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" Non so. Mi hai salutato in certo modo… Ma dimmi un po', che cosa stava trasmettendo la radio? " " Ah, se credi che ci stessi attenta! " " E allora perché l'hai spenta appena sono entrato? " " Mi fai un'inchiesta? " fece lei ridendo. " Se vuoi proprio sapere, l'ho spenta mentre ti venivo incontro. Ero di là nella mia camera, e l'avevo dimenticata accesa. "

" Trasmettevano una musica " disse Gorgia pensieroso " una musica curiosa… " e si avviò verso il salotto.

" Benedetto uomo, non ne hai proprio mai abbastanza di musica… da mattina a sera musica… non sei mai sazio. E lasciala un po' stare quella radio! " disse vedendo che egli stava per riaccenderla.

Allora lui si volse ad osservarla: sembrava inquieta, quasi temesse qualche cosa. Con dispetto girò l'interruttore, il quadrante si illuminò, dall'apparecchio uscì il solito ronzio, poi una voce: "…mo trasmesso un programma di musica da camera. Col prossimo concerto offerto dalla ditta Tremel… ". " Contento adesso? " fece Maria che pareva sollevata. La sera stessa, uscendo dopo pranzo con l'amico Giacomelli, Gorgia, comprato il giornale della radio, vi cercò il programma di quel giorno. " Ore 10:45, c'era scritto, concerto di musica da camera diretto dal maestro Sergio Anfossi; composizioni di Hindemith, Kunz, Meissen, Ribbenz, Rossi e Stravinski. " No, la musica ch'egli aveva udito di Stravinski non era di sicuro. I nomi, nel giornale erano in ordine alfabetico, evidentemente la successione dei pezzi era stata cambiata nel concerto. E neppure era musica di Hindemith, né di Meissen, Gorgia li conosceva troppo bene. Ribbenz, allora? No: Max Ribbenz, suo antico compagno di Conservatorio, si era cimentato, dieci anni prima, in una grande cantata polifonica, lavoro onesto ma scolastico; e poi aveva smesso di comporre; dopo tanto silenzio, solo recentemente si era rifatto vivo, piazzando un'opera al Teatro di Stato; proprio in quei giorni doveva andare in scena; ma da quel lontano precedente si poteva prevedere cosa fosse. Dunque neppure Ribbenz. Restavano Kunz e Rossi. Ma chi erano? Gorgia non li aveva mai sentiti nominare. " Che cosa cerchi? " domandò Giacomelli vedendolo così assorbito. " Niente. Oggi ho sentito per radio una musica. Mi piacerebbe sapere di chi è. Una musica curiosa. Ma qui non si capisce. " " Che specie di musica? " " Non saprei dire ecco, una musica maleducatissima, direi. " " Va là, va là non pensarci " scherzò Giacomelli che lo sapeva suscettibile " lo sai meglio di me, il musicista che ti spianterà non è ancor nato. " " Anzi, anzi " disse Gorgia indovinando l'ironia " ne sarei felice. Io speravo che qualcuno, finalmente… (Un pensiero fastidioso gli passò)… A proposito, è domani la prova dell'opera di Ribbenz? " Giacomelli non rispose subito. " No, no " disse, indifferente " devono averla rimandata… " " E tu ci vai? " " Eh, no, sai " fece Giacomelli " è una cosa superiore alle mie forze. " A questa frase, Gorgia tornò di buon umore: " Povero Ribbenz " esclamò " povero vecchio Ribbenz, sono proprio contento per lui. Almeno questa soddisfazione… E dài e dài…! ".

La sera dopo, in casa, Gorgia tentava svogliatamente il piano, quando a un tratto gli parve di udire, di là dell'uscio chiuso, un parlottio. Insospettito si avvicinò a origliare.

Nel salotto adiacente, sua moglie e Giacomelli stavano confabulando a bassa voce. Lui diceva: " Ma lo verrà pure a conoscere, presto o tardi ". " Quanto più tardi, sarà meglio " diceva Maria. " Lui ancora non deve sospettare niente. " " Meglio così… Ma i giornali? Non si può mica impedirgli di leggere i giornali. " Qui Gorgia aprì d'impeto la porta.

Come ladri presi in fallo, i due si levarono di scatto. Erano pallidi. " Be' " chiese Gorgia. " Chi è che non deve leggere i giornali? " " Ma, ma… " disse Giacomelli " raccontavo di un mio cugino arrestato per appropriazione indebita. Suo padre, che è mio zio, non ne sa niente. "

Gorgia diede un sospiro. Meno male. Ebbe anzi un senso di vergogna per quell'irruzione un po' indiscreta. A forza di sospetti finiva per avvelenarsi l'esistenza. Ma in seguito, mentre Giacomelli raccontava, il torbido malessere riprese: era poi vera la storia del cugino? Non poteva Giacomelli averla inventata lì per lì? Perché altrimenti quel parlottare sottovoce?

