Risate e grida si levarono. " Fuori! Fuori della fontana! Fuori! " Erano anche voci di uomini. La gente, poco prima intorpidita e molle, si era tutta eccitata. Gioia di umiliare quella ragazza spavalda che dalla faccia e dall'accento si capiva ch'era forestiera. " Vigliacchi! " gridò Anna, voltandosi d'un balzo. E con un fazzolettino cercava di togliersi di dosso la fanghiglia. Ma lo scherzo era piaciuto. Un altro schizzo la raggiunse a una spalla, un terzo al collo, all'orlo dell'abito. Era diventata una gara. " Fuori! Fuori! " gridavano, in una specie di giubilo. Una grande risata si allargò quando un bel blocco di fango si spiaccicò su un'orecchia di Anna, insozzandole la faccia; gli occhiali da sole volarono via, scomparendo sott'acqua. Sotto la tempesta, la ragazza cercava di ripararsi, ansimando, e gridava frasi incomprensibili.
Qui Antonio intervenne, facendosi largo. Ma come avviene nei momenti di eccessiva emozione, pronunciò parole sconnesse: " Per piacere, per piacere " cominciò " lasciate stare! Che cosa vi ha fatto di male, per piacere… Vi dico che… Sentite… Vi consiglio… Anna, Anna, vieni via subito! ".
Antonio era forestiero e tutti, là, parlavano in dialetto. Le sue parole ebbero un suono curioso, quasi ridicolo.
Proprio al suo fianco uno si mise a ridere. " Per piacere eh? per piacere? " E gli faceva il verso. Era un giovane sui trent'anni, in canottiera, dal volto asciutto e furbesco da teppista.
Ad Antonio tremarono le labbra. " Cosa c'è? cosa c'è? " chiese. Nello stesso istante, con la coda dell'occhio, scorse una donna che alzava un braccio, nell'atto di lanciare ancora fango. Con un balzo lui la afferrò al polso, fermandola; la poltiglia sfuggì dalle dita.
" Con le donne eh? Te la prendi con le donne? " fece il giovanotto in canottiera. " Tu saresti l'amico? " E si fece sotto. " No, eh! " minacciò, passando una mano rasente alla faccia di Antonio, per provocarlo. Per respingerlo Antonio sferrò un pugno. Ma era un pugno maldestro, e colpì solo una spalla di striscio.
Il giovane non barcollò neppure. Rideva, sembrava divertirsi moltissimo; e cominciò a saltellare, tutto proteso in avanti, come fanno i boxeurs, mulinando i pugni. " Ecco, per piacere! "
Il suo braccio sinistro si allungò. Lentamente, si sarebbe detto, senza alcun impeto. Eppure Antonio, chissà perché, non riuscì a evitarlo. Un colpettino dalla parte del fegato, un pugno dato per scherzo, pareva. Ma subito, tirando il fiato, egli sentì un atroce dolore propagarsi nelle viscere: profondo, cupo, maligno. Gli mancò il respiro.
" Per piacere! Per piacere! " ridacchiò l'altro, facendogli ancora il verso. E allungò l'altro braccio. Il pugno toccò appena, sembrava. Tuttavia, dopo un attimo, Antonio si piegò in due, gemendo. Poi dal fondo gli salì un senso orrendo di nausea. Non vide più che una confusione di ombre. Retrocedette fino all'albero più vicino, per appoggiarsi.
Come si riebbe – ed erano passati pochi secondi – alla fontana stava succedendo qualche cosa di nuovo.
Anna non si era ancora ritirata dal centro. Tutta imbrattata di fango, la faccia tesa a una smorfia di affanno, ora cercava di ripararsi con le mani, ora tentava di schizzare getti d'acqua contro chi la bersagliava. Ma si muoveva con fatica, come per una grande stanchezza che la avesse sorpresa. Si teneva adesso in mezzo ai bimbi calcolando che le mamme, per non rischiare di colpirli, avrebbero risparmiato anche lei. " Antonio, Antonio! " chiamava " guarda come mi han ridotto! Dio come mi han ridotto! " Ripeteva meccanicamente questo grido e pareva non sapesse dire altro.
" Fuori! Fuori! Via di qui! Tieni questa!… Fuori!… Sei sporca? di', sei sporca? Fuori! fuori!… E tu Nini vien via… Venite via, bambini! " Così le donne. Infatti i bimbi cominciaronO a ritirarsi, lasciando l'Anna sempre più sola.
Ormai, anche se l'Anna si fosse decisa a uscire, non sarebbe stata più una cosa semplice. La avrebbero lasciata passare? Non si sarebbero accaniti ancora? Dagli alberi intorno all'improvviso le cicale fecero uno strepito rabbioso e acuto, molto più forte di prima; come se un terrore fosse passato tra le foglie. Quasi nello stesso istante un bambino di otto-nove anni, eccitato dalle grida, si avvicinò all'Anna alzando una sua rudimentale barchetta di legno. Fattosi dappresso, senza una parola, vibrò il giocattolo di forza contro uno stinco della ragazza. La chiglia, rinforzata da una striscia di latta, urtò nell'osso con un colpo secco.
Molte cose succedono in un minuto o due, molto riescono a fare gli uomini in così piccolo spazio di tempo, anche se è caldo e i marci vapori delle risaie imputridiscono sulla grande città, rendendo odiosa la vita. Un urlo volle uscire dalla gola della ragazza. Non ne venne fuori che il fiato senza suono, una specie di sibilo. Nello spasimo lei abbrancò fulmineamente il bimbetto, scaraventandolo lungo disteso nell'acqua. Per un istante la testa scomparve sotto la superficie.
