— Racconta la storia — disse il terzo fratello. Era rimasto in piedi sulla riva del fiume. Quanto poteva essere alto? Oltre due metri. Alla luce del sole la sua pelliccia era di un bruno scuro invece che nera, con sfumaure rossastre. Teneva gli occhi parzialmente chiusi. Le pupille si erano ristrette a formare due fessure e l’iride era di un giallo chiaro.
Inzara indicò il terreno e noi quattro ci sedemmo. Di fronte avevamo Inzara e Ara. Tzoon stava alle nostre spalle. Non c’era modo di tenere d’occhio lui e i suoi fratelli nello stesso tempo. Se le cose si fossero messe male, se i fratelli si fossero adirati, li avremmo avuti addosso prima di poterci alzare e girare.
— Inahooli era la primogenita — spiegò Inzara. — La figlia maggiore. Sarebbe stata la più importante. Ma poi siamo arrivati noi, e noi eravamo magici.
— Ah — commentò Nia.
Inzara fece il gesto dell’affermazione. — Tutti ci osservavano. Tutti parlavano di noi. Eravamo noi quelli importanti.
Ara disse: — Ero solito chiedermi perché lei avesse sempre quell’aria infelice, ma non gliel’ho mai domandato. Non è mai stato facile parlare con lei. Era più taciturna di lui. — Fece un cenno in direzione di Tzoon. — E aveva un brutto carattere. O non diceva una parola o gridava e saltava su e giù.
— Non ho mai notato che fosse infelice — disse Inzara. — Ma devo riconoscere di non averle mai prestato molta attenzione. Stavo bene con i miei fratelli, nostra madre e Iatzi.
Dietro di noi Tzoon grugnì. In segno d’intesa, conclusi.
Inzara proseguì. — Ho incontrato di nuovo Inahooli due primavere fa, per la prima volta da quando lasciammo il villaggio. Avevo un territorio vicino al villaggio fra due uomini che stavano diventando vecchi. Non avevano più la forza per confrontarsi, non con me, Ara o Tzoon. Ma li lasciavamo restare lì, così potevamo stare al sicuro l’uno dall’altro.
"La prima donna che entrò nel mio territorio era Inahooli. Aveva un bell’aspetto. Era una donna notevole, e io ero felice di vederla. Dopo tutto, era mia sorella. Avevamo diviso la stessa tenda e lo stesso fuoco. Pensai che fosse una grande fortuna. Avrei potuto chiederle notizie di nostra madre e di Iatzi.
"Ma quando vide chi ero, s’infuriò: ’Non potrò mai liberarmi di voi?’ mi gridò. Ero sorpreso.
"Ci accoppiammo…"
— Perché? — chiesi.
— Che cosa vuoi dire?
— Perché vi accoppiaste, se era in collera con te?
— Perché è quello che fanno un uomo e una donna quando s’incontrano durante il periodo degli accoppiamenti. — Parlava adagio e in modo chiaro, come se si stesse rivolgendo a una bambina. — A meno che, naturalmente, non siano madre e figlio.
Un tabù dell’incesto, pensai. Perché? Forse per proteggere i ragazzini dalle loro madri. Era possibile? O forse per consentire agli uomini una relazione che non fosse sessuale.
— Va’ avanti — lo sollecitò Ara. — Racconta il resto.
— Dopo che ci fummo accoppiati, le domandai perché fosse adirata. Disse che ero figlio dell’Imbroglione, nato per causare guai. Aveva aspettato a lungo il momento del cambiamento. Ci aveva dato, a tutti e tre, dei bei doni e ci aveva detto addio. Finalmente, si era detta, sarebbe uscita dall’ombra e si sarebbe messa in luce. Noi non c’eravamo più. Si era liberata di noi. Ma non volevamo lasciarla in pace. Ogni primavera, disse Inahooli, nostra madre chiedeva: "Chissà chi si è accoppiata con Inzara, con Ara e Tzoon? Stanno tutti bene? Hanno superato l’inverno? Sono fortunati come sono sempre stati?".
— Unh!
Mi voltai a guardare Tzoon. Aveva gli occhi quasi completamente chiusi e sembrava soddisfatto come un gatto in una chiazza di luce del sole. Nente di male in questo, mi dissi. Tutti amano sentirsi apprezzati.
Inzara continuò: — Lei era sempre sfortunata, mi disse. I suoi figli erano normali. Non aveva nessuna particolare abilità. Nessuno la rispettava. Non aveva amiche.
