La piazzetta centrale era in quel momento vuota. Strano, si disse Giovanni, possibile che dopo una catastrofe simile tutti fossero fuggiti o chiusi in casa? A meno che, pensò, la frana non fosse caduta in un altro paese vicino, e tutti fossero sul posto. Un pallido sole illuminava la facciata di un albergo. Sceso di macchina, Giovanni aprì la porta a vetri e sentì un intenso vociare, come di gente allegra che fosse a tavola.
L'albergatore infatti stava facendo colazione con la numerosa famiglia. Clienti, di quella stagione, evidentemente non ce n'erano. Giovanni domandò permesso, si presentò come giornalista, chiese notizie della frana.
" La frana? " fece l'albergatore, omaccione volgare e cordialissimo. " Qui non ci sono frane… Ma forse lei desidera mangiare, si accomodi, si accomodi. Si sieda qui con noi, se si degna. Di là, nella sala, non è riscaldato. "
Insisteva perché Giovanni mangiasse con loro e intanto, senza badare al visitatore, due ragazzi sulla quindicina provocavano fra i commensali grandi risate per mezzo di allusioni familiari. L'albergatore desiderava proprio che Giovanni si sedesse, gli garantiva che non era facile trovare altrove, nella valle, di quella stagione, una colazione pronta; ma lui cominciava a sentirsi inquieto; avrebbe mangiato, si capisce, ma prima voleva vedere la frana, come mai a Goro non se ne sapeva nulla? Il direttore gli aveva dato ben chiare indicazioni.
Non mettendosi i due d'accordo, i ragazzi seduti a tavola cominciarono a farsi attenti. " La frana? " fece a un certo punto un ragazzetto di dodici anni circa, che aveva intuito la questione. " Ma sì, ma sì, è più su, a Sant'Elmo " così gridava, lieto di poter mostrarsi più informato del padre. " è successo a Sant'Elmo; lo diceva ieri il Longo! "
" Che cosa vuoi che sappia il Longo? " ribatté l'albergatore. " Sta' zitto tu. Che cosa vuoi che sappia il Longo? Di frane ce n'è stata una quando era ancora bambino, ma molto più in basso di Goro. Forse l'avrà vista signore, a un dieci chilometri di qui, dove la strada fa… "
" Ma sì, papà, ti dico! " insisteva il ragazzetto. " A Sant'Elmo, è successo! "
Avrebbero continuato a disputare se Giovanni non li avesse interrotti: " Bene, io vado fino a Sant'Elmo a vedere ". L'albergatore e i figlioli lo accompagnarono sulla piazza, interessandosi visibilmente dell'automobile, di recente modello, quale lassù mai si era vista.
Quattro chilometri soltanto separavano Goro da Sant'Elmo, ma parevano a Giovanni lunghissimi. La strada saliva con serpentine ripide e così strette da richiedere spesso retromarce. La valle si faceva sempre più scura e torva. Solo un lontano rintocco di campana diede a Giovanni sollievo.
Sant'Elmo era ancora più piccolo di Goro, più derelitto e miserabile. Erano appena le una meno un quarto, eppure si sarebbe detto che la sera non fosse lontana; forse per l'ombra cupa delle montagne incombenti, forse per il disagio stesso provocato da tanto abbandono.
Ormai Giovanni si sentiva inquieto. Dove era caduta dunque la frana? Possibile che il direttore l'avesse spedito con tanta urgenza se non fosse stato sicuro della notizia? O che si fosse sbagliato nel dargli il nome del posto? Il tempo faceva presto a correre, lui rischiava di lasciar mancare il servizio al giornale.
Fermò la macchina, chiese indicazioni a un ragazzo il quale sembrò capire subito.
" La frana? lassù " rispose e faceva segno verso l'alto. " In venti minuti ci si arriva. " Poi, accennando Giovanni a risalire in macchina, avvertì: " Non si può passare in auto, bisogna andare a piedi, c'è soltanto un sentiero ". Acconsentì quindi a fare da guida.
Uscirono dal paese, inerpicandosi per una mulattiera fangosa, di traverso a un costone. Giovanni faticava a seguire il ragazzo né trovava il fiato per fare domande. Ma che importava? Fra poco avrebbe visto la frana, il servizio al giornale era assicurato e nessuno dei colleghi era giunto prima di lui. (Curioso però che non si vedesse persona in giro; bisognava dedurne che di vittime non ce n'erano state e che non erano stati chiesti soccorsi, tutt'al più era rimasta travolta qualche casa disabitata.)