Dal bordo della vasca, rispose un urlo bestiale, orribile a udirsi. " µmmazza il mio bambino! Ammazza il mio bambino! Aiuto! aiuto! "
Chi sentiva più il caldo? Il pretesto sembrava meraviglioso. Niente ormai tratteneva il buttare fuori il fondo dell'animo: il sozzo carico di male che si tiene dentro per anni e nessuno si accorge di avere. Un'agitazione frenetica prese le donne. Quella dal volto volpino cominciò a saltellare, girando su se stessa, e gridava: " Boia! Boia! Boia! " senza alcun senso.
Qualche decina di metri più in là, con quel dolore al fianco che stentava a spegnersi, Antonio ansimava ancora. Intravide soltanto la scena e non capiva. Ma ecco si accorse che la gente non parlava più come prima. Fino allora aveva udito intorno parlare il solito dialetto della città, per lui facilmente comprensibile. Adesso, inspiegabilmente, le bocche sembravano gonfiarsi, incespicando, e ne uscivano parole diverse, di suono rozzo ed informe. Come se dai remoti pozzi della città fosse venuta su un'eco turpe e nera. La scellerata voce dei bassifondi antichi all'improvviso riviveva, carica di delitti? Egli fu tra stranieri, in una terra lontana e inspiegabile, a lui feroce.
In quel mentre le grida s'accrebbero. E la gente scavalcò il bordo della fontana irrompendo nell'acqua. Ci fu un groviglio. Poi tutti uscirono dalla vasca e per prima apparve l'Anna brutalmente tenuta da due tre donne che la battevano. Era tutta lorda e scarmigliata, e il volto si era fatto terreo, con dentro un mortale affanno. Piangeva? singhiozzava? gridava? Le urla coprivano la sua voce, né si poteva capire. Ogni tanto, sotto i colpi, inciampava, ma le altre la trascinavano via, tenendole le braccia immobilizzate dietro la schiena. Dove la conducevano?
Antonio guardava sgomento. Intorno a lui solo volti imbestialiti, sguardi duri che lo fissavano. Battendogli il cuore, corse a cercare una guardia. Lo raggiunse, mentre si allontanava, una nuova esplosione di urla: " Alla gabbia! " gli parve che gridassero. Ma forse aveva capito male. Che cosa poteva voler dire?
Non aveva fatto duecento metri quando scorse due guardie municipali che si avvicinavano, attratte dal baccano; ma senza fretta. Lui disse, e faticava a parlare: " Presto, per carità, ammazzano una ragazza! L'hanno presa, la portano via! ".
I due lo guardarono con stupore, quasi non avessero capito; né accelerarono minimamente il passo. La turba delle donne che trascinavano Anna veniva però incontro. La ragazza era ormai un cencio, sembrava inebetita. " Mamma! mamma! " ripeteva senza interruzione. E quelle la sospingevano come una bestia.
Ma subito dietro veniva un altro gruppo, in maggioranza di donne, portando in trionfo un bambino. Era il bambino che l'Anna aveva gettato nell'acqua. Sua mamma gli accarezzava le gambe. " Tonino, anima mia! " gridava. " Tesoro! Chelle cnn che lev mmmmmm! " Dopo le prime parole tutto si disfaceva in un mugolio incomprensibile. Le altre donne facevano di sì con la testa, approvando, battevano le mani, poi una correva avanti, come non ci fosse un istante da perdere, e pestava i pugni sull'Anna, cercando di farle più male possibile. Che cosa aspettavano le guardie? A passi incerti si erano affiancate al corteo, facendo degli strani gesti con le mani. Un ometto gobbo si fece loro incontro. " L'abbiamo presa! " spiegò ansimando. " Voleva mmegh n bemb ghh mmmm mmmm! " Anche a lui le parole si intorbidivano in quel tenebroso mugolio. Le guardie impallidirono. Uno dei sorveglianti guardò allora Antonio, come volesse scusarsi. Ma il volto costernato del giovane parve richiamarlo al dovere. Fece un segno al compagno per dirgli ch'era l'ora. Quindi afferrò per un braccio una delle donne. " Un momento! Un momento! " intimò con voce malferma. La donna non si voltò nemmeno. Una forza cupa ed enorme la trascinava via con le altre. Indecifrabili commenti si intrecciavano. La guardia mollò la presa. I piedi sollevavano nembi di polvere misti a caldi fiati pestilenziali. Spinsero Anna verso l'antico castello che sorgeva ai margini del giardino. Qui, appesa sopra il ponte levatoio e sostenuta da una specie di argano, c'era una piccola gabbia in ferro, usata anticamente per mettere i delinquenti alla gogna. Sembrava, contro il muro giallastro, un gigantesco pipistrello. Ci fu là sotto un ingorgo, entro cui Anna sparve, poi si vide la gabbia oscillare, calando a sbalzi sulla folla. Le urla divennero trionfali. Pochi minuti, ed ecco tendersi le funi, e la gabbia risalire con dentro una creatura umana: era vestita d'azzurro, era inginocchiata, era scossa da singulti, le mani strette alle sbarre. E cento braccia erano tese verso di lei mentre incomprensibili oggetti volavano per colpirla.