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Non una veniva senza scusa. La signora Ermelinda, per esempio, non aveva trovato altri, per fare insegnare il canto alla sua bambina, così appassionata di musica, che l'organista del duomo; e adesso veniva in chiesa per ascoltarla nel Magnificat. La stiratrice dava appuntamento in chiesa a sua mamma, che il marito non voleva vedere per casa. Perfino la moglie del dottore: proprio sulla piazza, pochi minuti prima, aveva messo un piede a terra malamente e si era fatta una storta; era dunque entrata per restare un poco seduta. In fondo alle navate laterali, presso i confessionali grigi di polvere, dove le ombre sono più fitte, stava qualche uomo impalato. Dal pulpito don Tabià si guardava intorno sbalordito, stentando a trovare le parole.

Sul sagrato intanto Galeone stava disteso al sole: sembrava si concedesse un meritato riposo. All'uscita dalla messa, senza muovere un pelo, sbirciava tutta quella gente: le donne sgusciavano dalla porta, allontanandosi chi da una parte chi dall'altra. Nessuna che lo degnasse di un'occhiata, ma finché non avevano svoltato l'angolo si sentivano i suoi sguardi nella schiena come due punte di ferro.

17.

Anche l'ombra di un cane qualsiasi, basta che assomigli vagamente a Galeone, fa dare dei soprassalti. La vita è un'ansia. Là dove c'è un poco di gente, al mercato, al passeggio serale, mai il quadrupede manca; e pare si goda all'indifferenza assoluta di coloro che, quando son soli e in segreto lo chiamano invece coi nomi più affettuosi, gli offrono tortelli e zabaglione. " Eh, i bei tempi di una volta! " usano adesso esclamare gli uomini, così, genericamente, senza specificare il perché; e nessuno che non capisca al volo. I bei tempi – intendono dire senza specificarlo – quando si poteva fare i propri porci comodi, e darsene quattro se occorreva e andar per contadine in campagna, e magari rubacchiare, e la domenica starsene in letto fino a mezzodì. I bottegai adesso adoperano carte sottili e misurano il peso giusto, la padrona non picchia più la serva, Carmine Esposito dell'agenzia di pegni ha imballato tutte le sue cose per traslocare in città, il brigadiere Venariello se ne sta allungato al sole sulla panca, dinanzi alla stazione dei carabinieri morto di noia, domandandosi se i ladri sono tutti morti, e nessuno tira più le potenti bestemmie di prima, che davano così gusto, se non in aperta campagna e con le debite cautele, dopo attente ispezioni, che dietro alle siepi non si nasconda qualche cane.

Ma chi osa ribellarsi? Chi ha il coraggio di prendere a pedate Galeone o di somministrargli una cotoletta all'arsenico come è nei segreti desideri di tutti? Neanche nella provvidenza possono sperare: la santa provvidenza, a rigor di logica, si deve essere schierata dalla parte di Galeone. Bisogna fare assegnamento sul caso.

Sul caso di una notte tempestosa, con lampi e fulmini che pare finisca il mondo. Ma il fornaio Defendente Sapori ha un udito da lepre e lo strepito dei tuoni non gli impedisce di avvertire un tramestio insolito dabbasso in cortile. Devono essere i ladri.

Balza dal letto, afferra nel buio lo schioppo e guarda giù attraverso le stecche delle persiane. Ci sono due tipi, gli par di vedere, che stan dandosi d'attorno per aprire la porta del magazzino. E al bagliore di una saetta vede anche, in mezzo al cortile, imperturbabile sotto i tremendi scrosci, un grosso cane nerastro. Deve essere lui, il maledetto, venuto forse a dissuadere i due bricconi.

Bisbiglia dentro di sé una bestemmia spettacolosa, arma lo schioppo, dischiude lentamente le persiane, quel tanto da poter sporgere la canna. Aspetta un nuovo lampo e mira al cane.

