Derek fece il gesto che significava che aveva sentito quanto era stato detto, ma si riservava il giudizio.
Nella tarda mattinata scendemmo alla canoa, tutti e tre. Inahooli era nella stessa posizione di prima. Aveva la testa girata e gli occhi chiusi contro il bagliore del sole.
La osservai per un momento. — Così non può funzionare — dissi in inglese. — Nia potrebbe assentarsi per giorni. Non possiamo tenere la donna in quello stato.
Inahooli aprì gli occhi, guardandoci con sospetto e aggrottando la fronte.
— È scomodo. È umiliante. Ed è antidemocratio. Che diritto abbiamo di privarla della libertà?
— Abbiamo il diritto di proteggere noi stessi — ribatté Derek.
— Be’, può darsi. In ogni caso, non è praticabile. Come farà a mangiare? O andare al bagno? Non possiamo lasciarla lì distesa nei propri escrementi come il personaggio di un romanzo sulla società di una volta.
L’oracolo si chinò su Inahooli e le slacciò il bavaglio.
— Demonio — lo apostrofò la donna.
— No. Sono un uomo santo. Un oracolo. Servo lo Spirito della Cascata, che è grande e potente e in grado di occuparsi di ogni genere di male.
Una parola interessante, questa. La tradussi come "male", un termine astratto. Nella sua lingua era un aggettivo accoppiato con un sostantivo che significava "cosa". L’aggettivo significava "cattivo", come in cattivo gusto. Significava anche "infausto" o "bizzarro".
— Tu sei un demonio — insistette la donna. — Viaggi insieme a demoni.
— Loro non sono demoni. Sono persone senza pelo.
— Uno di loro è un maschio. E tu sei un uomo.
L’oracolo fece il gesto dell’intesa.
— Tutti sanno che gli uomini sono solitari per natura, hanno un carattere irascibile e non sono disposti a spartire niente con altri uomini. Ma tu viaggi con quello. — Fece un cenno del capo in direzione di Derek. — Devi essere un demonio o un mostro.
— Pensi male — disse l’oracolo.
Di nuovo la stessa parola, quella che significava "cattivo" o "malvagio" o "strano". Questa volta la forma era avverbiale.
L’oracolo si raddrizzò. — Sei stata da sola per troppo tempo. Non è naturale per una donna starsene seduta da sola su un’isola.
— Sono la guardiana. E quella, la donna, ha danneggiato la mia torre.
— In che modo? — chiese la Voce della Cascata.
— È venuta sull’isola. Si è seduta all’ombra della torre.
— Non è vero. Era mezzogiorno. Non c’era ombra. Proprio sotto la torre, forse, ma non dove mi trovavo io.
— Sei stata sull’isola. Le persone cattive, quelle che portano sfortuna, non possono andare in un luogo sacro. Non prima di aver partecipato a una cerimonia di purificazione. Ma non c’è modo di purificare un demonio.
— Tu hai detto che se fossi stata un demonio, la torre mi avrebbe fatto del male. Ma non mi è stato fatto alcun male. Come posso essere un demonio?
La donna chiuse gli occhi per un istante, aggrottando la fronte. Poi mi guardò. — L’ho già spiegato prima. Sei un demonio. Ora lo capisco. Devi essere un demonio. Chi altri viaggerebbe in compagnia di uomini? E di una donna come Nia? La magia della torre avrebbe dovuto annientarti. O, come minimo, causarti un terribile dolore. Ma tu stai bene. Pertanto, dev’essere la torre che è stata danneggiata. E io sono la guardiana! Come potrò mai spiegarlo?
Derek disse: — Questo modo di pensare va avanti in un circolo vizioso. Se Lixia è un demonio, la torre le farà del male. La torre non le fa del male e ciò significa che lei è un demonio.
Feci il gesto del dissenso. — Non hai capito il ragionamento.
— Aiutatemi a mettermi seduta — protestò la donna. — Non posso parlare così.
L’oracolo la prese per le spalle e la tirò su in posizione seduta. Inahooli grugnì e si divincolò, muovendo di qua e di là la parte superiore del corpo. — Ho le braccia intorpidite. Non hanno più sensibilità. E come faccio a parlare senza usare le mani?
