" L'ultimo, egregia signora! " fece col suo accento manierato, ancora scosso dai singulti del riso. " Sa che cosa vuol dir l'ultimo? L'ultimo di quanti sono qui alla Scala, comprese le maschere – i camerieri… L'ultimo che possa proteggere il bravo Grossgemuth, L'ultimo son proprio io… La mia autorità? Questa è magnifica! Ma sa lei chi i Morzi farebbero fuori per primo, di quanti sono qui presenti? Lo sa lei?… " E aspettava la risposta. " Non saprei… " disse donna Clara. " Il sottoscritto, signora egregia! Proprio con me regolerebbero il conto con assoluta precedenza. " " Sarebbe come dire caduto in disgrazia? " fece lei che non le mandava a dire. " Precisamente, ecco. " " E così di colpo? Proprio stasera? " " Sì. Cose che succedono. Esattamente tra il secondo e il terz'atto, nel corso di una breve discussione. Ma penso che la meditassero da mesi. " " Be', almeno lei non ha perso il buon umore… " " Oh, noialtri! " spiegò in tono amaro. " Noi siamo sempre pronti al peggio… la nostra abitudine mentale… Guai, se no… " " Bene. L'ambasceria è andata a vuoto, pare. Mi scusi… e tanti auguri, se crede il caso… " aggiunse donna Clara volgendo indietro il capo perché già si allontanava. " Niente da fare " annunciò poi al sovrintendente. " L'onorevole non conta più di quel che si dice un fico secco… Non si dia pensiero… a Grossgemuth ci penso io… "
Da una certa distanza, quasi in silenzio, gli invitati avevano seguito l'incontro e colto a volo alcune frasi. Né alcuno sgranò gli occhi quanto il vecchio Cottes: colui che ora gli indicavano come l'on. Lajanni altri non era se non il signore misterioso che gli aveva parlato di Arduino.
Il colloquio di donna Clara e la sua disinvoltura col deputato dei Morzi, il fatto inoltre che ad accompagnare Grossgemuth attraverso la città andasse proprio lei, ebbero moltissimi commenti. C'era dunque del vero, si pensò, in quello che si andava mormorando da parecchio tempo: donna Clara trescava coi Morzi. Con l'aria di tenersi fuori della politica, si destreggiava tra l'una e l'altra parte. Logico del resto, conoscendosi che donna fosse. Era verosimile che donna Clara, per restare in sella, non avesse preveduto ogni ipotesi e non Si fosse procurata anche tra i Morzi le amicizie sufficienti? Molte signore erano indignate. Gli uomini invece si mostravano propensi a compatirla.
Ma la partenza di Grossgemuth con la Passalacqua, dando fine al ricevimento, accentuò l'orgasmo generale. Ogni pretesto mondano per rimanere era esaurito. La finzione cadeva. Sete, décolletés, marsine, gioielli, tutto l'armamentario della festa ebbero di colpo l'amaro squallore delle maschere a carnevale terminato allorché la pesante vita di tutti i giorni si riaffaccia. Ma stavolta non c'era dinanzi la quaresima, qualcosa di ben più temibile stava in attesa al traguardo della prossima mattina.
Un gruppo uscì sulla terrazza a vedere. La piazza era deserta, le automobili stavano assopite, nere come non mai, abbandonate. E gli autisti? Dormivano invisibili, sui divani posteriori? O anch'essi erano fuggiti per partecipare alla rivolta? Ma i globi della luce risplendevano regolarmente, tutto dormiva, si tendeva le orecchie per avvertire un lontano rombo che si avvicinasse, eco di tumulti, spari, rombo di carriaggi. Non si udiva niente. " Ma siamo matti? " gridò uno. " Ci pensate se vedono tutta questa luminaria? Uno specchietto per chiamarli! " Rientrarono, loro stessi chiusero le imposte esterne, mentre qualcuno andava a cercare l'elettricista. Poco dopo i grandi lampadari del ridotto si spensero. Le " maschere " portarono una dozzina di candelieri e li deposero per terra. Anche questo gravò sugli animi come un malaugurio.
Stanchi, uomini e donne, perché i divani erano pochi, cominciaronO a sedersi in terra, dopo avere disteso i soprabiti per non sporcarsi. Dinanzi a uno studiolo, presso il Museo, dove c'era un telefono, si formò una coda. Pure Cottes aspettò il turno, per tentare almeno questo: che Arduino fosse avvertito del pericolo. Nessuno più intorno a lui scherzava, nessunO ricordava più la Strage e Grossgemuth.
