Non bastò questa mortale esperienza a impedire la terza spedizione. Occorre raccontare come " Faith " prese il volo quattro mesi dopo? E come anch'esso divorò gli spazi esattamente come era stato previsto? E come il Thompson, radiooperatore, comunicasse per telefonia le prime notizie, e come a un certo punto egli dicesse: " Damm it but here we have got in…! " e poi basta? (Ci sono se li volete, in vendita, i dischi che riproducono tale e quale la famosa telefonata. La voce è limpida e tranquilla anche là dove esclama: " Accidenti, ma qui noi siamo capitati in…! ". E poi si ode il fruscio della puntina, nient'altro che uno spaventoso silenzio.)
Adesso, dopo diciassette anni, solo pochi caparbi si ostinano a discutere sul significato di quei due messaggi di morte. Se il primo parve indecifrabile, a capire il secondo bastarono meno di 24 ore; e insieme fu svelato anche l'enigma che l' " Uovo " aveva lasciato, dietro di sé. Cosicché nessuno più oggi dubita – tranne pochi irriducibili caparbi che vorrebbero tener alto l'orgoglio umano – nessuno più dubita che i tre proiettili siano stati investiti dal suono a cui la nostra povera anima non resiste. " An odd music, strana musica " voleva dire il marconista del " L. E. "; ma proprio allora il suo cuore si spaccò. " But here we have got in Paradise, ma qui noi siamo capitati nel Paradiso! " voleva dire il compianto Thompson però anche a lui qualcosa di vitale restò frantumato.
Allora nel mondo ci fu per alcuni giorni smarrimento, quindi polemiche, una specie di ira insensata, un lungo e circostanziato messaggio del Presidente degli Stati Uniti, infine, come ci ebbero pensato su, un vero e proprio panico, quasi fosse stato annunciato l'arrivo del Messia. Che volgarità – dissero gli scienziati ribellandosi all'assurda ipotesi – non siamo più nel Medioevo! Vergogna! dissero i teologi offesi dalla temeraria idea che il regno dei cieli fosse così vicino, sospeso proprio sopra di noi, cosicché alzando la testa possiamo quasi urtarci dentro. Scienziati e teologi hanno però finito per tacere e da un pezzo non osano fare più fracasso.
Ma il male è questo; che gli uomini, anziché giubilare per la meravigliosa vicinanza di Dio, dell'Onnipotente e del suo Regno, anziché fare feste e tripudi, hanno smarrito la gioia di vivere. Non si combattono nemmeno più, non si odiano neppure; e allora ci si domanda: dov'è il sale della vita? È stato detto dall'Eterno: di qua non passerete, questa è casa mia. E di conseguenza la Terra è diventata grande come una nocciola, una contristante prigione da cui non potremo più fuggire. L'uomo è triste. Mai come ora egli ha fissato gli sguardi nelle profondità delle valli dell'eternità, smarrendosi nel formicolio degli astri. Perfino la Luna, che un tempo pareva una cosa nostra, ha riacquistato la severa maestà delle montagne inaccessibili. Schiere trasparenti di Beati finalmente lo sappiamo – fluttuano sopra di noi cantando (e credevamo che Dante Alighieri avesse inventato tutto di sana pianta!).
Dovremmo essere orgogliosi: la casa degli Angeli è stabilita alla nostra periferia, proprio alle porte del vecchio maligno pianeta Terra, pulce delle pulci disseminate nell'Universo. Non è forse una testimonianza che siamo i prediletti fra le creature? Ho invece l'impressione che in certo modo oscuro tutti noi siamo rimasti offesi: come il cagnolino randagio che si sente padrone della vita fin che non si vede vicino il formidabile danese di gran razza; oppure anche come il pitocco a cui la gioia del pasto vien meno se accanto a lui si vede il satrapo ingioiellato; oppure anche come il bifolco che un giorno si è accorto che subito dietro il boschetto, a cento passi dal suo tugurio, il re ha costruito il suo palazzo. Inoltre c'è il mortale pericolo di questa musica divina. Suonano e cantano, lassù. E non esiste involucro grosso abbastanza – fosse anche spesso come la muraglia cinese – che possa chiudere il varco a quelle note, più belle di quanto noi possiamo sopportare.
