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Pensai alla colazione. Anche il mio stomaco gorgogliava, facendo lo stesso suono degli uccelli. — Raccontami una storia.

— Di che genere? — chiese l’oracolo.

— Una storia importante. Una storia su qualcosa che importi.

— Ti parlerò della luna.

— Quale?

— Quella grande. Non è sempre stata alta nel cielo. Un tempo si trovava quaggiù al suolo. La conservava la Madre delle Madri. Era la sua pentola per cucinare. La pentola era in grado di riempirsi da sola. Non aveva bisogno di aiuto da nessuno.

Pensai di chiedergli di raccontare una storia diversa.

— La gente poteva mangiare a sazietà. Quando la pentola era vuota, la gente si sedeva e aspettava. Entro breve tempo la pentola era di nuovo piena, fino all’orlo. Al mattino conteneva poltiglia. Alla sera conteneva un gustoso stufato di carne. La Madre delle Madri nutriva tutti coloro che avevano fame. Tutti coloro che avevano bisogno di cibo potevano recarsi da lei.

Troppo tardi. Si stava addentrando nella storia. Sarebbe stato scortese chiedergli di smetterla. Il mio stomaco fece un altro gorgoglio.

— Ma le persone diventarono pigre e ingorde. Pensavano che se un villaggio avesse avuto quella pentola, nessuno nel villaggio avrebbe mai dovuto lavorare. Così tutte le quattordici razze di persone di cui io sia a conoscenza mandarono ambasciatrici dalla Madre. Ciascuna disse: "Dammi la tua pentola, perché così la mia gente sarà felice per sempre.

"La Madre rispose di no. Le inviate s’infuriarono. Se ne andarono via tutte insieme e si consultarono.

"’Ruberemo la pentola, tutte noi insieme. Quando sarà in nostro possesso, tireremo a sorte. Quella che prenderà la paglia più lunga potrà portarsi a casa la pentola e tenerla per un anno. Alla fine dell’anno dovrà consegnare la pentola a chi avrà preso la seconda paglia per lunghezza. In questo modo ce la divideremo. Ogni villaggio avrà un anno buono, uno su quattordici.’

"Rubarono la pentola. Non fu difficile. La Madre delle Madri non era sospettosa. Poi tirarono a sorte e a quel punto incominciarono i guai. Le donne con le paglie lunghe erano contente. Quelle con le paglie corte erano furiose. Incominciarono a litigare e a sbraitare. Arrivarono perfino a picchiarsi.

"Il baccano attirò lo Spirito del Cielo, che si trovava a una grande altezza sopra di loro. Volò giù dal cielo, afferrò la pentola e se la portò via, anche se non so come abbia fatto, poiché ha le ali al posto delle braccia. Forse afferrò la pentola con i piedi. Ci sono donne che sostengono che i suoi piedi sono artigli come quelli di un uccello da preda.

"Allora la Madre delle Madri disse: ’Vedete che cosa vi ha fruttato essere avide. Intendo mettere la mia pentola per cucinare in un posto sicuro, e intendo punirvi tutte quante così che, in futuro, le donne ci penseranno due volte prima di infastidire gli spiriti’.

"Mise la sua pentola per cucinare nel cielo notturno. Essa divenne la luna. E mise lassù anche le inviate. ’Per voi la punizione sarà che non porterete mai a termine la vostra missione. Vagherete per sempre nel cielo, senza poter prendere la mia pentola per cucinare e senza poter tornare a casa. Gli abitanti del mondo impareranno da questo a essere meno ingordi e a trattare gli spiriti con maggior riguardo.’

"Quelle donne divennero le piccole luci che vagano per il cielo notte dopo notte. Noi le chiamiamo le Vagabonde o le Ladre o le Donne Senza Rispetto."

Le piccole lune, pensai. I planetoidi catturati. Una bellissima spiegazione, se non che noi avevamo contato solo dodici piccole lune.

— Hai detto che c’erano quattordici ambasciatrici — dissi alla fine. — Ma io ho visto soltanto dodici luci.

— Questo è vero — rispose l’oracolo.

— Che ne è stato delle altre due?

— Questa è un’altra storia, e non credo che un uomo dovrebbe raccontarla a una donna.

