Le donne gridavano verso di noi in una lingua che non capivo. Hua rispondeva nella stessa lingua. Le donne si alzarono, abbandonando il loro lavoro. Radunarono i bambini e ci seguirono. Ben presto ci trovammo alla testa di una processione.
— Che cosa succede? — chiesi.
— Si stanno informando su di noi. Hua sta dicendo loro di venire ad ascoltare mentre Angai scopre che cosa sei.
— Oh.
Nia aggiunse: — Non mi piace essere seguita.
Feci il gesto dell’approvazione.
Appariva evidente che il villaggio si trovava da poco tempo in quel luogo. Fra le tende e sotto i carri crescevano piante e sbocciavano fiori. Gli insetti saltellavano e ronzavano. Un cornacurve legato mangiava le foglie di un arbusto in mezzo a quella che sembrava essere la strada principale.
Passammo accanto all’animale. Quello smise di mangiare e ci guardò, poi alzò la coda e defecò.
Un altro segno che il villaggio era recente. Avevo visto pochissimi rifiuti e sterco.
Osservai i carri. Erano dappertutto, sparpagliati fra le tende. Avevano una struttura principale rettangolare fatta di legno e la copertura curva fatta di cuoio steso su un’intelaiatura di legno. I lati erano intagliati in modo elaborato. La parte superiore era decorata con strisce di stoffa dai vivaci colori che pendevano sul davanti e sul retro, formando tende di nastri che ondeggiavano al vento: rossi, gialli, azzurri, verdi, arancione. Ogni carro aveva quattro ruote, tenute insieme con ferro. I raggi erano intagliati e dipinti.
Attraversammo uno spazio aperto, pieno di altre piante. Hua si fermò di fronte a una tenda. Era grande e c’erano pali tutt’attorno: insegne. Una rappresentava un albero di metallo, pieno di uccelli d’oro e d’argento. Dai rami inferiori pendevano campanelle che si muovevano al vento e suonavano.
— Quella la conosco — disse Nia. — L’ho fatta io. — Si guardò le mani. — È da troppo tempo che viaggio. Ho bisogno di avere di nuovo degli utensili.
Le altre insegne erano animali fatti di bronzo o di ottone: un cornacurve, un assassino-delle-pianure, un bipede.
— Le altre le ha fatte la mia madre di nome — disse Hua. — Sono molto vecchie.
La maestra di Nia. Adesso me ne ricordavo. — L’hai conosciuta? — domandai alla ragazzina.
Hua assunse un’aria scandalizzata. — No! Mai! Come puoi fare una domanda simile? Che cosa intendi dire con questo?
— Questa persona viene da molto lontano — spiegò Nia. — La prima volta che l’ho incontrata, non conosceva il linguaggio che stiamo parlando. A volte penso che non lo conosca ancora. Non preoccuparti troppo delle cose che dice.
Hua fece il gesto del tacito consenso, ma sembrava preoccupata.
Una donna uscì dalla tenda. Era alta e magra e indossava una veste lunga color arancione. Il suo pelame era di un bruno scuro screziato di grigio, anche se non mi sembrò che fosse vecchia. Aveva indosso almeno una dozzina di collane fatte in oro, argento e ambra. Braccialetti le coprivano le braccia dal polso al gomito. Come le collane, erano una mescolanza di oro, argento rame e avorio. Ce n’erano perfino un paio di legno intagliato. Aveva una borchia d’oro nel fianco del naso basso, piatto e peloso.
Ci osservò, poi si rivolse a Nia. — Non riesci mai a comportarti in modo accettabile? Perché sei tornata qui? E dove hai scovato una persona come quella?
— Questa è la mia madre adottiva — spiegò Hua.
— Il suo nome è Angai — disse Nia. Fece un cenno della mano nella mia direzione. — Questa persona si chiama Li-sa. L’ho incontrata nell’est, nel villaggio del Popolo del Rame della Foresta. Era là che vivevo.
— Questa non è una Persona del Rame — ribatté Angai.
Nia fece il gesto dell’assenso. — Non so da dove venga. Da molto, molto lontano, mi ha detto. Ma l’ho incontrata nel villaggio del Popolo del Rame, nella casa della loro sciamana, Nahusai.
