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Sono partiti. I bagliori dei fari si sono dissolti nella notte in direzione del deserto. Non c'è più nessuno? Ahimè, le uniche parvenze umane che si aggirino, l'avete constatato spero, non sono che fantasmi e laggiù, nei meandri dei quartieri bassi, montagne di orribili tenebre si accumulano. Un orologio chissà da quale torre batte le ore ventitré.

No. Per grazia di Dio, non completamente solo. C'è una creatura che mi cerca. In carne ed ossa. Dal fondo del corso 18 Maggio, sotto i raggi verdastri dei lampioni, troc troc, ecco si avanza.

Un cane. Ha il pelo lungo. È nero. Ha un aspetto mite e pensieroso. Assomiglia stranamente a Spartaco, il barbone che avevo una quindicina d'anni fa. La stessa sagoma, la medesima andatura, l'identico volto rassegnato.

Assomiglia? Altro che assomigliare. È lui in persona, Spartaco, vivo simbolo di stagioni lontane che adesso sembrano felici.

Mi viene proprio incontro, mi fissa con il profondo pesante sguardo che hanno i cani, pieno di ansie e di rimproveri. Fra poco, già lo immagino, mi salterà addosso con mugolii di gioia

Invece, quando è a due metri e io allungo la mano per accarezzarlo, lui scivola via, estraneo, e si allontana. " Spartaco! " grido " Spartaco! " Ma il cane non risponde, non si ferma, non volta neanche il muso. Lo vedo, pecorella nera, rimpicciolire, dietro e fuori i successivi aloni dei fanali. " Spartaco! " chiamo ancora. Niente. Troc troc. Adesso non lo si vede più.

42. SCIOPERO DEI TELEFONI

Il giorno che ci fu lo sciopero, si lamentarono nel servizio dei telefoni irregolarità e stranezze. Fra l'altro, le singole comunicazioni non erano isolate e spesso si intrecciavano, cosicché si udivano i dialoghi degli altri e vi si poteva intervenire.

Alla sera, verso le dieci meno un quarto, cercai di telefonare a un amico. Ma prima ancora che facessi in tempo a far girare l'ultima cifra del quadrante, il mio apparecchio restò inserito nel giro di una conversazione estranea, a cui poi se ne aggiunse una quantità d'altre, in una ridda sorprendente. Ben presto fu un piccolo comizio al buio, dove la gente entrava e usciva in modo inopinato e non si sapeva chi vi intervenisse né gli altri potevano sapere chi fossimo noi, e tutti parlavano quindi senza le solite ipocrisie e ritegni, e ben presto si determinò una straordinaria allegria e collettiva leggerezza d'animo, come è pensabile avvenisse negli stupendi e pazzi carnevali dei tempi andati di cui un'eco ci tramandano le favole.

Da principio udii due donne che parlavano, caso strano, di vestiti.

" Niente affatto io dico i patti erano chiari lei la gonna me la doveva consegnare giovedì e adesso siamo a lunedì sera io dico e la gonna non è ancora pronta e io sa che cosa faccio, cara la mia signora Broggi io la gonna gliela lascio e se la metta lei se le accomoda! " Era una vocetta acuta e petulante che parlava velocissima senza interpunzioni.

" Brava! " le rispose una voce, giovane, cordiale e sorridente, un poco strascicata, con accento emiliano. " E così che cosa ci hai guadagnato? Puoi aspettare, sai, che quella lì ti rifonda della stoffa. "

" Voglio vedere voglio con la rabbia che mi ha fatto inghiottire una rabbia che non ti dico per giunta dovrei perderci dovrei tu Clara la prima volta che ci vai mi fai il santo piacere di dirle il fatto suo che non è il modo di trattare mi fai proprio il piacere anche la Comencini del resto mi ha detto che non si serve più da lei che le ha sbagliato completamente quel tre quarti rosso che la fa sembrare una sercantina è inutile da quando le è venuta la clientela fa i comodacci suoi te la ricordi due anni fa quando cominciava e signora qua e signora là non la finiva mai coi complimenti è un piacere diceva vestire un personale come lei dà soddisfazione e tante storie e adesso guardatemi e non toccatemi ha perfino cambiato il modo di parlare vero Clara? anche tu ti sei accorta, no?, che ha cambiato il modo di parlare? E intanto domani che si deve andare dalla Giulietta per il tè non ho neanche da mettermi uno straccio tu cosa dici che mi metta? "

