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Questa fase della sua vita lo aveva calato in un clima generale di oppressione, comunque, e ora, nonostante tutti i suoi sforzi, aveva la sensazione di essere stato preso come un pesce nella rete che proprio lui aveva contribuito a costruire. Considerando che più di due terzi della popolazione dell’impero era stata spazzata via dalla nuova forma di pterthacosi, si sarebbe dovuto ritenere fortunato a essere vivo e in buona salute, con cibo, riparo e una donna sana con cui dividere il letto, ma nessuna di queste considerazioni poteva compensare la tormentosa sensazione di stare sprecando la sua esistenza. Istintivamente rigettava l’insegnamento della Chiesa secondo cui avrebbe avuto una serie infinita di reincarnazioni davanti a lui, alternate tra Mondo e Sopramondo; gli era stata concessa una vita sola, un prezioso, breve intervallo di consapevolezza, e la prospettiva di gettare al vento quello che ne rimaneva gli era intollerabile.

Nonostante la briosa freschezza dell’aria del mattino, Toller si sentì il torace pesante e i polmoni sotto sforzo, come se stesse per soffocare. Sentendosi vicino a un attacco di panico irrazionale, cercò disperatamente uno sfogo fisico per le sue improvvise emozioni, e reagì come non aveva più fatto sin dal suo esilio nella peni sola di Loongl. Aprì un cancello nello schermo interno del Peel, attraversò la zona di sicurezza e andò verso lo schermo esterno, fermandosi sul pendio non protetto di Greenmount. Una striscia di pascolo, legalmente assegnata all’ordine filosofico molto tempo prima, si stendeva davanti a lui per un bel pezzo e la parte più bassa si perdeva tra alberi e foschia. L’aria era quasi completamente immobile, quindi c’erano poche probabilità di imbattersi in un globo vagante, ma la sfida simbolica aveva un effetto calmante sulla pressione psicologica che si era andata accumulando dentro di lui.

Sganciò una bacchetta da ptertha dalla cintura e si stava preparando a scendere ancora più giù dalla collina quando la sua attenzione fu attirata da un movimento ai margini del pascolo. Un cavaliere solitario stava sbucando dal bosco che separava la proprietà dei filosofi dall’adiacente distretto cittadino di Silarbri. Toller tirò fuori il suo cannocchiale, un bene prezioso, e con il suo aiuto riconobbe nel cavaliere un corriere al servizio del Re, che ne portava sul petto il simbolo bianco e blu con la piuma e la spada.

Il suo interesse aumentò, e Toller si sedette su un sedile naturale di roccia per osservare il nuovo arrivato. Si ricordò di un tempo precedente in cui l’arrivo di un messaggero reale aveva segnato la sua liberazione dalle miserie della Stazione di Ricerca di Loongl, ma ora le circostanze erano enormemente differenti. Lord Glo era stato in pratica radiato dal Gran Palazzo dopo la famosa débàcle nella Sala dell’Arcobaleno.

In passato, la consegna di un messaggio a mano avrebbe potuto sottintendere che si trattasse di una comunicazione confidenziale e quindi non affidabile a un eliografo, ma adesso era difficile immaginare che Re Prad volesse comunicare una cosa qualsiasi al Lord Filosofo.

Il cavaliere si stava avvicinando lentamente, con noncuranza. Prendendo una strada leggermente più lunga avrebbe potuto fare tutto il viaggio fino alla residenza di Glo sotto la protezione degli schermi da ptertha della città, ma sembrava invece che stesse godendo di quello stralcio di cielo aperto, nonostante il rischio che un ptertha scendesse su di lui. Toller si chiese se il messaggero aveva uno spirito simile al suo, uno spirito che si sentiva soffocare dalle rigorose misure anti-ptertha, che comunque permettevano a quello che era rimasto della popolazione di continuare la sua assillata esistenza.

