" La guardi, è contento adesso? " imprecava il contadino, indignato non contro Giovanni di cui ignorava le intenzioni, ma contro quella malora che gli sarebbe costata mesi e mesi di fatiche. E Giovanni guardò sbalordito la frana, scalfittura del monte, quell'inezia, quel nulla miserabile. Non è neppur questa si disse sconsolato, deve esserci sotto qualche errore. Intanto il tempo correva e prima di notte bisognava telefonare al giornale.
Piantò in asso il contadino, corse indietro alla piazzetta dove aveva lasciato la macchina, interpellò ansiosamente tre bifolchi che stavano palpando i pneumatici: " Ma dov'è la frana? " urlava, come se fossero loro i responsabili. Le montagne si chiudevano nel buio.
Un tizio lungo e vestito passabilmente si alzò allora da un gradino della chiesa dove fino a quel momento era rimasto seduto a fumare, e si avanzò verso Giovanni: " Chi gliel'ha detto? Da chi ha avuto la notizia? " gli domandò senza preamboli. " Chi è che parla di frane? "
Chiedeva ciò in tono ambiguo, quasi di minaccia sottintesa, come se udir toccare l'argomento gli fosse sgradito. E d'improvviso attraversò la mente di Giovanni un consolante pensiero: ci doveva essere proprio qualche cosa di losco e delittuoso nella storia della frana. Ecco perché tutti si erano messi d'accordo per sviare le ricerche, ecco perché l'autorità non era stata avvertita e nessuno era accorso sul posto. Oh, se invece di una semplice cronaca di sciagura, coi suoi inevitabili luoghi comuni, gli fosse stata destinata la scoperta di un complotto romanzesco, tanto più straordinario lassù, in quel paese tagliato fuori del mondo!
" La frana! " disse ancora il tizio con accento di disprezzo, prima che Giovanni avesse avuto il tempo di rispondergli. " Non ho mai sentito una stupidaggine simile! E lei, che ci va a credere! " concluse, voltando le spalle e incamminandosi a lenti passi.
Per quanto eccitato, Giovanni non ebbe il coraggio di abbordarlo. " Che cosa aveva da dire quello lì? " domandò poi a uno dei tre bifolchi, quello dal volto meno ottuso.
" Ehi " fece ridendo il giovanotto " la vecchia storia! Eh, io non parlo! Io non voglio fastidi! Io non so niente di niente. "
" Hai paura di quello là? " gli rinfacciò uno dei due compagni. " Perché lui è un imbroglione, tu vuoi stare zitto? La frana? Si capisce che c'è la frana! "
A Giovanni, avido di sapere finalmente, il bifolco spiegò la faccenda. Quel tizio aveva due case da vendere, appena fuori di sant'Elmo, ma da quelle parti il terreno non teneva, presto o tardi i muri sarebbero crollati, già si erano aperte alcune crepe, per rimetterli in sesto sarebbero occorsi lunghi lavori, una grande spesa. Pochi sapevano questo, ma la voce si era sparsa e nessuno voleva più comprare. Ecco perché il tizio ci teneva a smentire.
Tutto qui il mistero? Melanconica sera delle montagne in mezzo a gente stupida e misteriosa. Si faceva buio, soffiava un vento gelido. Gli uomini, incerte ombre, dileguavano ad uno ad uno, le porte delle casupole si chiudevano cigolando, anche i tre bifolchi si erano stancati di esaminare la maccchina e d'un tratto scomparvero.
Inutile chiedere ancora, si disse Giovanni. Ciascuno mi darebbe una risposta diversa, come è avvenuto finora ciascuno mi condurrà a vedere posti differenti, senza il minimo costrutto per il giornale. (Ciascuno ha in verità la sua propria frana, a uno è crollato il terriccio sul campo, all'altro sta smottando la concimaia, un altro ancora conosce il lavorio dell'antico ghiaione, ciascuno ha la sua propria misera frana, ma non è mai quella che importa a Giovanni, la grande frana, su cui scrivere tre colonne di giornale, che sarebbe forse la sua fortuna.)
Nel silenzio grandissimo si udì ancora un suono remoto di campana, poi basta. Giovanni era risalito sull'automobile, ora accendeva il motore e i fari, sfiduciato si avviava al ritorno.