— Oh.

— Non è decoroso. — Usò la forma negativa della parola che significava "giusto", "ben fatto", "equilibrato" o "appropriato".

— Oh — feci di nuovo.

Proseguimmo in silenzio. Alla fine l’oracolo disse: — Ho dimenticato una cosa sulla storia della pentola per cucinare. Se guardi in su verso il cielo, vedrai che la pentola diventa sempre più vuota notte dopo notte. E poi, una notte dopo l’altra, la vedrai riempirsi di nuovo.

— Chi mangia da quella pentola? — domandai.

— Nessuno lo sa con certezza. Forse sono i grandi spiriti, o forse le persone che sono morte. Devono pur andare da qualche parte e, quando ci arrivano, devono mangiare.

Feci il gesto dell’incertezza e poi il gesto dell’intesa. Significava che ero d’accordo, ma non con particolare entusiasmo.

— Adesso ho fame — disse l’oracolo. — Avrei dovuto raccontare un’altra storia.

— Vuoi farlo? Ascolto volentieri.

— Non adesso. Forse Nia sarà presto di ritorno.

Così non fu. Dopo un po’ incominciò a piovere: una pioggerella sottile. Ci riparammo in un boschetto di erba enorme. La pioggia si fece più intensa. Le gocce d’acqua penetravano fra il fogliame e ci bagnavano.

L’oracolo disse: — In una giornata come questa, ricordo la casa di mia madre.

— Davvero?

Fece il gesto dell’affermazione. — Ricordo che era sempre asciutta, perfino quando la pioggia scendeva dal cielo come un fiume, come la cascata in cui abita il mio spirito. Aiya! Com’era confortevole! Un lembo del soffitto era sollevato sopra l’apertura per il fumo e il fuoco ardeva basso. Le gocce di pioggia vi cadevano sibilando. Il fumo si attorcigliava su se stesso sotto il soffitto, come le lucertole a primavera inoltrata quando si accoppiano. — Tacque per un momento. — Quando aveva finito di attorcigliarsi, il fumo scivolava fuori attorno alle estremità sollevate della falda, proprio come fanno i maschi delle lucertole quando hanno finito con le loro femmine e sono ansiosi di andarsene ma anche stanchi.

Che discorso! Era sorprendente come le persone sapessero parlare bene in una cultura priva di libri e olovisione. Noi, che davamo grande valore alla parola scritta e all’immagine proiettata, parlavamo a grugniti ed evitavamo il più possibile le metafore.

Guardai l’oracolo. Teneva le spalle curve contro la pioggia. La tunica gli si incollava al’corpo. Il tessuto era così sottile che non offriva quasi protezione. Poverino!

Qualcosa scattò nella mia mente. Perché questi individui non portavano pantaloni? Eppure cavalcavano. Sulla Terra, per gran parte della nostra storia, i pantaloni erano stati collegati all’uso del cavallo. Le culture che si spostavano a cavallo usavano i pantaloni. Le altre culture no.

La regola non valeva per la Cina. Lì tutti indossavano i pantaloni e l’avevano fatto per secoli, ma pochissimi andavano a cavallo.

Mi ero fatta l’idea che i pantaloni cinesi fossero giunti dall’Asia Centrale. In questo caso avevo trovato il mio legame con i cavalli.

C’era un’altra eccezione alla regola: gli indiani delle pianure del Nord America. Costoro non indossavano pantaloni. Ma non avevano i cavalli da molto tempo, quando furono annientati dalla "civiltà" dei bianchi. Forse col tempo avrebbero acquisito i pantaloni. E comunque portavano gambali.

Guardai di nuovo l’oracolo. Naturalmente la sua pelliccia era una protezione, ma di certo non lo era per i suoi organi sessuali. Mi resi conto che mi trovavo di fronte alla domanda consacrata dal tempo: che cosa si indossa sotto un gonnellino? O una tunica, a seconda dei casi. Frugai nel mio vocabolario, nel tentativo di trovare le parole giuste.

L’oracolo disse: — La pioggia è cessata. — Toccò il suo animale sulla spalla e questo si rimise in cammino sulla pista. Il mio animale lo seguì. Forse sarebbe stato meglio se avessi chiesto a Derek di domandarglielo.