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Apparve il mondo nel sole del primo mattino, così fresco e pieno di speranze. I boschi, le praterie verdi, gli uccellini che cantavano, e in fondo biancheggiava la città con le sue torri candide, le terrazze orlate di giardini, gli stendardi fluttuanti, gli altissimi aquiloni a forma di draghi e di serpenti; e sotto, che non si vedevano, miriadi di vite e di occasioni, le donne, le voluttà, i lussi, le avventure, la corte, gli intrighi, la potenza, le armi, il regno dell'uomo!

Il vecchio Giacomo osservava la faccia del giovane, curioso di vederla illuminata dalla gioia. Sorrise infatti Mseridon al panorama della libertà. Ma fu un istante. Subito il giovane cavaliere impallidì,

" Che hai? " gli chiese il vecchio supponendo che l'emozione gli avesse tolto il fiato. E la sentinella: " Su, su svelto, giovanotto, passa fuori che io devo subito richiudere, non ti farai pregare, spero! ".

Invece Mseridon fece un passo indietro e si coprì gli occhi con le mani: " Oh è terribile! ".

" Che hai? " ripeté Giacomo. " Stai male? "

" Non posso! " disse Mseridon. Dinanzi a lui, di colpo, la visione era cambiata. E al posto delle torri e delle cupole, giaceva adesso un sordido groviglio di catapecchie polverose, grondanti di sterco e di miseria, e invece degli stendardi, sopra i tetti, nugoli caliginosi di tafani come un infetto polverone.

Il vecchio domandò: " Che cosa vedi, Mseridon? Dimmi: vedi marcio e luridume dove prima tutto era glorioso? Al posto dei palazzi vedi ignobili capanne? È così, Mseridon? ".

" Sì, sì, tutto è diventato orribile. Perché? Cosa è successo? "

" Io lo sapevo " fece il patriarca " lo sapevo ma non osavo dirtelo. Questo è il destino di noi uomini, tutto si paga a caro prezzo. Non ti sei mai chiesto chi ti dava la forza di pregare? Le tue preghiere erano di quelle a cui non resiste neanche la collera del cielo, Tu hai vinto, sei guarito. E adesso paghi. " " Pago? E perché? "

" Perché era la grazia che ti sosteneva. E la grazia dell'Onnipotente non risparmia. Sei guarito ma non sei più lo stesso di una volta. Di giorno in giorno, mentre la grazia lavorava in te, senza saperlo tu perdevi il gusto della vita. Tu guarivi, ma le cose per cui smaniavi di guarire a poco a poco si staccavano, diventavano fantasmi, cimbe natanti sopra il mar degli anni! Io lo sapevo. Credevi di essere tu a vincere, e invece era Dio che ti vinceva. Così hai perso per sempre i desideri. Sei ricco ma adesso i soldi non ti importano, sei giovane ma non timportano le donne. La città ti sembra un letamaio. Eri un gentiluomo, sei un santo, capisci come il conto torna? Sei nostro, finalmente, Mseridon! L'unica felicità che ti rimane è qui tra noi, lebbrosi, a consolarci… Su, sentinella, chiudi pure la porta, noi rientriarno. " La sentinella tirò a sé il battente.

28. 24 MARZO 1958

In determinate condizioni di atmosfera, di ora e di luce possiamo vedere anche a occhio nudo i tre piccoli satelliti artificiali che l'uomo lanciò dalla Terra verso gli spazi interplanetari dal 1955 al 1958; e ivi sono rimasti appesi, presumibilmente per sempre, girando girando intorno a noi. In certi crepuscoli d'inverno quando l'aria è come cristallo, tre minuscoli punti brillano, di un fisso e corrucciato splendore; due vicini che quasi si toccano, uno più in là, solitario. Ma se prendiamo un buon binocolo, o un cannocchiale a forte ingrandimento, li possiamo osservare molto meglio, quasi come degli aeroplani che volino a discreta altezza. (Disteso sulla sedia a sdraio nell'atrio della sua casa di campagna, il vecchio Forrest, l'uomo che li ideò e li volle, ormai ottuagenario, consuma nella loro attesa le sue insonni notti di asma. E quando il primo dei tre sbuca dal ciglio nero del cornicione, egli si porta dinanzi all'occhio il piccolo telescopio sospeso a uno speciale supporto elastico, e guarda, guarda, per ore.)

Ecco il primo, denominato " Hope " per la speranza che in quel settembre memorabile riempì l'intero genere umano, facendogli dimenticare le malvagità di cui si consumavano i suoi giorni (eppure era uno scopo odioso, una inconfessata avidità di dominio che lo proiettò, con un lungo sibilo, a picco verso lo zenit, facendo voltare in su contemporaneamente le facce dei trecentomila uomini riuniti nelle White Sands, alle ore 4:53 del mattino). A vederlo così da lontano " Hope " ha la forma di una tozza matita, il suo colore è d'argento, che scintilla nella parte illuminata lasciando la restante nel buio. Se ne sta tutto sghembo, cosicché sembra proprio che sia rimasto là appeso; appeso, dimenticato e morto. Ma occorre sempre uno sforzo d'immaginazione per convincersi che nel suo interno stanno i corpi di William B. Burkington, Ernst Shapiro e Bernard Morgan, gli eroi vogliamo dire, i pionieri, i quali ininterrottamente girano, e sono già passati venti anni!

