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Il cane non ricomparve. Al mattino dopo, quando andò a mettere la solita pagnotta sotto la panca, Defendente trovò ancora quella del giorno prima. Il dì successivo il pane era ancora là, un poco più secco, e le formiche avevano già cominciato a scavarvi cunicoli e gallerie. Passando invano i giorni, anche il Sapori finì per non pensarci più.

10.

Ma due settimane più tardi, mentre al caffè del Cigno il Sapori gioca a terziglio, col capomastro Lucioni e col cavalier Bernardis, un giovanotto, intento a guardare nella via, esclama: " To', quel cane! ".

Defendente trasale e volge subito gli sguardi. Un cane, brutto e sparuto, avanza per la via, oscillando da una parte e dall'altra quasi avesse il capo storno. Sta morendo di fame. Il cane dell'eremita – quale il Sapori ricorda – è certo più grosso e vigoroso. Ma chissà come si può ridurre una bestia dopo due settimane di digiuno. Il fornaio ha l'impressione di riconoscerlo. Dopo essere rimasto lungamente a piangere sopra la tomba, la bestia forse ha ceduto alla fame e ha abbandonato il padrone per scendere a cercar cibo in paese.

" Tra poco quello tira le cuoia " fa Defendente, ridacchiando, per mostrare la sua indifferenza.

" Non vorrei fosse proprio lui " dice allora il Lucioni, con un sorriso ambiguo, chiudendo il ventaglio delle carte.

" Lui chi? " " Non vorrei " dice il Lucioni " che fosse il cane dell'eremita. "

Il cavalier Bernardis, tardo di comprendonio, si anima stranamente:

" Ma io l'ho già vista questa bestia " dice. " L'ho proprio vista da queste parti. Mica sarà tua alle volte, Defendente? "

" Mia? E come potrebbe essere mia? "

" Non vorrei sbagliarmi " conferma il Bernardis " ma mi pare di averla vista dalle parti del tuo forno. "

Il Sapori si sente a disagio. " Mah " dice " ne girano tanti di cani, potrebbe anche darsi, io certo non ricordo. "

Il Lucioni assente col capo, gravemente, come parlando con se stesso. Poi:

" Sì, sì, deve essere il cane dell'eremita. "

" E perché poi " chiede il fornaio cercando di ridere " perché poi dovrebbe proprio essere quello dell'eremita? "

" Corrisponde, capisci? Corrisponde la magrezza. Fa un po' il conto. È stato diversi giorni sopra la tomba, i cani fanno sempre così… Poi gli è venuto appetito… ed eccolo qui in paese… "

Il fornaio tace. Intanto la bestia si guarda intorno e per un istante fissa, attraverso la vetrata del caffè, i tre uomini seduti. Il fornaio si soffia il naso.

" Sì " dice il cavalier Bernardis " giurerei che l'ho già visto. Più di una volta l'ho visto, proprio dalle tue parti " e guarda il Sapori.

" Sarà, sarà " fa il fornaio " io proprio non ricordo… "

Il Lucioni ha un sorrisetto astuto: " Io già un cane simile non me lo terrei per tutto l'oro del mondo ".

" Rabbioso? " chiede il Bernardis allarmato. " Tu pensi che sia rabbioso? "

" Macché rabbioso! Ma a me non darebbe nessun affidamento un cane simile… un cane che ha visto Dio! "

" Come che ha visto Dio? "

" Non era il cane dell'eremita? Non era con lui quando venivano quelle luci? Lo sanno tutti, direi, che cos'erano quelle luci! E il cane non era con lui? Vuoi che non abbia visto? Vuoi che dormisse con uno spettacolo simile? " e ride di gusto.

" Balle! " replica il cavaliere. " Chissà che cos'erano quelle luci. Altro che Dio! Anche stanotte c'erano… "

" Stanotte dici? " fa Defendente con una vaga speranza.

" Coi miei occhi le ho viste. Mica forti come una volta, però un bel chiaro lo facevano. "

" Ma sei sicuro? Stanotte? "

" Stanotte, perdio. Le stesse identiche di prima… Che dio vuoi che ci fosse questa notte? "

Il Lucioni però ha una faccia oltremodo furba: " E chi ti dice, chi ti dice che i lumi di questa notte non fossero per lui? ".

