Uno sportello era per gli uomini, l'altro per le donne. " Dio mio, non ne posso più " disse Anna. E lui: " Coraggio, adesso ci rinfreschiamo un poco. E poi, se Dio vuole, troveremo un albergo ". Così entrambi si misero in coda.
Pure laggiù, a motivo del vapore caldo che usciva dal corridoio dei bagni, l'aria era umida e opprimente. Intanto Antonio si accorse che la gente seduta li esaminava, fissando specialmente Anna: gettavano un'occhiata e poi bisbigliavano tra loro; senza malizia, si sarebbe detto, perché nessuno sorrideva.
Anna fece più presto di lui. Dopo circa mezz'ora la vide, nella coda di fianco, sopravanzarlo e avvicinarsi allo sportello. Quando fu il suo turno, la ragazza porse un biglietto da cento lire.
A questo punto Antonio fu distratto da un sommesso battibecco tra colui che lo precedeva e l'impiegato allo sportello. Il commesso non disponeva di spiccioli, l'altro non aveva che biglietti da mille. " La prego, si tiri in disparte, lasci passare gli altri… " Discutevano sottovoce, come temessero di farsi udire. Infine l'uomo si trasse da un lato, brontolando, e fece posto ad Antonio.
Solo allora egli si accorse che Anna a sua volta stava discutendo allo sportello accanto. Si era fatta rossa in volto e affannata, cercava con ansia qualche cosa nella borsetta. " Hai perso i soldi? " gli chiese lui. " No, ma qui vogliono i documenti. E non riesco, più a trovare la tessera! "
" Su allora, signore " sussurrò l'impiegato, esortando Antonio. " Un bagno?… Ottanta… " " E occorre un documento? " Il commesso ebbe un vago sorriso. " Spero bene… " rispose con chissà quali sottintesi. Antonio trasse la carta di identità di cui l'altro ricopiò i dati su un registro.
Nel frattempo, a causa di Anna, la coda delle donne si era inceppata e ne usciva un brusio di protesta. Finché dallo sportello venne una voce sgradevole di donna: " Signorina, se non ha il documento, si levi per favore!… ". " Ma io sto male, ho bisogno… " insisteva Anna, sorridendo con fatica, per impietosirla. " Qui c'è un signore che mi conosce e ha i documenti… " La commessa tagliò corto: " Non ho tempo da perdere… Mi faccia il piacere… ". Antonio trasse via dolcemente la ragazza per un braccio. Allora lei perse la calma: " Che modi! " gridò all'impiegata. " Neanche se si fosse dei delinquenti! " L'alta voce echeggiò nella quiete con scandalo. Tutti si voltarono stupefatti e ripresero a bisbigliare con più foga.
" Anche questa doveva succedere! " diceva Antonio. " E adesso come fai? " " Che ne so? " fece Anna sull'orlo del pianto. " Neanche un bagno si può fare in questa maledetta città… Tu almeno, l'hai preso, lo scontrino? "
" Io sì… Ora voglio provare: se potessi andare tu al mio posto… " Si avvicinarono infatti alla inserviente che riceveva gli scontrini all'ingresso dei bagni, e chiamava, con voce opaca, i numeri successivi, via via che il turno procedeva.
" La prego " disse Antonio supplichevole. " Io ho già preso lo scontrino ma devo andare… Non potrebbe utilizzarlo la signorina? " " Sì certo " rispose la donna. " Non ha che da andare allo sportello dei reclami e far registrare il documento… " " Senta " intervenne Anna. " Sia buona… io l'ho smarrita la carta di identità… mi lasci fare il bagno lo stesso… non mi sento bene… guardi che caviglia… " " Ma io non posso, figliola " fece la inserviente. " Se per caso se ne accorgono, i guai sono miei, stia pur sicura… "
" Andiamo " disse Antonio, esasperato anche lui. " è una caserma, questa. " Gli sguardi dei presenti erano più che mai concentrati sulla coppia e quando i due giovani si avviarono alla scala per risalire sulla via, il bisbiglio per un istante tacque.
" Oh, andiamo a sederci da qualche parte, te ne supplico " si lamentava Anna. " Non ce la faccio più a stare in piedi… Guarda un giardino! "
La strada sboccava infatti ai margini di un giardino pubblico che pareva da lontano pressoché deserto. In realtà le panchine completamente in ombra erano tutte occupate. Si dovettero accontentare di un sedile riparato a metà da un ramo. Seduta, per prima cosa Anna si slacciò le scarpette. Tutt'intorno crepitavano le cicale; e c'erano polvere e desolazione.
