Mentre i camerieri sgusciavano tra la folla con vassoi di spumante e pasticcini, i gruppi si formarono.
Grossgemuth parlava sottovoce con la segretaria di cose, pareva, molto importanti.
" Je parie d'avoir apercu Lenotre " le diceva " Etes-vous bien s-re qu'il n'y soit pas? " Lenotre era il critico musicale del Le Monde che lo aveva stroncato malamente alla " prima " di Parigi; se questa sera fosse stato presente significava per lui, Grossgemuth, una formidabile rivincita. Ma monsieur Lenotre non c'era.
" A quelle heure pourra-t-on lire le Corriere della Sera? " chiedeva ancora il caposcuola con la sfrontatezza propria dei grandi, a donna Clara. " C'est le journal qui a le plus d'autorité en Italie n'est-ce-pas, Madame? "
" Au moins on le dit " rispose sorridendo donna Clara. " Mais jusqu'à demain matin… "
" On le fait pandant la nuit, n'est-ce pas, Madame? "
" Oui, il paraЊt le matin. Mais je crois vous donner la certitude que ce sera une espèce de panégyrique. On m'a dit que le critiquem, le maЊtre Frati, avait l'air rudement bouleversé. "
" Oh, bien, ca serait trop, je pense. " Cercò di escogitare un complimento " Madame, cette soirée a la grandeur, et le bonheur aussi, de certains rêves… Et, à propos, je me rappelle un autre journal… le Messaro, si je ne me trompe pas… " " Le Messaro? " Donna Clara non capiva. " Peut-être le Messaggero? " suggerì il dott. Hirsch. " Oui, oui, le Messaggero je voulais dire… " " Mais c'est à Rome, le Messaggero! " " Il a envoyé tout de même son critique " annunciò uno che purtroppo nessuno conosceva con tono di trionfo; poi pronunciò la frase restata celebre e di cui il solo Grossgemuth parve non afferrare la bellezza. " Maintenant il est derrière à téléphoner son reportage! " " Ah, merci bien. J'aurais envie de le voir, demain, ce Messaggero ", fece Grossgemuth chinandosi verso la segretaria; e spiegò: " Après tout c'est un journal de Rome, vous comprenez? ".
Qui il direttore artistico comparve offrendo a Grossgemuth, a nome dell'Ente autonomo della Scala, una medaglia d'oro incisa con la data e il titolo dell'opera, in un astuccio di raso blu. Seguirono le consuete proteste del festeggiato, i ringraziamenti, per qualche istante il gigantesco musicista parve proprio commosso, poi l'astuccio fu passato alla segretaria. La quale aprì per ammirare, sorrise estasiata, sussurrò al maestro: " Epatant! Mais ca, je m'y connais, c'est du vermeil! ".
La massa degli invitati si interessava d'altro. Una diversa strage e non quella degli innocenti li preoccupava. Che si prevedesse un'azione dei Morzi non era più il segreto di pochi bene informati. La voce, a forza di girare, aveva ormai raggiunto anche coloro che erano soliti stare nella luna, come il maestro Claudio Cottes. Ma in fondo, per dire la verità, non molti ci credevano. " Anche in questo mese la polizia è stata rinforzata. Sono più di ventimila agenti nella sola città. E poi i carabinieri… E poi l'esercito… " Dicevano. " L'esercito! Ma chi ci garantisce che cosa farà la truppa al momento buono? Se ci fosse l'ordine di aprire il fuoco, sparerebbero? " " Io ho parlato proprio l'altro giorno col generale De Matteis. Lui dice che può rispondere del morale delle truppe… Certo che le armi non sono adatte… " " Adatte a che cosa? " " Adatte alle operazioni di ordine pubblico… Ci vorrebbero più bombe lacrimogene… e poi diceva che in questi casi non c'era niente di meglio che la cavalleria… Ma dove è adesso la cavalleria?… Pressoché innocua, di effetto strepitoso… " " Ma senti, caro, non sarebbe meglio andare a casa? " " A casa? Perché a casa? Credi che a casa saremmo più sicuri? " " Per carità, signora, adesso non esageriamo. Prima di tutto bisogna vedere se succederà… e poi, se succederà sarà questione di domani, domani l'altro… Mai si è vista una rivoluzione scoppiare nella notte… le case chiuse… le strade deserte… per la forza pubblica sarebbe come andare a nozze…! " " Rivoluzione? Misericordia, hai sentito, Beppe?… Quel signore ha detto che c'è rivoluzione… Beppe, dimmi, che cosa faremo?… Ma parla, Beppe, scuotiti… stai lì come una mummia! " " Avete notato? Al terzo atto, nel palco dei Morzi, non c'era più nessuno. " " Ma neppure in quello della Questura e della Prefettura, caro mio… e neanche in quelli dell'esercito, neanche le signore… fuga generale… sembrava una parola d'ordine. " " Ah, non dormono mica in Prefettura… ci sanno… tra i Morzi ci sono informatori del Governo anche nelle logge periferiche. " E così via. Ciascuno in cuor suo avrebbe preferito trovarsi a quell'ora in casa sua. D'altra parte non osava andar via. Avevano paura di sentirsi soli, paura del silenzio, di non aver notizie, di aspettare, fumando in letto, l'esplosione delle prime urla. Mentre là, tra tanta gente conosciuta, in un ambiente estraneo alla politica, con tanti personaggi pieni di autorità, si sentivano quasi protetti, in terra intoccabile, come se la Scala fosse una sede diplomatica. Era poi immaginabile che tutto questo vecchio mondo, lieto, nobile e civile, ancora così solido, tutti questi uomini d'ingegno, tutte queste donne così gentili e amanti delle cose buone, possibile che venisse spazzato via d'un colpo?
