— Questo è nella sua lingua — precisò Nia. — Nel linguaggio dei doni è nahu.
— È uguale a scherzare? — chiesi.
— No. Certo che no. I bambini scherzano. Gli adulti sono assennati. O, se non sono assennati, sono pazzi, il che è diverso da essere sciocco.
— Oh. — Guardai il fuoco, poi la luna. Gli alieni possedevano strumenti musicali. Avevano cerimonie. Danzavano. Sapevo che conoscevano la rivalità. Pensai a Hakht e a Nahusai. Ma giocavano come noi? L’aggressività rituale e la rivalità erano assolutamente fondamentali nelle culture occidentali. Nell’estremo oriente avevano l’opera, il kabuki e tutte le arti marziali. Tutti avevano il calcio. Queste persone avevano la necessità di giocare quanto noi? C’era una tale tensione nella società umana, una tale aggressività frustrata. Perfino adesso che la vecchia società, la società dell’avidità e della privazione, era sparita.
Aspetta un minuto. Non tutte le società umane erano piene di tensione. Mi ricordai degli aborigeni californiani. Loro erano miti, in modo consapevole e calcolato. La mitezza era fondamentale nella loro religione. Era un segno di illuminazione. L’aborigeno ideale era mite e saggio. Manteneva un basso profilo, vicino alla Madre Terra.
Pensai a Derek. Sapeva essere mite, ma era una finzione. Sotto la superficie era come un tricheco maschio. Sapeva ciò che voleva, ed era disposto a lottare per ottenerlo. Era consapevole di com’era stato da bambino? Era per questo che aveva abbandonato la sua gente? Sarebbe stato un fallimento, frustrato e collerico, fra individui in grado di stare seduti per ore a osservare un condor nel cielo e sentirsi felici.
— "È qui che sta il senso", mi aveva spiegato uno di loro, una maga che indossava solo un perizoma e aveva il corpo pieno di tatuaggi. "La Madre Terra e il Padre Cielo, le cose che vivono: le piante e gli animali. Tutti gli antichi misteri di cui parlavano i profeti. Alce Nero e il Buddha. Gesù e Madre Carità. Tutti ci dicono la stessa cosa. Per quanto lottiate e vi sforziate, non lascerete mai questo mondo vivi. Perché lottare, dunque? E perché sforzarsi? Fa’ ciò che devi. Prendi ciò di cui hai bisogno. Sii grata e sii mite."
Okay, dissi a quel vecchio ricordo. Chiusi gli occhi e la rividi: la faccia piena di rughe e i lunghi seni piatti. C’era… c’era stata… una falce di luna sulla sua fronte. Fra i seni aveva un ciondolo, una scure a doppio taglio scolpita in una conchiglia. Una vecchia saggia. Chissà se Derek l’aveva conosciuta. Improbabile. Apparteneva a una tribù diversa. Erano una popolazione di montagna, i Bernadinos.
Mangiai un altro pezzo di carne, poi mi addormentai e mi svegliai nel cuore della notte. La luna era sparita e il cielo era pieno di stelle. Mi sollevai a sedere. Il fuoco era ormai solo un mucchio di tizzoni che rosseggiavano ancora leggermente. Mi guardai attorno. Nia era sdraiata accanto a me e russava. Più in là vidi un altro corpo. Doveva essere l’oracolo.
Dall’altra parte del fuoco c’era una terza figura, ritta in piedi, alta e pallida. — Derek?
— Sono appena tornato. — Parlava a bassa voce. — Avevi ragione. Il terreno scotta. L’ho sentito attraverso gli stivali.
— Qualche problema?
— No, salvo… una cosa buffa. Mentre tornavo, la luna stava tramontando. Proprio mentre spariva ho visto un bagliore improvviso. Credo che la luna stia eruttando.
Riflettei un momento. — È possibile, no? I planetologi hanno detto che c’erano prove che fosse stata attiva di recente.
— L’eruzione dev’essere enorme — disse Derek. — Davvero enorme, se riesco a vederla.
— Hai ragione. — Ci pensai ancora un momento. Poteva essere quello il motivo per cui non ero riuscita a mettermi in contatto con Eddie? Nessuno sano di mente vorrebbe perdere l’opportunità di vedere un’importante eruzione. — Altri problemi per i planetologi.