Poco più in là, dinanzi a loro, in uno spiazzo rotondo, essi vedero una larga fontana circolare, con uno zampillo al centro. Di tutto il giardino questo era l'unico posto affollato, sebbene esposto al sole. Donne e anche uomini fatti sedevano sull'orlo, per lo più con le mani immerse nell'acqua a scopo di refrigerio; mentre nel mezzo della fontana una torma irrequieta e vociante di bambini seminudi giocava con le barchette. Sguazzavano felici, si schizzavano a vicenda, qualcuno si immergeva a pancia in giù, col vestito e tutto, senza badare ai richiami della mamma. Per i flaccidi vapori ristagnanti sulla città – forse venuti dalle circostanti risaie in putrefazione – i raggi del sole si erano nel frattempo fatti smorti. Ma il caldo sembrava diventare ancora più pesante. " Guarda… l'acqua! " fece improvvisamente Anna. " Aspettami un momento… " E lasciando le scarpette, prima che Antonio potesse trattenerla si affrettò sorridendo alla fontana, chiese " Permesso " a quelli che sedevano sul bordo, lo scavalcò agilmente ed entrò nell'acqua sollevando un poco le gonne. " Ah, che consolazione! " gridò ad Antonio che, con la valigetta e le scarpe di lei, si era subito avvicinato.
Dall'acqua, dove cercavano conforto, gli sguardi della gente si alzarono a quella bella ragazza, misurandola. Subito le teste, sonnolente e immote, si animarono, incrociandosi fitti dialoghi. Poi si alzò, precisa, una voce:
" Signorina, torni indietro, per favore, la fontana è riservata ai bambini! " Era una donna sui quarant'anni, un tipo di massaia, dal volto energico.
Ma Anna era così contenta di trovarsi nell'acqua. Tra quel vociare di bambini non udì il richiamo.
" Signorina " ripeté la donna più forte. " Guardi che non si può entrare nella fontana. È riservata ai bambini. " Altre donne l'approvarono con cenni.
Anna si voltò sorpresa, il volto ancora ridente. " Bambini o no " rispose " ho bisogno di rinfrescarmi un poco, se permette. " Il tono era cordiale, con un accento quasi di cerimonia che voleva riuscire scherzoso. Poi avanzò verso il centro della fontana, dove l'acqua diventava progressivamente più profonda.
Un'altra donna dall'espressione volpina agitò in alto le mani. " Questa fontana è dei bambini " gridò. " Ha capito? È dei bambini! "
Altre ancora fecero eco: " Fuori dalla fontana! Fuori! È riservata ai bambini! ". Anche i piccoli, che da principio non vi avevano fatto caso, guardarono la ragazza entrata nell'acqua in mezzo a loro; e interruppero i giochi, come aspettando qualcosa.
" Torni indietro! È proibito! Fuori! " Anna era già quasi sotto lo zampillo, dove i bambini erano più fitti. L'acqua le arrivava alle ginocchia. A quelle grida si voltò nuovamente e, chissà come, non vide che cosa erano diventate in pochi istanti le facce delle donne intorno: sudaticce, rosse, tirate dall'ira, con una piega odiosa agli angoli delle labbra. Non vide, non ebbe paura. " Eh! " rispose, alzando una mano a esprimere impazienza e noia.
Dal bordo della fontana, in tono accomodante, Antonio cercò di evitare un litigio. " Anna, Anna, torna adesso. Ti sei rinfrescata abbastanza. "
Ma lei capì che Antonio si vergognava di lei e giustificava in certo modo le donne. In risposta scalpitò nell'acqua come una ragazzina. " Sì, sì, ancora un momento! " Non voleva darla vinta a quelle streghe.
Ciàc. Qualcosa di grigio volò sopra l'acqua e subito si vide una chiazza pesante di sudicio sulla schiena dell'Anna; e scolava giù per la stoffa azzurra a fiori. Chi era stato? All'improvviso una delle popolane, bella donna alta e robusta, aveva tuffato una mano nel fondo, raccogliendo un pugno di fango. Poi l'aveva lanciato.