Di qui i rimpianti del vecchio Forrest nelle sue faticose notti di asma, sdraiato nella veranda all'aperto. Di qui pure la nostra afflizione. Perché quella è la Rocca del Cielo, il Regno del Trionfo Eterno, l'Empireo, il Divino Eliseo. Ma è anche l'ultima nostra frontiera, che ci sbarra la strada; e non siamo uomini vivi! Diciamo, con sincerità: una cupola di ferro e macigno non potrebbe essere più pesante (più pesante del Paradiso). È bestemmiare questo?
29. LE TENTAZIONI DI SANT'ANTONIO
Se l'estate è prossima a morire e, partiti i signori villeggianti, i più bei posti restano deserti (ma nelle forre i cacciatori sparano e dai ventosi valichi della montagna, il cuculo mandando il suo richiamo, coi loro enigmatici sacchi sulle spalle i primi maghi d'autunno scendono già) allora le grandi nubi dei tramonti può darsi si riuniscano, verso le cinque e mezza le sei, per tentare i poveri preti di campagna.
Per l'appunto a quell'ora don Antonio, giovanissimo assistente alla parrocchia, insegna ai bambini il catechismo nell'oratorio che fu già palestra del dopolavoro. Qui è lui in piedi, là i banchi con sopra seduti i bambini e in fondo, che arriva fino al soffitto, la grande vetrata che dà verso levante; e attraverso si vede il placido e maestoso Col Giana illuminato dal sole che discende.
" In nomine Patris et Filii et… " fa don Antonio. " Ragazzi, oggi vi dirò qualcosa del peccato. C'è qualcuno che sa cosa sia il peccato? Tu, Vittorio, per esempio, che non capisco perché ti vai a mettere sempre così in fondo… Sai dirmi che cosa si intende per peccato? "
" Peccato… peccato… È quando uno fa delle brutte cose. "
" Sì, certo, pressapoco è così, infatti. Ma è più giusto dire che peccato è una offesa a Dio, fatta disobbedendo a una sua legge. "
Intanto le grandi nuvole si elevano al di sopra del Col Giana con molta intelligenza scenografica. Mentre parla, don Antonio le può vedere benissimo attraverso la vetrata. E le vede anche un ragno appollaiato con la sua ragnatela in un angolo della vetrata stessa (dove il traffico dei moscerini è minimo); nonché una mosca, ferma sul vetro, appesantita dai reumi di stagione. Da principio queste nubi si presentano nella seguente formazione: c'è un lungo piatto basamento dal quale sgorgano varie protuberanze, simili a bambagie smisurate, e i molli contorni si sviluppano in una serie di viscosi vortici. Ma che intenzioni hanno?
" Se la mamma, mettiamo, vi dice di non fare una cosa e voi la fate, per la mamma è un dispiacere… Se Dio vi dice di non fare una cosa e voi la fate, per Dio è pure un dispiacere. Ma non vi dirà niente. Dio soltanto vede, perché lui vede tutto, compreso te Battista che invece di stare attento tagli il banco con un temperino. E allora Dio prende nota, possono passare cento anni e lui ancora ricorda tutto come se fosse successo appena un minuto prima… "
Alza per caso gli occhi e vede, inondata di sole, una nube a forma di letto, con sopra un baldacchino tutto a frange, volute e ghirigori. Un letto da odalisca. Fatto è che don Antonio ha sonno. Si è alzato alle quattro e mezza per dire messa in una chiesetta di montagna, e poi in giro tutto il giorno, i poveri, la campana nuova, due battesimi, un malato, l'orfanotrofio, i lavori al cimitero, il confessionale, eccetera, su e giù dalle cinque del mattino, e adesso quel letto tenerissimo che sembra aspettarlo, lui povero prete da strapazzo.