Il grande censimento del 2622, solo quattro anni prima, aveva stabilito che la popolazione dell’impero consisteva in quasi due milioni di persone con piena cittadinanza Kolcorriana e di circa quattro milioni in posizione tributaria. Dopo i primi due anni di epidemia si stimava che ammontasse a un po’ meno di due milioni. Una piccola parte dei sopravvissuti era riuscita a scampare perché, inspiegabilmente, aveva un certo grado di immunità all’infezione secondaria, ma la grande maggioranza temeva costante mente per la sua vita, e viveva come i più umili parassiti, in fondo alle tane. Le abitazioni senza schermi erano state equipaggiate di sigilli ermetici applicati a porte, finestre e comignoli che entravano in funzione durante gli allarmi ptertha, e fuori dalle città e dai distretti amministrativi la gente di campagna aveva abbandonato le fattorie e si era messa a vivere nei boschi e nelle foreste, fortezze naturali che i globi non potevano penetrare.

Come risultato, la produzione agricola era precipitata a un livello tale che era insufficiente persino per i bisogni enormemente diminuiti di una popolazione così ridotta, ma Toller, con l’inconscio egoismo del giovane, non si curava troppo delle statistiche che parlavano di calamità su scala nazionale. Per lui erano poco più che un gioco di ombre, uno sfondo vagamente mutevole del dramma centrale dei suoi affari personali, e fu nella speranza di sapere qualcosa da usare a suo personale vantaggio che si alzò per salutare il messaggero del Re.

— Buon antigiorno — disse sorridendo. — Cosa portate a Greenmount Peel?

Il corriere era un uomo magro che lo guardava con uno sguardo stanco del mondo, ma gli fece un cenno del capo abbastanza gentile mentre tirava le briglie per fermare il suo blucorno. — Il messaggio che porto è riservato esclusivamente a Lord Glo.

— Lord Glo sta ancora dormendo. Io sono Toller Maraquine, attendente personale di Lord Glo e membro ereditario dell’ordine filosofico. Non ho nessuna intenzione di curiosare, ma Sua Signoria è un uomo malato e non gli farebbe piacere che lo svegliassi a quest’ora, a meno che non si tratti di qualcosa di molto urgente. Datemi un accenno del vostro messaggio, in modo che io possa decidere cosa fare.

— Il tubo del messaggio è sigillato. — Il corriere fece un sorriso falsamente dispiaciuto. — E io non sono tenuto ad essere a conoscenza del suo contenuto.

Toller si strinse nelle spalle, con falsa indifferenza. — Peccato. Speravo di rendere la vita un po’ più facile a me e a voi.

— Bella terra — divagò il corriere, voltandosi sulla sella per valutare il pascolo che aveva appena attraversato. — Immagino che la casa del vostro padrone non sia stata molto colpita dalla penuria di cibo…

— Dovete avere fame dopo aver cavalcato così a lungo — riprese Toller. — Sarei felice di offrirvi una colazione da eroe, ma forse non c’è tempo. Forse devo andare immediatamente a svegliare Lord Glo.

— Forse sarebbe più opportuno permettere a Sua Eccellenza di godersi il suo riposo. — Il corriere scese e si fermò vicino a Toller. — Il Re lo convoca per un incontro speciale al Gran Palazzo, ma l’appuntamento è tra quattro giorni. Non ha l’aria di una cosa molto urgente.

— Forse — disse Toller, aggrottando bruscamente la fronte, mentre cercava di valutare la sorprendente informazione. — Forse no.

7

— Non sono affatto sicuro di fare la cosa giusta — disse Lord Glo, mentre Toller finiva di chiudere le cinghie del suo busto. — Penso che sarebbe molto più prudente, per non dire più corretto nei tuoi riguardi, se mi facessi accompagnare al Gran Palazzo da uno dei servi e… hmm… lasciassi te qui. C’è abbastanza lavoro da fare al palazzo, e tu ti terresti fuori dai guai.

— Sono passati due anni — replicò Toller, deciso a non farsi escludere. — E Leddravohr ha avuto tante cose a cui pensare che probabilmente ha dimenticato tutto di me.