Aspettò almeno tre quarti d'ora. Come si trovò solo nello stanzino (qui non essendoci finestre, la luce elettrica era accesa) sbagliò due volte a formare il numero perché gli tremavano le mani. Finalmente udì il segnale di linea libera. Gli parve suono amico, voce rassicurante di casa sua. Ma perché nessuno rispondeva? Che ancora Arduino non fosse rientrato? Eppure le due erano passate. E se i Morzi lo avessero già preso? Stentava a reprimere l'affanno. Dio, perché nessuno rispondeva? Ah, finalmente. " Pronto, pronto " era la voce assonnata di Arduino. " Chi è, Cristo, a quest'ora? "
" Pronto, pronto " disse il padre. Ma immediatamente si pentì. Quanto meglio se avesse taciuto: perché in questo istante gli venne in mente che la linea potesse essere controllata. Che cosa dirgli adesso? Consigliarlo a fuggire? Spiegargli che cosa stava succedendo? E se quelli stavano in ascolto?
Cercò un pretesto indifferente. Per esempio, che venisse subito alla Scala per combinare un concerto di musiche sue. No, perché a Arduino sarebbe toccato uscire. Un pretesto banale, allora? Dirgli che aveva dimenticato il portafogli e che era in pensiero? Peggio. Il figlio non avrebbe saputo ciò che occorreva e i Morzi, che certo ascoltavano, si sarebbero insospettiti.
" Senti, senti… " disse per guadagnare tempo. Forse l'unica era dirgli di aver dimenticato la chiave del portello: sola giustificazione plausibile e innocente di una telefonata così tarda. " Senti " ripeté " ho dimenticato le chiavi di casa. Tra venti minuti sarò dabbasso. " Lo prese un'onda di terrore. E se Arduino fosse sceso ad aspettarlo e uscito per la strada? Forse qualcuno era stato spedito a prelevarlo e stazionava nella via. " No, no " rettificò " aspetta a scendere che io sia arrivato. Mi sentirai fischiettare. " Che idiota, si disse ancora questo è insegnare ai Morzi il sistema più facile per catturarlo. " Sentimi bene " disse " sentimi bene… non scendere fin che mi sentirai fischiettare il motivo della Sinfonia romanica… Lo conosci, vero?… Siamo intesi. Mi raccomando. "
Troncò il contatto per evitare domande pericolose. Che razza di pasticcio aveva combinato? Arduino ancora all'oscuro del pericolo, i Morzi messi sul chi vive. Forse qualche musicologo, tra di loro, ci poteva essere che conoscesse la Sinfonia convenuta. Forse, arrivando, egli avrebbe trovato nella via i nemici in attesa. Più stupidamente di così non avrebbe potuto agire. Telefonargli di nuovo, allora, e parlar chiaro? Ma in quel mentre l'uscio si socchiuse, si affacciò il volto apprensivo di una ragazzina. Cottes uscì asciugandosi il sudore.
In ridotto, alle fioche luci, trovò aggravata l'aria di disfacimento. Signore rattrappite e freddolose, strette l'una di fianco all'altra sui divani, sospiravano. Molte si erano tolti i gioielli più vistosi riponendoli nelle borsette, altre, lavorando dinanzi alle specchiere, avevano ridotto la pettinatura a forme meno provocanti, altre si erano curiosamente acconciate con le mantelline e i veli sì da parere quasi delle penitenti. " Ma è spaventosa questa attesa, meglio finirla in qualsiasi modo. " " No, questa non ci voleva… e io che pareva che me la sentissi… Proprio oggi si doveva partire per Tremezzo, poi Giorgio ha detto ma è un peccato perdere la prima di Grossgemuth, io gli dico ma lassù ci aspettano, be' non importa dice lui con una telefonata rimediamo, no non mi sentivo, adesso anche l'emicrania… mia povera testa… " " Oh te, scusa, non lamentarti, te ti lasceranno in pace, te non sei compromessa… " " Sa che Francesco, il mio giardiniere, dice di averle viste coi suoi occhi, le liste nere?… È dei Morzi, lui… dice che sono più di quarantamila nomi nella sola Milano. " " Dio mio, possibile una tale infamia?… " " Ci sono notizie nuove? " " No, non si sa niente. " " Arriva gente? " " No, dicevo che non si sa niente. " Qualcuna tiene le mani giunte come per caso e sta pregando, qualcuna bisbiglia fitto fitto nell'orecchio dell'amica senza interruzione, come presa da una frenesia. E poi uomini distesi a terra, molti senza scarpe, i colletti slacciati, le cravatte bianche penzolanti, fumano, sbadigliano, ronfano, discutono a voce bassa, scrivono chissà cosa con matite d'oro sul risvolto del programma. Quattro cinque, gli occhi agli interstizi delle persiane, fanno da sentinella, pronti a segnalare novità all'esterno. E in un angolo, solo, l'on. Lajanni, pallido, un po' curvo, gli occhi sbarrati, che fuma Nazionali.