" Ma se tu Franchina " le rispose Clara, placida " non sai neanche più dove mettere i vestiti da tanti che ne hai. "

" Oh, questo non lo devi dire è tutta roba vecchia il più fresco è dell'autunno scorso quel tailleurino sai noisette te lo ricordi no? e dopo tutto io non… "

" Io piuttosto. Tu cosa dici? Io quasi quasi mi metterei la gonna verde, quella bella larga con il pullover nero, il nero fa sempre elegante… Oppure dici che metta quello nuovo, quello grigio di maglia? Forse fa un po' più après-midi, tu cosa dici? "

A questo punto entrò, chissà da dove, un uomo dall'accento grossolano:

" E che la mi dica ben so, signora. E perché non si mette quello giallo limone, con un bel cavolo in testa? " Silenzio. Le due donne tacquero.

" E che la mi dica ben so, signora " insisté l'uomo contraffacendo la cadenza romagnola. " L'ha notizie fresche da Ferrara? E lei, signora Franchina, che la mi dica, per caso non ci sarà mica cascata a terra la lingua tutta d'un pezzo? La sarebbe una bella disgrazia, no? "

Da varie parti risposero risate. Altri, evidentemente inseriti nel giro, avevano ascoltato in silenzio, come me.

Replicò, petulante, la Franchina. " Lei, signore, che non so chi sia lei comunque è un bel villano anzi villanzone due volte prima perché non si sta a ascoltare le conversazioni altrui che questa è elementare educazione secondo perché… "

" Ih, che lezione, su su, signora, o signorina, non se la prenda… Sarà lecito scherzare, spero… Mi scusi! Se mi conoscesse di persona forse non sarebbe così cattiva!… "

" E lascialo perdere! " disse la Clara all'amica " Perché vuoi stare a discutere con dei maleducati? Metti giù la cornetta che dopo ti richiamo. "

" No, no, aspetti un momentino " era un altro uomo che parlava, più garbato e insinuante, si sarebbe detto più maturo. " Signorina Clara, un momento, dopo magari non ci si incontra più! "

" Be' non sarebbe poi questa gran disgrazia. "

Ci fu allora un'irruzione di voci nuove in un garbuglio inestricabile; pressapoco così:

" E smettetela, pettegole! " (era una donna). " Pettegola sarà lei, se mai, che ficca il naso in casa d'altri! " " Io ficco il naso? Si vergogni! Io non… " " Signorina Clara, signorina Clara, mi dica " (era la voce di un uomo) " che numero di telefono ha? Non me lo vuol dire? Io, sa, per le romagnole ci ho un debole, confesso, una vera propensione. " " Glielo do io il numero fra poco! " (era una donna forse la Franchina). " E lei si può sapere chi è? " " Io sono Marlon Brando. " " Ah, ah " (risate collettive). " Dio mio, come è spirituoso. " " Avvocato, avvocato Bartesaghi! Pronto, pronto! È lei? " (parlava un'altra donna finora non udita). " Sì, sono proprio io, e come fa a saperlo lei? " " Ma io sono la Norina, non mi riconosce? le telefonavo perché stasera prima di uscire dall'ufficio mi sono dimenticata di avvertirla che da Torino… " Il Bartesaghi, con evidentissimo imbarazzo: " Be'!, signorina, mi telefoni più tardi, qui non mi sembra il caso di far sapere le nostre private faccende a tutta la città! ". " Ehi, avvocato " (era un altro uomo) " però era il caso di chiedere appuntamenti alle ragazze no? Il signor avvocato Marlon Brando ha un debole per le romagnole, ah, ah! " " E smettetela, vi prego, c'è chi non ha tempo da perdere in chiacchiere, c'è chi ha urgenza di telefonare! " (era una donna, doveva essere sui sessanta). " Ehi, sentila questa qui " (si riconobbe la voce della Franchina) " non sarà mica la regina dei telefoni lei? " " E metta giù il microfono, non è ancora stanca di parlare? Io per sua regola aspetto una chiamata interurbana e finché lei… " " Ah, dunque mi è stata ad ascoltare eh? quella che non è pettegola! " " Chiudi il becco, papera! "