L’oracolo mi guardò.
— Liberala. Ma soltanto le mani.
— Mi serve un coltello — fece lui.
Derek gliene diede uno.
L’oracolo tagliò.
— Sono libere? — s’informò la donna. — Non riesco a muoverle.
— Sono libere.
Si protese in avanti. Le braccia caddero ai lati e le mani batterono contro i lati della canoa. — Non sento niente! Non riesco a farle funzionare!
— Le tue braccia sono addormentate — le disse Derek. Le tirò le braccia in avanti fino ad appoggiarle le mani sulle cosce, poi incominciò a massaggiarle un braccio.
— Aiya! Fa male! Pizzica!
Derek continuò a massaggiare. — Lixia?
— Sì?
— Spiegami il ragionamento. Quello che non ho capito. E tu… — guardò Inahooli — ricordati che hai i piedi legati. Non tentare niente di spiritoso.
Inahooli si accigliò. — Non è il momento di scherzare. E in ogni caso, non sono brava a scherzare. Me lo dicono tutti.
— Il problema è Nia — dissi. — Io sono un demonio perché viaggio con lei. E con te e l’oracolo.
La donna alzò un braccio. Chiuse il pugno, poi l’aprì e fece il gesto dell’approvazione. Poi incominciò a massaggiarsi l’altro braccio. Derek si alzò e fece un passo indietro.
— Se io sono un demonio, ne consegue che la torre è mia nemica. Se la magia della torre non mi nuoce, ne consegue che la mia magia deve aver danneggiato la torre. Un eccellente ragionamento — aggiunsi in inglese. — Non fa una piega.
— Tutto questo è stupido — intervenne l’oracolo. — Parlate e parlate e non risolvete niente. State facendo tutti un ragionamento sbagliato e, quel che è peggio — sollevò una mano per sottolineare le parole — state giocando con le parole. Siete come bambini con delle pietre luccicanti. Lanciate le parole. Le mettete in fila. Aiya! Che piacere! Ma che cosa significa? — Si mise a camminare intorno alla canoa, poi si voltò a fissarci. — Ascoltatemi, tutti quanti! Fra la mia gente c’è una donna chiamata la mediatrice. Quando c’è una controversia, lei va dalle donne che sono coinvolte. Fa domande. Ogni donna racconta il proprio punto di vista. Poi la mediatrice se ne va da sola. Riflette su tutto quello che ha sentito. Fa una cernita fra le storie ed elimina tutto ciò che sembra sciocco o malvagio. Quando le persone discutono, incominciano a rimuginare. Il ricordo della discussione resta nella loro mente. Diventa come cibo che è stato immagazzinato per tutto l’inverno: mezzo marcio e pieno di insetti. E non è facile distinguere quello che è buono dai rifiuti.
"Ma la mediatrice impara a rivoltare le idee. Sa come scoprire i punti deboli e i piccoli fori nei quali si sono insinuati gli insetti. Getta via tutte le idee cattive. Ciò che rimane è il vero motivo della controversia. Una volta che lo sa, può incominciare ad appianare la lite."
Fece una breve pausa. Inahooli aprì la bocca per parlare, ma lui alzò la mano, tenendola piatta e con il palmo in avanti. Il gesto significava "ferma" o "aspetta". Era identico al gesto umano.
— Qualche volta la mediatrice non riesce a trovare un buon motivo per la disputa. Allora fa altre indagini. C’è una vicina malvagia che sta raccontando bugie o riferendo storie? Le donne coinvolte nella lite hanno fatto qualcosa che porta sfortuna o può provocare collera nella terra degli spiriti o nel resto del villaggio? La mediatrice continua a cercare finché non trova un buon motivo per la controversia. Ora… — Si toccò il petto, poi raddrizzò il braccio, allargandolo su un lato. Non riconobbi quel gesto. Aveva qualcosa di formale, come i gesti usati dagli oratori di professione. Forse era un gesto riservato a particolari circostanze: feste e cerimonie religiose. — Ho riflettuto sul motivo di questa controversia. Tutto quello che avete detto è stupido. E qui non abbiamo vicini che riferiscano storie e raccontino menzogne. Pertanto, la causa di questa lite è magica.