" Ih, ih! " riprese con estrema ilarità la voce di Max, specialmente sibilante e affettata. " Ziamo piccolini, ziamo! Avrebbe dovuto zentirci la notte scorsa… avrebbe dovuto zentirci, che vocioni… " e non ne poteva più dalle risa…
" Come sarebbe a dire? " fece il Consonni, che stava via via rinfrancandosi.
" In realtà " sussurrò Petercondi, con umiltà " a poco a poco noi ci andiamo assottigliando. Possiamo stare qui non più di 24 ore. E ci si consuma rapidamente. Da mezzanotte scorsa stiamo girando… fra due ore adieu, mio egregio signore. " " Ah, ah! " ridacchiò il Consonni, del tutto rassicurato. (Spiriti fin che si vuole, ma al massimo ancora fino a mezzanotte. E poi ci sarebbe stato il gusto di raccontarla.) Perciò, con magnifica disinvoltura: " Dunque, professor Petercondi… ". " Ma bravo, perbacco " lo interruppe il vocino del professore " che prontezza, che memoria, ha subito imparato il mio nome. "
" Ecco " continuò il Consonni, con un lieve ritorno di imbarazzo " volevo appunto dire che il suo nome non mi tornava nuovo. "
" Ih, ih! " ghignò senza riguardi il nipote Max all'orecchia sinistra. " Hai sentito zio? Non gli torna nuovo! Ah quezta zì che è zplendida! "
" Smettila Max " fece con tutta la gravità compatibile con la estrema sottigliezza il Petercondi. " Signor Consonni, la ringrazio. Posso infatti dire, senza false modestie, che ero un discreto chirurgo. " " Benissimo " pensò l'uomo " adesso voglio proprio divertirmi un poco " e a voce bassa ma chiaramente: " E in che cosa, professore " domandò con accento complimentoso " in che cosa potrei esserle utile? ". " Vede? " spiegò ciò che restava, invisibile, del chirurgo Petercondi. " Siamo venuti qui a cercare un uomo, avrei un certo conticino da regolare. Vede? Io, personalmente ho avuto la sfortuna di essere stato ammazzato! " Manifestò stupore il Consonni: " Ammazzato? Una persona come lei? E come mai? ". " A scopo di furto " rispose secca e grave la vocina. " E quando? E dove? " tentò con impudenza il Consonni. " A quell'angolo, proprio a quell'angolo… due mesi fa, esattamente… " " Ah, perbacco! " il Consonni non si era mai divertito tanto. " E adesso… insomma è venuto a cercare… insomma è venuto a cercarlo… " " Per l'appunto, signore, e se lei… " " Ma " fece ancora il Consonni, mettendosi a gambe aperte, quasi in atto di sfida " ma anche ammesso che lei lo trovasse, che cosa…? " " Ih, ih! " ridacchiò odiosamente il giovane Max. " Questo è vero! Ziamo così piccolini! Dio mio come ziamo diventati piccolini! " " Lei vuol dire, signor Consonni " continuò con straordinaria compassatezza il professore " che cosa ne potrei ricavare, ammesso, intendiamoci bene… ammesso che lo rintracciassi… " " Già, per l'appunto " il Consonni sorrise " mi chiedevo… "
Ma qui ci fu un improvviso silenzio, grandissimo, che invase tutta la strada. E il Consonni aspettò trepidando, senza capire.
" Hem, hem! " il Petercondi si schiarì infine la vocina. " Lei mi domanda… Mah, prima di tutto potremmo fargli paura. Un uomo come lei, con la coscienza pulita è un'altra cosa Ma lui! Se lui mi sentisse parlare, non crede, signor Consonni che potrebbe trovarsi male? " " Mah " e il Consonni non seppe trattenere un leggero riso " certo che si troverebbe un po' imbarazzato, direi… " " Ecco, vede… E poi… " " E poi " sibilò petulante e strascicante il nipote Max. " E poi noi pozziamo profetizzare… " " Profetizzare? " chiese il Consonni, da quell'ignorante che era. " E come sarebbe a dire? " " Max vuol dire che noi possiamo dirgli il futuro, a quel delinquente. E questo sarebbe un brutto scherzo… " " E se il futuro fosse bello, putacaso? " obiettò il Consonni accendendo una sigaretta e aggiunse, chinando un poco il capo: " Spero che il fumo non disturbi lor signori… ".
