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Udì le sirene. Fecero irruzione gli agenti della Pacific Division. Poi arrivarono i lettighieri. Solo quando il bambino fu su una barella, Petra si decise a staccarsi da lui. Di nuovo in posizione fetale, così piccolo sotto la coperta. Entrò affranto un uomo anziano, si guardò intorno sgomento. I lettighieri che trasportarono via il bambino sembravano partecipi, addolorati.

Petra li guardò allontanarsi, ignorò le domande del vecchio. Non ascoltò nemmeno gli agenti in divisa. Tornò al cadavere di Balch e lo rovesciò.

Non era Balch. Uno sconosciuto.

Fu un trauma che le andò dritto al cuore, la colse una sudorazione improvvisa.

Poi trasalì di nuovo, un sussulto ancora più forte. Era lui.

Ramsey.

Aveva eliminato i baffi e la sua pelle era diversa, di un color salmone ottenuto con un’applicazione di cerone teatrale, ora screpolato intorno alle narici. Ombre scure sotto gli occhi, trucco grigio. La folta parrucca bionda fuori posto lasciava intravedere qualche ricciolo bruno. Tintura bionda per le sopracciglia. Persino a quelle aveva pensato!

Occhi azzurri, opachi come acqua di fogna.

Bocca aperta, la solita espressione, imbambolata della morte. Vedeva la lingua rivolta all’indietro, il sangue che gli si andava raccogliendo in fondo alla gola.

Pensando al terrore che aveva fatto vivere al bambino, pensando a Lisa, Ilse ed Estreila Flores, avrebbe accettato volentieri l’occasione di ucciderlo una seconda volta.

81

Rinvennero il corpo di Gregory Balch il giorno dopo, sepolto sotto terra, fieno e sterco di cavallo nella stalla dietro la casa a Calabasas. Sgozzato come Estreila Flores.

Tumulato nel concime. Non era necessaria l’interpretazione di uno psichiatra.

Dopo aver passato al microscopio il palazzo rosa, l’indizio più vicino a un movente che trovarono fu una singola pagina di taccuino nello scrittoio a tapparella in camera da letto. Al centro Ramsey aveva scritto:

L e G?

Lisa e Greg. La goccia di sudore sotto la scritta era indice di stress, secondo uno psicologo del dipartimento. Straordinario acume professionale. Tanto enfatico nei modi quanto superficiale nella sostanza, si propose come migliore interlocutore per raccogliere la testimonianza di Billy Straight.

Petra era di opinione discorde e si oppose con fermezza.

Stu aveva aggiunto il suo piccolo tassello al mosaico: la trama di un episodio di Adjustor di dieci anni prima, riportata in forma concisa da TV-Guide.

Giocatore di football cerca di fare incolpare di omicidio il suo migliore amico e Dack Price indaga.

Sarebbe servito forse un giorno a Stu per convincersi di aver svolto la sua parte nell’inchiesta. Al momento il suo primo impegno era la convalescenza di Kathy, che, con tardivo realismo, aveva finalmente accettato che lui chiedesse un permesso di trenta giorni per gravi motivi familiari.

L e G? C’era stato davvero qualcosa tra Lisa e Balch o era tutto frutto della paranoia di Ramsey? Rapporto sessuale o consorzio a scopo di lucro ai danni del coniuge/principale? Impossibile dare una risposta senza aver sottratto tutta la documentazione finanziaria di Ramsey dalle grinfie di Larry Schick. E forse non ci sarebbero riusciti mai, né a Petra importava più di tanto.

Altrettanto valeva per la meccanica dell’omicidio di Lisa, argomento ormai di competenza dell’ufficio della procura. Petra propendeva comunque per la sua prima ricostruzione: domenica sera Ramsey aveva somministrato un sonnifero a Balch, era uscito di nascosto, aveva seguito Lisa, l’aveva sequestrata. Usando la Mercedes, non la Jeep. Perché Billy aveva visto la targa: PLYR 1.

E si era scoperto che quello era l’unico dato preciso di cui era in possesso. La targa. Niente che servisse a puntare un dito accusatore su una persona in particolare. Il bambino era stato braccato inutilmente.

Restava comunque la possibilità che Ramsey avesse scambiato le targhe e usato la Jeep. O un altro dei suoi molti veicoli, aveva solo l’imbarazzo della scelta. Ci pensassero i tecnici.

