"Tuttavia." Fece una pausa. "Detto questo, sconsiglio di dare loro il nostro cibo. Invece…" Infilò la mano nel sacchetto e tirò fuori un pesce, che si dibatté nella sua mano. "Chiedi ai tuoi amici se questo è commestibile."
Lo feci. Nia fece il gesto dell’affermazione. Marina consegnò il pesce all’uomo biondo. — Cuocilo ai ferri. Non aggiungerci niente. Né burro, né sale.
— D’accordo — disse l’uomo, e se ne andò in cucina.
Marina si sedette. — Ci sono sempre allergie, e reazioni imprevedibili di un tipo o dell’altro. Non vogliamo uccidere i primi alieni che ci capita di incontrare.
— No — dissi.
— Che cosa sta succedendo? — chiese Nia.
— Quell’uomo piccolo cucinerà il pesce — dissi. — La donna che è appena entrata sostiene che c’è la possibilità che il nostro cibo vi faccia male.
— Aiya! - esclamò l’oracolo. — Questa è una strana esperienza.
Nia fece il gesto dell’approvazione.
La donna nera si presentò. Il suo nome era Marina In-vista-dell’Olimpo e veniva da Marte. Era una biologa. La sua specialità era la tassonomia. Aveva passato anni a classificare, la vita fossile del proprio pianeta d’origine.
— Dev’essere deprimente. Tutte quelle meravigliose piccole creature! Stranissime come quelle che avevamo sulla Terra durante il Precambriano. Tutto sparito. Il pianeta era morto, a parte noi. Capite perché mi sono precipitata quando si è presentata l’occasione di partecipare alla spedizione.
Nia aveva l’aria irritata. — È faticoso stare con delle persone che non capiscono il linguaggio dei doni.
Feci il gesto dell’assenso. L’uomo biondo tornò con due piatti di pesce ai ferri.
— Non è stato facile — disse. — Non ho potuto aggiungere nemmeno un contorno.
Nia e l’oracolo mangiarono in fretta e agilmente con le mani. Tutti noi ci sforzammo di non stare a fissarli.
Quando ebbero finito, Nia disse: — Me ne vado nella foresta. Se riuscirò a trovare il tipo di legno giusto, fabbricherò una trappola. Finora avevo paura di scendere lungo il lago perché sembrava che la tua gente fosse ovunque. Ma adesso ho meno paura. E se non posso mangiare il vostro cibo, dovrò trovarne da me.
Feci il gesto dell’approvazione.
— Quante cose nuove! Come faccio a uscire da questa casa?
L’accompagnai fino alla porta.
— Tornerò all’imbrunire. — Si voltò e attraversò il campo, diretta verso la foresta. La gente l’osservava. Tornai nella sala da pranzo.
L’oracolo disse: — Vorrei dormire.
— Okay — rispose Derek.
Uscirono. L’uomo biondo accatastò i piatti e i bicchieri. — Dovranno imparare a riordinare da soli le proprie cose.
— È improbabile che usino molto la sala da pranzo — ribattei.
— Può darsi di no. — Tornò in cucina.
Guardai Marina, che disse: — Devo dar da mangiare a un brutto-cattivo.
— Che cosa?
— Sto raccogliendo degli esemplari e non ho ancora incominciato a dare loro dei nomi in latino. È stata una giornata stupefacente. Ci vediamo più tardi.
Se ne andò. Io restai seduta ancora un po’, da sola, pensando: loro sono vivi. Poi uscii.
Il vento soffiava verso sud-est, scacciando le nuvole. Entro la metà del pomeriggio il cielo era sereno. Trovai la cupola di biologia. Era color giallo chiaro e piena di gabbie. La maggior parte delle gabbie erano occupate. C’erano uccelli che zufolavano, bipedi che facevano versi striduli. Il brutto-cattivo grugniva e tirava su col naso.
— Che cos’è? — chiesi.
— Immagino che sia un principe, vittima di qualche genere di maledizione — rispose Marina. — Guarda quelle verruche! Guarda quelle setole!
