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Quando mi svegliai, il sole era nuovamente alto. Chi aveva fatto la guardia all’accampamento? Derek se n’era ricordato? Mi alzai in piedi con un gemito. Un corpo, scuro e peloso, era sdraiato scompostamente accanto al fuoco. L’oracolo. Dormiva. Non c’erano tracce di Nia o di Derek o del cornacurve. Feci qualche passo per il boschetto. L’animale era certamente sparito. Nia doveva essersi messa in viaggio non appena c’era stata un po’ di luce. Guardai in direzione della pianura, riparandomi gli occhi dalla luce del sole. Nulla. Tornai indietro attraverso il boschetto. L’oracolo si era rigirato sulla schiena e si teneva un braccio sulla faccia. Russava.

Scesi al lago. Gli uccelli sbattevano le ali fra le canne. Sulla riva c’erano due canoe. Mi fermai, terrorizzata. Non ero in condizioni di battermi con Inahooli. Aveva fatto qualcosa a Derek? Mi serviva un’arma. La pagaia mi era già servita in precedenza. Mi diressi verso le canoe.

In una c’era Inahooli, distesa di schiena. Era nuda. Aveva i piedi legati con una striscia di stoffa gialla ed era imbavagliata con un’altra pezza di tessuto giallo. Aveva le mani dietro la schiena. Non riuscivo a vedere come fossero legate. Lei mi lanciò un’occhiata astiosa.

Io risi, sollevata. Non l’avevo uccisa. — Devi aver incontrato Derek.

Lei grugnì.

— Non credo proprio che ti toglierò il bavaglio. Mi piacerebbe sapere dov’è Derek, ma non credo che me lo diresti, neppure se lo sapessi.

Inahooli emetteva brontolii e si dimenava. C’era qualche possibilità che si liberasse? Naturalmente no. Era stato Derek a legarla. Mi chiesi se avrebbe mai fatto un grave errore.

— Devo andare. Tornerò più tardi.

Inahooli grugnì una seconda volta.

Trovai Derek un po’ più lontano lungo la riva, su una spiaggia di ghiaia nera. C’era un varco fra le canne. Un canale, ampio due o tre metri, sboccava nel lago. Un uccello galleggiava nel canale. Aveva un aspetto assolutamente comune.

— Ha dei denti — disse Derek.

I suoi lunghi capelli erano bagnati e c’erano chiazze di umidità sulla sua camicia. Si infilò la camicia nei jeans, poi mi rivolse un ampio sorriso.

— Una nuotata mattutina? — chiesi.

— Uhu. — Si allacciò una delle maniche. Scorsi un luccichio un istante prima che chiudesse il tessuto. Aveva qualcosa di metallico sul braccio.

— Ho trovato Inahooli. Che cosa è successo?

— Nia si era addormentata e io mi sono allontanato per osservare l’oracolo. Ho pensato: mai perdersi un rituale. Ha fatto esattamente quello che aveva detto. Ha danzato e cantato e agitato qua e là un ramo, il tutto sotto una luna all’ultimo quarto e chiaramente in eruzione. Si può vedere il pennacchio oltre il bordo. Incomincia alla luce del sole e poi curva oltre la parte della luna che è ancora in ombra. Un diavolo di spettacolo.

"Non sono riuscito a capire che cosa diceva. Non usava il linguaggio dei doni. Ma ho tutto qui sul mio registratore."

— Che ne ha fatto del braccialetto?

— Gettato nel lago. È stata la fine della cerimonia. Poi è tornato all’accampamento. Io ho gironzolato qua e là e ho tenuto gli occhi aperti. Imaginavo che si sarebbe stancato dopo tutto quel saltellare. Tu eri ferita e Nia doveva alzarsi di buon’ora. Non restavo che io per fare la guardia, e volevo continuare a guardare la luna. — Chiuse il davanti della camicia.

"La donna è arrivata due ore dopo. No. Più di tre. La luna era ancora alta nel cielo. È arrivata con la seconda canoa. Immagino che sia ovvio. Non l’ho vista sbarcare, né l’ho sentita. È una signora molto silenziosa. Ma ha svegliato un uccello mentre si avvicinava attraverso il canneto, e quello ha fischiato.

