Выбрать главу

Nia si protese in avanti. — L’ho già sentito dire. Attaccano se uno si muove. O se sentono l’odore del sangue. Ma se una persona rimane immobile, la lasciano in pace.

L’oracolo si accigliò. — Questa è la mia storia. Lasciamela finire.

— Okay — disse Nia.

— Che cosa?

— Va’ avanti.

— Poi l’animale se ne è andato. Sono rimasto dov’ero e ho ringraziato lo spirito. Al mattino mi sono guardato la gamba. Non c’era sangue. L’animale non aveva rotto la pelle. Aiya! Che fortuna!

Derek fece il gesto dell’approvazione.

— Mi sono alzato e ho proseguito. Che altro potevo fare? Mi sono affrettato. Ero terrorizzato all’idea di passare un’altra notte da solo sulla pianura. Il sole è tramontato. Ho visto il vostro fuoco che brillava nell’oscurità. Mi sono avvicinato e quell’individuo — indicò Derek — mi è saltato addosso. Ho pensato: mi sono imbattuto in un demonio. Adesso morirò, e spero soltanto che lo Spirito della Cascata sia felice di questa piega degli eventi.

"Ma non sono morto ed eccomi qui. Questa è la fine della mia storia."

Derek parlò in inglese: — E questo chi è?

— È un oracolo. L’ho incontrato dopo che Nia è rimasta ferita. Sua madre è la sciamana del Popolo del Rame della Pianura. Credo che sia un po’ pazzo, anche se non ne sono certa. Come si fa a giudicare la pazzia in una cultura aliena?

— E come si fa a vedere la differenza fra pazzia e santità? — Derek passò al linguaggio dei doni. — E adesso? Vuoi viaggiare con noi?

— Sì. Certo. È la volontà dello spirito. Ora mi metto a dormire. Potete discutere se mi volete come compagno oppure no. Ma vi avverto. Qualsiasi cosa decidiate, vi seguirò. — Si alzò in piedi e si allontanò dal fuoco fino al limitare delle tenebre. Si coricò, la schiena rivolta alla pianura, e si raggomitolò in posizione fetale. Dopo un momento spostò un braccio in modo da coprirsi la faccia.

Nia osservò: — Davvero, il mondo sta cambiando. Incontro persone che si accoppiano in estate, e adesso compare un sant’uomo, deciso a lasciare il suo luogo sacro e a viaggiare con gente comune. — Poi guardò me e Derek. — Non intendo dire gente comune. Voglio dire, gente che non è santa.

— Bene — disse Derek in inglese. — Viaggia con noi?

— Perché no? — Guardai Nia e parlai nel linguaggio dei doni. — Che cosa pensi di lui?

— Non possiamo lasciarlo da solo sulla pianura. È indifeso come un bambino o una donna anziana. Inoltre è santo. Se lo abbandoniamo, gli spiriti si adireranno. Su questo non c’è alcun dubbio. Deve venire con noi.

Derek annuì e si alzò in piedi. — Torno a fare la guardia. Cerca di dormire un po’, Lixia. Ti sveglierò più tardi.

Mi svegliò dopo mezzanotte e feci il mio turno di guardia. La notte era fresca e silenziosa, a parte il rumore che facevano gli insetti fra la pseudo-erba. Verso l’alba svegliai Nia. Lei si alzò e io tornai a dormire.

L’indomani mattina proseguimmo. Nia e l’oracolo cavalcarono mentre io viaggiai a piedi con Derek. La pista serpeggiava fra le colline. In questa zona c’erano numerose rocce: rupi, affioramenti e massi, tutti neri e scabri. Le valli erano coperte d’erba. Di quando in quando vedevamo un gregge di bipedi: pseudo-dinosauri. Erano alti per lo più un metro e di un vivace azzurro turchese.

— È un bellissimo pianeta — osservò Derek mentre camminava al mio fianco.

— Sì.

— Come fa quel verso di Donne? "O mia America, mia terra nuova!" Naturalmente parlava di una donna. Una nuova amante.

Da’ licenza alle mie mani erranti, e lasciale andare,

Davanti, dietro, in mezzo, sopra, sotto,

Oh mia America! Mia terra nuova,

Mio regno, più sicuro se abitato da un solo uomo.

