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Per il resto della mattinata meditai su perizomi e calzoncini corti, pantaloni alla ciclista e il problema della fertilità maschile. Se costoro si accoppiavano solo una volta all’anno, non potevano permettersi un’alta percentuale di sterilità. Forse era questa la ragione per cui non portavano pantaloni. Ma senza dubbio era disagevole per gli uomini.

Derek e Nia tornarono nel primo pomeriggio, portando del cibo: un bipede azzurro. Era un piccolo: cucciolo o pulcino o comunque si potesse chiamare.

Ci fermammo e ci accampammo. Ricominciò a piovere. Derek e io andammo in cerca di legna secca. Ne approfittai per porgli la mia domanda sull’abbigliamento.

Lui rise. — Immagino che avrei dovuto dirtelo. L’ho già chiesto all’oracolo molto tempo fa. Alcuni uomini non indossano niente. Altri portano qualcosa che sembrerebbe un sospensorio. E ci sono popolazioni nel sud che portano pantaloni corti invece del gonnellino. Ma non sa che cosa indossino sotto.

— Un sospensorio dovrebbe avere qualche effetto sulla fertilità.

— Non ho visto l’indumento in questione — disse Derek. — Non so quanto sia aderente, e inoltre non sappiamo molto sulla fisiologia di questi individui. Per quel che ne sappiamo, quelle cose che ha l’oracolo non sono testicoli. Forse conserva i suoi spermatozoi nelle orecchie.

Feci il gesto che significava "no". — Intralcerebbe il suo udito. Ma… — feci il gesto dell’assenso. — Dobbiamo fare altre ricerche.

Derek sorrise.

Aggiunsi: — Penso che lascerò a te questo particolare problema.

— Okay. Probabilmente ne verrà fuori un articolo. "Variazioni nella biancheria fra una specie umanoide aliena." Il titolo non è del tutto giusto. Non è abbastanza enfatico. Ma è sempre un inizio.

— Cominci sempre dal titolo?

— Il titolo è molto importante, mia cara Lixia. E faremmo meglio a procurarci la nostra legna prima che si metta a piovere più forte.

Quando tornammo all’accampamento, Nia aveva finito di pulire il bipede. Senza le penne aveva un’aria meno aliena, anche se non riuscivo a decidere che cosa mi ricordasse. Un coniglio? Una scimmia? L’arrostimmo. Aveva un gusto delicato, simile al pollo.

Dopo cena Derek chiamò la nave. Rispose uno dei computer. Aveva una voce femminile con un dolce accento caraibico. Eddie era occupato, ci disse. Avrebbe passato la nostra chiamata ad Antonio. Ci furono dei suoni simili a scampanii, un’intera serie, poi un bip.

— Dov’è Eddie? — s’informò Derek.

— A una riunione — rispose Tony. — A redigere un manifesto.

— Oh, sì? — disse Derek. — Su che cosa?

— C’è bisogno di chiederlo? Il non intervento.

— Facciamola breve — intervenni io. — I nativi sono qui, e non si sentono a loro agio quando parliamo una lingua che non capiscono.

— Okay — disse Tony. — Fatemi il vostro rapporto.

Derek gli raccontò dei tre fratelli.

Tony tacque per un momento. Infine disse: — Siete stati fortunati. Siamo stati fortunati. Se quegli uomini si fossero infuriati, saremmo quassù a discutere di come raccogliere i pezzi. Ed Eddie starebbe dicendo che non si deve intervenire.

— Sì — convenne Derek. — Hai qualche informazione sull’appuntamento?

— Certo! Proseguite. Il fiume che state seguendo è un affluente di un fiume molto più grande. Quando ci arrivate… al fiume grande, intendo… andate verso valle. Il lago si trova più a sud di circa 80 chilometri. L’aereo atterrerà lì, anche se Lysenko è tuttora scontento della cosa. Continua a chiedere una pianura di sale. Gli abbiamo risposto che i mendicanti non possono fare i pignoli. Lui ribatte che non ci sono mendicanti in una società socialista.

— Che cosa? — dissi.

— Pensiamo che stesse scherzando. Non sempre l’umorismo attraversa i confini culturali.

Derek disse: — Ora spengo la radio.