— Uhu. — Rise. — Quei poveri sciocchi. Gli sta bene. Hanno elaborato tutte le teorie sulla base di un solo sistema.
— Hanno usato quello di cui disponevano, Derek.
Lui disse: — Adesso voglio mettermi a dormire. Ti racconterò il resto domani.
— Okay. — Tornai a coricarmi. Il vento era girato. Adesso soffiava dalla valle, portando l’odore dello zolfo. Pensai alla luna, che aveva un’atmosfera. C’era un sacco di zolfo in essa, da quanto ricordavo. Deve puzzare davvero lassù in questo momento.
I planetologi non erano stati contenti quando avevano visto i primi ologrammi a lunga distanza. La luna era troppo grande, ci avevano detto. Tutte le migliori teorie sostenevano che la Terra era un’anomalia. I piccoli pianeti non avevano lune o, se le avevano, le lune erano piccolissime: frammenti di scorie spaziali catturate.
La nave si era avvicinata di più. I planetologi avevano scoperto che la superficie della luna era relativamente liscia.
Il sistema era pieno di scorie. Il pianeta aveva altre dodici lune, e tutte erano chiaramente planetoidi catturati. La grande luna avrebbe dovuto essere coperta di crateri creati da impatti. Invece c’erano vaste pianure di origine vulcanica e alcune montagne abbastanza notevoli, pure di origine vulcanica.
La luna era attiva, e le migliori teorie affermavano che i piccoli pianeti non avevano lune attive.
Il che significava che i planetologi dovevano incominciare a lavorare su nuove teorie. Ne avevo sentite un paio. Una implicava un’attrazione delle maree. L’altra presupponeva una composizione davvero strana del corpo celeste in questione. Erano troppo lontane entrambe dal mio campo di competenza perché io mi facessi un’opinione. Mi limitavo ad ammirare la stranezza della luna.
Mi svegliai all’alba, mi alzai e andai in cerca di un posto per orinare. Poi feci i miei esercizi, terminando con il saluto al sole. Arrivai in tempo perfetto. Quando ebbi finito il sole era sorto del tutto, rotondo e rosso sangue, proprio sopra la parete orientale della valle.
Nia si svegliò, e subito dopo di lei l’oracolo. Derek fu l’ultimo a svegliarsi. Si stiracchio e gemette, poi si tirò in piedi. Mangiammo. Nia andò a sellare i cornacurve. L’oracolo la seguì.
Derek sbadigliò. — Caffè. Ecco quello di cui ho bisogno.
— Che cosa hai trovato?
— Il lago è fango. Fango caldo. Bollente. È uno spettacolo interessante. Ci sono bolle che compaiono in superficie. Diventano sempre più grandi e poi… pffft, e sono sparite. Scoppiate. — Sbadigliò di nuovo. — L’odore di zolfo è davvero rivoltante. E ci sono pali lungo i bordi.
— Che cosa?
— Pali di legno. Grossi forse dieci centimetri e alti circa tre metri. Sono decorati con penne e pezzetti di stoffa. Alcuni hanno corna fatte di rame in cima. Davvero molto corrose. Devono essere stati i gas del lago.
"Presumo che il lago abbia una qualche specie di significato religioso. Non pensi? Ho trovato questo nel fango presso la riva." Si arrotolò una manica. Sul braccio aveva un braccialetto. Se lo tolse e me lo porse. Era d’oro, alto e pesante. Lo rigirai e notai un disegno, ripetuto quattro volte: un cornacurve con un altro animale che lo aggrediva, piantandogli gli artigli nella carne e azzannandolo. Che animale poteva essere? Il corpo era flessuoso come quello di una pantera, la testa stretta e allungata con orecchie enormi, e la coda finiva in un ciuffo. — Nia?
Lei si avvicinò.
— Che cos’è questo?
Prese il braccialetto. — Uh! È proprio bello! L’ha fatto qualcuno del mio popolo. Nessun altro sa fare un lavoro di questa qualità.
— Che animale è? Quello che sta sopra.
— Un assassino-delle-pianure. — Inclinò il braccialetto in modo che il disegno si vedesse meglio. — L’assassino-delle-montagne è più piccolo e ha delle squame oltre al pelo. Mi chiedo come ci sia arrivato qui. Dove l’hai trovato?
— L’ha trovato Derek giù nella valle, vicino al lago.