Alle mie spalle la gente mormorò. Un neonato si mise a piangere.
— Ci sono altre persone senza pelo a valle del villaggio su due imbarcazioni. Chiedono il permesso di venire quassù.
Angai si accigliò — Che cosa hai raccontato loro di noi, Nia? Hai mentito? Noi accogliamo sempre gli ospiti! Non c’è ragione perché aspettino giù a valle. — Fece una pausa. — A meno che non siano ammalati. È questo che è successo al loro pelo?
— Quattro di loro sono uomini.
— Sediamoci — disse Angai. — Qui sotto il lembo della tenda. Non c’è motivo di stare scomode mentre parliamo.
Ubbidimmo. Anche Hua. Angai le rivolse un’occhiata severa. — Non sono certa che questo sia un argomento per bambini.
— L’intero villaggio è qui. Stanno ascoltando tutti.
Angai fece il gesto che significava "molto bene". — Ma sta’ in silenzio! Fa’ attenzione! Impara quello che fa una sciamana!
Hua fece il gesto dell’assenso.
— Ora. — Angai guardò Nia. — Spiegami che cos’è tutta questa faccenda.
— Queste persone sono diverse. Non si tratta soltanto della mancanza di pelo. Guarda i suoi occhi. — Puntò il dito verso di me. — Sono bianchi e marroni come il terreno all’inizio della primavera, quando la neve incomincia a sciogliersi. Chi ha mai visto occhi come questi? Guarda le sue mani. Ha due dita in più, e non sono deformi. Tutta la sua gente ha due dita in più. Amica della mia infanzia, tira un respiro! Hai mai sentito una persona che odori così prima d’ora?
Angai annusò. — No.
Nia si protese in avanti. — Lei non è una persona nel modo in cui lo sei tu, Angai.
Aprii la bocca per protestare, poi la richiusi. Nia era tutt’altro che una stupida. Doveva avere un motivo per quello che faceva.
— Loro hanno utensili diversi dai nostri. La loro lingua ha il suono di un animale che soffia e cinguetta.
"Però…" Nia fece una pausa. "Hanno utensili e hanno una lingua. Non sono animali. E non sono neppure spiriti. Non credo che siano demoni. Sono persone assolutamente strane e sconosciute."
Angai fece il gesto che significava "questo è possibile".
— Fra queste persone gli uomini non sono solitari, ma vivono insieme alle donne.
— Aiya! - esclamò una donna. Altre gridarono: — Uh!
Angai fece il gesto che esigeva silenzio. — Continua.
— È per questo motivo che stanno aspettando. Sanno che noi abbiamo usanze diverse. Non vogliono far arrabbiare il Popolo del Ferro. Non vogliono mostrare mancanza di rispetto né essere disonesti.
— Ma vogliono venire nel villaggio — disse Angai.
Nia mi rivolse un’occhiata.
— Sì — dissi. — Loro… noi… abbiamo una difficoltà. Una controversia che non siamo in grado di appianare. Vogliamo il vostro consiglio, il consiglio del tuo popolo.
— Non c’è da stupirsi che bisticcino — saltò su a dire una donna. — Uomini e donne insieme! Che perversione!
Un’altra donna aggiunse: — Salvo che nel periodo dell’accoppiamento.
— I cornacurve si accoppiano in autunno — disse Angai. — E ci sono animali che hanno due o tre figliate in un’estate. Siete così? È questo il vostro periodo dell’accoppiamento?
Esitai.
Nia disse: — Ho osservato con attenzione queste persone e le ho ascoltate. È mia opinione che siano sempre pronte ad accoppiarsi.
Dal pubblico si levò un’altra serie di esclamazioni. Angai fece il gesto che esigeva silenzio. Restammo tutti in attesa. Lei aggrottò la fronte. — Sei sicura che queste siano persone, Nia?
— Sei tu la sciamana. Questa ti sembra uno spirito? Un demonio? O uno spettro?
Angai mi toccò il braccio. — È solida. Siamo in pieno giorno. Non può essere uno spettro.
— E se fosse un demonio? — chiese una delle donne del villaggio. — Loro sono solidi. Possono uscire alla luce del sole.