" Per lui chi? "

" Per il cane, sicuro. Magari stavolta invece di Dio in persona era l'eremita, venuto giù dal paradiso. Lo vedeva là fermo sulla sua tomba, si sarà detto: ma guarda un po' il mio povero cane… E allora è sceso a dirgli di non pensarci più, che ormai aveva pianto abbastanza e che andasse a cercarsi una bistecca! "

" Ma se è un cane di qui " insiste il cavalier Bernardis. " Parola che l'ho visto gironzare intorno al forno. "

11.

Defendente rincasa con una grande confusione in testa. Che antipatica faccenda. Più cerca di persuadersi che non è possibile, più si va convincendo che è proprio la bestia dell'eremita. Niente di preoccupante, certo. Ma lui adesso dovrà continuare a dargli ogni giorno la pagnotta? Pensa: se io gli taglio i viveri, il cane tornerà a rubare il pane nel cortile; e allora io come mi regolo? cacciarlo via a pedate? un cane che, volere o no, ha visto Dio? E che ne so io di questi misteri?

Non sono cose semplici. Prima di tutto: lo spirito dell'eremita è apparso davvero a Galeone la notte prima? E che cosa può avergli detto? Che lo abbia in qualche modo stregato? Magari adesso il cane capisce il linguaggio degli uomini, chi lo sa, un giorno o l'altro potrebbe mettersi a parlare anche lui. C'è da aspettarsi di tutto quando c'è di mezzo Dio, se ne sentono raccontare tante. E lui, Defendente, si è già coperto abbastanza di ridicolo. Se in giro adesso sapessero che lui ha di queste paure!

Prima di rientrare in casa, il Sapori va a dare un'occhiata alla baracchetta della legna. Sotto la panca la pagnotta di quindici giorni prima non c'è più. Il cane dunque è venuto e se l'è portata via con formiche e tutto?

12.

Ma il giorno dopo il cane non venne a prendere il pane e neppure il terzo mattino. Era ciò che Defendente sperava. Morto Silvestro ogni illusione di poter sfruttare la sua amicizia era finita. In quanto al cane, meglio se ne stesse alla larga. Eppure quando il fornaio, nella baracchetta deserta, rivedeva la forma di pane che aspettava sola soletta, provava delusione.

Restò ancora peggio quando – erano passati altri tre giorni – egli rivide Galeone. Il cane se n'andava, apparentemente annoiato, nell'aria fredda della piazza e non pareva più quello che si era visto attraverso i vetri del caffè. Ora stava bello dritto sulle gambe, non ciondolava più ed era sì ancora magro ma col pelo già meno ispido, le orecchie erte, la coda ben sollevata. Chi lo aveva nutrito? Il Sapori si guardò intorno. La gente passava indifferente, come se la bestia non esistesse neanche. Prima di mezzodì il fornaio depose un nuovo pane fresco, con una fetta di formaggio, sotto la solita panca. Il cane non si fece vivo.

Di giorno in giorno Galeone era più florido; il suo pelo ricadeva liscio e compatto come ai cani dei signori. Qualcuno dunque si prendeva cura di lui; e forse parecchi contemporaneamente, ciascuno all'insaputa dell'altro, per scopi reconditi. Forse temevano la bestia che aveva visto troppe cose, forse speravano di comperare a buon mercato la grazia di Dio senza rischiare la baia dei compaesani. O addirittura l'intera Tis aveva il medesimo pensiero? E ciascuna casa, quando veniva la sera, tentava nel buio di attirare a sé l'animale per ingraziarselo con bocconi prelibati?

Forse per questo Galeone non era venuto più a prendere la pagnotta; oggi probabilmente aveva di meglio. Ma nessuno ne parlava mai, anche l'argomento dell'eremita, se per caso affiorava, veniva subito lasciato cadere. E quando il cane compariva per la strada, gli sguardi trascorrevano via, quasi fosse uno dei tanti cani randagi che infestano tutti i paesi del mondo. E in silenzio il Sapori si rodeva come chi, avuta per prima un'idea geniale, si accorge che altri, più audaci di lui, se ne sono clandestinamente impadroniti e si preparano a trarne indebiti vantaggi.