"Le dissi che non era colpa mia. Allora mi colpì. Pensai che mi avrebbe fatto infuriare. Così tirai fuori un dono dell’accoppiamento. ’Vattene di qui’ le dissi. ’Se provi ancora la smania, vai verso est. Lì c’è il vecchio Hoopatoo. Non è molto bravo a confrontarsi, ma dovrebbe essere in grado di accoppiarsi.’
"Lei mi diede un dono, poi se ne andò. Non l’ho più rivista finché non l’ho messa nella fossa." Inzara fece una breve pausa. "La primavera seguente domandai alle donne, quelle che venivano da me, come stava Inahooli. Era diventata gravida, risposero. Il suo bambino era nato troppo presto. Era morto. Quella era una brutta notizia. Ma ce n’era una buona. Il clan l’aveva scelta come guardiana della torre. Era una donna difficile, mi dissero, ma solenne. Forte ed energica, e la sua famiglia era rispettata da tutti. Una buona scelta come guardiana, dichiararono tutte le donne.
"Pensai: Adesso godrà di prestigio. La smetterà di essere invidiosa." Ci guardò. "Non mi piace essere in cattivi rapporti con nessuno, salvo con altri uomini, naturalmente. E anche allora non voglio litigare seriamente. Per quanto mi riguarda, va tutto benissimo, fintantoché sono loro a farsi indietro."
Ara fece il gesto dell’approvazione. Dietro di me, Tzoon grugnì.
Inzara proseguì. — Nessun uomo vede mai le cerimonie eseguite davanti a una torre del clan, a meno che non sia molto vecchio e non abbia superato il secondo cambiamento e deciso di tornare al villaggio. Ma di quando in quando gli uomini vanno a dare un’occhiata alla torre, di solito quando le cerimonie sono terminate e la torre è stata abbandonata. Quasi sempre, la torre è stata danneggiata in un modo o nell’altro, e le maschere sacre sono sparite. Vengono sempre distrutte dopo la grande danza. Ho pensato: voglio vedere questa torre, la torre di nostra sorella, quando è nuova. Ho parlato con i miei fratelli e loro hanno deciso di venire con me. Ci siamo diretti a sud precedendo la mandria.
— Non abbiamo perso niente — disse Ara. — In estate, su a nord, non è veramente importante che genere di territorio abbia un uomo. Alcune zone sono più confortevoli di altre. Quest’estate, per esempio, avevo un tratto di fiume ricco di pesci e un affioramento roccioso dove crescevano rampicanti di bacche. Un buon territorio! Mi piaceva. In particolare mi piacevano le bacche. Erano grosse come l’estremità del mio pollice e succose. Ma non è stato troppo difficile partire e lasciare tutto a quel vecchio stupido di Oopai. Sapevo che si sarebbe intrufolato di nascosto nel momento stesso che me ne fossi andato.
— Non importa — disse Tzoon. — Quando la mandria raggiungerà la Terra dell’Inverno, noi saremo già là. Allora Oopai potrà solo ricordarsele le sue bacche. Staremo noi vicino al villaggio.
Ara fece il gesto dell’approvazione.
— In ogni caso — disse Inzara — ci siamo diretti verso il Lago degli Insetti e delle Pietre. Abbiamo trovato nostra sorella e siamo venuti a cercarvi.
Ara ripeté il gesto dell’approvazione. Per qualche istante regnò il silenzio. E adesso? Che cosa intendevano fare? Lanciai un’occhiata ai due fratelli di fronte a me. Le loro facce, scure e pelose, non mi dicevano nulla. Mi girai per guardare Tzoon. Lui si accigliò e si grattò la fronte, larga e bassa, e coperta di pelo. Le sopracciglia erano sporgenti, gli occhi infossati, il naso piatto e gli zigomi ampi. Un uomo di Neandertal quasi perfetto. Avevo visto creature come lui in diorami nei musei. No. Mi sbagliavo. La sua mascella non era forte come le mascelle di quelle creature nei musei, e la fronte, pur essendo bassa, non era arretrata. Dall’aspetto, doveva avere molto sviluppato il cervello anteriore, qualunque cosa potesse significare nella sua specie.
Tzoon grugnì e fece il gesto che significava "così sia". Poi ci passò accanto, allontanandosi dal fiume.
Ara si alzò in piedi e si stiracchiò. Un attimo dopo fu Inzara ad alzarsi.