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Ma, come fu circa un metro sopra le teste, quella specie di antica gru scricchiolò e cedette, girando l'asta di legno. E la fune, non più trattenuta, cominciò a scorrere, calando la gabbia di là del ponte, entro il negro fossato del castello. Finché la macchina con un cigolio, ristette, e la gabbia sbatté, fermandosi, contro la muraglia esterna, quattro metri sotto il livello del terreno. Ululò la gente, con l'ansia di non restare defraudata. Lasciato il ponte, subito si addensava lungo la ringhiera di ferro, e tutti si protendevano, guardando giù a picco. Qualcuno si mise a sputare.

Dall'alto si vedevano le esili spalle di Anna sussultare, la testa abbandonata in giù; sui capelli sconvolti piovevano terra, ghiaia e sudicizia. " Guardala guardala " dicevano. " Non ha mica i cragghh craghh guaaaah! " E alzavano sopra le spalle Tonino, il quale non capiva e si guardava intorno spaventato.

Antonio finalmente riuscì a raggiungere il parapetto del ponte. Ora poteva vedere la gabbia. " Anna! Anna! " cominciò a chiamare in mezzo a quell'inferno. " Anna! Anna! Sono io! "

Provò tre volte, poi qualcuno lo toccò a una spalla. Era un signore sulla cinquantina dall'aria squallida e sconsolata; scuoteva il capo. " No, no " disse, ed Antonio ebbe un moto di gratitudine nell'udire che parlava civilmente. " Per carità, non lo faccia! " Antonio non comprese. " Che cosa? che cosa? " balbettò L'altro scosse ancora la testa, portò l'indice alle labbra per raccomandare silenzio. " Non lo faccia, no… È meglio che lei se ne vada, fa caldo qui, molto caldo… " " Io? Io?… " chiese, tremando, e vide intorno sei sette facce orrende protendersi per ascoltare. Allora si ritirò dal parapetto.

Già si avvicinava il tramonto, senza fresco né consolazione. Le grida a poco a poco calavano, restò un mormorio sordo e cupo, la folla lungo la ringhiera del fossato però non si muoveva. Poco discosto, coppie di guardie ciondolavano su e giù nervosamente. Aspettavano che la gente se ne andasse? Così forse era stato ordinato dalle autorità per evitare disordini.

" Dio mio, che disgrazia " mormorava Antonio, cercando di riguadagnare la balaustra. Ci riuscì dopo parecchi minuti. Ma lontano dalla gabbia. Tentò ugualmente di chiamare: " Anna! Anna! ".

Lo riscosse un colpo alla nuca. Era ancora il giovane in canottiera " Sei qui, sei qui tu? " fece con un sorriso velenoso. " Non ti bst bst cedìn ghaaaah! " E ruppe in un gorgoglio inarticolato.

" è il compiice, arrestatelo! Face guisc guisc ellèh… mmm… mmmm! " gridarono.

" Anche lui! " propose uno. Risposero: " Anche lui ". Antonio tentò di allontanarsi. Fu afferrato, lo tennero. Gli legarono i polsi, d'impeto fu rovesciato di là della balaustra, restò appeso nel fossato, trattenuto a una corda. Così venne strascinato lungo la muraglia, fin sopra la gabbia: qui mollarono. Cadde di schianto sul fondo, pestando un piede dell'Anna che non si mosse. Sopra di loro tuonò un muggito selvaggio. La luce del giorno diminuiva.

Slegatosi con fatica, Antonio cinse le spalle di lei, sentì sotto le dita il viscido che la imbrattava. Anna continuava a tenere giù la testa. " Mamma, mamma " andava ripetendo senza espressione. Poi prese a tossire e si scuoteva tutta. In alto ancora vociavano.

Ormai sazi o con un certo disgusto molti si allontanarono. I rondoni del crepuscolo stridevano intorno al castello. Da una lontana caserma si udì anche la tromba della ritirata. Sulla città pulverulenta era scesa infine la sera. Quand'ecco arrivare una vecchia con un grosso involto; e rideva felice. " Tonino! Tonino! " gridò facendo segno al pacco come se annunciasse una cosa bellissima. La calca si aprì, lasciandola passare.

Come fu presso la balaustra, la vecchia dischiuse il fagotto, mostrando un piccolo vaso; e l'abbassò affinché tutti potessero vedere dentro. " Tonino, Tonino " ripeteva, facendo cenno al contenuto.

Poi si sporse dalla ringhiera, tese un braccio col vaso sopra la gabbia, calcolò la mira. Disse: " Non se la meriterebbe neanche! ".

La materia piombò, con flaccido scroscio, sulle spalle di Anna. Ma lei non si mosse, non protestò. Si udì soltanto la sua tosse, profonda e secca, che non riusciva a liberarsi.

Nella turba ci fu un attimo di indecisione. Poi, la vecchia sghignazzando, si allargò una risata.

Nel silenzio che seguì, dal muro del fossato a cui la gabbia appoggiava, proprio in corrispondenza, giunse il tremulo richiamo di un grillo. Cri-cri, pareva si avvicinasse.

Attraverso le sbarre, Anna tese adagio verso il grillo una piccola mano tremante, come chiedendo aiuto.

36. IL DISCO SI POSÒ

Era sera e la campagna già mezza addormentata, dalle vallette levandosi lanugini di nebbia e il richiamo della rana solitaria che però subito taceva (L'ora che sconfigge anche i cuori di ghiaccio, col cielo limpido, l'inspiegabile serenità del mondo, l'odor di fumo, i pipistrelli e nelle antiche case i passi felpati degli spiriti), quand'ecco il disco volante si posò sul tetto della chiesa parrocchiale, la quale sorge al sommo del paese.

All'insaputa degli uomini che erano già rientrati nelle case, l'ordigno si calò verticalmente giù dagli spazi, esitò qualche istante, mandando una specie di ronzio, poi toccò il tetto senza strepito, come colomba. Era grande, lucido, compatto, simile a una lenticchia mastodontica; e da certi sfiatatoi continuò a uscire zufolando un soffio. Poi tacque e restò fermo, come morto.

Lassù nella sua camera che dà sul tetto della chiesa, il parroco, don Pietro, stava leggendo, col suo toscano in bocca. All'udire l'insolito ronzio, si alzò dalla poltrona e andò a affacciarsi al davanzale. Vide allora quel coso straordinario, colore azzurro chiaro, diametro circa dieci metri.

Non gli venne paura, né gridò, neppure rimase sbalordito. Si è mai meravigliato di qualcosa il fragoroso e imperterrito don Pietro? Rimase là, col toscano, ad osservare. E quando vide aprirsi uno sportello, gli bastò allungare un braccio: là al muro c'era appesa la doppietta.

Ora sui connotati dei due strani esseri che uscirono dal disco non si ha nessun affidamento. È un tale confusionario, don Pietro. Nei successivi suoi racconti ha continuato a contraddirsi. Di sicuro si sa solo questo: ch'erano smilzi e di statura piccola, un metro un metro e dieci. Però lui dice anche che si allungavano e accorciavano come fossero di elastico. Circa la forma, non si è capito molto: " Sembravano due zampilli di fontana, più grossi in cima e stretti in basso " così don Pietro " sembravano due spiritelli, sembravano due insetti, sembravano scopette, sembravano due grandi fiammiferi ". " E avevano due occhi come noi? " " Certo, uno per parte, però piccoli. " E la bocca? e le braccia? e le gambe? Don Pietro non sapeva decidersi: " In certi momenti vedevo due gambette e un secondo dopo non le vedevo più… Insomma, che ne so io? Lasciatemi una buona volta in pace! ".