Stava all'erta, non diversamente dal malato a cui i medici e i parenti nascondono la sentenza irrevocabile; egli fiuta intorno la menzogna, ma gli altri sono assai più astuti sviano le sue curiosità, e se non riescono a tranquillizzarlo gli risparmiano almeno l'orrenda verità.

Anche fuori di casa egli credeva di sorprendere sintomi sospetti: per esempio certi sguardi ambigui di colleghi, o l'ammutolire che facevano al suo avvicinarsi, o l'imbarazzo, nel discorrere con lui, di persone abitualmente loquacissime. Gorgia si controllava tuttavia, domandandosi se questa diffidenza non fosse un segno di nevrastenia; invecchiando, certi uomini vedono nemici dappertutto. E che aveva da temere poi? Era famoso, rispettato, finanziariamente ben provvisto. Teatri e società di concerti si disputavano le sue composizioni. Di salute non poteva stare meglio. Non aveva mai fatto del male. E allora? Che pericolo poteva minacciarlo? Ma ragionare così non gli bastava.

L'orgasmo lo riassalì il giorno successivo, dopo pranzo. Erano già quasi le dieci. Nello scorrere il giornale, vide che la nuova opera di Ribbenz andava in scena quella sera. Ma come? Giacomelli non gli aveva detto che la prova era stata rimandata? E come mai nessuno lo aveva avvertito sollecitando il suo intervento? E perché la direzione del teatro non gli aveva mandato le poltrone come al solito? " Maria Maria " chiamò col batticuore. " Tu sapevi che la prima di Ribbenz è stasera? " Maria accorse con affanno. " Io, io? Sì, ma io credevo… " " Cosa credevi?… E le poltrone? Possibile che non mi abbiano mandato le poltrone? " " Sì, sì. Non l'hai vista la busta? Te l'avevo messa sul comò. " " E non mi hai detto niente? " " Credevo che non ti interessasse… Dicevi che non ci saresti mai andato… Non mi beccano, dicevi… E poi mi è passata di mente, ti confesso… "

Gorgia era fuori di sé. " Io non capisco… io non capisco " ripeteva " e sono già le dieci e cinque… ormai non si fa più in tempo… quell'idiota d'un Giacomelli… (il sospetto che da qualche tempo lo tormentava ora si era localizzato: nell'opera di Ribbenz, per un motivo che egli non riusciva a immaginare, doveva esserci qualcosa di nefasto. Guardò ancora il giornale, quasi non si capacitasse). Ah, ma la trasmettono per radio… voglio proprio cavarmi questo gusto. " Maria fece una voce dolente: " Augusto, mi dispiace, ma la radio non funziona… ". " Non funziona? E da quando non funziona? "

" Da questo pomeriggio. Alle cinque ho fatto per accenderla, c'è stato dentro un clic e non si è sentito più niente, deve esserci una valvola bruciata. " " Proprio stasera? Ma vi siete messi tutti d'accordo per… " " Per che cosa messi d'accordo? " Maria quasi piangeva. " Che colpa ce ne ho io? " " Bene, io esco. Una radio da qualche parte ci sarà… " " No. Augusto… piove… e tu sei raffreddato… È già tardi… avrai tutto il tempo di sentirla quella maledetta opera. " Ma Gorgia, preso l'ombrello, era già fuori.

Andò vagando finché lo attrassero le luci bianche di un caffè. Qui c'era poca gente. Un gruppetto si vedeva però raccolto in fondo, nella saletta per il tè. E di laggiù veniva musica. Strano, pensò Gorgia. Tanto interesse per la radio si notava solo la domenica, quando trasmettevano partite. Poi il dubbio: possibile che ascoltassero l'opera di Ribbenz? Ma era assurdo. Tra la gente che immobile ascoltava c'erano tipi al di là di ogni sospetto: due giovani in maglione, per esempio, una ragazza di facili costumi, un cameriere in giacchetta bianca.

Gorgia fu tratto da un richiamo oscuro, come se già da molti giorni, anzi da mesi ed anni egli già avesse saputo di dover trovarsi là, in quel locale e non un altro, a quell'ora destinata. E via via che la musica, lui avvicinandosi, si rivelava nel ritmo e nelle note, L'uomo provò una stretta al cuore.