" Ecco qui " disse finalmente il ragazzo, come raggiunsero una specie di contrafforte. E fece segno col dito. Dinanzi a loro, sul fianco opposto della valle, si scorgeva infatti una gigantesca frana di terra rossiccia. Dal culmine della rottura al fondo della valle, dove si erano accatastati i macigni più grossi, potevano esserci trecento metri. Ma non si capiva come in quel punto potesse essere mai esistito un villaggio o soltanto un gruppo di case. Parvero poi sospette alcune vegetazioni abbarbicate sui dirupi.
" Lo vede, signore, il ponte? " chiese il ragazzo, indicando un resto di costruzione diroccato proprio sul fondo della valle, nell'intrico dei macigni rossi.
" E non c'è nessuno? " domandò Giovanni stupefatto, non vedendo anima viva per quanto si guardasse attorno. Solamente brulli costoni vedeva, rocce affioranti, umidi colatoi di rigagnoli, muretti di pietre a sostegno di brevi coltivazioni, dovunque un desolato colore ferruginoso, mentre il cielo si era lentamente riempito di nubi.
Il ragazzo lo guardò senza capire. " Ma quand'è successo? " insistette Giovanni. " è già da qualche giorno? " " Chissà quando! " fece il ragazzo. " Certi dicono trecento anni, certi anche quattrocento. Ma ogni tanto viene giù ancora qualche pezzo. "
" Bestia! " urlò Giovanni fuori di sé. " Non lo potevi dire prima? " Una frana di trecento anni prima lo avevano portato a vedere, la curiosità geologica di Sant'Elmo, forse indicata dalle guide turistiche! E quegli avanzi di muratura in fondo al vallone erano magari resti di un ponte romano! Che stupido sbaglio, e intanto la sera si avvicinava. Ma dov'era, dov'era la frana?
Scese di corsa per la mulattiera, seguito dal ragazzo mezzo piangente per la paura di aver perso la mancia. L'affanno di questo ragazzo era incredibile: non riuscendo a capire perché Giovanni si fosse arrabbiato, gli correva dietro supplichevole, sperando di rabbonirlo.
" Il signore cerca la frana! " andava dicendo a quanti incontrava, facendo segno a Giovanni. " Io non so mica, io credevo che volesse vedere quella del ponte vecchio, ma non è quella che cerca. Lo sai dove è caduta la frana? " andava chiedendo a uomini e donne.
" Aspetta, aspetta! " rispose finalmente a quelle parole una vecchietta che trafficava sulla porta di una casa. " Aspetta che ti chiamo il mio uomo! "
Poco dopo, preceduto da un gran rumore di zoccoli comparve sulla soglia un uomo sulla cinquantina, ma già rinsecchito, dall'espressione tetra. " Ah, sono venuti a vedere! " cominciò a vociare come scorse Giovanni. " Non basta che tutto vada a ramengo, adesso i signori vengono a vedere lo spettacolo! Ma sì, ma sì, venga a vedere! " Gridava rivolto al giornalista, ma si capiva che lo sfogo era diretto al prossimo in genere, piuttosto che a lui personalmente.
Afferrò per un braccio Giovanni e se lo trasse dietro su per una mulattiera, simile a quella di prima, chiusa fra muretti di rozze pietre. Fu allora che, portando la mano sinistra al petto per chiudersi meglio il paltò (il freddo infatti si faceva sempre più intenso) Giovanni gettò per caso un'occhiata sull'orologio a polso. Erano già le cinque e un quarto, fra poco sarebbe giunta la notte e lui della frana non sapeva letteralmente nulla, neppure dove era caduta. Se almeno quell'odioso contadino lo avesse condotto sul posto!
" è contento? Eccola qui, se la guardi pure, la sua maledetta frana! " fece a un certo punto il contadino, fermandosi; e col mento in segno di odio e spregio, indicava la deprecata cosa. Giovanni si trovò sul margine di un campicello di poche centinaia di metri quadrati, un pezzo di terra assolutamente trascurabile se non fosse stato sul fianco della ripida montagna, un campicello artificiale, guadagnato palmo a palmo col lavoro e sorretto da un muro di pietre. Lo spiazzo era però invaso almeno per un terzo da uno smottamento di terra e sassi. Le piogge forse, o l'umidità della stagione, o chissà che altro, avevano fatto scivolar giù, sul campicello, un breve tratto di montagna.