Mia miniera di pietre preziose, mio impero.

Che fortuna averti scoperta.

— Derek, come fai a essere così colto?

Mi rivolse un’occhiata e sorrise. — Duro lavoro, mia cara. E un’intelligenza superiore.

— Oh. Okay.

Rise. — In ogni modo, mi sento come dev’essersi sentito Colombo. O il prode Cortés, silenzioso sul suo picco di Darien. Quale scoperta! Quale pianeta! — Fece un ampio gesto con la mano, indicando le colline e il cielo verdeazzurro. Uno pseudo-dinosauro lanciò un grido e fuggì.

Nia si voltò a guardare. — Che cosa c’è?

— Niente. A Derek piace questa regione.

— A me no.

— Perché no?

Si fermò e si guardò attorno. — Non me la ricordo. Devo aver preso la direzione sbagliata in qualche punto. Questa non è la pista che volevo seguire.

L’oracolo fece il gesto che significava "non preoccupatevi". — Ci guiderà lo spirito.

— Può darsi.

Nel pomeriggio il cielo si annuvolò e verso sera incominciò a piovere, una pioggerella leggera. Ci accampammo in un boschetto di alberi. Derek uccise uno pseudo-dinosauro. Nia lo pulì. Io e la Voce della Cascata andammo in cerca di legna.

Dopo cena chiamai la nave. Rispose un computer. Aveva una tranquilla e gradevole voce femminile con un leggerissimo accento russo.

— In questo momento non è disponibile nessun umano — disse. — Puoi riferire a me.

Lo feci.

Il computer mi ringraziò e disse che le informazioni sarebbero state trasmesse alle persone adatte. — Sono un programma di livello sei — spiegò. — La mia intelligenza è una costruzione mentale e… dovrei dire o?… un’illusione. Pertanto non sono una persona, in base alla corrente definizione del termine.

— Ti dispiace? — chiesi.

— Questa non è una domanda che abbia senso, almeno se rivolta a me. Io non penso e non ho sentimenti. Faccio quello che mi si dice di fare.

Mi sembrò di avvertire del sarcasmo nella cortese voce uniforme. Ma non era molto probabile. Perché mai qualcuno avrebbe dovuto inserire del sarcasmo in un programma di livello sei?

Spensi la radio, mi coricai e restai ad ascoltare la pioggia che picchiettava sulle foglie sopra di me.

La mattina era uggiosa. Nia disse: — Oggi cavalca tu, Lisa. Voglio scoprire come va la mia caviglia.

— I piedi mi fanno ancora male — disse l’oracolo. — Sono ricoperti di vesciche.

Derek rise. — Non preoccuparti. Puoi prendere l’altro cornacurve.

Incominciò a cadere la pioggia e la foschia nascondeva le distanze. Viaggiammo in mezzo al grigiore, risalendo un lungo pendio. Più o meno intorno a mezzogiorno arrivammo in cima. C’era uno spazio pianeggiante, poi un precipizio. Ci trovavamo sul limitare di una valle. Tirai le redini del mio animale. Il fondo della valle era visibile nonostante la foschia. Il terreno era brullo e di un arancione acceso.

Derek annusò. — Uova marce e zolfo. Penso che si possa presumere dell’attività geotermica. — Parlò in un miscuglio di inglese e linguaggio dei doni. Io riuscii a capire tutto, ma i nostri compagni apparivano perplessi.

Dopo un momento Nia disse: — Non so di che genere di attività stiate parlando. Ma l’aspetto di questa valle non mi piace. E neppure l’odore, se è per questo.

Derek lanciò un’occhiata di lato. — Non preoccuparti. Non andiamo giù. La pista corre lungo il ciglio.

Seguimmo la pista. La pioggia cessò. Le nuvole si alzarono. Ora vedevo chiaramente la valle. Era poco profonda e più o meno circolare. L’intero fondo aveva brillanti colori: arancione, arancione rossiccio e giallo. Qua e là si levavano bianchi pennacchi. Vapore. I pennacchi si muovevano, spinti dal vento. Al centro della valle c’era un lago: scuro e rotondo. Derek continuava a guardarlo.