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Respirò. Tutti lo ascoltavano con la voglia matta di poter approvare il suo ottimismo. Il fumo delle sigarette ristagnava, con un incerto odore misto di traspirazione umana e di profumi. Un'eco di voci concitate arrivò alla porta del Museo.

" Per concludere " disse Cosenz " circa le notizie telefoniche, o meglio le mancate notizie, non mi sembra che ci sia troppo da allarmarsi. Probabilmente anche ai giornali non si sa molto. E significa che la temuta rivoluzione, se c'è, non si è ancora ben delineata. Ve lo immaginate che i Morzi, padroni della città, lascino uscire il Corriere della Sera? " Due tre risero, nel silenzio generale. " Non è finita. Quinto elemento preoccupante potrebbe essere la secessione di quelli là " e fece un cenno verso il Museo. " Andiamo: volete che siano così imbecilli da compromettersi tanto apertamente senza la sicurezza matematica che i Morzi riusciranno? Però mi sono anche detto: nel caso che la rivolta abortisse, ammessa la rivolta, di pretesti buoni per giustificare quel complotto in separata sede non ci sarà penuria. Figuratevi, avranno solo l'imbarazzo della scelta: tentativo di mimetizzazione, per esempio, tattica del doppio gioco, premure per l'avvenire della Scala e così via… Statemi a sentire: quelli là, domani… "

Ebbe un attimo di incertezza. Restò col braccio sinistro levato senza finire. In quel brevissimo silenzio, da una lontananza che era difficile valutare, giunse un boato: rombo di un'esplosione che rintronò nel cuore dei presenti. " Gesù, Gesù " gemette Mariù Gabrielli gettandosi in ginocchio. " I miei bambini! " " Han cominciato! " gridò un'altra istericamente. " Calma, calma, non è successo niente! Non fate le donnette! " intervenne Liselore Bini.

Allora si fece avanti il maestro Cottes. Stralunato in volto, il soprabito gettato sulle spalle, le mani aggrappate ai risvolti della marsina, fissò negli occhi l'avvocato Cosenz. E annunciò solennemente: " Io vado ". " Dove, dove va? " fecero insieme parecchie voci, con indefinibili speranze.

" A casa, vado. Dove volete mai che vada? Qua io non ci resisto. " E mosse in direzione dell'uscita. Ma barcollava, si sarebbe detto ubriaco fradicio.

" Proprio adesso? Ma no, ma no, aspetti! Tra poco è mattino! " gli gridarono dietro. Fu inutile. Due gli fecero strada con le candele fin dabbasso dove un portiere insonnolito gli aperse senza obiezioni. " Telefoni " fu l'ultima raccomandazione. Il Cottes si incamminò senza rispondere.

Su, nel ridotto, corsero ai finestroni, spiando dalle fessure delle imposte. Che sarebbe successo? Videro il vecchio attraversare i binari del tram; a passi goffi, quasi incespicando, puntare all'aiola centrale della piazza. Sorpassò la prima fila di automobili ferme, procedette nella zona sgombra. All'improvviso stramazzò di schianto in avanti, come se gli avessero dato uno spintone. Ma oltre a lui non si vedeva nella piazza anima viva. Si udì il tonfo. Restò disteso sull'asfalto, le braccia tese, a faccia in giù. Da lontano pareva un gigantesco scarafaggio spiaccicato.

A chi vide, venne a mancare il fiato. Restarono là, imbambolati dallo spavento, senza una parola. Poi sorse un grido orribile di donna: " Lo hanno accoppato! ".

La piazza stava immobile. Dalle macchine in attesa nessuno uscì in aiuto del vecchio pianista. Tutto sembrava morto. E, sopra, il peso di un incubo immenso. " Gli hanno sparato. Ho sentito il colpo " disse uno. " Macché, sarà stato il rumore della caduta. " " Ho sentito il colpo, giuro. Pistola automatica, me ne intendo. "

Nessuno contraddisse. Restarono così, chi seduto fumando per disperazione, chi abbandonato in terra, chi incollato alle imposte per spiare. Sentivano il destino che avanzava: concentrico, dalle porte della città verso di loro.

Finché un barlume vago di luce grigia calò sui palazzi addormentati. Un solitario ciclista passò cigolando. Si udì un fragore simile a quello dei tram lontani. Quindi nella piazza spuntò un ometto curvo spingendo un carrettino. Con calma estrema, partendo dall'imbocco di via Marino, l'ometto cominciò a spazzare. Bravo! Bastarono pochi colpi di ramazza. Scopando le carte e la sporcizia, egli scopava insieme la paura. Ecco un altro ciclista, un operaio a piedi, un camioncino. Milano si svegliava a poco a poco.

Niente era successo. Scosso finalmente dallo spazzino, il maestro Cottes soffiando si rimise in piedi, trasecolato guardò intorno, raccolse il soprabito da terra, si affrettò dondolando verso casa.

E nel ridotto, l'alba filtrando da!le persiane, si vide entrare, a passi quieti e silenziosi, la vecchia fioraia. Un'apparizione. Pareva si fosse vestita e incipriata allora allora per una serata inaugurale, la notte era passata su di lei senza sfiorarla: l'abito lungo fino a terra di tulle nero, il velo nero, le nere ombre intorno agli occhi, colmo di fiori il cestellino. Passò in mezzo alla livida assemblea e col suo sorriso malinconico porse a Liselore Bini una gardenia, intatta.

11. IL BORGHESE STREGATO

Giuseppe Gaspari, commerciante in cereali; di 44 anni, arrivò un giorno d'estate al paese di montagna dove sua moglie e le bambine erano in villeggiatura. Appena giunto, dopo colazione, quasi tutti gli altri essendo andati a dormire, egli uscì da solo a fare una passeggiata.

Incamminatosi per una ripida mulattiera che saliva alla montagna, si guardava intorno a osservare il paesaggio. Ma, nonostante il sole, provava un senso di delusione. Aveva sperato che il posto fosse in una romantica valle con boschi di pini e di larici, recinta da grandi pareti. Era invece una valle di prealpi chiusa da cime tozze, a panettone, che parevano desolate e torve. Un posto da cacciatori, pensò il Gaspari, rimpiangendo di non esser potuto mai vivere, neppure per pochi giorni, in una di quelle valli, immagini di felicità umana, sovrastate da fantastiche rupi, dove candidi alberghi a forma di castello stanno alla soglia di foreste antiche, cariche di leggende. E con amarezza considerava come tutta la sua vita fosse stata così: niente in fondo gli era mancato ma ogni cosa sempre inferiore al desiderio, una via di mezzo che spegneva il bisogno, mai gli aveva dato piena gioia.