia non rispondeva affatto al genere di donna che s'era immaginata.
Era piuttosto grassottella e all'apparenza non aveva nulla di particolarmente diabolico o pericoloso.
Era una donna piuttosto slavata e miope.
Aveva un tono di voce troppo alto e…
– Bambina, vorresti un'altra tazza di te? – domando Callia.
– Si, grazie vostra grazia. (O forse avrebbe dovuto chiamarla altezza?) – Mia Signora – osservo Arcadia con aria da intenditrice, – le vostre perle sono proprio meravigliose.
– Credi? Ti piacciono davvero? – Sembrava molto compiaciuta.
Se le tolse e le fece dondolare fra le mani. – Ti piacerebbe portarle? Se vuoi, te le regalo.
– Non… dite sul serio… – Se le trovo tra le mani, poi restituendole con l'aria triste, disse: – A mio padre non farebbe piacere.
– Non gli piacciono le perle? Ma sono belle, mi pare.
– No, intendo dire che a mio padre non piacerebbe che io le accettassi.