Il primo sparo va completamente confuso con un tuono. " Al ladro! al ladro! " comincia a urlare il fornaio, ricarica lo schioppo, spara ancora all'impazzata nel buio, ode allontanarsi dei passi affannosi, poi per tutta la casa voci e sbattere di porte: moglie, bambini e garzoni accorrono spaventati. " Sor Defendente " una voce chiama dal cortile " guardi che ha ammazzato un cane! " Galeone – sbagliarsi a questo mondo è possibile, specie in una notte come questa ma pare proprio lui tale e quale giace stecchito in una pozza d'acqua: un pallottone gli ha attraversato la fronte. Morto secco. Non stira neppure le gambe. Ma Defendente non va neanche a vederlo. Lui scende a controllare che non abbiano scassinato la porta del magazzino, e, come ha constatato che no, dà a tutti la buona notte e si caccia sotto le coltri. " Finalmente " si dice preparandosi a un sonno beato. Ma non gli riesce più di chiuder occhio.

18.

Al mattino ch'era ancora buio due garzoni portarono via il cane morto e lo andarono a seppellire in un campo. Defendente non osò ordinar loro di tacere: si sarebbero messi in sospetto. Ma cercò in modo che la cosa passasse via liscia senza tante chiacchiere.

Chi rivelò il fatto? La sera, il fornaio si accorse subito, al caffè, che tutti lo fissavano: ma subito ritiravano gli sguardi come per non metterlo in allarme.

" Abbiamo sparato, eh stanotte? " fece il cavalier Bernardis all'improvviso, dopo i soliti saluti. " Battaglia grossa eh, stanotte, al forno? "

" Chissà chi erano " rispose Defendente senza dare importanza " volevano scassinare il magazzino, quei malnati. Ladruncoli da poco. Ho sparato due colpi alla cieca e quelli se la sono battuta. "

" Alla cieca? " chiese allora il Lucioni col suo tono insinuante. " E perché non gli hai sparato addosso già che c'eri? "

" Con quel buio! Che cosa vuoi che vedessi! Ho sentito grattare giù alla porta e ho sparato fuori a casaccio. "

" E così… e così hai spedito all'altro mondo una povera bestia che non aveva fatto niente di male. "

" Ah, già " disse il fornaio quasi soprappensiero. " Ho beccato un cane. Chissà come era entrato. Da me non ci stanno cani. "

Si fece un certo silenzio. Tutti lo guardavano. Il Trevaglia, cartolaio, mosse verso la porta per uscire. " Be', buonasera, signori " e poi, compitando intenzionalmente le sillabe. " Buonasera anche a lei, signor Sapori! "

" Onoratissimo " rispose il fornaio e gli voltò le spalle. Che cosa intendeva dire quell'imbecille? Gli facevano colpa alle volte, di aver ammazzato il cane dell'eremita? Invece di essergli riconoscenti. Li aveva liberati da un incubo e adesso storcevano il naso. Che cosa li prendeva? Fossero stati sinceri una buona volta.

Il Bernardis, singolarmente inopportuno, cercò di spiegare: " Vedi, Defendente?… qualcuno dice che avresti fatto meglio a non ammazzare quella bestia… "

" E perché? L'ho fatto forse apposta? "

" Appposta o no, vedi? era il cane dell'eremita, dicono, e adesso dicono che era meglio lasciarlo stare, dicono che ci menerà gramo… sai come sono le chiacchiere! "

" E che ne so io dei cani degli eremiti? Cristo d'un Cristo, vorrebbero farmi il processo, idioti che non sono altro? " e tentò una risata.

Parlò il Lucioni: " Calma, calma, ragazzi… Chi ha detto ch'era il cane dell'eremita? Chi ha diffuso questa balla? " Defendente: " Mah, se non lo sanno loro! " e alzò le spalle.

Il cavaliere intervenne: " Lo dicono quelli che l'hanno visto questa mattina, mentre lo seppellivano… Dicono che sia proprio lui, con una macchiolina di pelo bianco in cima all'orecchio sinistro ".

" Nero per il restante? "

" Sì, nero " rispose uno dei presenti.

" Piuttosto grosso? Con una coda a spazzola? "

" Precisamente. "

" Il cane dell'eremita, volete dire? " " Già, dell'eremita. "