Vicinissimo è il satellite maggiore, secondo in ordine di tempo: grosso almeno quattro volte il primo; liscio, bellissimo, a forma di uovo, di un favoloso colore arancione. Verso la coda si intravedono come tante uniformi canne d'organo; i tubi per i razzi ho sentito dire. Esso è denominato " L. E. " sigla che significa Lois Egg, in italiano l'uovo di Lois: ciò in onore di Mrs. Lois Berger, la moglie amata del costruttore, partita con lui, con lui rimasta lassù, a girare, girare eternamente; e non dovremmo qui dimenticare i loro sette compagni.

Poi spostiamo il cannocchiale di 24 gradi e incontriamo il terzo, " Faith ", terzo anche in ordine di tempo. Fu battezzato così per significare la fede che sorreggeva gli uomini a ritentare ciò che agli altri non era riuscito. Esso ha una sagoma simile a quella di " Hope ", solo che è alquanto più grande. Colorato a strisce gialle e nere che si distinguono benissimo anche oggi; e proprio quelle strisce più di ogni altra cosa ci persuadono che a costruirlo siamo stati noi, e non è l'errabondo frammento di qualche ignoto cataclisma siderale. " Faith " partì con cinque uomini: Palmer, Sough, Lasalle, Cosentino, Thompson i loro nomi. In cinque diversi cimiteri, sparsi sul nostro piccolo mondo, cinque tombe vuote aspettano; ma essi continuano a girare, probabilmente incorrotti; l'ultima umanità sarà estinta e loro gireranno ancora.

24 marzo 1958 è la terribile data di questa terza ascensione. Essa non è celebrata come festa nazionale e anche gli anniversari passano in sordina come se avessimo paura di sottolinearli. Pure nei libri di scuola se ne fa solo un fugace accenno. Eppure né Zama né Valmy, né Kulikovo né Waterloo, né la scoperta dell'America né la rivoluzione francese possono starle alla pari (se mai, si può forse confrontarla con la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo). Da allora – oh, anch'io mi ricordo come si viveva una volta – gli uomini sono cambiati: diversi i pensieri, il lavoro, i desideri, i costumi, i divertimenti, L'amore. Senza confessarlo a se stessa per una specie di vergogna, la gente ha preso un'altra strada. Meglio o peggio? Ma non c'è bisogno di chiederlo, basta guardarsi intorno, ascoltare i discorsi, osservare le azioni che si compiono in questo anno di grazia 1975. (Però il vecchio Forrest, inchiodato nel letto, non si stanca, se la notte è limpida, di contemplare i tre bizzarri veicoli, si direbbe lo roda una sorta di ribellione contro ciò che è avvenuto, una protesta contro la scoperta fatale che ha cambiato la nostra vita.)

Ricordate? " Hope " era provvisto di potenti apparecchi radio. Perfetta la partenza, perfetta la traiettoria, il viaggio fu controllato dal basso con assoluta precisione metrica. A un tratto fu visto inclinarsi, assumere quella buffa posa sghemba, rimase là come una candelina appesa male all'albero di Natale. Non un messaggio, non un segno di vita. Tutto fu suggellato dal silenzio.

" Faith " e " L. E. " nacquero in gara, dissipato che fu il primo scoraggiamento. Tra i due fece più presto " L. E. ". Il pensiero dei tre morti, sepolti nel vuoto interplanetario, accrebbe la solennità della cerimonia. Partì nel novembre 1957 e si calcolò la traiettoria in modo che passasse nelle vicinanze di " Hope ", quell'inerte rudere dei cieli. La signora Lois Berger fu l'ultima a entrare nel proiettile razzo. E prima che il portello metallico si chiudesse definitivamente, ella sporse la testa graziosa salutando la folla in delirio. Seguì la vampa, il rigurgito atomico, quel lugubre rombo che non dimenticheremo. Già l' " Uovo " era una minuscola fiammella che si faceva più piccola a ogni istante. " Tutto bene " comunicò subito la radio di bordo " scossa minima, temperatura regolare… temperatura regolare " ripeté dopo un certo tempo. Quindi venne il misterioso messaggio: " What a sound che rumore " segnalò la radio " an odd… uno strano… " e qui la trasmissione fu interrotta. Poi il silenzio. E il coraggioso uovo restò sospeso sull'abisso (e gira gira silenziosamente sopra la Terra ancora viva).