Che cosa triste, pensava, e chissà come successa. La notizia di un fatto da nulla, forse quella minuscola frana sul campo del contadino collerico, era stranamente scesa fino in città, per vie inesplicabili, e nel viaggio si era sempre più deformata fino a diventare una tragedia. Storie simili non erano rare, in fin dei conti ciò rientrava nella normalità della vita. Ma adesso toccava a Giovanni pagare. Lui non ne aveva proprio nessuna colpa, era vero, comunque tornava a mani vuote e avrebbe fatto una misera figura. " A meno che… " ma sorrise, misurando l'assurdità della cosa.
La macchina aveva ormai lasciato le case di Sant'Elmo, con ripide serpentine la strada sprofondava nelle concavità nere della valle, non un'anima viva. L'auto scendeva con lieve fruscìo di ghiaia, i due raggi dei fari perlustravano attorno battendo ogni tanto sull'opposta parete del vallone, sulle basse nubi, su sinistri roccioni, alberi morti. Essa scendeva adagio, quasi attardata da una speranza estrema.
Fino a che il motore tacque o almeno così parve perché Giovanni udì alle sue spalle, allucinazione forse, ma poteva anche darsi di no; udì alle spalle il principio di uno scroscio immenso che sembrava scuotere la terra; e il suo cuore fu preso da un orgasmo inesprimibile, stranamente simile alla gioia.
35. NON ASPETTAVANO ALTRO
Era caldo. Dopo il lungo viaggio sempre in piedi nel corridoio, Antonio e Anna giunsero stanchissimi alla grande città dove avrebbero dovuto passare la notte. Fino al mattino successivo non c'erano treni per proseguire.
Dalla stazione uscirono sul piazzale rovente. Con un braccio lui portava la valigetta comune, con l'altra sosteneva Anna la quale non ne poteva più, i piedi gonfi per la stanchezza. Era caldo. Adesso, trovare subito un albergo per riposare.
Di alberghi ce n'era una quantità, nei dintorni della stazione. E si sarebbero detti tutti vuoti, con le persiane chiuse, nessuna automobile ferma davanti, deserti gli anditi d'ingresso. Loro ne scelsero a occhio uno dall'apparenza modesta. Si chiamava " Hotei Strigoni ".
Nel vestibolo non un'anima viva. Tutto assopito e immobile. Poi scorsero dietro il banco il portiere che dormiva, insaccato in una poltrona. " Scusi " disse Antonio senza alzare la voce. Lui aprì con fatica un occhio, lentamente si levò in piedi, divenne nero ed altissimo
Prima che Antonio parlasse, il portiere scosse la testa; e fissava la coppla come si guardano i nemici. Indicando con l'indice la pianta dell'albergo sul piano del banco. " Siamo completi " annunciò " mi dispiace non c'è neanche un buco. " Pareva che pronunciasse con fastidio una formula ripetuta senza interruzione per anni e anni.
Neppure gli altri alberghi avevano posto. E pure gli atri di ingresso erano vuoti, nessuno entrava o usciva né si udivano rumori umani dalla parte delle scale. I portieri per lo più dormicchiavano, erano sudaticci e tristi. Anche essi indicavano la pianta delle stanze a dimostrare che non restava libero neanche uno sgabuzzino. E ugualmente fissavano i due con sospetto.
Vagarono così per circa un'ora nelle strade torride, diventando sempre più stanchi.
Finalmente, al settimo o ottavo portiere che rispondeva di no, Antonio chiese se almeno avessero potuto fare un bagno. " Un bagno? " fece l'altro. " Loro cercano un bagno? Ma perché non vanno all'albergo diurno? qui vicino, a due passi. " E spiegò la strada.
Andarono. Anna faceva ormai una faccia dura e non parlava, segno che era esasperata. Ecco il grande cartello policromo all'entrata del diurno, la scala che scendeva nel sotterraneo. Anche qui non c'era anima viva.
Ma, come furono discesi, lo scoraggiamento li prese. Dinanzi ai due sportelli con soprascritto " Bagni " c'erano lunghe code; e altra gente, che evidentemente aveva già acquistato lo scontrino, aspettava, seduta intorno, bisbigliando.