— Buonanotte — rispose Tony.

Derek schiacciò il pulsante, poi sbadigliò. — Basta così. Forse domani smetterà di piovere.

Così non fu. Viaggiammo in mezzo alla foschia e a una pioggerella. Mi doleva tutto il corpo, in particolare la spalla e il braccio, ma anche ferite molto più vecchie: un paio di canali di radici dentarie e la caviglia che mi ero rotta alla Stazione Finlandese mentre andavo a raggiungere la spedizione interstellare. La mia prima volta su un L-5, la mia prima esperienza con la bassa gravità, e avevo deciso di provare la forma di danza locale.

La valle si restringeva. Incominciavo a vedere affioramenti di roccia. Era gialla ed erosa. Quasi certamente calcare. Eravamo usciti dalla zona di attività vulcanica.

La maggior parte della roccia si trovava molto più in alto di noi. Le pendici più basse della valle erano coperte di vegetazione. Non più erba enorme. Questi erano autentici alberi. La corteccia era ruvida e grigia, le foglie verdi e rotonde.

— Sarà un autunno precoce — disse Nia. — Hanno già cambiato colore.

— È quello il colore che manterranno? — chiesi.

Lei fece il gesto dell’affermazione. — Alcuni alberi diventano gialli dopo essere diventati verdi, ma questa specie non cambia più. Le foglie rimarranno verdi finché non cadranno.

— Aiya! - dissi.

Nel pomeriggio inoltrato arrivammo in un punto in cui la valle era molto stretta e la pista passava sotto una scogliera. C’era una sporgenza rocciosa. No. Una grotta poco profonda.

Smontammo e conducemmo i nostri animali su per un breve pendio fino alla grotta. C’era della cenere sul pavimento e pezzi di legno bruciato.

— È quello che pensavo. Resteremo qui questa notte. — Nia si rivolse a Derek. — Procurati della legna.

Derek fece il gesto dell’assenso. Se ne andò. Togliemmo la sella ai cornacurve e li portammo giù al fiume ad abbeverarsi, poi li legammo dove potevano pascolare. Uno degli animali zoppicava un po’. Nia si accoccolò e gli esaminò uno zoccolo.

L’oracolo chiamò: — Lixia! Vieni qui!

Entrai nella grotta. L’accesso era largo forse quindici metri e alto dieci, ma si restringeva rapidamente e il soffitto scendeva bruscamente tanto che dovetti chinare il capo. L’oracolo era fermo dove la grotta finiva o sembrava finire. Quando mi avvicinai, sentii un vento freddo: aria che veniva verso di me. — Questo è un luogo sacro. — Fece un passo di lato e puntò il dito. Vidi un’apertura: alta un metro e larga mezzo. Era da lì che proveniva il vento. L’oracolo disse: — Mi si drizza il pelo sulla schiena e ho un senso di nausea allo stomaco. Questo è certamente un luogo che appartiene agli spiriti.

— Possiamo restare qui? — chiesi.

— Credo di sì. Non ho sentito niente nella parte anteriore della grotta.

Guardai l’apertura. Una volta acceso il fuoco, avrei potuto fare una torcia. — È proibito entrare lì dentro?

— Non lo so. Gli spiriti di questa terra non sono quelli che conosco io.

Tornammo nella parte anteriore della caverna. Nia era lì e gocciolava acqua. — Aiya! Che giornata! — Si asciugò le braccia e le spalle. — Quello zoccolo sembra a posto. L’animale è stanco e non vuole viaggiare con un tempo così. Chi mai lo vorrebbe? O sta simulando o c’è una vecchia ferita che non riesco a vedere.

Derek uscì dal bosco, le braccia piene di rami. Salì di corsa il pendio, scivolando un paio di volte nel fango, raggiunse la grotta e disse: — Questa era secca quando l’ho presa. Adesso… non so.

— Lo scoprirò — ribatté Nia.

Accendemmo un fuoco. Raccontai a Derek del luogo sacro.

— Dopo cena — disse. — Andremo a dare un’occhiata.

Nia alzò lo sguardo. — Non impari mai? Ricordati di quello che è successo l’ultima volta che ti è venuta la curiosità per qualcosa di sacro. Quella pazza per poco non ci ha uccisi.