L'unico tra tutti, a perdere subito la testa, era stato proprio il maestro Claudio Cottes. Come un esploratore, per fare un paragone di vecchio stampo, che, costeggiata a gran distanza, per non aver noie, la plaga dei cannibali, dopo parecchi giorni di continuo viaggio per terre sicure, quando ormai non ci si pensa più, vede spuntare dai cespugli dietro la sua tenda, a centinaia, i giavellotti dei niam niam e scorge, di tra i rami, brillare fameliche pupille, così il vecchio pianista tremò alla notizia che i Morzi entravano in azione. Tutto era piombato su di lui nello spazio di poche ore: il primo disagio premonitore per la telefonata, le ambigue parole del Bombassei, il monito del problematico signore e adesso la catastrofe imminente. Quell'imbecille di Arduino! Se succedeva un patatrac i Morzi lo avrebbero sistemato tra i primissimi. E ormai era troppo tardi per rimediare. Poi per consolarsi si diceva: " Ma se il signore di poco fa mi ha avvertito, non è buon segno? Non significa che contro Arduino ci sono soltanto dei sospetti? Già " interveniva dentro di lui una voce opposta " perché nelle insurrezioni si guarda tanto per il sottile! E come escludere che l'avvertimento sia stato fatto proprio questa sera, a scopo di pura malvagità, non essendoci più per Arduino il tempo di salvarsi? ". Fuori di sé, il vecchio passava da gruppo a gruppo, nervosamente, il volto ansioso, nella speranza di raccogliere qualche notizia tranquillizzante. Ma di buone notizie non ce n'erano. Abituato a vederlo sempre gioviale e di lingua lesta, gli amici si meravigliavano che fosse così stravolto. Ma avevano da pensare abbastanza ai propri casi per preoccuparsi di quell'innocuo vecchio, proprio di lui che non aveva motivo di temere nulla.
Così vagando, pur di appoggiarsi a qualche cosa che gli desse sollievo, trangugiava distrattamente, uno dopo l'altro, i bicchieri di spumante che i camerieri offrivano senza risparmio. E si aggravava la confusione in testa.
Finché gli venne in mente la risoluzione più semplice. E si meravigliò di non averci pensato prima: tornare a casa, avvertire il figlio, farlo nascondere in qualche appartamento. Di amici disposti ad ospitarlo certo non mancavano. Guardò l'orologio: le una e dieci. Si avviò verso la scala.
Ma a pochi passi dalla porta fu fermato. " Dove va, maestro benedetto, a quest'ora? E perché ha quella faccia? Non si sente bene? " Era nientemeno che donna Clara, staccatasi dal gruppo più autorevole e ferma là, presso l'uscita, insieme con un giovanotto.
" Oh, donna Clara " fece Cottes riprendendosi. " E dove pensa che possa andare a un'ora simile? Alla mia età? Vado a casa, naturalmente. "
" Senta, maestro " e qui la Passalacqua prese un tono di stretta confidenza. " Dia retta a me: aspetti ancora un poco. Meglio non uscire… Fuori c'è qualche movimento, mi capisce? "
" Come, hanno già cominciato? "
" Non si spaventi, caro maestro. Non c'è pericolo. Tu Nanni vuoi accompagnare il maestro a prendere un cordiale? "
Nanni era il figlio del maestro Gibelli, compositore, suo vecchio amico. Mentre donna Clara si allontanava per fermare altri all'uscita, il giovanotto, accompagnando il Cottes al buffet, lo mise al corrente. Pochi minuti prima era arrivato l'avvocato Frigerio, uno sempre informatissimo, intrinseco del fratello del prefetto. Era corso alla Scala per avvertire che nessuno si muovesse. I Morzi si erano concentrati in vari punti della periferia e stavano per affluire in centro. La Prefettura era già praticamente circondata. Diversi reparti della polizia si trovavano isolati e privi di automezzi. Insomma si era alle strette. Uscire dalla Scala, per di più in abito da sera, non era consigliabile. Meglio aspettare là. Certo i Morzi non sarebbero venuti a invadere il teatro.
Il nuovo annuncio, passato di bocca in bocca, con sorprendente rapidità, fece sugli invitati un tremendo effetto. Non era più, dunque, il tempo di scherzare. Il brusio si spense, una certa animazione rimase solo intorno a Grossgemuth, non sapendosi come sìstemarlo. Sua moglie, stanca, gia da un'ora aveva raggiunto in automobile l'albergo. Come adesso accompagnare lui per le strade già presumibilmente invase dal tumulto? Sì, era un artista, un vecchio uno straniero. Perché avrebbero dovuto minacciarlo? Ma era pur sempre un rischio. L'albergo era lontano, di fronte alla stazione. Forse dargli una scorta d'agenti? Sarebbe stato probabilmente peggio. A Hirsch venne un'idea: " Senta, donna Clara. Se si potesse trovare qualche pezzo grosso dei Morzi… Non ne ha visti qui?… Sarebbe un salvacondotto proprio ideale. "
" Eh già " assentì donna Clara, e meditava. "… Ma sì, ma sa che è un'idea stupenda?… E siamo fortunati… Ne ho intravisto uno poco fa. Non proprio grosso calibro, ma sempre un deputato. Lajanni, voglio dire… Ma sì, ma sì, vado a vedere subito. "
Questo on. Lajanni era un uomo scialbo e dimesso nel vestire. Aveva quella sera uno smoking di taglio sorpassato, una camicia di freschezza dubbia, le unghie delle mani contornate da strisce grigie. Per lo più incaricato di svolgere vertenze agrarie, veniva a Milano raramente e pochi lo conoscevano di vista. Fino allora, del resto, invece di correre al buffet se n'era andato solo soletto a visitare il Museo teatrale. Tornando nel ridotto pochi minuti prima, si era seduto su un sofà in disparte, fumando una sigaretta Nazionale.
Donna Clara gli andò diritta incontro. Lui si levò in piedi. " Dica la verità, onorevole " fece la Passalacqua senza preamboli. " Dica la verità: lei è qui a farci la guardia? "
" La guardia? Proprio? E perché mai? " esclamò il deputato alzando le sopracciglia a indicar stupore. " Me lo domanda? Saprà pur qualcosa, lei che è dei Morzi! " " Oh, se è per questo… certo che qualcosa so… E lo sapevo anche da prima, per essere sincero… Sì, conoscevo il piano di battaglia, purtroppo. "
Donna Clara, senza rilevare quel " purtroppo ", continuò decisa: " Senta, onorevole, capisco che può sembrarle un poco comico, ma ci troviamo in una situazione imbarazzante. Grossgemuth è stanco, ha voglia di dormire, e noi non sappiamo come fargli raggiungere l'albergo. Capisce? per le strade c'è agitazione… Non si sa mai… un malinteso… un incidente… È un momento… D'altra parte come fare a spiegargli la difficoltà? Mi parrebbe poco simpatico, con uno straniero? E poi "
Lajanni la interruppe: " Insomma, se non vado errato, si vorrebbe che lo accompagnassi io, che lo coprissi con la mia autorità, vero? Ah, ah… ". Scoppiò a ridere in modo tale che donna Clara restò di stucco. Sghignazzava facendo dei cenni con la mano destra come a dire che lui capiva, sì, era villano ridere così, chiedeva scusa, era mortificato, ma il caso era troppo divertente. Fin che riprese fiato e si spiegò.