La creatura camminava, gli artigli che si muovevano a scatti. Era creato per scavare e aveva una specie di muso a proboscide lungo e sottile. Non come un formichiere. Questa creatura aveva un sacco di denti.
— Vedo che cos’ha di brutto.
— Ma in che cosa è cattivo? Rigetta quando si innervosisce. Credo che sia un meccanismo di difesa. Certamente a me dà fastidio.
— Che cos’è?
— Questa è una domanda interessante. — Marina si sedette su un angolo del tavolo. Accanto a lei c’era una gabbia piena di piccole lucertole a strisce gialle e rosa intenso. Le lucertole si precipitarono su per i lati della gabbia e restarono appese al soffitto. — Su, su, tesorini. Non intendevo spaventarvi.
Le lucertole smisero di muoversi. Restarono appese a testa in giù, immobili. Avevo la sensazione che credessero di essere invisibili.
— Ti ricordi la caverna che avete trovato subito prima di arrivare nella valle del fiume?
La guardai, sorpresa. — Sì.
Lei sorrise. — Ho visto le relazioni. Ci sono pitture sulle pareti. Persone e bipedi e alcune lucertole molto grosse, ma nessun… non sono sicura di come chiamarli… pseudo-mammiferi. O mammiferoidi. Nessuna creatura coperta di pelliccia.
"Pensiamo che esista una possibilità che i due continenti quaggiù siano separati da moltissimo tempo e abbiano sviluppato sistemi ecologici veramente diversi.
"Ci sono uccelli sul continente grande. Potrebbero esserci arrivati in volo. E un sacco di animali che ricordano i mammiferi. Ma nessun bipede.
"Questo continente è pieno di uccelli, di bipedi e di animali che ricordano le lucertole. Ma non ci sono molti animali con la pelliccia. Per lo più sono piccoli o, in caso contrario, sono addomesticati."
— Sono arrivati con le persone — dissi. — E le persone sono arrivate dal continente grande.
— Giusto. È quello che pensiamo. Ma stiamo lavorando senza quasi nessun dato.
"Crediamo che le pitture che avete visto siano state fatte dopo l’arrivo delle prime persone, ma prima che queste avessero avuto grosse conseguenze sulla fauna locale. Forse i primi abitanti sono arrivati in epoca anteriore all’addomesticamento degli animali. O forse avevano imbarcazioni troppo piccole per trasportare parecchio di qualunque cosa. Come ho detto, siamo quasi privi di dati.
"Il che mi riporta al brutto-cattivo." Lo indicò con un cenno della mano.
Quello tirò su col naso, poi sbadigliò, mostrando file di denti appuntiti. Una lingua nera si arricciò. Chissà che cosa mangiava?
— Carne cruda e foglie — disse Marina. — È onnivoro.
— Sai leggere nel pensiero?
— So fare deduzioni logiche. — Fece un altro cenno con la mano. — È troppo grosso per essersi nascosto su un’imbarcazione, o una zattera, o qualunque cosa questa gente abbia usato per arrivare qui. E non riesco a pensare a una ragione qualsiasi perché qualcuno avrebbe voluto portare una cosa del genere in un viaggio oceanico. E non è poi tanto somigliante ai mammiferoidi che ho visto.
Feci il gesto della domanda.
— Faresti meglio a parlare in inglese.
— Non lo è?
— No. Per prima cosa, non ha capezzoli. Non riesco a trovare alcuna prova che allatti. Gli animali sul continente grande lo fanno. Altra cosa, ha squame rudimentali. Sono nascoste fra le verruche e le setole.
— Davvero? — Diedi un’altra occhiata all’animale. Era difficile capire a che cosa assomigliasse. Un bradipo? Non proprio. Un formichiere coperto di aculei? No. E una lucertola pelosa? Forse. E che cosa dire di un incrocio fra un tasso e un rospo?
Niente di appropriato. Era una creatura di una specie a sé.