" Per nessuno " osservò il Petercondi, senza raccogliere l'accenno al fumo " per nessuno il futuro propriamente è bello. Basta, per esempio, che un uomo sappia quando dovrà morire; basta questa notizia, mi creda signor Consonni, ad avvelenargli la restante vita. " " Ah, se lo dice lei, professore! Ma non trova che faccia freddo? Se si passeggiasse un poco… " e si mise in cammino dando dei colpetti all'aria con la destra all'altezza dell'orecchio, come per cacciar via l'insopportabile Max. " Ih, ih! " ridacchiò subito costui. " zio, ma digli di non farmi il zolletico! " Fece una ventina di passi. Da lontano, ma molto lontano giunse il vago fragore di un tram. " E allora? " domandò il Petercondi, proprio nell'orecchia sinistra del Consonni, il quale trasalì. " Allora, certo… non saprei… Ma forse… qualche utile indicazione… Forse potrei dargliela, caro il mio professore, qualche utile indicazione… " " Ih, ih! " Max nel suo piccolo si doveva smascellare dalle risa. " Hai zentito zio? qualche utile indicazione, hai zentito? Questa zì che è proprio ztraordinaria! " " E la vuol smettere? " sbottò il Consonni, fermandosi, sinceramente irritato
" Ih, ih! " fece ancora, ma quasi in sordina Max. " Mi zcuzi proprio, zignore. E che coza ha, mi dica, in quezto pacchetto. Mi dica, che coza c'è? " Il Consonni taceva. " Dei dolci? " suggeri, sibilando, Max. " Zembra proprio un pacchetto di dolci. Vero? " Il Consonni non rispose. Pensò un attimo. Poi, in tono sfottente: " Ma la mi scusi, professore, ma queste ventiquattr'ore non le potevate impiegare meglio, per esempio? Nelle vostre condizioni, io, per esempio, mi sarei piuttosto divertito a prendermi certe soddisfazioni… " " Che soddisfazioni? " " Ci son certe donnette in giro!… Tra le sottane dico, piccoli come siete, ah ah… sarebbe proprio magnifica. " " Ma, vede? " spiegò, sempre grave il Petercondi " a parte che io certe propensioni… insomma noi a quelle cose non ci pensiamo più, capisce? " " Ah, ah! " rideva ancora il Consonni " e poi… e poi se la ragazza faceva un peto? Se l'immagina, professore, che volo le toccava fare? se lo immagina? " e si sbellicava senza ritegno… Soltanto Max, pur con un certo ritardo, si unì alla sua ilarità, ma nel solito odioso tono: " Ih, ih! " faceva " ah, è proprio vero. Noi ziamo cozì piccolini! " Il Petercondi ricondusse la conversazione sul binario: " Mi diceva, signor Consonni, che lei poteva darmi qualche utile indicazione… Le sarei proprio grato… il tempo purtroppo stringe… ". " Sì, sì " rispose l'uomo " si potrebbe anche vedere… ma così sui due piedi… sa? io sono in ottimi rapporti con la polizia… " " Ih, ih! " sussurrava insistente Max " ziamo piccolini, piccolini ziamo… e zappiamo profetizzare… "
Il Consonni guardò l'orologio da polso. Le dieci e trentacinque. Per male che la andasse, di quelle piaghe tra un'ora e mezzo se ne sarebbe liberato. " Di', zio " fece a questo punto Max, sempre con il suo tono ilare e mondano " guarda il zignor Conzonni: che coz'ha vicino al nazo? "
" Già " fece il Petercondi " non l'avevo notato… Lasci vedere… sì, quella macchietta rossa, già già, niente di promettente quella macchietta… " " Come… come sarebbe a dire? " " Ecco, signor Consonni " spiegò il professore " non mi piace proprio niente questa macchietta, per essere sincero, non vorrei che… Le duole a toccarla? " " Questa qui? " disse il Consonni e la toccò con l'indice destro piano piano. " Le duole, vero? " fece il Petercondi " e da quanto tempo? " " E che cosa importa? " il Consonni sembrava meno sicuro di prima. " Sarà due mesi che ce l'ho. " " Bellissima questa " il Petercondi aveva un tono tipicamente professionale " ce l'aveva dunque anche due mesi fa… curioso davvero… " " E allora? che cosa significa? " " La cosa cambia allora totalmente aspetto, egregio signor Consonni " (la voce si era fatta così esile che l'uomo doveva piegare la testa da una parte per afferrarla). " Se l'avessi saputo prima mi sarei risparmiato la fatica. " Il Consonni si era fermato. Toccò ancora la macchia rossa a lato del naso… " E che cosa c'entra? " chiese, titubando. " Non capisce? " insisté il professore. " Ma non c'è più nessuna differenza! " " Che differenza? " " Differenza tra noi due… glielo dice il professor Petercondi, egregio signore… " Si udì la vocina di Max, compiaciuta: " Mi zembra di capire, zio… Ma è magnifica? Zembra vivo e zano e invece… l'ha avuto anche lui il zervizio! " e una sottilissima risata sibilò sgradevolmente nella strada deserta. " Cosa c'è insomma? Si può sapere? " il Consonni stava imbestialendosi. " Sarcoma, egregio signore " rispose Petercondi, freddo. " Si chiama così. Non c'è più niente da fare. " " Ih, ih, ci creda, ci creda pure " ridacchiò il petulante Max " mio zio ze ne intende, ztia pur zicuro. Ze lo dice lui, può crederci… ih, ih… Noi profetizziamo, zignor Conzonni… " " All'inferno! " esclamò l'uomo disgustato. " Andrò da un dottore! Fosse anche come dice lei, mi farò curare, non mi mancano i meni, stia tranquillo… " " Un dottore, ih, ih! " ghignò Max. " Ma non l'ha capito che non zervirà un fico… Zei dei nostri, ormai. " Il Consonni fece per aprir bocca, ma: " Va, va a portare i dolcetti alla tua bella! " sbeffeggiò Max. " Corri pure, giovanotto! Va a portarle qualche utile indicazione! " " Singolare caso " commentò grave e quasi placato il Petercondi. " Ti ho riconosciuto subito, Consonni… appena sei comparso in fondo alla strada ti ho riconosciuto… ed ecco, due mesi ancora, tre mesi a farla lunga… Ce ne possiamo andare, mi sembra, nipote mio… " Il Consonni si portò la mano al colletto. Gli mancava il respiro. " Arrivederci prezto, giovanotto! " infierì Max. " Mi raccomando le pazte con la crema! " Anche il Petercondi stavolta rise di gusto. sembrava un calabrone. I due si allontanavano, sghignazzando sconciamente. Si persero dietro il muro della ferrovia, sui tetri terrapieni. " Maledetti! Maledetti porci! " imprecò il Consonni. " I signori! quei maledetti! Finiscono sempre per spuntarla! "