"Ho atteso nell’oscurità. Il fuoco, il nostro fuoco, ardeva, e lei si è incamminata in quella direzione. Sapevo che l’avrebbe fatto. Quando è arrivata nel boschetto, le sono balzato addosso." Sorrise. "È forte oltre che silenziosa. Ma avevo il vantaggio della sorpresa. Quando ha perso conoscenza, l’ho trascinata di nuovo fino alla canoa e l’ho legata lì dentro. Non avevo una corda, così ho tagliato la sua tunica e ho usato quella. Sono affamato. Torniamo all’accampamento."

Ci incamminammo lungo la riva. Derek proseguì: — Nia è partita all’alba. Non le ho parlato di… come si chiama. Era un’altra cosa di cui preoccuparsi e lei sembrava già abbastanza di malumore. Parlo di Nia. Immagino che non sia una persona mattiniera.

— Che cosa intendi fare di Inahooli?

— Trattenerla finché non torna Nia, poi lasciarla andare, ma solo quando saremo pronti a partire. Non ci seguirà. Ha la sua torre a cui fare la guardia.

— Mi domando se non la stiamo facendo uscire di senno.

— Che cosa? — Si fermò e mi fissò.

— Mi ha colpito come una persona vulnerabile, sebbene sia difficile giudicare un individuo di un’altra cultura. Forse sono tutti così: vanagloriosi e sulla difensiva. In ogni caso, il suo rispetto di sé è totalmente collegato con la torre e con la sua posizione di guardiana. Adesso ha fallito. Sono quasi certa che sia convinta che la torre è rovinata e non credo che possa venire a patti col fallimento. Non credo che abbia… ehm… elasticità mentale.

Derek fece il gesto del dubbio. — Credo che tu sottovaluti quella donna. La sua tecnologia è primitiva; ciò che chiamiamo primitivo, in ogni caso. Ma non penso che sia semplice. So che Nia non lo è. E l’oracolo è così dannatamente complicato che non so dove mi trovo con lui. Con ogni probabilità questa signora… ho dimenticato di nuovo il suo nome.

— Inahooli.

— Molto probabilmente farebbe ciò che farei anch’io al suo posto.

— E cioè? — Mi rimisi a camminare.

Derek procedette di pari passo con me. — Mentirei. Farei finta che non fosse successo nulla. All’arrivo della mia gente, direi: "È tutto a posto".

Corrugai la fronte. Derek mi lanciò un’occhiata, poi continuò: — Ogni società ha dei modelli di comportamento appropriato, e in ogni società ci sono individui che non riescono a conformarsi a quei modelli. Subentrano la realtà e l’umana fragilità. Ebbene, non si possono abbandonare i modelli, e non è neppure possibile che ognuno nella società se ne vada in giro a gridare "Mea culpa". Così si inventa l’ipocrisia. È presente in ogni società che ho studiato. Sono certo che esiste anche su questo pianeta.

— Può darsi.

Ci allontanammo dalla riva e ci dirigemmo verso il boschetto.

— Pensa alla mia gente — disse Derek. — Per loro due qualità sono importanti. La mitezza e l’onestà. Ebbene, che cosa fai quando l’onestà crea una situazione spiacevole?

Fece una pausa. Io non dissi niente. — Per prima cosa, cerchi di eludere il problema. Mangi un po’ di peyote. Ti concentri su disegni cosmici. È questo che è importante, dopo tutta… tutta quell’energia che si riversa giù dalle stelle e sale dal suolo.

"Il mondo è impregnato della grandezza di Dio.

Avvampa, come lo splendore da una lamina scossa;

Raggiunge una grandezza, come uno stillare di olio

Schiacciato…"

"E così via. Se non si può evitare il problema, se si è bloccati nel momento e nel luogo presenti, allora si mente. Il che è disonesto e ipocrita, ma naturale e umano, e permette di mantenere la mitezza in ogni cosa."

Arrivammo all’accampamento. L’oracolo si era alzato e stava riaccendendo il fuoco. Ci rivolse un’occhiata. — Nia se n’è andata?

— Sì — rispose Derek. — Ed è arrivata quella donna. Inahooli. È giù vicino all’acqua. L’ho legata.

— La nostra fortuna sta cambiando. Nia troverà il cornacurve e tutto andrà nel modo dovuto. Lo spirito me l’ha promesso.