Con mondano cinismo che a lui pareva molto di buon gusto, Teodoro Clissi, l' " Anatole France italiano " come era stato definito trent'anni prima, ben portante, il volto roseo da cherubino vizzo, due baffi grigi fedeli a un modello tramontatissimo di intellettuale, descriveva piacevolmente, poco più in là, quello che tutti temevano avvenisse.
" Prima fase " diceva in finto tono cattedratico, prendendo con le dita della mano destra il pollice sinistro come quando si insegna ai bambini la numerazione " prima fase: occupazione dei cosiddetti centri nevralgici della città… e il Cielo non voglia che si sia già a buon punto ", consultò ridendo l'orologio da polso. " Seconda fase, cari signori miei: prelevamento degli elementi ostili… " " Dio mio " scappò detto a Mariù Gabrielli, la moglie del finanziere. " I miei piccoli, soli, a casa! " " Niente piccoli, cara signora, non abbia paura " fece Clissi. " Questa è caccia grossa: niente bambini, soltanto adulti, e bene sviluppati! " Rise della facezia. " E poi a casa non hai la nurse? " esclamò la bella Ketti Introzzi, oca come al solito. Intervenne una voce fresca e petulante insieme. " Ma scusi, Clissi, le trova proprio spiritose queste storie? "
Era Liselore Bini, forse la giovane signora più brillante di Milano, simpatica ugualmente per la faccia piena di vita e per la sincerità senza freni, quale danno soltanto o grande spirito o forte superiorità sociale.
" Ecco " disse il romanziere, un po' interdetto, sempre scherzando. " Trovo opportuno instradare queste dame verso la novità che… " " Scusi, sa?, Clissi, ma mi risponda: farebbe qui, stasera, questi discorsi, se lei non si sentisse assicurato? " " Perché assicurato? "
" Oh, Clissi, non mi costringa a dire quello che tutti sanno. Del resto, perché rimproverarla se lei ha dei buoni amici anche tra, come dire, anche tra i rivoluzionari?… Anzi, ha fatto bene, benissimo. Forse tra poco lo constateremo… Lo sa bene anche lei di poter contare sull'esonero… " " Che esonero? Che esonero? " disse lui impallidito. " Diamine! L'esonero dal muro! " E gli voltò le spalle tra le soffocate risa dei presenti. Il gruppo si divise. Clissi restò pressoché solo. Gli altri fecero circolo poco più in là, intorno a Liselore. Come se quello fosse una specie di bivacco, l'ultimo disperato bivacco del suo mondo, la Bini si accoccolò languidamente a terra, spiegazzando tra i mozziconi di sigaretta e le chiazze di champagne la toilette di Balmain costata a occhio e croce duecentomila lire. E vivamente polemizzò con un accusatore immaginario, prendendo le difese della sua classe. Ma siccome non c'era alcuno che la contraddicesse, aveva l'impressione di non essere capita bene, e infantilmente si accaniva, alzando il capo agli amici rimasti in piedi. " Sanno o non sanno i sacrifici che si sono fatti? Sanno o no che non abbiamo più un soldo in banca?… I gioielli! Ecco, i gioielli! " e faceva l'atto di sfilare un braccialetto d'oro con un topazio di due etti. " Bella roba! quand'anche dessimo la chincaglieria, che cosa si risolverebbe?… No, non è per questo " la voce si faceva prossima al pianto. " è proprio perché odiano le nostre facce… Non sopportano che ci sia gente civile… non sopportano che noi non puzziamo come loro… ecco la " nuova giustizia " che vogliono quei porci!… " " Prudenza, Liselore " disse un giovanotto. " Non si sa mai chi ci sta a sentire. " " Prudenza un corno! Credi che non sappia che mio marito ed io siamo i primi nella lista? Prudenza anche ci vorrebbe? Ne abbiamo avuta troppa di prudenza, questo il guaio. E adesso forse… " si interruppe. " Be', è meglio che la smetta. "