Aveva ucciso Estrella Flores perché lo aveva visto uscire di nascosto. O perché poteva averlo visto. Per la cameriera aveva usato la Lexus di Balch. Ma non si poteva escludere che Balch gli fosse stato complice fin dall’inizio amico fino alla fine. Comunque fosse andata, Ramsey lo aveva usato e poi buttato via.

Giocatore di football cerca di fare incolpare di omicidio il suo migliore amico… scopiazzando da una sceneggiatura già scadente. Che poca fantasia. La vanagloria dell’Industria.

Nell’Industria gli attori di successo amavano farsi chiamare interpreti.

Anche a Ramsey piaceva essere considerato un interprete, quando sapeva di non esserlo. Perché il suo talento era mediocre, la sua arte recitativa anonima e il suo pene flaccido.

Al diavolo Ramsey. Ora c’era Billy.

Al Western Pediatric Hospital, dove era ricoverato, era stato classificato fin dall’inizio come un paziente difficile. Era al sesto giorno di degenza. Petra aveva trascurato il lavoro d’ufficio, non aveva risposto alle convocazioni di Schoelkopf, aveva trascorso tutto il tempo a disposizione con Billy. Quando andava via lei, le subentrava una terapeuta dell’ospedale. All’inizio Billy le aveva ignorate entrambe. Al terzo giorno aveva accettato i libri e le riviste che Petra gli aveva portato. Al quarto giorno Ron era venuto a prenderla per portarla fuori a cena al Biltmore.

Cena gradevole, anzi, molto di più. Si era ritrovata a cercare la sua mano. La eccitava l’interesse con cui lui l’ascoltava. Fino a quel giorno si era domandata se quello che era accaduto tra loro fosse stata una conseguenza della tensione che aveva accompagnato l’inchiesta.

Con grande piacere, ora che le acque si erano calmate, scopriva di desiderarlo anche di più. Forse presto avrebbe conosciuto le sue bambine.

Dolci fantasie… Non s’illudeva di saper guarire le ferite emotive del ragazzino, aveva telefonato ad Alex Delaware, uno psicologo con il quale aveva lavorato e del quale si fidava, ma era fuori città con la fidanzata e sarebbe rientrato più tardi.

Intanto Billy rimaneva in ospedale, sottoposto a trattamento antibiotico e dieta ipercalorica, con un poliziotto di guardia a pochi metri dalla sua stanza, in corridoio. Petra non ne vedeva la ragione ma così aveva ordinato Schoelkopf. Forse si sentiva in colpa ed era il suo modo per mettersi la coscienza in pace.

L’angelo custode di Billy era dovuto entrare in azione una volta sola, quando si era presentato Sam Ganzer e aveva preteso di vedere il paziente. Il bellicoso vecchietto si era alzato sulla punta dei piedi e aveva affrontato l’agente in divisa a muso duro. L’alterco si era surriscaldato fino a quando era intervenuta Petra. Aveva assicurato a Ganzer che avrebbe potuto andare a trovare il bambino, ma non prima di aver bevuto con lei un caffè per darsi il tempo di calmarsi.

Ganzer voleva sapere che cosa sarebbe stato di Billy quando fosse stato dimesso. Aveva manifestato a Petra tutta la sua ammirazione, aveva magnificato il suo coraggio, l’aveva definita una «vera eroina», ma mai e poi mai avrebbe permesso a lei o ad altri di fare chiudere il ragazzo in qualche «stupido istituto per minori, ne so ben io qualcosa… sia chiaro, piuttosto che lasciarvelo rinchiudere in qualche schifoso orfanotrofio, lo adotto».

Petra gli aveva promesso che si sarebbe occupata personalmente del suo benessere. Anche lei aveva fantasticato di adozioni.

Billy sarebbe dovuto rimanere in ospedale per almeno tre settimane. Aveva riportato dal suo incubo solo pochi graffi superficiali, ma le analisi mediche avevano rilevato una blanda infezione batterica ai polmoni, una dermatite ai piedi, pressione del sangue lievemente sopra la norma e stato preulceroso allo stomaco. Secondo i medici gli ultimi due sintomi erano probabili reazioni allo stress. Sic! Preoccupati soprattutto del focolaio d’infezione, gli avevano assegnato una terapia intensiva a base di antibiotici. Nessuno gli aveva ancora detto della madre. Delaware aveva promesso di assumersene l’onere e Petra si era sentita grandemente risollevata.